Commento al testo «Shri Guru Charitra»
Il testo «Shri Guru Charitra» contiene racconti sulle incarnazioni dell’avadhuta Dattatreya.
La nascita di Narasimha Saraswati
Nell’undicesimo racconto, «La nascita di Narasimha Saraswati», si narra di come Ambika, avendo ricevuto la benedizione del guru Shripada, rimase incinta, poiché aveva buoni pensieri ed era sposata con un praticante devoto a Shiva. Quando diede alla luce il bambino, tutti rimasero stupiti. Gli astrologi predissero che il bambino sarebbe stato un maestro del mondo, avrebbe posseduto gli otto siddhi e i nove tipi di conoscenza. Dicevano anche che ella aveva partorito un’incarnazione di Dio e che egli non sarebbe stato legato alla vita mondana. Tutti gli abitanti della città vennero a visitare il neonato e a offrirgli doni. Il dodicesimo giorno gli fu dato il nome di Shaligram.
Un giorno la madre disse al marito che non aveva abbastanza latte materno per il bambino e gli chiese di portare una mucca. Il bambino rise, poi le toccò il seno con la mano destra, e immediatamente il latte cominciò a sgorgare così abbondante che i suoi vestiti si bagnarono. Tuttavia accadde che passarono sette anni e il bambino non parlò neppure una volta. I genitori cominciarono a preoccuparsi che non si potesse celebrare la cerimonia del sacro filo brahmanico, poiché egli non sarebbe stato in grado di pronunciare il mantra Gayatri. Ma il bambino rassicurò i genitori con dei gesti. Essi dicevano: «Pensavamo che tu fossi la nostra speranza e che ti saresti preso cura di noi nella vecchiaia, invece sei muto». Ma allora il bambino portò a casa un pezzo di ferro, lo fissò intensamente e lo trasformò in oro. I genitori rimasero sbalorditi; gli diedero un altro pezzo di ferro, ed egli lo trasformò di nuovo in oro. Allora si rallegrarono molto e gli chiesero di parlare, visto che possedeva tali capacità. Egli fece capire che avrebbe parlato solo dopo l’iniziazione del sacro cordone.
I genitori assunsero astrologi e brahmani e iniziarono i preparativi per la cerimonia del sacro cordone. Gli abitanti della città ridevano, pensando: «A che cosa serve a questo ragazzo muto la cerimonia e una spesa così grande?» Ma quando fu iniziato al mantra Gayatri, il ragazzo pronunciò subito ad alta voce il mantra Gayatri. Quando, dopo il mantra Gayatri, la madre gli disse secondo la tradizione: «Studia i Veda, osserva le tradizioni, vivi secondo il dharma e vivi del cibo che riceverai in elemosina», il ragazzo inaspettatamente cominciò a recitare a memoria il Rigveda. Quando gli fu detto una seconda volta, recitò lo Yajurveda. Quando gli fu data l’offerta rituale per la terza volta, recitò il Samaveda. Tutti rimasero senza parole per lo stupore, vedendo il ragazzo muto cantare i Veda, e dicevano: «Questa è un’incarnazione di Dio».
Dopo la cerimonia il ragazzo disse: «Poiché mi hai detto di vivere di elemosina (c’erano proprio queste parole: “bhiksha-vritti”), intendo seguire pienamente il tuo consiglio e diventare sannyasi. Dammi il permesso di partire». La madre ne fu molto addolorata, poiché non avrebbe avuto più nessuno. Ma egli disse alla madre: «Avrai ancora quattro figli». Narasimha cominciò a insistere per diventare sannyasin a sette anni, cioè monaco rinunciante.
Molti dubitano se diventare monaci a trent’anni, a quarant’anni; perfino a cinquant’anni dubitano. Ma quando ascoltate storie di bambini di sette anni che prendono il sannyasa, riflettete: forse siete in ritardo di quarant’anni. Perché dubitate?

Narahari disse: «Il corpo è mortale, la ricchezza non è permanente. Gli esseri umani devono essere guidati da una vita retta nella giovinezza e avere la forza di lavorare».
Perché quanto prima una persona entra sul cammino del dharma, in uno stile di vita puro ed elevato, della pratica yogica, della purificazione, del servizio alle forze dell’illuminazione, tanto maggiori sono le sue possibilità di raggiungere la liberazione e purificare completamente se stessa. Quanto prima iniziano la meditazione, lo studio, il cammino della pratica, il taglio degli attaccamenti e dei legami karmici inappropriati per l’illuminazione, tanto più favorevole e pura sarà la prossima vita dello yogin. Perché alcuni prendono il sannyasa in un’età così precoce? Perché la vita precedente era completamente pura, non c’erano karma, non c’era nulla da elaborare. Allo stesso modo, coloro che sono monaci, anche se non riusciranno a raggiungere la liberazione, nella prossima vita troveranno in età giovanissima un maestro spirituale, recepiranno l’insegnamento spirituale, adotteranno lo stile di vita monastico o lo stile di vita di un praticante, poiché non ci saranno karma impuri che dovrebbero elaborare.
Colui che ha vinto la morte comprenderà che il corpo è caduco, la vita è breve e impermanente come l’acqua. Moglie, figli, ricchezza: nulla è eterno né permanente. La vita mondana è simile a un sogno. Il tempo perduto non ritorna mai. Quando piove, l’acqua non si conserva a lungo nelle piante e negli alberi. Allo stesso modo, gli esseri umani un giorno devono morire: questo è certo. La vita è simile alla schiuma sull’acqua. I fiori di gelsomino sbocciano rapidamente, ma altrettanto rapidamente appassiscono. Allo stesso modo esiste anche il corpo».
«Amba Bhavani fu trasformata da questo insegnamento del Brahma Upadesha. Si inchinò a Narahari e disse: «Rimani con noi finché non ci nascerà un altro figlio. Altrimenti non vivremo a lungo». Così egli rimase con i genitori ancora per un anno. Persino persone dotte venivano da lui per studiare i Veda. Divenne famoso in tutto il distretto. Dopo qualche tempo Amba Bhavani rimase incinta e diede alla luce due gemelli.
Narahari è un nome d’infanzia. Spesso in India ai bambini, oltre al nome dato alla nascita, viene dato qualche nome d’infanzia temporaneo: Munna, Papu, Narahari, cioè qualcosa di scherzoso. Con tale nome d’infanzia il bambino viene chiamato fino al rito dell’imposizione del cordone.
Allora Narahari disse alla madre: «Il tuo desiderio è stato esaudito. Ti nasceranno ancora due maschi e una femmina, e vivranno a lungo. Ora permettimi di andare».
Con il cuore pesante, i genitori dissero a Narahari: «Tu sei la nostra divinità familiare (kula-devata). Siamo colpevoli di averti parlato duramente, ma è perché ti amiamo». Narahari li tranquillizzò e disse: «Non preoccupatevi, verrò da voi quando vi ricorderete di me. Servite Ishvara e sarete liberati. Vi farò visita tra ventuno anni. Ora devo partire in pellegrinaggio e incontrare i siddha». Mostrò loro la sua vera forma e partì con il permesso dei genitori. Tutti gli abitanti di quel luogo vennero ad accompagnarlo.

Ho letto in uno dei racconti su Narasimha Sarasvati che la madre non voleva assolutamente lasciarlo andare nella sannyasa. Quando ebbe ormai esaurito tutti gli argomenti, ma lui insisteva comunque che sarebbe diventato un sannyasi, disse: «Non hai il diritto di rubare la mia proprietà». Egli chiese: «E che cosa significa la tua proprietà?» Lei disse: «Il tuo corpo è uscito dal mio corpo, io l’ho nutrito, quindi è la mia proprietà privata. Se te ne vai, lo ruberai e violerai la legge del dharma». Allora egli dimostrò i siddhi, mostrando di essere libero dal corpo, e la madre, colpita, non poté più dire che quella fosse la sua proprietà. Quando egli chiese: «Che cosa esattamente è la tua proprietà?», lei rispose: «Per esempio, la tua pelle». Allora egli rivoltò il proprio corpo dall’interno verso l’esterno e disse: «Puoi prendere la pelle». La madre ne rimase scioccata e disse: «Va bene, non mi serve nulla». Lo lasciò andare.
Iniziazione alla sannyasa
Egli giunse a Kashi Kshetra e iniziò a compiere riti religiosi. Kashi era piena di eruditi, sannyasin, yogin, yati, asceti (tapasvi), ed essi si stupirono vedendo Narahari, un giovane brahmachari, esperto nello yoga della meditazione. Dicevano: «Questo ragazzo compie un’austerità difficile. Non risparmia il suo corpo. In che modo ha raggiunto una tale libertà e distacco?» Tutti vennero da lui e lo lodavano. Tra loro c’era un vecchio sannyasin di nome Krishna Sarasvati. Un giorno disse agli altri asceti: «Questo brahmachari non è un ragazzo comune. È ben noto ovunque. È Narayana stesso. Lo inizieremo alla sannyasa, ed egli diventerà Guru. È pronto a essere il Maestro del mondo». Tutti gli asceti furono d’accordo. Poi vennero da Narahari e dissero: «O giovane asceta, in questa yuga la gente critica i sannyasin. Per preservare e sostenere l’istituzione della sannyasa e per il buon vivere e la prosperità delle persone, dovresti permetterci di iniziarti».
Narahari accolse con rispetto la richiesta e permise al vecchio Krishna Sarasvati di iniziarlo alla sannyasa.
In un’altra versione si dice che gli anziani, gli yogin e gli asceti rimasero senza parole quando videro di quali capacità fosse dotato questo ragazzo. Dissero: «Vediamo che sei al di là della nostra comprensione e che non hai bisogno né di iniziazioni formali, né di alcuna sannyasa o di altri ashram. Poiché tu sei al di là. Ma per sostenere il monachesimo, per favore, accetta questa cerimonia e accetta lo status di monaco, di sannyasi, per rafforzare lo spirito dei praticanti. Questo sarà il tuo miglior servizio al dharma». Ed egli, naturalmente, acconsentì.

Poi gli diedero il nome di Narasimha Sarasvati. Quando Dio accetta un’incarnazione in forma umana, deve comportarsi come un normale essere umano. Molto tempo fa Dio accettò un’incarnazione come Rama e Krishna, e allora Vasishtha e Sandipani furono i loro guru. Allo stesso modo Krishna Sarasvati fu il guru di Narahari. Dopo essere diventato sannyasin, Narasimha Sarasvati iniziò a predicare e a spiegare il significato dei Veda. Divenne il più famoso a Kashi. Molte persone divennero suoi discepoli. Dopo qualche tempo, lui e i suoi discepoli partirono per un santo pellegrinaggio. Viaggiarono per tutto il mondo, poi andarono a Ganga Sagar, e da lì a Prayag. Iniziò al sannyasa un brahmano di nome Madhav, chiamandolo Madhav Sarasvati, e lo introdusse all’insegnamento del Brahman.
Lo “Shri Guru Charitra” è simile a Kamadhenu e soddisfa tutti i desideri. Chi lo ascolta otterrà la conoscenza e conseguirà tutti i purushartha (i siddhi della perfezione).
Che cosa significa ascoltare le storie? Ascoltare le storie è simile al darshan, all’iniziazione. Semplicemente vi sintonizzate su questa visione karmica, e la Guru-yoga avviene spontaneamente.
Incontro con i genitori e insegnamento sul karma
Grazia per i sofferenti.
Shri Guru rimase a Prayag per un certo tempo. Molte persone divennero suoi discepoli. Tra loro vi erano sette discepoli importanti, cioè Bala Sarasvati, Krishna Sarasvati, Upendra Sarasvati, Madhav Sarasvati, Sadanand Sarasvati, Jnana Jyoti Sarasvati e Siddhayogi. Dopo aver visitato molti luoghi di pellegrinaggio, arrivò nel suo luogo natale, Karanya Nagar, e incontrò i suoi genitori e parenti. Shri Guru assunse molte forme e fu in molte case contemporaneamente per la bhiksha (elemosina). Così la gente comprese che egli era uno yogi e Vishnu in forma umana. I suoi genitori lo venerarono, ed egli apparve loro come Shripad Vallabha. Amba Bhavani raccontò a suo marito della sua nascita precedente. Essi lo pregarono di salvarli dalla vita mondana (samsara). Il Guru disse loro: “La famiglia in cui qualcuno accetta il sannyasa raggiunge la Liberazione entro quarantadue generazioni”. Ordinò ai suoi genitori di andare a Kashi e di vivere lì nella vecchiaia. Li benedisse, ed essi raggiunsero la liberazione.
Se una persona semplicemente accetta il sannyasa o la vita monastica, si dice che la sua famiglia raggiunga la liberazione entro quarantadue nascite. Ma se una persona accetta il sannyasa o la vita monastica e in questa stessa vita raggiunge la liberazione, si dice che anche sette generazioni future e sette generazioni precedenti vengano purificate. Alcuni però dicono che anche loro possano raggiungere la Liberazione in sette vite. Perché accade questo? Perché esiste un karma ancestrale, sottili legami astrali che si estendono tra i parenti per diverse generazioni. E colui che raggiunge la liberazione o accetta il sannyasa diventa una potente fonte che purifica il karma ancestrale. Egli è una luce potentissima o una fiaccola che illumina le anime che hanno un legame karmico con lui.

Allora sua sorella Ratnabai venne da lui, si inchinò e disse: “O swami, proteggimi, praticherò l’ascesi”. Shri Guru le disse: “Il marito è dio per la moglie. Riceverai la ricompensa secondo la tua fede. Se comprenderai che tuo marito è Shiva stesso, potrai attraversare l’oceano della vita”.
Narasimha Sarasvati le diede una sadhana semplice. Le disse così: “Medita su tuo marito come sull’Assoluto”. Sapendo che ella viveva in quelle condizioni e che tali erano le tradizioni di quel tempo, le raccomandò la sadhana più accessibile, la più comune. Se persino in una persona ordinaria puoi riconoscere l’Assoluto, allora la tua coscienza riconoscerà anche se stessa come l’Assoluto, come la Fonte suprema. Perché riconoscere in una persona ordinaria la Fonte suprema significa raggiungere la liberazione.
Dal punto di vista dell’advaita-vedanta non esiste neppure una persona ordinaria, non esiste neppure un gatto ordinario, un cane ordinario o, in generale, qualcosa di ordinario; esistono solo le energie della Fonte suprema. E riconoscere l’energia della Fonte suprema nel gatto, nel cane, nell’essere umano, nella donna, nell’uomo, vedere la divinità, significa generare il potentissimo stato della visione pura (samarasa), entrare nell’unico “sapore” della percezione di tutti i fenomeni e raggiungere la piena realizzazione. Perciò le istruzioni di Narasimha Sarasvati per questa donna erano assolutamente corrette.

Quando ella chiese del proprio futuro, Shri Guru disse: «Nella tua nascita precedente hai colpito una mucca; a causa di questo peccato soffrirai di lebbra. Hai anche seminato discordia tra marito e moglie, perciò tuo marito diventerà sannyasin e ti lascerà». Ratnabai era addolorata e cadde ai suoi piedi. Egli la calmò dicendo: «O ragazza, sarai felice con tuo marito per qualche tempo. Dopo che egli avrà preso il sannyasa, ti ammalerai di lebbra, ma i tuoi peccati saranno lavati via quando mi vedrai di nuovo».
Perché esiste una retribuzione per un’azione impura? Per esempio, perché, avendo colpito una mucca, ella doveva ammalarsi di lebbra, o perché suo marito doveva lasciarla per il fatto che aveva seminato discordie in un’incarnazione passata? Perché, compiendo una qualsiasi azione, la mente genera una bhava, una percezione del mondo, cioè un’atmosfera. Se questa azione è negativa, allora si genera una bhava negativa, si crea una deviazione, un potenziale in eccesso. Cioè si crea uno stato mentale impuro, che risuona e attira le shakti universali, le forze. Se è uno stato mentale distruttivo (bhava distruttiva), esso risuona e attira forze distruttive (samhara-shakti). Se è una tendenza della mente velante, oscurante, tamasica, essa attira le forze corrispondenti (tirodhana-shakti). Queste forze corrispondenti hanno già stabilito un legame con l’essere. Può darsi che non si manifestino subito, ma si dice che il karma si manifesti quando maturano le condizioni; e finché queste condizioni non sono maturate, le forze karmiche attendono il loro momento, trovandosi in uno stato nascosto, latente. Quando le condizioni sono adatte perché si realizzino, il sanchita-karma passa nel prarabdha-karma e diventa destino, cioè ciò che una persona sperimenta nella propria vita.
Udita una tale profezia di Narasimha Saraswati, la donna si rattristò molto e scoppiò in lacrime. Tuttavia, se contempliamo, ci auto-liberiamo e possediamo forza d’animo, qualunque siano stati gli stati peccaminosi nella vita passata, tutto questo si auto-libera, perché qualsiasi potenziale in eccesso e qualsiasi energia distruttiva possono essere auto-liberati, se vi trovate in un profondo stato di presenza.
Nei testi, in particolare nel «Laya amrita upadesha chintamani», nel «Canto di Tilopa sulla mahamudra», vicino alla nostra tradizione, ci sono sempre versi di questo tipo: «Lunghi kalpa di samsara non possono oscurare il sole splendente. Anche una vita passata piena di peccati può essere auto-liberata, se hai scoperto questo grande sole dello stato naturale».
Spesso lo yogin sperimenta varie difficoltà o problemi all’inizio della vita spirituale. Questo non è altro che il ritorno dei potenziali in eccesso, delle energie negative attirate in questa vita. Ma se egli possiede fede, determinazione, coraggio, forza d’animo e, soprattutto, la conoscenza di come auto-liberarli, col tempo essi si auto-liberano tutti, perciò il suo karma si purifica.

Misericordia verso i sofferenti
Shri Guru giunse a Triambakeshwar, e poi a Manjarika, dove il muni Madhavaranya lo vide in meditazione e si recò da lui. Shri Guru lo benedisse e disse: «Tu veneri il Signore Narasimha ogni giorno, perciò Dio apparirà davanti a te come Narasimha».
Da lì arrivò a Brahmeshwar e andò con i suoi discepoli a fare le abluzioni nel Godavari. In quel momento un bramino, sofferente per dolori insopportabili allo stomaco, si rotolava in preda ai tormenti sulla riva del fiume. Il suo dolore era così grande che decise di togliersi la vita. La sua malattia consisteva nel fatto che i dolori iniziavano non appena mangiava del cibo. Perciò mangiava solo frutta. Ma nel giorno di Mahanavami mangiò molto cibo. Di conseguenza il dolore divenne più forte che mai. Era spezzato dal dolore e disse: «Sto per morire. Sono peccatore. Il cibo nutre tutti gli esseri umani, ma per me è veleno. Sarà meglio che io muoia». Con queste parole legò una pietra al ventre e andò ad annegarsi. Pregava mentalmente Dio, dicendo: «Sono nato come un peso su questa terra. Non ho mai fatto donazioni di cibo, nemmeno d’acqua. Ora la sciagura si è abbattuta su di me a causa dei peccati della mia nascita precedente. Non so se abbia rimproverato il mio guru per qualcosa o se abbia offeso i miei genitori».
Shri Guru vide un uomo che cercava di annegarsi e ordinò ai suoi discepoli di condurlo da lui. Essi tirarono l’uomo fuori dall’acqua e lo portarono dal Guru. Il Guru è il Kalpataru, l’albero che esaudisce i desideri dei bisognosi, il salvatore degli indifesi e colui che prova compassione per i sofferenti. Disse al bramino: «Non c’è peccato più grande del suicidio. Perché vuoi separarti dalla vita?» Il bramino disse: «O Yathisvara, sono nato senza alcun valore. Se mangio, provo forti dolori allo stomaco. Diventa insopportabile. Come posso vivere?» Il Guru rispose: «Non avere paura. Ti darò una buona medicina per la tua malattia. Da questo momento sei guarito. Oggi potrai mangiare tutto ciò che vorrai». Il bramino si inchinò con devozione al Guru.
Poco dopo il funzionario del villaggio giunse sulla riva del fiume. Vide Shri Guru e si prostrò devotamente davanti a lui. Il Guru gli chiese: «Chi sei? Dove vivi?» L’uomo rispose: «Mi chiamo Sayamdeva e vivo a Kadagandji. Sono un bramino e sono al servizio del re musulmano. Per un anno ho lavorato come funzionario addetto alla riscossione delle imposte in questo villaggio. Il tuo darshan mi ha purificato». Il Guru disse: «Sayamdeva, ascoltami, ho parlato a questo bramino di una medicina per i suoi forti dolori allo stomaco. Oggi preparerai per lui molti diversi piatti dolci e piccanti. Questo cibo sarà la soluzione della sua malattia». Sayamdeva disse: «Swami, conosco questo bramino. Non appena mangia, gli iniziano i dolori allo stomaco. Non mangiava da un po’. Gli sono iniziati forti dolori da ieri, dopo aver mangiato. Se lo nutro, ricadrà su di me il peccato dell’uccisione di un bramino». Shri Guru disse: «Non preoccuparti, gli darò una medicina. Portalo a casa e prepara per lui molti piatti dolci».

Guarigione per grazia del Guru
Sayamdeva disse: «Gurudeva, sia come desideri tu. Ma, per favore, vieni tu stesso a casa nostra per la bhiksha insieme ai tuoi discepoli». Gurudeva acconsentì e venne a casa sua con i discepoli. Sayamdeva gli rese culto, compì l’abluzione (abhisheka) e la puja con musica e canti. Servì un pasto composto da molti piatti. Shri Guru mangiò insieme a tutti. E anche quel bramino mangiò quanto poté. La sua malattia scomparve.
Quando ciascuno può ottenere la liberazione dalla malattia mondana per mezzo della grazia del Guru, come potrebbe in questo caso resistere la malattia dello stomaco? Grazie alla grazia del Guru, il cibo divenne medicina per il bramino, per il quale prima era veleno. Tutti i presenti furono stupiti nel vedere ciò.
Coloro che hanno ascoltato attentamente questa storia saranno benedetti. Le loro sofferenze scompariranno e diventeranno certamente felici.


