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I quattro livelli del corpo: dall'umano al divino

28.06.2026
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I quattro livelli del corpo: dall'umano al divino

Combinando in questo modo l’esecuzione delle tecniche, la purificazione dei chakra, l’accumulo di prana, l’uso di preparati ayurvedici, la pratica del pranayama, delle asana e l’accumulo della forza vitale, potete sentire davvero che la vostra energia può essere diversa, che avete trasformato completamente il vostro corpo da un corpo umano ordinario e limitato in ciò che viene chiamato yoga-deha – il corpo yogico.

Esistono quattro livelli di corpi. Il corpo umano ordinario ha molti limiti, si ammala spesso e non vive troppo a lungo. Perciò è ragionevole trasformarlo in qualcosa di migliore. In che cosa? In un corpo yogico (yoga-deha).

In che cosa si distingue il corpo yogico dal corpo umano? Nel corpo yogico tutti i chakra funzionano bene, se non ci sono ostacoli e se praticate correttamente. In esso sono aperti i canali ida, pingala e sushumna, il vento vi circola liberamente e sale lungo il canale centrale, raggiungendo il sahasrara-chakra, saturando il cervello e suscitando il nettare dell’immortalità. Nel corpo yogico tutti i chakra sono purificati, non vi sono forti desideri, non vi sono dispersioni di energia. Un tale corpo è molto stabile, non è soggetto a ostacoli e malattie, vive a lungo, ed è sempre facile dimorare in esso.

Corpo yogico con chakra purificati, canali aperti e prana ascendente

Accade che ci svegliamo e abbiamo una tale pesantezza nella testa da pensare: «Sì, meglio dormire ancora». Questo è un esempio di come agisce non il corpo yogico, ma quello umano. Tutti conoscono questo stato. Il corpo yogico, invece, è colmo di forza vitale. In esso la persona, anche quando dorme, è consapevole di sé; l’energia kundalini si muove molto intensamente dal muladhara-chakra lungo il canale centrale. Nel corpo yogico il cervello viene costantemente saturato di energia vitale; perciò, quando una persona si sveglia, si alza con grande facilità, non ha tamas. Questo è almeno ciò che possiamo realizzare.

Lo stadio successivo dopo il corpo yogico è il corpo del siddha (siddha-deha). È un livello ancora più alto. Questo corpo non solo è purificato e contiene molta forza vitale, ma possiede un livello così elevato che in esso moltissimo prana si raccoglie nel canale centrale. E là dove si trovano i chakra, invece di essere nodi limitanti, nel luogo in cui si trovano i chakra si aprono le cinque saggezze, cioè cinque sottili spazi spirituali che donano capacità soprannaturali e forze creative.

Siddha-deha con prana nel canale centrale e spazi di saggezza dischiusi

Il corpo del siddha si distingue per il fatto che gli elementi che lo compongono non sono materiali; sono costituiti da energia sottile, perciò questo corpo non è più fisico, ma illusorio. È composto di aria sottile, di prana, sebbene possa essere percepito come reale e si possa toccare. A differenza di quello umano, può dissolversi e poi ricomporsi di nuovo. Si può saperne di più nella descrizione di Ramalinga Swamigal.

Siddha-deha come sottile forma pranica che si dissolve e si ricompone di nuovo

Il quarto tipo di corpo, che è molto raramente raggiungibile, ma esiste, è il divya-deha, o corpo della divinità. Questo non è nemmeno più un corpo, ma una concentrazione di pura luce che assume una forma illusoria. Un tale corpo può trovarsi in luoghi diversi, viaggiare nei mondi degli dèi ed essere non soggetto né alla morte né al tempo.

Divya-deha come pura luce in forma illusoria oltre la morte e il tempo

Il percorso della trasformazione e l’importanza di un atteggiamento attento verso l’energia

Nel processo della pratica spirituale, se parliamo del livello corporeo, ci muoviamo verso il trasformare il corpo umano in corpo yogico, il corpo yogico in corpo del siddha e, infine, il corpo del siddha in corpo della divinità. Chi invece non si prende cura del proprio corpo, non lo purifica, lo tratta con negligenza, è simile a una persona che ha perso la memoria e non sa essa stessa che cosa sta facendo. Semplicemente dissipa la forza vitale, e quando tutta la forza vitale sarà dissipata, dovrà rinascere per ottenere un altro corpo.

Il santo siddha Gorakshanath diceva che in una sola notte si può ridurre la durata della vita di dodici anni, cioè con qualche azione negligente si possono permettere perdite di energia molto grandi. Perciò lo yogin vive con grande attenzione. Non ammette desideri forti, non ammette dispersioni, conosce sempre il proprio senso della misura e procede nella vita entrando in contatto e interagendo con le energie con molta cautela. Grazie a ciò, l’equilibrio delle sue energie è sempre positivo. Invece di dissipare la propria energia, egli la accumula gradualmente. E la accumula finché non si crea un certo surplus. Ottenere un tale surplus è il compito iniziale nella pratica spirituale dello yoga.

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