Nell’insegnamento ci sono due sezioni principali: antahkarana-laya-chintana, ovvero la sezione della saggezza, e panchabhuta-laya-chintana, ovvero la sezione dell’energia. Nella sezione della saggezza parliamo principalmente della natura della Mente, della contemplazione e della meditazione, mentre nella sezione dell’energia parliamo dei prana, dei cinque elementi. Perciò esistono due rami principali nel laya-yoga: nel primo si pone l’accento sulla contemplazione e sulla saggezza, mentre nel secondo si pone l’accento sui prana, sul controllo dei venti, dei chakra e di altro.
Se parliamo del nostro insegnamento, da noi si pone l’accento sulla saggezza, sulla consapevolezza, mentre i prana e il controllo dei venti sono una pratica secondaria. Perciò prima cerchiamo di chiarire per noi stessi il principio della non dualità, della contemplazione, di sviluppare attenzione e concentrazione, e poi di allenarci nel controllo dei prana. Se non comprendiamo affatto il principio del controllo dei prana, allora, se possediamo talento, forse riusciremo a sviluppare bene la nostra contemplazione e persino a raggiungere il pieno risveglio; tuttavia, per la maggior parte dei praticanti è necessario sviluppare la capacità di controllare i prana.
Esiste un detto: «Il cavaliere della mente cavalca il cavallo del vento lungo le strade dei canali nadi». La nostra coscienza è simile a un cavaliere, i prana al cavallo, e i canali alle strade. A seconda di dove si sposta la coscienza, così ci sentiamo. Con il tempo, quando ci siamo stabiliti nella contemplazione, ci sentiamo sempre allo stesso modo, indipendentemente dallo stato dell’energia. Ma finché la coscienza non si è stabilizzata, dipendiamo ancora molto dal livello di energia. Se c’è poco prana, anche la nostra coscienza è in declino. Al contrario, se il prana è sufficiente, lo stato naturale e vari livelli sottili di esperienza sorgono da sé.
Fino a quando padroneggeremo la profondità della contemplazione per purificare tutte le klesha, passerà del tempo, perciò bisogna anche padroneggiare i prana. Ad esempio, se in cinque anni raggiungerete una padmasana stabile, una kumbhaka di due minuti e la capacità di mantenere la sahita-kumbhaka 12:48:24, ciò sarà sufficiente per dedicare un po’ di attenzione al lavoro con il prana nella pratica del tantra. Se ci si accosta bruscamente al controllo dei prana, ciò creerà ostacoli; perciò bisogna avvicinarsi alle tecniche dello shat-chakra-yoga, del kundalini-yoga e del kriya-yoga in modo graduale, lentamente, affinché il corpo si abitui progressivamente. Se in dodici anni svilupperete la capacità del calore e realizzerete i siddhi dell’unità di prana e mente, si potrà dire che la vostra pratica di controllo dei prana è stata riuscita. Quando tale stato sarà raggiunto, si potrà non praticare più il kundalini-yoga, ma acquisire la capacità di muovere i prana con la forza della contemplazione.
Prima fase — arambha
Che cosa bisogna comprendere quando si controllano i prana? Naturalmente, all’inizio purificate i nadi e rendete il corpo flessibile e docile attraverso le asana. Quando i nadi sono ostruiti, il vento non può passare; per questo si manifestano i karma, sorgono desideri, tamas o malattie. Se invece, con asana e pranayama, i nadi vengono lentamente purificati, anche i vostri prana giungono lentamente in uno stato favorevole.
La purificazione dei nadi e il risveglio della kundalini avvengono al livello di arambha (il primo livello del kundalini-yoga). Quando ciò accade, vi sentite a vostro agio, avete un livello di energia sufficiente per non sperimentare più un forte tamas, digerire bene il cibo consumato, dormire sei ore al giorno. Se poi intensificate il kriya-yoga, lo shat-chakra-yoga o il kundalini-yoga, in voi sorgono calore, sudore e ardore nel corpo. Questo può essere raggiunto con una qualsiasi delle tre yoga legate ai prana.

Allora nel corpo sorgono calore e dardri-siddhi, quando l’energia kundalini si risveglia, i nodi (granthi) si sciolgono e i karma corrispondenti vengono lavati via. Esteriormente ciò si manifesta nel fatto che il corpo comincia a sobbalzare. Tutto questo, fino al samadhi legato al kundalini-yoga, viene sperimentato nella prima fase, che si chiama arambha. Questa fase del kundalini-yoga non è difficile da sperimentare per ogni praticante.
Il periodo di ritenzione del respiro deve essere prolungato dolcemente e gradualmente. Non si deve mai respirare attraverso la bocca. Inoltre, durante l’esecuzione della pratica, bisogna evitare in ogni modo i luoghi fumosi e altri luoghi sfavorevoli alla respirazione. Se il praticante è in grado di trattenere il respiro senza tensione per due minuti, si ritiene che abbia soddisfatto i requisiti minimi sulla via verso la padronanza dei prana.
Chi ha una kumbhaka in inspirazione di due minuti? Tre? Quattro? Cinque? Sei? Bene. Questo significa che in futuro, ponendo l’accento sulla pratica del kundalini-yoga, potrete trarne beneficio.
Un ritardo di quattro minuti è considerato un valore medio. Sei minuti o più costituiscono già un requisito superiore. È opportuno dire qualche parola sui segni dell’ingresso dei prana nel canale centrale. Ciò avviene quando, a un certo momento durante la meditazione, l’aria comincia a fluire in modo dolce e uniforme attraverso entrambe le narici. Poi il respiro diventa estremamente leggero e, infine, cessa del tutto. Tuttavia, questo fenomeno può osservarsi anche in caso di caduta o perdita del prana. Nel primo caso la persona sente che la sua mente si offusca, diventa sonnolenta; nel secondo, non riesce a ottenere una visualizzazione chiara e distinta. Ma quando i prana entrano nel canale centrale, questi fenomeni non si osservano. Bisogna ricordare costantemente questa grande differenza.
I prana possono entrare nel canale centrale, naturalmente, non solo nella kundalini-yoga. Se meditate bene e i vostri canali sono purificati, ciò avverrà spontaneamente, poiché i processi della coscienza e dell’energia sono interconnessi.
Quando l’energia si risveglia, di solito sorgono spontaneamente mula-bandha e uddiyana-bandha, e il muladhara-chakra si riscalda. Per un certo periodo, circa sei mesi, si vedono sogni simili a film dell’orrore, oppure sogni in cui si fa sesso con il padre o con il fratello (se si tratta di una donna). È l’energia ricevuta dai genitori che si risveglia; essa tocca la vostra mente, perciò vedete tali sogni. A volte questa energia può salire con grande forza, e allora nella zona del coccige si vede un fumo nero o grigio scuro e un’energia di colore rosso-cremisi. Oppure può apparire sotto forma di spirale che si dispiega e si avvolge lungo la colonna vertebrale. Tutto ciò è accompagnato da riscaldamento, aumento della temperatura corporea e sensazione di dolore nelle zone ostruite.
È proprio mediante gli esercizi con il corpo che molti nodi nelle nadi vengono eliminati. Essi migliorano il flusso dei prana e dei bindu nelle nadi, e contribuiscono anche al ripristino delle nadi danneggiate. Perciò lo yogin deve studiare e praticare i vari esercizi per il corpo descritti nei testi tantrici. Questo è estremamente importante.
Secondo stadio — tummo (stadio del calore)
Nella kundalini-yoga, è il gradino successivo dopo che l’energia si è risvegliata. È lo stadio in cui l’elemento del fuoco si riscalda. Questo stadio è anche chiamato «tummo». Esso significa che la nostra pratica si è sviluppata, che ora l’elemento del fuoco, diventato forte, può muovere il vento attraverso le nadi, e il muco che ostruiva le nadi viene gradualmente essiccato da questo elemento del fuoco. Lo stadio del calore è in realtà uno stadio elevato nella kundalini-yoga. Si ritiene che, se lo realizzate in dodici anni, ciò sarà del tutto sufficiente. Questo significa che in seguito, a questo stadio, potrete muovere il vento soltanto con la coscienza.
Il fuoco tummo è la base dello yoga del calore, perciò bisogna visualizzarlo con la massima chiarezza, affinché questo calore compaia davvero. Se il praticante spera di ottenere un progresso sostanziale, deve conseguire una visualizzazione molto chiara e stabile.

Esistono due scuole principali: alcuni praticano tecniche che ricordano il kriya-yoga, lo shat-chakra-yoga, i pranayama e le mudra, mentre altri si dedicano alla visualizzazione, quando il vento viene introdotto nel canale centrale proprio mediante la visualizzazione. Noi quasi non utilizziamo la visualizzazione in quanto tale, ritenendo che tutto ciò che è costruito artificialmente, mentale, visualizzato o fabbricato non sia degno di attenzione. Sebbene altri abbiano la loro opinione al riguardo. Per noi, durante le kumbhaka e i pranayama, non è importante la visualizzazione, ma la presenza, poiché la capacità di contemplazione in qualsiasi tecnica e in tutto il resto è per noi il principio fondamentale.
Se lo yogin è capace di generare il calore tummo gradualmente e stabilmente, questo calore non diminuirà e il beneficio sarà incommensurabilmente grande. Anche se il tempo è estremamente freddo, lo yogin non deve indossare abiti di pelliccia. Quando invece fa molto caldo, non dovrebbe andare in giro nudo. Non dovrebbe avvicinarsi troppo al fuoco, stare sotto il sole cocente, soffiare in una grande tromba o respirare attraverso la bocca. Se un calore intenso si genera spontaneamente in una determinata parte del corpo, in tutto il corpo o tra la carne e la pelle, lo yogin deve sapere che questo è un segno dell’improvvisa accensione del fuoco del prana. Ma poiché questo calore non è stabile e presto scomparirà, non deve prestargli attenzione. Bisogna soltanto concentrarsi sul tummo nel canale ombelicale e cercare di introdurre i prana nel canale centrale.
Ostacoli sulla via del controllo dei prana
Prima di acquisire il controllo sui prana e diventare un vero yogin, capace di governare il vento, vi sono diversi problemi, per esempio nadi ostruiti e un basso livello di prana, il che significa che sono presenti desideri sessuali o desideri di cibo e tamas. Quando i nadi sono purificati, i desideri diminuiscono da sé, il respiro diventa raro, vi sentite sempre appagati. Se ogni giorno si pratica l’ashvini-mudra per trenta minuti e ci si nutre di cibo vegetariano non piccante, lo svadhisthana-chakra si purifica e allora il desiderio sessuale scompare.
Vi sono anche ostruzioni e karma nei chakra, perciò questi karma si manifestano quando il vento entra in uno qualsiasi dei chakra. Persino il destino o il carattere di una persona può cambiare a seconda del chakra in cui entrano i prana. Coloro che praticano lo shat-chakra-yoga lo sanno da sé: se vi concentrate a lungo su un chakra, in voi sorgono nuove qualità e il karma corrispondente.
Prima che tale stadio venga raggiunto, ci sono anche altri problemi, per esempio lo squilibrio del vento, particolarmente evidente in coloro che meditano molto con tensione, cioè la cui mente non è ancora divenuta serena. Lo squilibrio del vento significa che il vento non entra nel canale centrale, la mente lavora intensamente, non c’è serenità e i chakra superiori trascinano i prana da quelli inferiori. Questa è la “malattia” più diffusa (si potrebbe dire professionale), specialmente tra i seguaci dello zen o tra coloro che praticano una meditazione intensiva. Tuttavia, col tempo essa viene eliminata, se compare il controllo dei prana.
Il principio generale consiste nel mantenere sempre il vento concentrato nello yonisthana (tra l’ombelico e l’organo sessuale) e nel sentire questa zona sempre piena. Se invece il prana si condensa nella testa (nei chakra superiori) e allo stesso tempo si muove non lungo il canale centrale, ma lungo quelli laterali, allora semplicemente si disperde, vi sono perdite, e perciò nella meditazione ci sarà sempre torpore. Quando invece acquisiamo la padronanza dei prana, un tale squilibrio del vento non spaventa lo yogin. I suoi elementi e i suoi prana permeano armoniosamente tutti i canali, perciò egli sente una grande forza.

Sviluppo del vero calore tummo
Se lo yogin percepisce nel centro ombelicale un calore beato, che gradualmente si intensifica e comincia a diffondersi in tutto il corpo, deve sapere che questo è il vero calore tummo, che aumenta enormemente la produzione dei bindu rossi e bianchi.
Quando facciamo kumbhaka, mula-bandha, tiriamo l’apana verso l’alto. Quando facciamo jalandhara-bandha, spingiamo il prana verso il basso. Quando facciamo uddiyana-bandha, questi due prana si mescolano ed entrano nella sushumna. Quando lo facciamo ripetutamente, in manipura si accende il fuoco.
All’inizio questo elemento del fuoco può essere difficile da controllare, perciò si raccomanda allo yogin di bere latte con burro, affinché il fuoco non divori il suo corpo. Dopo qualche tempo si raggiunge il controllo dell’elemento del fuoco. Per esempio, se ci si concentra su manipura, l’elemento del fuoco gradualmente si placa, e si accende soltanto quando lo yogin lo desidera. Ma prima di ciò può esserci un appetito costante per circa due anni. Tuttavia, se si purificano i nadi, gradualmente il fuoco viene preso sotto controllo.
Poi esso cessa di essere localizzato in qualche punto della zona dell’addome e si distribuisce uniformemente in tutto il corpo come un calore piacevole e formicolante in qualsiasi stagione dell’anno. Quando questo calore è raggiunto, il vostro modo di meditare e di sognare cambia. Se prima c’erano tamas o inconsapevolezza nei sogni, perché di notte o nella meditazione il vento non raggiungeva i chakra o il canale centrale, ora tamas non c’è mai, perché il fuoco muove sempre liberamente il vento, perciò cambia anche la vostra sensazione interiore. Un tale yogin percepisce una grande forza vitale ed energia.
Se lo yogin esegue tutte queste indicazioni, ma comunque non riesce a sviluppare il tummo, deve fare più esercizi con il corpo.
Ho letto che lo yogin Govindan praticava il kriya-yoga, essendo di fatto per metà laico. Prestò persino servizio al Pentagono. Tuttavia praticava con grande zelo le kriya che gli aveva dato il suo Guru, lo yogin Ramayah. Lavorava otto ore al giorno e praticava per otto ore. Grazie a ciò realizzò la coscienza ininterrotta, o sonno senza sonno. Ciò significa che, se dedichiamo tempo sufficiente alle kriya o alla concentrazione e al governo del vento, questo stato non si perde.

Ora riguardo all’esperienza della beatitudine. In generale, le esperienze di beatitudine possono essere suddivise in quattro categorie. Se lo yogin sente che tutto il suo corpo è diventato morbido e liscio, se prova estasi e piacere toccando qualcosa, ciò indica che ha domato molte nadi nel corpo. Pertanto questo tipo di beatitudine è chiamato beatitudine delle nadi.
La beatitudine delle nadi sorge se praticate regolarmente asana, kumbhaka, osservate i precetti, preservate il vostro prana senza sprecarlo. Anche con la pratica della contemplazione le nadi si purificano grazie al fatto che il vento si muove costantemente verso l’alto lungo la sushumna.
Ascesa della kundalini ai chakra superiori
Dopo che la kundalini si è risvegliata, sale lungo la sushumna, sciogliendo i nodi nei grantha, finché non raggiunge la sommità del capo. Quando raggiunge la sommità del capo, nella meditazione appare una luce bianca nell’ajna-chakra, e nella sahasrara una luce dorata. Sorgono spontaneamente la chiaroveggenza, il ricordo delle vite passate o la visione di quelle future. Il corpo sottile può facilmente lasciare il corpo fisico nel samadhi attraverso questi due chakra, uscire da qualche parte, attraversare i muri, viaggiare per le strade. È una cosa normale se il vostro prana è risvegliato. A suo tempo mi divertivo in questo modo, quando mi annoiavo durante il ritiro.

Tuttavia la separazione del corpo sottile non è ancora ciò a cui bisogna aspirare nella kundalini-yoga. Quando ancora più prana sale lungo il canale centrale, lungo la sushumna, e noi generiamo ancora più bindu rosso, allora ancora più prana entra nella sahasrara. Il nettare comincia a riversarsi, e non semplicemente a gocciolare. Una brillante luce dorata appare nella brahmarandhra, e subito dopo sorge un vortice dorato che discende sullo yogin. Allora egli può dimenticare la kundalini-yoga e semplicemente trasferire la propria coscienza in questo vortice dorato discendente.
In questo modo entra in uno stato profondo di samadhi e vede il proprio corpo causale sotto forma di una sfera rotonda. All’inizio questo cerchio può apparire davanti agli occhi per qualche tempo, e poi scomparire. Può apparire diviso in tre parti, a metà. Oppure lampeggia nella sommità del capo. Poi appare semplicemente come polvere dorata. Se lo yogin vorrà unirsi subito ad esso, potrebbe anche non riuscirci.
Infine, quando il prana è sufficiente, potete immergervi in questo spazio. È simile alla morte, perché è un’esperienza di samadhi molto profonda. In questo momento tutte le vostre illusioni se ne vanno, e vi unite al karana-sharira (corpo causale). Il battito cardiaco rallenta completamente, e vi trovate oltre il nome e la forma. Questa è la vera liberazione grazie all’energia. Se riuscirete a essere consapevoli in questa luce, dimorerete come luce dorata in questo immenso spazio. Se invece la coscienza non è sufficiente, potrete spegnervi, e questo sarà un samadhi oscuro (jada-samadhi): non ci sarà respiro, tuttavia la vostra coscienza dormirà in questa luce. Si ritiene che cinque ore di permanenza in tale samadhi siano sufficienti per raggiungere la liberazione personale nella kundalini-yoga. A ciò precedono molte uscite del corpo sottile, il riscaldamento del corpo e il risveglio di vari tipi di energia kundalini.
In accordo con i tre canali, nella sushumna salgono tre tipi di kundalini. Attraverso il canale sushumna-nadi sale la kundalini grossolana, collegata al calore. Se sale alla testa, è spiacevole finché non si è purificata. Quando invece la vostra energia si purifica e passate al livello dell’elemento vento, allora il vento sale lungo il canale più sottile vajra-nadi: questo è il corpo astrale. Quando poi la vostra coscienza si purificherà ancora di più, l’energia salirà lungo la chitrini-nadi, lungo il canale che conduce la luce, e voi entrerete dolcemente nella luce senza processi grossolani.
Un tale samadhi e raggiungimento nella kundalini-yoga non è il conseguimento finale, è solo l’inizio. Naturalmente, è una liberazione in senso personale, liberazione della mente e dell’energia. Tuttavia, tornando nel corpo, vediamo che nel corpo ci sono elementi che non sono liberati; perciò, dopo aver raggiunto tale samadhi, lo yogin pratica per sollevare ancora più prana verso il sahasrara-chakra, e allora il nettare comincia a riversarsi come un grande flusso. Non come da un secchio, ma piuttosto intensamente.
Nel corso di due anni, se lo yogin non interrompe questo processo, tale nettare satura completamente tutti i canali del corpo. Quando questo nettare si riversa sui chakra, i chakra si riempiono di beatitudine; perciò sorgono diversi tipi di esperienze di beatitudine, e allora possiamo davvero conoscere che cosa significhino i cinque spazi nel corpo. Quando si parla di questi tipi di beatitudine, essi sorgono come risultato dell’unificazione del nettare.

Tipi di beatitudine nella kundalini-yoga
Si parla di due tipi di beatitudine. La beatitudine ascendente può essere sperimentata persino all’inizio, quando l’energia si risveglia e dà una sensazione di beatitudine nello svadhisthana-chakra e nel manipura-chakra. Il secondo tipo di beatitudine è la beatitudine discendente, che sorge in seguito al fatto che l’energia prima è salita e poi è discesa insieme al nettare. È proprio questo tipo di beatitudine a essere profondo e non duale.
Se la sensazione di beatitudine viene percepita in una determinata parte del corpo, simile alla sensazione che si prova quando una persona si gratta un punto che prude, ma questa sensazione è fugace e presto scompare, allora si dice che lo yogin sperimenta la beatitudine del prana.
Se la sensazione di calore o di estasi sorge simultaneamente in tutto il corpo o in una sua determinata parte, allora questa beatitudine è causata dall’aumento del bindu rosso.
Le sensazioni di beatitudine sono principalmente legate al bindu rosso. Il bindu rosso è la stessa cosa della kundalini-shakti, chiamata anche maharajas. È un’enorme energia rajasica, condensata nel coccige. Essa crea beatitudine quando si innalza e si unisce agli elementi nei chakra, e allora gli elementi e i chakra sembrano prendere vita, inizia la pulsazione dell’energia e il suo ribollire.
Se avete ricevuto l’iniziazione al sutra “dell’unità della beatitudine e della vacuità”, allora comprenderete certamente il principio dell’unione della vacuità e della beatitudine. Per vacuità si intende la presenza contemplativa, la nostra realizzazione della vacuità, la nostra coscienza vuota, che abbiamo coltivato grazie alla meditazione e alla consapevolezza. Quando una tale beatitudine sorge nel chakra, dobbiamo riconoscere la vacuità di questa beatitudine, come se letteralmente abbassassimo la coscienza in questa beatitudine e la trafiggessimo con questa vacuità. Allora sentiamo che la vacuità può essere non solo nella mente, ma anche nel corpo. Può spalancarsi in noi un certo tipo di spazio nella zona del cuore o nella zona dello svadhisthana-chakra. Questo spazio è saturo di grande energia.
Intensità della beatitudine e controllo del bindu
Se la sensazione di beatitudine è simile alla beatitudine lussuriosa dell’atto sessuale, intensa e penetrante in tutto il corpo, allora questa beatitudine, chiamata fuoco del calore che scioglie il bindu, può essere suddivisa, in base al grado di intensità, nei seguenti gruppi. Primo: se la beatitudine e il desiderio sono così intensi che è molto difficile trattenere il bindu, ciò viene chiamato beatitudine maschile.
Se l’energia sale con forza, essa ricorda l’energia del desiderio sessuale, poiché il desiderio sessuale e l’energia della kundalini sono la stessa energia. Se lo svadhisthana-chakra non è purificato, allora un tale desiderio, anche se era stato controllato, può intensificarsi per un certo periodo. A questo punto è assolutamente necessario liberarsi di tutti i pensieri impuri nella mente, purificare lo svadhisthana-chakra sedendo in padmasana, con l’ashvini-mudra e così via. Allora sarà energia pura, non colorata da alcun sentimento; semplicemente salirà e riscalderà il corpo. Se si ferma in questo centro e viene bloccata, allora la mente comincia a cedere e a generare intensamente diverse immagini.
Ho letto che uno Swami in India ebbe grandi problemi quando la sua kundalini si risvegliò. Non riusciva a sollevarla oltre lo svadhisthana-chakra. Pregò il Guru per tutta la notte, poi immaginò la Madre Divina, ma la sua mente sembrava impazzita. Sul punto quasi di perdere conoscenza, sentì che lo svadhisthana-chakra si era purificato e che l’energia era passata verso l’alto.

Se non vi è comprensione della contemplazione, la pratica della kundalini-yoga può confondere il praticante, perché mette a nudo i karma nascosti, dà molte esperienze e una grande forza alla mente. Perciò si presume che, prima di intraprendere una pratica seria, siamo già diventati contemplativi, che abbiamo una certa incrollabile fiducia nello stato naturale; perciò la nostra mente non vacillerà.
Se la beatitudine e il desiderio sono intensi, ma non tanto quanto nel primo caso, e per lo yogin è più facile mantenere il bindu sotto controllo, ciò è considerato beatitudine femminile. Se la beatitudine e il desiderio non sono così forti come nei primi due casi, e lo yogin controlla molto facilmente il bindu, ciò è chiamato beatitudine del genere neutro.
Coloro che hanno una buona connessione con lo yoga della kundalini potranno praticarlo nella sua interezza. Per chi ha difficoltà con i canali e i prana, sarà sufficiente sperimentare il grado del calore e prestare attenzione soltanto alla contemplazione. In ogni caso, quando pratichiamo lo yoga della kundalini, il principio della contemplazione è sempre più importante.


