Brahman come unica realtà: commento allo «Yoga Vasistha»
01.08.2026
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«Ancora e ancora ti ripeto la stessa cosa, o Rama, affinché tu ti risvegli spiritualmente: la comprensione non avviene senza tali ripetizioni».
Questo è chiamato anche shravana.
Nella comunità di Buddha Shakyamuni vi erano santi chiamati «coloro che hanno conseguito la realizzazione attraverso il molto ascolto». Non meditavano, non eseguivano pratiche particolari, ma semplicemente ascoltavano moltissimi sermoni e meditavano su di essi. Esiste un'intera suddivisione del buddhismo hinayana chiamata «shravakayana», il veicolo degli ascoltatori. E in effetti, se avete una predisposizione e una ricettività verso la conoscenza spirituale trasmessa mediante il suono, la vibrazione e la voce, allora, semplicemente sintonizzandovi sul significato, su questa vibrazione e meditando su di essa, potete eliminare il pensiero dualistico ed entrare in una profonda contemplazione, poiché la parola, in quanto forma particolare del prana, veicola sia il significato sia l'energia. Non si tratta soltanto di conoscenza concettuale dualistica.
La natura dell'autorealizzazione e l'esempio delle divinità
Vasishtha dice:
«Questa incomprensione è divenuta così densa e impenetrabile perché si è ripetuta, manifestata ed è stata sperimentata in migliaia di incarnazioni, in questo corpo e al di fuori di esso. Ma l'autorealizzazione è inaccessibile ai sensi. Essa sorge quando i sensi e la mente si placano. O Rama, vivi in questo mondo conoscendo fermamente la tua vera natura, così come visse il re Janaka, conoscendo ciò che deve essere conosciuto. Nel suo caso, la verità fu realizzata per sempre, indipendentemente dal fatto che lavorasse o riposasse, dormisse oppure no».
Vasishtha porta poi questo esempio:
«Vishnu si incarna in questo mondo conoscendo perfettamente la propria vera natura e non la dimentica mai. Anche Shiva la conosce e la ricorda, e così pure Brahma. Conoscila e comprendila anche tu, o Rama, come loro».
Gli dèi, soprattutto gli dèi supremi, sono sempre risvegliati. Sono sempre illuminati per loro stessa natura. E quando sorgono, ciò è simile a un'illusione magica sulla superficie dell'oceano della coscienza dell'Assoluto. Svolgendo il ruolo di creatore dell'universo, di custode dell'equilibrio dell'universo o di distruttore, queste divinità-forze supreme non si distinguono dal Brahman. Esse stesse sono l'Assoluto, il suo particolare gioco creativo. Possiedono sia un'autocoscienza individuale di sé nell'immagine di una divinità, sia la piena realizzazione della non-dualità. Allo stesso modo, sia gli dèi sia i siddha possiedono una consapevolezza individuale come ahamkara ludico, un senso ludico dell'«io», chiamato anche forma purificata del falso «io» (shuddha-sattva-svarupa), ma la loro coscienza principale è la non-dualità. Tra la coscienza principale e il loro «io» relativo è sempre stabilito un legame chiaro. Il loro «io» relativo si trova sempre in uno stato di assoluta subordinazione, di assoluta obbedienza nei confronti dell'«Io» supremo, perché l'illuminazione, la conoscenza della non-dualità, è l'assoluta obbedienza dell'«io» inferiore a quello superiore.
Nel caso degli esseri ottenebrati, invece, predomina la coscienza individualizzata, mentre la coscienza suprema appare come offuscata, come coperta da un oscuro velo d'ignoranza, e tale obbedienza non esiste. L'«io» inferiore è la volontà libera individualizzata dell'essere vivente. E negli esseri dei mondi inferiori è una volontà pervertita, che si è individualizzata e ha imboccato la via sbagliata. Perciò negli esseri di classe inferiore non vi è obbedienza dell'«io» inferiore all'«Io» supremo. Esso vaga in modo distorto nei labirinti delle illusioni, procurandosi ferite e sperimentando sofferenza.
E qui Rama chiede:
«Ti prego, dimmi: qual è la natura dell'autorealizzazione posseduta da questi saggi?»
Vasishtha rispose:
«Rama, tu già lo sai. Ma, affinché diventi ancora più chiaro, lo chiedi di nuovo».
Vasishtha impartisce poi degli insegnamenti a Rama.
Il capitolo «Ragionamenti sul Brahman» (6.1.) è, si può dire, il capitolo centrale dello «Yoga Vasishtha», la sua quintessenza. È la più sublime poesia dell'Advaita Vedanta nell'esposizione del rishi Vasishtha. Perciò chi desidera conoscere l'essenza di tutta la conoscenza spirituale in un unico capitolo può semplicemente rileggere questo capitolo ancora e ancora. Se lo desidera, può persino impararlo a memoria.
Tutto è Brahman
Vasishtha dice:
«Tutto ciò che è qui e che appare come il mondo è soltanto il puro Brahman, ossia la coscienza assoluta, e nient'altro. La coscienza è Brahman, il mondo è Brahman, anche tutti gli elementi che lo compongono sono Brahman, io sono Brahman, il mio nemico è Brahman, i miei amici e parenti sono Brahman, Brahman è il passato, il presente e il futuro. Tutto questo ha origine nel Brahman. Come l'oceano sembra frammentato a causa delle onde, così il Brahman appare molteplice a causa dell'infinito numero di sostanze diverse. Brahman raggiunge Brahman, Brahman percepisce e gode di Brahman, Brahman si manifesta nel Brahman per la forza del Brahman stesso. Brahman è la forma del mio nemico, che io, Brahman, odio: in tal caso, chi fa che cosa e a chi?»
L'ignoranza degli esseri viventi, che li induce a credere nella molteplicità, è simile a un uomo che, essendo un attore abile, cambia rapidamente costume e indossa diverse maschere. Questo accade agli attori mondani durante uno spettacolo. L'attore recita, pronuncia un monologo, poi va dietro le quinte, si toglie una maschera, ne indossa rapidamente un'altra e torna in scena. La trasformazione avviene all'istante, perciò sembra che si tratti di persone diverse. L'idea della molteplicità è simile a un attore del genere che indossasse maschere diverse e comparisse davanti a voi nelle sembianze di un amico, di una persona mondana, di un marito, di una moglie, di una madre, di un parente, di un monaco anziano, di un guru, di una divinità, di un animale e così via: sono tutte maschere dietro le quali si cela la stessa coscienza. Ma lo spettatore inesperto, non sapendo che cosa accade dietro le quinte, pensa: «Quanti attori diversi. Sono tutte persone diverse. Ognuno di loro presenta uno spettacolo diverso».
È proprio così che l'idea della molteplicità trae in inganno. Quando invece si comprende l'idea dell'unità, vediamo soltanto maschere dietro le quali si cela qualcosa. E questo qualcosa è talmente inconcepibile, assoluto e trascendente che non vi è neppure speranza di conoscerlo con la ragione. Può essere conosciuto soltanto da quella parte inconcepibile dentro di noi che è anch'essa trascendente. Quando conosciamo questa parte esteriore attraverso la parte che in noi è trascendente, tutto comincia a fondersi e vediamo che la varietà degli esseri viventi è costituita da maschere dietro le quali si cela unicamente la coscienza una, che noi stessi siamo questa coscienza una e che il nostro corpo, la nostra parola, la nostra mente e il nostro ego sono anch'essi una maschera che cela questa coscienza una del Brahman. Ma poiché questa maschera ci condiziona così fortemente nell'identificazione, noi ci identifichiamo con essa.
La relatività delle valutazioni e delle percezioni
Vasishtha prosegue:
«Gli stati della mente, come l'attrazione e la repulsione, ciò che piace e ciò che non piace, sono il risultato dell'immaginazione».
Un santo diceva: «Non esiste nulla di cattivo: esiste ciò che non ti piace. Allo stesso modo, non esiste nulla di buono: esiste ciò che ti piace».
Di solito le persone dividono rigidamente il mondo in buono e cattivo, ma questa è soltanto la loro visione del mondo basata sui propri valori, poiché giudicano il mondo proprio dal loro punto di vista. Ingenuamente considerano cattivo ciò che non piace e provoca disagio, e buono ciò che genera chiarezza. Si tratta soltanto di condizioni e circostanze relative che formano in noi un determinato sistema di valori. Tuttavia, con il progredire della pratica, se approfondiamo la consapevolezza, le nostre concezioni cambiano.
Tutte le speranze, le aspirazioni e i sogni umani possono essere paragonati al seguente esempio. Durante l'infanzia una persona aveva diversi problemi legati ai rapporti con gli amici, aveva paure infantili, complessi e così via. Ma quando cresce e diventa maggiorenne, sorride quando sente gli altri dire che aveva problemi del genere. Quando li ricorda, pensa: «Erano tutte sciocchezze infantili». Ma quando eravate bambini non vi sembravano sciocchezze: per voi erano reali. Proprio in quel momento, tutto ciò era assolutamente reale per voi.
Allo stesso modo, tutte le esperienze e le preoccupazioni di una persona nel mondo relativo le sembrano reali, proprio come nell'infanzia i suoi problemi sembravano reali a quel piccolo essere umano. Ma al risveglio e alla conoscenza della non-dualità, esse appaiono davvero come un gioco privo di valore.
Il trionfo del Brahman in ogni cosa
«Quando soltanto Brahman si muove in ogni cosa, soltanto Brahman si manifesta come Brahman in ogni cosa. Dove sono allora la gioia e il dolore? Brahman è appagato dal Brahman, Brahman dimora nel Brahman. Non vi è né “me” né “altro”!».
Molto tempo fa ebbi una simile esperienza: sentii davvero che il Brahman trionfa ovunque e sempre. Qualcosa non mi riuscì, qualcosa andò contro la mia volontà, non come avrei voluto. E pensai: «Beh, potrei arrabbiarmi o rattristarmi. Ma che senso avrebbe? Tanto il Brahman trionfa comunque». Vale a dire, una parte del Brahman mi aveva semplicemente battuto in questo corpo. Ma la parte che mi aveva battuto era più intelligente di me, più elevata, più saggia e più profonda. E qual era questa parte? Non era la sua parte mondana, bensì quella sacra. Alcuni grandi dèi erano intervenuti e avevano manifestato la propria gloria, grandezza e potenza. Pensai: «Ebbene, il Brahman trionfa sempre. Perché rattristarsi? Bisogna semplicemente celebrarlo e lodarlo».
Pertanto, quando accadono cose che non ci piacciono, fallimenti e così via, non ha senso considerarli degli insuccessi. È il trionfo del Brahman. Il dharma si dispiega in tutta la sua pienezza e grandezza, in tutta la sua gloria, indipendentemente dal fatto che avvertiate problemi, ostacoli o che i vostri piani non si realizzino. Anche questo è il trionfo del dharma, soltanto sotto un’altra veste, che non sempre riusciamo a riconoscere. Perché che cosa potrebbe esserci dietro tutto questo, se non il Brahman?
Unità nella molteplicità
Vasishtha continuò:
«Tutti gli oggetti di questo mondo sono Brahman. L’“io” è Brahman. In tal caso, sia i desideri sia le avversioni, le aspirazioni e le repulsioni sono soltanto concetti. Il corpo è Brahman, anche la morte è Brahman, e quando si incontrano, vi è forse motivo di preoccuparsi? Allo stesso modo, il corpo è Brahman e il piacere è Brahman, e quando si incontrano e il corpo prova piacere, vi è forse motivo di esultare? Quando le onde sulla superficie dell’oceano si agitano, non cessano di essere acqua! Allo stesso modo, quando il Brahman appare inquieto, la sua essenza rimane immutata e non vi sono né “io” né “tu”. Quando un’onda muore nell’acqua, nulla muore! Quando la morte-Brahman giunge al corpo-Brahman, nulla va perduto».
Nel «Mahabharata» vi è una leggenda. Un giorno la dea Terra si recò da Brahma e disse: «Gli uomini si moltiplicano e per me è ormai difficile sostenerli. Non potresti fare qualcosa?» Allora Brahma iniziò a sterminare gli uomini, riducendo il numero della loro popolazione. Gli uomini nascevano e poi morivano, se ne andavano per sempre, dissolvendosi nell’Assoluto senza rinascere. Ma non avevano neppure la consapevolezza.
Shiva, che già a quel tempo era uno yogi eminente, provò compassione per gli uomini. Iniziò a praticare tapas, restando in piedi su una gamba sola per moltissimo tempo e meditando. Brahma venne da lui e gli chiese:
– Che cosa vuoi? Quali sono le tue richieste?
Shiva disse:
– Fa’ che gli uomini non muoiano affatto, o almeno che rinascano nuovamente, conservando la propria individualità sottile. Fa’ che possano evolversi.
Brahma disse:
– Va bene, ma non posso permettere loro di vivere per sempre sulla Terra.
Allora rifletté e creò Mrityu, una dea dalle sembianze di una bella fanciulla di colore nero. Le diede l’incarico di uccidere gli esseri viventi al momento della rinascita e di privarli dei loro corpi, permettendo però loro di rinascere. Ma alla dea Mrityu questo servizio non piacque affatto. Disse:
– Come posso strappare una madre al figlio, i figli al padre, una moglie al marito? Non svolgerò questo servizio. È una maledizione, non un servizio!
Ma Brahma disse:
– Non vi è alcuna maledizione. Questo è il tuo servizio. Svolgilo.
Lei si rifiutava e, affinché Brahma la liberasse da quel servizio, si dedicò alla pratica dell’ascesi. Rimase in piedi su una gamba sola per diecimila anni, supplicando Brahma di sollevarla da quel servizio. Ma anche Brahma rimase irremovibile. Alla fine Brahma si adirò e, dopo averla rimproverata, le ordinò di svolgere quel servizio. Stabilì le seguenti condizioni:
– Puoi prendere coloro che si sono allontanati dal dharma, che sono soggetti alla vecchiaia, alle malattie e alla morte, e che hanno molte oscurazioni. Vale a dire, non tutti indiscriminatamente. E le tue lacrime diventeranno malattie e ostacoli.
Ella acconsentì con riluttanza; perciò, quando la morte giunge a una persona, a essa giunge la volontà del Brahman. Allo stesso modo, quando le giunge l'immortalità, le giunge un'altra volontà del Brahman, poiché il Brahman possiede un'infinità di volontà. A seconda del nostro livello spirituale, ci confrontiamo con l'una o l'altra volontà dell'Assoluto, poiché la volontà dell'Assoluto non è lineare né univoca, bensì probabilistica. Essa corrisponde alla nostra coscienza.
Saggezza e ignoranza
«Quando la morte-Brahman giunge al corpo-Brahman, nulla va perduto. L'acqua può essere calma o agitata; allo stesso modo, il Brahman può essere calmo o inquieto. Questa è la sua natura. La stoltezza e l'incomprensione dividono l'uno in “questo essere cosciente” e “questa materia incosciente”: i saggi non aderiscono a simili punti di vista errati. Per lo stolto il mondo è pieno di sofferenza, mentre per il saggio lo stesso mondo è pieno di beatitudine, così come per il cieco il mondo intero è immerso nelle tenebre, mentre per chi vede il mondo è pieno di luce. L'unico Brahman pervade ogni cosa, perciò non vi è né morte né colui che vive».
La morte esiste per colui che vive. Realizzare il Brahman significa smettere di vivere in questo modo.
Quando chiedevano a Ramana Maharshi dove intendesse reincarnarsi, egli rispondeva: «Dove potrei andare? Io sono qui». Non diceva neppure «sarò qui» o «sarò con voi», ma parlava al presente: «Io sono qui». La gente non lo capiva. Ma intendeva dire che non c'è alcun luogo dove andare o scomparire, quando tu stesso, in quanto tale, sei una completa illusione.
L'unica realtà è sempre immutabile, sempre nello stesso luogo.
L'equanimità di Ramana Maharshi arrivava al punto che spesso non faceva distinzione tra scimmie ed esseri umani. In gioventù visse talvolta tra le scimmie, imparandone il linguaggio. A volte, quando i capi delle scimmie litigavano tra loro, egli assumeva il ruolo di mediatore e li riconciliava. Ogni tribù di scimmie, infatti, ha il proprio habitat, i propri confini e i propri capi. Se qualcuno oltrepassa il confine, comincia uno scontro. Prima dello scontro vengono inviati degli ambasciatori, poi si fanno avanti i capi per regolare i conti. Ramana studiò tutto questo e spesso separava i capi trascinandoli in direzioni opposte. Essi lo riconoscevano come un'autorità. Accadeva persino che le scimmie che avevano dato alla luce un cucciolo venissero a mostrarglielo attraverso la finestra, affinché egli, per così dire, lo benedicesse.
Un'altra volta, quando Ramana camminava già con una stampella, un cane si mise a inseguire uno scoiattolo proprio davanti ai suoi occhi. Per salvare lo scoiattolo, prese la stampella e la lanciò contro il cane, scacciandolo in questo modo. Ma, avendo lanciato la stampella, cadde e si ruppe la clavicola. Tuttavia, non se ne preoccupò. Per lui non vi era alcuna differenza.
Il gioco della coscienza cosmica
«L'unico Brahman pervade ogni cosa, perciò non vi è né morte né colui che vive. Le onde giocano sulla superficie dell'oceano e non nascono né muoiono! La stessa cosa accade con gli elementi di questa creazione.
“Questo è quello” e “questo non è quello”: tali concetti erronei sorgono nel Brahman infinito. Questi concetti non hanno né causa né motivazione, così come un cristallo riflette oggetti multicolori senza alcuna motivazione.
Il Sé supremo rimane se stesso, anche se le energie del mondo provocano infinite agitazioni sulla superficie dell'oceano della coscienza. In questo mondo non esiste nulla di indipendente dal Brahman che possa essere chiamato “corpo” o in qualsiasi altro modo. Ciò che appare come corpo e ciò che appare come concetti, oggetti della percezione, ciò che è distruttibile e ciò che è indistruttibile, pensieri, sentimenti e i loro significati: tutto questo è Brahman nel Brahman, nella coscienza infinita. La dualità è visibile soltanto agli occhi di chi non comprende. La mente, l'intelletto, il senso dell'ego, gli elementi cosmici primordiali, i sensi e tutti i diversi fenomeni sono soltanto Brahman; il piacere e il dolore sono semplicemente parole prive di senso e illusioni. Come un suono tra le montagne genera numerose eco, così l'unica coscienza cosmica sperimenta la molteplicità dentro di sé, con concetti quali “questo sono io” e “questa è la mia mente”, e così via. L'unica coscienza cosmica vede la molteplicità in se stessa, come chi sogna vede in sogno vari oggetti dentro di sé».
Quando si pratica lo yoga del sogno, si può entrare negli strati più vicini del subconscio. E all'inizio si entra davvero negli strati più vicini del subconscio, non in qualche regione elevata. Questi strati sono mondi creati proprio da te. E puoi vedere ciò che è dentro di te sotto forma delle tue impressioni. Per esempio, un mercato (una fiera), una comunità monastica, una sala di meditazione, i tuoi conoscenti. Se una persona è inesperta e non sa bene come funziona il subconscio, può pensare di essere entrata in un mondo sconosciuto. Ma in realtà è stata la sua stessa coscienza a creare tutto questo.
Può vedere lì un maestro, un amico o un monaco e considerarli qualcosa di separato. Si comporteranno persino in modo ragionevole, ma tutto questo sarà la sua stessa mente, poiché il subconscio possiede una sorprendente capacità di generare oggetti. E poiché la coscienza è intelligente, anche gli oggetti che essa genera saranno intelligenti. Tutti i personaggi saranno intelligenti e daranno delle risposte. E se una persona non è molto consapevole nel subconscio, parlerà con se stessa, cioè con gli oggetti della propria coscienza, considerandoli qualcosa di reale. A volte può persino spaventarsi di alcuni aspetti del proprio subconscio, ma tutto questo sarà la stessa cosa che è lei. Non sarà qualcosa di distinto da lei stessa.
Qualcosa di simile accade anche nella realtà relativa. Solo che qui tutto questo si manifesta in modo più vivido e più diretto.
Il fango dell'incomprensione
Vasishtha continuò:
«Quando l'oro non viene riconosciuto, viene calpestato nel fango. Allo stesso modo, quando Brahman non viene riconosciuto, sorge il fango dell'incomprensione».
Che cosa significa «sorge il fango dell'incomprensione»? Quando siamo immersi nelle distrazioni, le nostre valutazioni, i nostri pensieri e giudizi cominciano a dominare e offuscano la visione della situazione. Tutto questo è il fango dell'incomprensione. Per esempio, se dietro una situazione non si riconosce la lila, il gioco, e dietro una persona non si riconosce la sua natura assoluta, questo è il fango dell'incomprensione.
Domanda: Dite, ma quando in una persona non si riconosce la natura, quando ci sono il fango, i klesha... Tutto questo non è forse un gioco? Anche questo, quindi, è un gioco.
Anche questo è un gioco, e lo è anche la vostra domanda.
Domanda: Quindi, al di fuori del gioco non c'è proprio nulla? Tutti i pensieri, tutti i sentimenti, tutto ciò che è cattivo e tutto ciò che è buono sono un gioco?
Solo che per ora non è il vostro. E questo non vi è di grande utilità.
Domanda: E di chi è?
Di Brahman.
Immaginate una persona che al computer gioca a giochi diversi, manovrando delle pedine. È un gioco, ma per le pedine che si trovano al suo interno questo non rende le cose più facili, perché il gioco non si svolge secondo le loro regole. Questo è il karma, la krida. E affinché questo gioco diventi per voi una lila e cessi di essere karma e krida, dovete far nascere l'autoconsapevolezza. Ma se si riconosce ogni cosa come un gioco, proprio in quel momento nasce l'autoconsapevolezza.
Lo scopo delle rinascite e lo sviluppo della consapevolezza
Domanda: Shiva compì tapas affinché gli esseri potessero rinascere. Ma che cosa c'era di male? Si vive un po' e poi ci si dissolve nel nirvana. Tanto non esistono, è un'illusione. Sembra che non ci sia nulla di particolarmente buono in ciò che ha fatto. Capisco, naturalmente, che Shiva personifica il tamo-guna, e probabilmente questa è una sua particolare lila.
Il compito consiste nello sviluppare la consapevolezza. Perché, se si vive un po' e poi si entra subito nel nirvana, è come la coscienza di una pietra. In essa nulla si muove. Le pietre e i minerali dimorano nel tamo-guna, in uno stato di sonno senza sogni, molto inerte, e non sono quasi consapevoli di sé. La coscienza suprema si manifesta debolmente in essi.
Dal punto di vista dell'acquisizione di esperienza da parte dell'Assoluto, questo non gli è adatto. In altre parole, proprio per questo ha creato gli esseri umani e ha dato loro la possibilità di rinascere, di acquisire esperienza e di procedere autonomamente verso l'illuminazione: perché desidera espandersi, delegare le proprie funzioni e i propri poteri, manifestarsi in corpi diversi, creare nuovi mandala e, grazie a ciò, acquisire un'esperienza ancora maggiore. Se non avesse dato agli esseri umani la possibilità di rinascere, non ci sarebbe stata alcuna esperienza.
Domanda: Beh, da questa esperienza trae piacere, per così dire... Ma quando ha scoperto che tutto questo è un’illusione, che differenza fa quante volte ci si è reincarnati? Alla fine è come essere una pietra.
Non è questo il punto. Immaginate di avere un cane. In linea di principio, potreste dargli ogni giorno molto cibo e assicurargli le condizioni più confortevoli. Potreste dargli ogni giorno tre chili di salame, e lui lo mangerebbe con grande piacere. Ma se siete un buon padrone, gli darete solo quanto gli occorre e non gli permetterete di abbuffarsi. Inoltre, non gli lascerete condurre una vita eccessivamente comoda, ma lo farete crescere, lo addestrerete e gli insegnerete diverse abilità. Perché? Perché la vostra idea della felicità del cane e quella del cane stesso sono leggermente diverse. Gli insegnerete qualcosa e regolerete i suoi rapporti con gli altri cani. Vi prenderete cura di lui. Perché lo farete? Perché, attraverso il cane, in qualche modo volete realizzare voi stessi. Volete trasmettere anche al vostro cane un po’ della vostra saggezza umana e della vostra compassione. Non volete che abbia problemi o che sia ottuso; volete farlo crescere. Qualcosa di simile avviene tra l’Assoluto e l’essere umano. L’Assoluto delega una parte delle proprie funzioni all’essere umano. L’Assoluto stesso vuole svilupparsi e realizzarsi nell’essere umano. Vuole vedere in lui la propria crescita, la propria creatività, la propria volontà e indipendenza. E ciò è possibile soltanto se l’essere umano percorre tutte queste catene dell’evoluzione e, a un certo stadio, fa nascere una volontà propria, una propria autoconsapevolezza, la capacità di assumersi responsabilità, di prendere decisioni, di formulare ipotesi e di cercare autonomamente una via d’uscita. In questo risiedono il senso e la bellezza dello sviluppo dell’evoluzione umana.
Brahman non può farlo al posto nostro. Siamo proprio noi a dover fare tutto questo. Perché, se Brahman lo facesse al posto nostro, sostituirebbe la nostra volontà con la propria e, di conseguenza, noi non ci svilupperemmo e Brahman non si realizzerebbe nel nostro corpo. E se non si realizza nel nostro corpo, significa che la sua saggezza non si estenderà a un determinato livello del caos, della materia inconscia, vale a dire che l’evoluzione non proseguirà.
Gli scenari del gioco dell’Assoluto
Domanda: Mi dica, è stabilito da qualche scenario se una persona riuscirà o meno a sviluppare l’autoconsapevolezza? In una lezione lei ha detto che ci sono persone che, per ora, in linea di principio non possono farlo, mentre altre possono. Quindi esiste un qualche scenario, vale a dire che Brahman stesso sceglie chi illuminare e chi no?
Lo scenario esiste, ma non è univoco. Lo scenario cambia in modo flessibile nel corso del gioco, man mano che interagisci. È interattivo.
In effetti, proprio in questi giorni ho terminato la revisione di un’opera teatrale intitolata «Advaita». In essa vengono affrontate questioni simili. Sono questioni molto complesse, poiché comprendere con la mente logica la motivazione dell’Assoluto è molto difficile. È possibile soltanto nei momenti di intuizioni molto elevate, durante le esperienze del samadhi non duale. Tuttavia, a livello mentale, possiamo in qualche modo spiegarci tutto questo.
«Colui che conosce Brahman dichiara di essere egli stesso Dio e Brahman, mentre lo stolto non riconosce questa verità, e questo mancato riconoscimento è chiamato stoltezza. Colui che conosce Brahman sa anche che la stoltezza dello stolto è anch’essa Brahman. Quando l’oro viene riconosciuto come oro, istantaneamente “diventa” oro; quando Brahman viene riconosciuto come Brahman, istantaneamente “diventa” Brahman».
Anche quando lo stolto non riconosce la verità di essere Brahman, questo mancato riconoscimento, benché sia chiamato stoltezza, è anch’esso Brahman. La stoltezza dello stolto, l’errore di chi si inganna, l’ottenebramento di chi è ottenebrato, la sofferenza di chi soffre, la mancata illuminazione di chi non è illuminato: tutto questo è anch’esso Brahman. Anche queste sono forme del suo gioco.
Abbiamo la possibilità di scegliere numerosi scenari nei giochi dell’Assoluto, poiché questi giochi si svolgono incessantemente. E la nostra saggezza consiste nello scegliere gli scenari favorevoli al risveglio della nostra coscienza.
La vita umana, sebbene sembri una catena di cause ed effetti, una sequenza di eventi, in realtà è una scelta continua dello scenario. Alle persone dalla coscienza ottenebrata sono accessibili pochissimi scenari: uno, al massimo due. Ma coloro la cui coscienza è risvegliata hanno una possibilità molto maggiore di scegliere tali scenari.
Che cosa significa avere la possibilità di scegliere gli scenari che si verificano in questo mondo? Significa essere consapevoli di sé al livello più elevato, senza identificarsi, e manifestare da questa consapevolezza il sankalpa, l’intenzione.
L’essere umano è legato dai vincoli del proprio karma, mentre una divinità possiede una coscienza probabilistica e per essa tutto è possibile, perché la coscienza della divinità è più profonda.
Tutti voi avete ancora un passato e avrete anche un futuro. Alcuni di voi diventeranno monaci swami, altri raggiungeranno il risveglio, altri realizzeranno lo stato di divinità e incarneranno il proprio mandala, altri ancora, forse, conseguiranno qualche realizzazione: tutti questi sono diversi scenari della nostra vita. Ma affinché questi scenari si realizzino, dovete avere la giusta coscienza, capace di permettere che accadano. È proprio dallo stato in cui vi trovate ora che viene delineato lo scenario della vostra vita. Basta un piccolo errore e prende avvio un’altra variante degli scenari, tutto procede diversamente, il futuro segue altri eventi. E ci troviamo costantemente come a un bivio, dove si deve scegliere tra una cosa e l’altra. Questo scenario viene scritto senza sosta, perciò si può dire che qualcosa è predeterminato, ma non lo è rigidamente, bensì in modo probabilistico. Dipende dalla nostra coscienza. E quanto più forte è la nostra coscienza, tanto più ampio è il ventaglio delle possibilità. Quanto più ristretta è la nostra coscienza, tanto più forte è la predeterminazione.
Predeterminazione e consapevolezza
Domanda: Mi dica, la probabilità consiste nello sviluppo degli eventi o soltanto nel funzionamento della coscienza?
Nel funzionamento della coscienza. Lo sviluppo degli eventi è già una conseguenza.
Domanda: Semplicemente, una volta fu posta a Maharshi la stessa domanda. Gli chiesero se il futuro fosse predeterminato o meno. Egli disse che negli eventi è predeterminato assolutamente tutto, persino il fatto che ora vi siate alzati e abbiate posto questa domanda. Disse che l’unica scelta possibile per l’essere umano è essere consapevole oppure non esserlo. Affermava che lo scenario della vita è scritto per intero al momento della nascita. Cioè, siete appena nati e tutti gli eventi sono già noti, pertanto si può scegliere una sola cosa: essere consapevoli oppure no.
È così. Ma quando scegliete di essere consapevoli, tutto cambia. Ramana Maharshi parlava per coloro che non sono consapevoli. Non appena avete scelto di essere consapevoli e avete iniziato a lavorare sulla consapevolezza, lo scenario della vostra vita comincia già a svilupparsi in modo diverso. E qui tutto dipende dal livello della vostra consapevolezza.
Si può fare un esempio mondano. Esiste una società, una comunità, e al suo interno vigono delle leggi. Tutti i cittadini sono tenuti a rispettarle e tutti i cittadini le rispettano. Ma al di sopra dei cittadini comuni vi sono cittadini di rango molto elevato che scrivono essi stessi queste leggi. Vengono eletti. E quando una legge non piace loro, si riuniscono e dicono: «Bene, cambiamola, c’è qualcosa che non va. Non abbiamo voglia di rispettarla». Perché possono farlo? Perché il loro livello di consapevolezza mondana supera quello degli altri cittadini. Perché la loro capacità di esercitare il potere e la volontà è di un ordine di grandezza superiore. Perché sono loro stessi a creare queste leggi.
Lo stesso vale per gli dèi. Sei soggetto alle catene di causa ed effetto finché la tua coscienza rimane ristretta. Non appena la tua coscienza si espande, smetti di dipendere da esse.
Libererò qualsiasi monaco dal vinaya, se dimostrerà di possedere la coscienza del Buddha. Ma voi stessi comprendete che non è così semplice. Per esempio, sviluppate la vostra coscienza, raggiungete la realizzazione, e allora cambia anche il vostro karma. A quel punto non avete più bisogno di frequentare le lezioni per novizi. Entrate semplicemente in un altro ambito di leggi, in un altro mandala. Anche lì esistono leggi proprie, ma sono più sottili e profonde, adatte a uno status diverso. Lo stesso vale per la nostra vita. Questa vita ha potere su di voi finché avete un modo di pensare umano. Quando sviluppate il pensiero divino, tutto cambia. Il nostro compito è sviluppare questo pensiero divino e passare dalle leggi umane inferiori a quelle monastiche, dalle leggi monastiche alle leggi dei siddha, dalle leggi dei siddha alle leggi dei rishi e degli dèi, e dalle leggi dei rishi e degli dèi alla legge dello stesso Dio creatore.
Autorealizzazione
Advaita
Non dualità
Karma
Ramana Maharshi
Lila
Vasishtha
Brahman
Illusione
Yoga Vasistha
Autore Гуру
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