La pratica dell’orgoglio divino, con il tempo, si manifesta come un approfondimento della visione pura, la realizzazione dell’unico «sapore». Nello stadio dell’intuizione della visione pura, allo yogin sono spesso accessibili altre dimensioni legate alle terre pure. Talvolta può visitare queste dimensioni, vedere come sono strutturate, quale sia l’etica degli abitanti locali. Esiste un numero incalcolabile di tali dimensioni.
A queste dimensioni sono collegati vari tipi di liberazione, spesso menzionati nella letteratura spirituale di diverse tradizioni. Soprattutto nelle tradizioni vicine a quelle vaishnava vengono menzionati tali tipi di liberazione come:
salokya – rinascere nella stessa dimensione della divinità a cui si è devoti
sarupya – ottenere lo stesso corpo illusorio della divinità con cui si pratica la sadhana
sayujya – dissolversi nell’Assoluto (un tipo di liberazione nello yoga-tantra)
samipya – stare vicino alla divinità, nel suo seguito, come suo amico
Quando parliamo dei tipi di liberazione, il più delle volte parliamo della realizzazione dei corpi. Cioè sayujya-mukti (liberazione attraverso la dissoluzione) è jnana-deha; sarupya è la realizzazione del corpo illusorio.

La differenza tra approcci dualistici e non dualistici
Le tradizioni dualistiche attribuiscono importanza a tipi di liberazione come salokya-mukti e sarupya-mukti, cioè essere nella stessa dimensione della divinità prescelta, oppure avere una forma, un corpo illusorio, uguale a quello della divinità prescelta, oppure essere una divinità del seguito nel mandala della divinità. Allo stesso tempo evitano sayujya-mukti, perché sayujya-mukti significa fusione, realizzazione della non-dualità, e questo contraddice i principi della vishishta-dvaita.
Ma per noi, in quanto praticanti dell’advaita, al contrario, sayujya-mukti è la cosa più importante. Proprio la dissoluzione della coscienza nello stato assoluto, non duale, è la base. Poi da questa dissoluzione derivano salokya-mukti (dimorare nella stessa dimensione della divinità), sarupya-mukti e altre.
Se nelle tradizioni dualistiche si aspira a entrare nella terra pura della divinità che si venera, o a essere suo compagno, il nostro scopo è un po’ diverso: noi aspiriamo a diventare noi stessi divinità e a creare questa terra pura. La differenza sta proprio in questo. Nello stadio della dualità, la divinità è qualcosa d’altro, qualcosa di diverso da te, e tu stesso sei una divinità periferica. Nello stadio della non-dualità, invece, la divinità sei tu stesso, e tu stesso crei la terra pura, a partire dalla bhava – il potenziale interiore.
Noi riteniamo che un giorno i praticanti della vishishta-dvaita e della dvaita matureranno abbastanza da realizzare la sayujya-mukti, che tanto li spaventa e che evitano a causa della loro immaturità. Un giorno diventeranno così maturi che la sayujya-mukti non sarà più compresa da loro come una dissoluzione con perdita dell’individualità, con perdita della manifestazione creativa e completa immersione soltanto nella visione; e tale dissoluzione stessa diventerà un grande impulso ad attivare il loro potenziale e la loro shakti, affinché possano dispiegare le proprie forze creative come Brahma il creatore. In ciò consiste la differenza fondamentale tra l’approccio degli insegnamenti dualistici e quello degli insegnamenti non dualistici.
Il sogno di un vaishnava è arrivare a Goloka Vrindavana o a Vaikuntha come compagno di Krishna, rinascere come gopi in una delle terre pure, che esistono in numero incalcolabile. Lì non si parla della realizzazione di una mente simile allo spazio, ma della realizzazione della bhava e della mahabhava – la grande devozione, grazie alla quale avviene il trasferimento della coscienza in una dimensione pura e continua la vita, il rapporto con la divinità prescelta e la partecipazione alle sue lila in qualità di amico, devoto, amato, servitore, discepolo, ecc.

Il nostro ideale è la realizzazione della coscienza non duale, l’attivazione delle forze creative (shakti) e della capacità di manifestarle, cioè creare come lo stesso dio creatore Brahma. Se un vaishnava vuole arrivare a Goloka Vrindavana o nella dimensione spirituale di Vaikuntha, noi vogliamo realizzare la coscienza non duale per creare noi stessi una tale terra con la forza del nostro potenziale. Cioè si tratta semplicemente di livelli incomparabili.
Si può fare questo esempio. Negli anni Settanta molte persone sognavano l’America. Per molti materialisti essa appariva come un paradiso mondano. E alla fine degli anni Ottanta e negli anni Novanta iniziò una fuga di massa verso di essa dai paesi dell’ex CSI, perché l’America svolgeva il ruolo di una sorta di «paese puro» per molti abitanti dell’URSS. Immaginate di voler andare in America e che vi raccontino: «Lì si vive benissimo! Avrete così tante opportunità: un lavoro ben pagato, una grande casa, una bella macchina!» Questa è una possibilità, ed è l’analogo del fatto che voi desideriate rinascere in un paese puro. Cioè vi dicono: «Devi solo arrivare lì e tutto andrà bene! Vivrai in modo eccellente!»

Ma c’è anche un’altra possibilità, quando vi dicono: «Devi sviluppare la coscienza non duale. Devi cambiare te stesso, sviluppare il tuo potenziale creativo, devi tu stesso scoprire e creare l’America. Devi assumere il ruolo del suo padre fondatore. Devi essere così potente e preparato da possedere un tale potenziale». E questi due approcci sono fondamentalmente diversi.
Vaikuntha-loka e paesi puri
Dunque, esiste una dimensione chiamata Vaikuntha-loka. Di tali paesi puri ne esiste una grande moltitudine. Molti di essi sono legati a Dattatreya come incarnazione di Vishnu. I più vicini a noi sono paesi come Shvetadvipa (l’Isola Bianca), legato a Narayana e descritto nel «Mahabharata», dove gli abitanti sono costantemente immersi nella bhava contemplativa (sahaja-samadhi), e vari altri paesi. Uno di essi si chiama appunto: Vaikuntha-loka.
In ogni Vaikuntha-loka dimora Narayana nella sua forma a quattro braccia. Narayana è una delle manifestazioni di Vishnu. Lo si può considerare anche come manifestazione del corpo illusorio di Dattatreya. Vai significa «senza», e kuntha «angoscia», cioè è un mondo in cui non vi sono sofferenze né angosce. Vaikuntha-loka, come anche gli altri paesi puri, si trova al di là dell’azione dei tre guna e dei cinque elementi materiali. Di conseguenza, lì le persone non nascono e non muoiono.

Esiste un gran numero di dimensioni che possono essere ricondotte alla classe Vaikuntha. Il loro tratto comune è che tutte sono collegate all’energia dell’armonia e del sostegno, cioè all’energia del dio Vishnu. Alcune di esse sono create da Dattatreya e si trovano sotto la sua protezione, altre da altre manifestazioni di Vishnu, e non hanno fine.
Il sistema dei loka Vaikuntha è una particolare sfera della visione karmica, legata al guna sattva. Molti interpretano erroneamente la parola «loka» come pianeta, dicendo che si tratta di un pianeta spirituale. Ma «loka» in sanscrito non significa pianeta. Cioè «pianeta» è, si potrebbe dire, una traduzione populistica. In realtà questo termine può essere interpretato come una determinata sfera, dimensione, piano, mondo.
In tali dimensioni non esiste differenza tra anima e corpo, cioè il corpo ha una natura spirituale. Il tempo, caratteristico del mondo materiale, lì scorre diversamente e le leggi del tempo materiale non si estendono a tali dimensioni. Le pure dimore simili a Vaikuntha non sono soggette all’influsso del tempo, non vengono distrutte durante il pralaya. Queste dimensioni emanano esse stesse una luce che supera molte volte la luce del sole.
Esempio di visita a Shvetadvipa
Nel «Mahabharata» viene descritto un episodio in cui i rishi Ekadvata e Trita visitarono un altro paese puro, Shvetadvipa, e lì furono accecati dal magnifico splendore della luce che emanava da Narayana. Prima di arrivarci, per mille anni compirono un tapas stupefacente, un’ascesi. Tuttavia, giunti a Shvetadvipa, videro che nessuno li accoglieva con gioia, non dava loro segni di attenzione, non li onorava e neppure li riceveva come ospiti, perché tutti erano profondamente e unidirezionalmente assorbiti nel sahaja-samadhi. Questi rishi se ne rattristarono persino.
E allora risuonò una voce che disse loro: «Per voi è ancora presto trovarvi in questa dimensione, perché non avete ancora praticato abbastanza tapas. Non potete nemmeno vedere Narayana, il cui splendore è incredibilmente intenso, perciò dovete ancora purificarvi. Potrete contemplare lo stesso Narayana in questa Isola Bianca e diventarne abitanti, cioè raggiungere una tale liberazione non in questo yuga, ma nel successivo, nel treta-yuga, dopo aver compiuto molte pratiche». A questi rishi fu raccomandato di tornare indietro, cioè di ritornare sul versante settentrionale del monte Meru, dove prima avevano compiuto tapas.

Spesso tali terre pure riuniscono rishi e santi solo del livello più elevato; là non hanno accesso nemmeno i semplici santi o i santi eminenti, per non parlare dei comuni mortali. Tutti gli abitanti di Shvetadvipa venivano descritti come portatori di luce, dotati di un’aura simile al sole.
La struttura delle terre pure
Diverse terre e regioni pure sono governate da forme illusorie delle divinità. Se si tratta di Vaikuntha, allora si tratta sempre di forme illusorie della divinità legata a Vishnu, di un suo avatar, per esempio Narayana, che è una manifestazione di Vishnu, oppure Dattatreya. Tali loka innumerevoli possono essere paragonati alle diverse stanze di un grande tesoro, traboccante di una quantità incredibile di ricchezze.
Queste terre pure sono abitate da coloro che hanno contemplato costantemente la sattva-guna e Vishnu in una qualsiasi delle sue forme, cioè Narayana, Krishna, Vishnu, Dattatreya e così via. Coloro che hanno realizzato la non-dualità sono i creatori di queste terre pure, i mandaleshvara. Coloro invece che hanno praticato l’adorazione dualistica sono divinità periferiche del seguito, abitanti di quel loka. Cioè, tutti loro sono puri, i loro corpi hanno una natura spirituale, ma persino in tali mondi esiste una differenza di livello spirituale.
Sui loka del livello di Vaikuntha le tre guna non estendono la loro influenza, e le energie che vi esistono sono manifestazione dell’energia interna dell’Assoluto. Sono completamente pure e si manifestano come gioco. Là non esiste la legge di causa ed effetto. Se vi agiscono alcune leggi, esse sono più vicine alla logica parasattarka. Là non esiste la legge del karma propria del mondo degli uomini. In queste energie non vi è il minimo segno di contaminazione materiale: la visione impura propria del mondo degli uomini.

Tutti gli attributi dell’esistenza materiale, come la sofferenza, l’egoismo, l’ignoranza, l’ira, l’invidia, sono completamente assenti. Là è assente la guna della passione, là nulla viene creato. Là non vi è neppure la guna tamas, cioè là nulla viene annientato, nulla viene distrutto.
Nel mondo spirituale sono completamente assenti le qualità materiali così come noi le immaginiamo. Là tutto esiste eternamente, tutto è colmo di beatitudine e conoscenza. Come si può descriverlo? Là tutti gli oggetti possiedono la natura della coscienza, cioè ogni oggetto può parlare, pensare, muoversi, può vedere o udire con qualsiasi parte del corpo. Persino gli uccelli o i fiori possono leggere i Veda, comunicare a livello telepatico e così via. Anche l’esistenza stessa là è piena di beatitudine, non finisce mai, ma dura eternamente.
Le leggi del tempo e dello spazio, che sulla Terra si manifestano come passato, presente e futuro, là non agiscono nemmeno. Là nulla è soggetto all’influenza del tempo. Per esempio, nel mondo esterno, materiale, l’energia costringe sempre a fare i conti con essa, e noi non possiamo, con la forza della coscienza, abolire le leggi della natura materiale, almeno finché non abbiamo raggiunto il livello di mahasiddha. Ma in mondi simili l’energia è collegata direttamente alla coscienza, ed è proprio da essa governata.
Gli abitanti delle terre pure
Gli esseri viventi nei loka simili a Vaikuntha non dimenticano mai la loro vera essenza, non abbandonano mai lo stato contemplativo di assorbimento nell’Assoluto. Ricordano sempre la dimora, si trovano sempre nella presenza, sono sempre immersi nella bhava e nella mahabhava – una profonda concentrazione unidirezionale sui diversi aspetti dell’Assoluto. Tra loro esistono differenze, ma qualitativamente sono uguali. La differenza esiste in relazione al tipo di bhava da cui ciascuno di essi è assorbito. Per esempio, qualcuno è assorbito dalla grandezza, un altro dall’amore, un terzo dalle qualità dell’onnipervasività e così via.
E questi esseri viventi si trovano sempre in uno stato di completa dedizione, cioè si sentono già sempre l’Assoluto, ma hanno corpi ed energie, ed esiste anche la loro individualità ludica. Sono tutti uniti nella visione assoluta, ma come individualità giocano sempre nella manifestazione creativa.

In tali mondi esistono diverse qualità, ma non hanno nulla a che fare con le qualità e gli elementi materiali, poiché lì tutto è sconfinato e colmo di purezza. Tutti gli oggetti vi irradiano splendore, ma lì non ci sono un sole o una luna simili ai nostri, poiché non esistono nemmeno ida e pingala nel senso consueto. Il sole e la luna sono manifestazioni di due gocce – bianca e rossa – nonché di due canali, ida e pingala, in questo mondo. Essi sono interconnessi con il nostro corpo. Possiamo percepire il sole perché abbiamo pingala. Possiamo percepire la luna perché abbiamo il canale ida. Ma in questi mondi la fonte della luce è semplicemente il fulgore trascendentale dell’Assoluto.
In tali mondi dimorano inoltre costantemente diverse dee che sostengono questo mondo. Per esempio, dee della prosperità simili a Lakshmi. Esse sono sempre circondate dai loro corpi illusori sotto forma di amiche, ancelle, ecc. Questo è chiamato seguito della divinità. Esse dimorano nei loro mandala e appaiono incessantemente proprio in tale compagnia, creando attorno a sé un’atmosfera trascendentale di gioco, gioia, allegria, abbondanza e prosperità. Tutte queste divinità venerano incessantemente le proprie dee come manifestazione dell’Assoluto supremo, e queste dee, a loro volta, venerano l’Assoluto supremo. Se questo mondo è governato da Narayana, esse venerano Narayana; se da Dattatreya, allora Dattatreya.
Tutti gli esseri viventi – gli abitanti di questi mondi – sono legati tra loro da samaya, da relazioni sottili; cioè tra loro non vi sono attaccamento, ira, gelosia, rivalità, ma esiste un legame spirituale di samaya.
Aspetto esteriore e capacità degli abitanti
Gli abitanti di questi mondi possono muoversi liberamente attraverso le loka con la forza della mente. Non hanno bisogno di spostarsi in automobile o a piedi, come nel mondo degli uomini. I loro corpi irradiano uno splendore di colore azzurro celeste. Hanno occhi molto belli, descritti nei testi come simili a loti. Spesso sono vestiti di abiti gialli. Il loro aspetto è caratterizzato da una grande attrattiva. Guardando qualsiasi raffinata immagine iconografica, potete immaginare che tutti gli abitanti di questi mondi abbiano proprio tali corpi sottili e belli dei loro avatar.
Tutti si trovano nel pieno della giovinezza, cioè come ragazzi e ragazze di 14 o 16 anni. Se si tratta di esseri che in precedenza veneravano forme a quattro braccia, allora anch’essi possiedono forme a quattro braccia. Su ciascuna di queste mani possono esserci magnifici ornamenti: collane di perle con medaglioni decorativi, che anch’essi irradiano un vivido splendore. Questi ornamenti sono una manifestazione della visione pura, cioè bhava e splendore a un tale livello si manifestano sotto forma di energia. Si dice che le loro teste siano ornate da ghirlande di loto, che portino orecchini alle orecchie e che la lucentezza della loro pelle sia simile al fulgore dei coralli o dei diamanti.

Intorno a tali dimensioni nella Vaikuntha-loka volano magnifici vimana (navi aeree degli dèi), splendidamente ornati, dai quali emana un bagliore intenso, simile a lampi di folgore. Questi vimana appartengono ai grandi yogin che popolano queste loka. Su di essi possono spostarsi anche diversi dèi, cioè gli abitanti locali, circondati da spose di accecante bellezza come loro energie.
Molte delle dee della prosperità, che possiedono tali corpi illusori, spesso servono le divinità di queste dimensioni insieme alle loro compagne, che le venerano come proprie mandaleshvara. Le loro compagne le servono come divinità centrali, ed esse servono i signori di queste dimensioni, eseguendo canti sacri, oppure rituali magici, oppure bhajan.
I palazzi dei mandaleshvara
Se in questa terra si visita il palazzo del principale mandaleshvara, la divinità che la governa, lo si può vedere assiso sul trono. Il suo palazzo è riccamente ornato. Intorno a lui esistono diverse linee di guardie e servitori; lo circondano varie energie: tutte simboleggiano diversi aspetti della personalità di queste divinità. Sembra che siano esseri separati e indipendenti, ma sono corpi illusori che riflettono l’uno o l’altro lato, cioè avatar, determinate manifestazioni della stessa divinità. Tali dimensioni sono di dimensioni gigantesche, e in tutte regna la beatitudine spirituale. Queste dimensioni irradiano luce da sé, non vi sono lì alcune fonti artificiali di alimentazione.
Esistono diversi nomi per tali loka. Per esempio, Purushottama-loka, Trivikrama-loka, Hrishikesha-loka, Keshava-loka, Aniruddha-loka, Vasudeva-loka, Ayodhya-loka, Pradyumna-loka, Dvaraka-loka, Sankarshana-loka. Entro la dimensione di queste dimore spirituali di Vaikuntha si trova un gran numero di diversi distretti, piccole aree, in ciascuna delle quali vi è il proprio sovrano – il mandaleshvara nella forma di un avatara completo (purna-avatara), il mandaleshvara principale.

Un tale sovrano può avere una forma come quella di Dattatreya, dotata di più braccia, nelle quali tiene un tridente, una conchiglia, una mazza, ecc. Oppure avere la forma di Narayana e tenere nelle mani una conchiglia, un loto, una mazza e un disco. A seconda delle caratteristiche del paese, questi segni sono disposti nelle mani in modo diverso, il che significa che in un determinato paese domina una certa energia.
Struttura e abitanti delle dimensioni divine
In tali dimensioni esistono quattro direzioni, corrispondenti a est, ovest, nord e sud. In queste direzioni sono situate diverse divinità. Per esempio, viene descritta una delle dimore di Narayana, che è una città divina chiamata Ayodhya. Essa si presenta sotto forma di mandala, con quattro ingressi custoditi da guardiani.
Questa città è abitata da donne e uomini divini, che vivono eternamente e sono sempre nel pieno splendore della giovinezza. Là vi sono milioni di palazzi. Al centro della città si trova una piazza aperta con il palazzo più alto. Là si innalzano migliaia di colonne, decorate con rubini e altre pietre preziose, e al centro si erge un trono di straordinaria bellezza.
Nell’ordine corrispondente vi sono collocati i Veda personificati: Rigveda, Yajurveda, Samaveda, Atharvaveda. Il trono è sempre circondato da divinità incarnate, come Dharma, Rettitudine, Conoscenza, Ricchezza, Rinuncia. I corpi di queste divinità irradiano splendore. Il trono è inoltre circondato da diverse forze: shakti (potenza), chit-shakti (forza della mente), adhara-shakti (forza di sostegno).
Al centro del palazzo dimorano i raggi del sole, della luna e del fuoco. Là si trovano anche il Re dei Serpenti (Ananta), Kurma (un essere possente che sostiene i mondi materiali) e Garuda. Vi è un trono divino, al centro del quale si trova un loto con otto petali. Esso emette uno splendore luminoso come il sole nascente. Su di esso siede l’Essere supremo insieme alla dea della Prosperità. Il colore del suo corpo ricorda il petalo di un loto blu. Esso irradia uno splendore molto intenso, simile a un milione di soli. Anche le sue mani, nelle quali tiene la conchiglia e il disco, risplendono. Sul suo fianco sinistro siede la dea Mahalakshmi, dotata di un corpo dorato e di quattro braccia. Le sue mani reggono due loti, e anche il suo corpo irradia splendore.

Natura degli abitanti dei Vaikuntha-loka
Che cosa si può dire degli abitanti dei Vaikuntha-loka? Sono tutti giovani, come la divinità regnante, e sono tutti immortali. Appaiono come ragazzi e ragazze di quindici-vent’anni. Indossano vesti di seta gialla, adornate con ghirlande di fiori e vari attributi. Tutti hanno corpi illusori, simili alla divinità regnante; perciò si può concludere che tutti abbiano raggiunto uno dei livelli di liberazione, almeno sarupya-mukti e salokya-mukti.
Forse non tutti hanno realizzato lo stato non-duale. Quelli che hanno raggiunto una liberazione incompleta sono divinità periferiche, cioè divinità del seguito, e venerano una delle incarnazioni di Vishnu o Narayana, onorandolo proprio come divinità assoluta. Si trovano in bhava diversi, cioè in diverse relazioni con lui: come servitori, amati, devoti.
I loro corpi irradiano splendore e i loro occhi ricordano i petali di un loto rossastro. Sulle loro teste risplendono elmi. Sono tutti adornati con collane, bracciali, orecchini. Si dice che siano tutti colmi di felicità e non conoscano sofferenza. Vivono eternamente, rimanendo giovani e godendo della vita in piena conoscenza e beatitudine. Non hanno paura della nascita né della morte, non hanno vecchiaia né malattie, e non subiscono l’influenza di Kala (il tempo eterno).

Relazioni nei mondi spirituali
Hanno parenti, compagni, mogli e mariti, ma non hanno rapporti sessuali, non nascono loro figli. Sono tutti straordinariamente belli e hanno relazioni gli uni con gli altri, ma non si possono chiamare attaccamenti. Non godono dell’intimità.
In alcuni mondi esistono relazioni tra uomini e donne, se così si possono chiamare, ma non sono relazioni sessuali. Per esempio, in uno dei mondi le divinità (se si tratta di divinità mondane, non di monaci) provano una certa simpatia l’una per l’altra a livello dell’anahata-chakra, e allora tra loro avviene un’interazione: si invitano reciprocamente a qualcosa di simile a una danza spirituale. Quando tale danza spirituale inizia, nel cielo si accende un arcobaleno. Se le loro coscienze si accordano tra loro ed essi instaurano alcune relazioni reciproche, allora in quella zona si innalza un arcobaleno, che simboleggia la coincidenza delle loro coscienze. Ma lì non hanno relazioni corporee, non hanno attaccamenti. Piuttosto, si può chiamare questo il principio della reciproca venerazione.
Se invece si tratta di divinità più elevate, allora tutte le energie con cui entrano in relazione sono le loro stesse energie, i loro corpi illusori. Si dice che perfino circondati dalle proprie consorti, belle donne sorridenti, gli abitanti di Vaikuntha non cedano alla tentazione della passione, rimanendo indifferenti ai loro sorrisi e alla loro bellezza. Sono tutti impegnati nella continua permanenza nel samadhi e in vari tipi di creatività. Là non vi è mancanza di pietre preziose e smeraldi, ma gli ornamenti, fatti di elementi di materia sottile, non si ottengono come risultato di un duro lavoro, bensì semplicemente per benedizione.

La natura spirituale di tutte le manifestazioni
Gli abitanti di tali loka sono molto potenti, irradiano sempre splendore. Le donne in tali dimensioni sono belle come la dea della prosperità. Sono tutte manifestazioni di diversi aspetti delle divinità femminili legate alla prosperità.
Là esistono anche uccelli e animali, ma anch’essi hanno una natura spirituale. Non c’è differenza tra gli uccelli e gli esseri umani, poiché tutto ciò che è spirituale è colmo di molteplicità, cioè è la stessa coscienza illuminata, che ha semplicemente assunto tale forma. Tali uccelli e animali possono anche cantare i Veda, ripetere mantra ed eseguire bhajan.
Là vi è anche ciò che nel mondo degli uomini si chiama alberi e foreste, ma questo differisce dagli alberi o dalle foreste del mondo degli uomini. Tali alberi possiedono una natura spirituale. In ogni stagione sono ricoperti di fiori e frutti. Esaudiscono il desiderio di coloro che si avvicinano a loro, cioè sono alberi insoliti. I fiori colti da tali cespugli e alberi rimangono sempre freschi, non appassiscono mai, e le ghirlande fatte con tali fiori conservano il loro aroma.
Man mano che la coscienza si purifica, approfondendosi nella visione pura e nel bhava, lo yogin può scorgere la manifestazione di tali dimensioni pure persino nella propria vita e nel proprio ambiente.


