«Per esempio, se in una vita precedente una persona era abituata a uccidere, sarà incline a uccidere anche in questa vita. Se era abituata ad appropriarsi di ciò che appartiene agli altri, sarà incline al furto. Perciò alcune persone, fin dalla più tenera infanzia, uccidono i vermi e le mosche che capitano loro sotto gli occhi. Una simile propensione a uccidere corrisponde alle azioni da loro compiute quando in passato erano assassini».
Coloro che praticano la caccia e la pesca, nel bardo sperimenteranno un karma in cui saranno braccati, verrà versato loro piombo fuso in gola oppure saranno fatti a pezzi. Questa è la conseguenza del karma dell’uccisione accumulato. In altre parole, hanno creato determinate cause che li hanno aperti ai mondi inferiori.
Nel mondo sottile esistono vari spiriti, alcuni dei quali sono chiamati spiriti punitivi. Gli spiriti punitivi sono coloro che possiedono forti klesha, sono legati ai mondi inferiori e provano piacere nel tormentare gli esseri viventi. Per loro non vi è gioia più grande che eseguire una punizione. Come avviene l’esecuzione della punizione? Nel corpo sottile della persona, nel subconscio, nel mondo astrale, i suoi karma e bhava impuri sono visibili sotto forma di impronte, e gli spiriti li vedono perfettamente, il che conferisce loro il diritto di eseguire la punizione. Allora, con tutta la loro furia, assalgono quest’anima e infliggono tale punizione finché il corpo sottile della persona non si libera da determinati klesha e non cambia.
L’influenza delle azioni passate sulla vita presente
«A causa dell’influenza delle azioni passate, tutte le persone nascono diverse. Alcune sono inclini a uccidere, altre a rubare, mentre altre ancora non sono affatto inclini a simili azioni, perché amano compiere buone azioni. Tutte queste inclinazioni sono residui dei karma precedenti o, in altre parole, una conseguenza corrispondente alle azioni compiute in passato. Perciò si dice: per sapere che cosa hai fatto nella vita passata, guarda come sei ora; per sapere dove nascerai in futuro, guarda che cosa fai oggi».

L’indicazione del luogo della prossima nascita è lo stato interiore di consapevolezza, che si manifesta anche sotto forma di prana, di comportamento e di azioni. Affinché un’impronta karmica maturi, sono necessari molti fattori; ciò significa che una determinata azione karmica non conduce necessariamente e in modo univoco a determinati risultati. Da un punto di vista più elevato, un’azione karmica vi apre a una certa energia, e questa energia agisce su di voi in conformità al vostro flusso di karma sottili, alla prarabdha, al dharma-karma, al manasa-karma, al buddhi-karma e al bhagavata-karma.
Fattori di maturazione dei risultati karmici
Affinché un risultato karmico maturi, sono necessari molti fattori. Il primo è la motivazione. In altre parole, moltissimo dipende dalla motivazione. Se un’azione viene compiuta con una motivazione pura, ciò significa che il risultato karmico si attenua. E viceversa, se l’azione viene compiuta con una motivazione corrispondente, ciò significa che il risultato karmico si manifesterà pienamente. È inoltre molto importante la successiva valutazione dell’azione compiuta. Se, dopo aver compiuto l’azione, sorgono un senso di soddisfazione e il desiderio di ripeterla ancora una volta, la conseguenza cresce fino a raggiungere la sua piena forza e produce semi. Se invece hanno luogo il pentimento, il riesame, l’autoliberazione e la valutazione dell’azione come qualcosa che non deve essere compiuto nuovamente, tale azione viene purificata e scompare completamente o parzialmente, a seconda della profondità del pentimento o del riesame della valutazione, ossia a seconda che si sia riusciti a penetrare fino al livello dei samskara da cui le azioni hanno avuto origine.
Il pentimento non è sempre efficace. Se ci si pente in modo superficiale e formale, non si riuscirà ad attenuarne completamente le conseguenze. Anche l’autoliberazione non è sempre efficace, se non sei un maestro dell’autoliberazione, se le tue azioni non sono ancora una danza né una lila. Perché? Perché i samskara sottili, come la rabbia, l’attaccamento e altri, si trovano nelle profondità del subconscio. Per autoliberarli, occorre, praticando il pentimento e compiendo una rivalutazione, penetrare allo stesso livello dei samskara. Se i samskara agiscono dal livello del sonno con sogni, devi penetrare nel tuo subconscio fino al livello del sonno con sogni, per compiere l’autoliberazione e cancellare completamente il risultato karmico. Perciò vengono spesso impartiti insegnamenti come questo: «Anche se la mia mente è sconfinata come il cielo, la mia condotta è accurata e scrupolosa come farina finemente macinata». Ciò significa che, qualunque cosa pensiamo della nostra autoliberazione e della nostra presenza, per quanto immenso sia il nostro orgoglio divino, dobbiamo osservare con grande attenzione i principi di condotta, i samaya delle relazioni e i vari principi yogici nella vita quotidiana.
Nella comunità del Buddha c’era un monaco che insultava continuamente gli arhat con parole come: testa di montone, grugno di maiale, testa di toro e così via. Di conseguenza, rinacque come un mostro acquatico a diciotto teste, un mostro genetico, poiché questi karma sottili si scontravano con la coscienza santa e producevano istantaneamente impronte potentissime al livello dei samskara del subconscio. Al momento della rinascita, la sottile goccia creativa fu plasmata proprio in una simile forma mutante.
Le inclinazioni karmiche e le loro manifestazioni
«La condotta di ogni essere corrisponde alle sue azioni passate. Questo vale anche per gli animali. I falchi e i lupi amano uccidere, mentre i topi amano rubare».
Se in questa vita qualcuno insegna, ciò dimostra chiaramente che possiede i samskara corrispondenti, vale a dire che non accade senza motivo. In altre parole, nel suo corpo sottile si sono accumulati i karma dell’insegnamento. Se insegna bene, significa che non è la prima vita in cui lo fa, poiché nessuno può insegnare senza possedere samskara, senza aver prima creato meriti sotto forma di cause ed effetti. Se qualcuno in questa vita crea capolavori e ha aperti i chakra nella zona delle mani, ciò significa chiaramente che ha creato un numero sufficiente di cause per invocare Vishvakarman nel proprio corpo. Se in questa vita qualcuno dirige, significa che proviene dal mondo celeste dei trentatré dèi, dal mondo celeste di Indra, e che il bhava della divinità gli permette di dimorare nella chiarezza e guidare gli altri. Ciò significa che possiede il karma di un deva: assumersi la responsabilità, porsi a capo del mandala, avere chiarezza ed essere più saggio degli altri per poterli guidare. Se qualcuno vigila sulle regole e sui principi, custodisce i fondamenti, mantiene l’equilibrio nel sangha o altrove, significa che possedeva già il karma corrispondente. Per esempio, era un aiutante di Yamaraja o di Dharmaraja e vigilava sull’osservanza della legge di causa ed effetto, oppure era un kinnara e sorvegliava l’equilibrio dell’universo, assicurandosi che gli esseri viventi non violassero le leggi che conducono a catastrofi cosmiche o ecologiche globali; in altre parole, aveva il dharma di possedere chiarezza nel mantenimento dell’equilibrio.

Se qualcuno si comporta in modo ignobile, offensivo e privo di tatto, significa che in passato ne ha creato le cause. Vale a dire che era una persona temeraria, un brigante, un brahmarakshasa, un asura che non riusciva mai a comprendere gli altri e non pensava neppure di farlo, che considerava sempre le proprie qualità più importanti di quelle altrui ed era abituato ad agire lanciando sfide. Sono chiaramente samskara non autoliberati che rimandano alle vite passate. Se non si riuscirà ad autoliberarli neppure in questa vita, tutto ciò continuerà anche nelle incarnazioni successive.
Contemplazione e pacificazione dei klesha
La vostra pratica della contemplazione diventa veramente efficace quando vi liberate dai samskara. In altre parole, se siete in grado di pacificare i klesha, questo è un indicatore della vostra pratica. Si dice: «Se la contemplazione non porta alla pacificazione dei klesha, una simile contemplazione non vale nulla». La pacificazione dei klesha è un indicatore del fatto che la vostra contemplazione è corretta. Non è che i klesha rimangano e voi pensiate: «Sono nella presenza, non c’è nulla di grave, i miei klesha sono diventati saggezza». Quando i klesha diventano saggezza, cessano di essere klesha e vengono completamente sublimati nella visione pura. La vera contemplazione consiste nel fatto che, indipendentemente dal fatto che si applichino i metodi di trasformazione del tantra oppure il metodo del «lasciare tutto così com’è» e dell’autoliberazione, i klesha devono inevitabilmente subire una trasformazione. Devono inevitabilmente essere pacificati e introdotti nel mandala della contemplazione. Se una persona è soggetta a irritabilità, ira, linguaggio inappropriato, sconforto, angoscia o altri stati negativi, ciò indica che la sua pratica, in realtà, non funziona. Presenta lacune specifiche e grandi difficoltà spirituali proprio nella contemplazione. Ha tralasciato o non chiarito un punto molto importante, la meditazione non è stata ricongiunta alla vita, oppure non è stato raggiunto nemmeno il primo livello della contemplazione. Quando i samskara o i klesha la pongono in una situazione di stallo o difficile, i prana agitati e i samskara che innescano questi prana agitati distruggono completamente la sua presenza e tutte le sue sankalpa vanno perdute. Se ciò accade, lo yogin deve studiare i testi più e più volte, ascoltare le lezioni, rivolgersi al maestro chiedendogli di chiarire il principio della contemplazione e quello dell’autoliberazione, comunicare con i monaci che li hanno padroneggiati e lavorare ripetutamente su questo, finché non riuscirà finalmente a soggiogare i klesha.
Perché è importante? Perché equivale a subire uno shock nel bardo o a precipitare in un grembo in uno dei mondi inferiori. Si dice che, quando una persona viaggia nel bardo, a un certo punto commetta un passo falso; come un uccello che cade in una trappola, così anche un essere vivente nel bardo prima o poi commette un errore. Perché i praticanti inesperti rinascono nel bardo? Perché vivono a lungo nel bardo come spiriti, poi commettono un errore e finiscono in una situazione astrale dalla quale non riescono a uscire; la loro mente si addormenta e si ottenebra. Quando la loro mente si ottenebra, compiono una scelta inconsapevole, per esempio entrano in una fessura o nella cavità di un albero per nascondersi da un pericolo immaginario, oppure ribollono d’ira. Questo errore fa sì che si ritrovino nel grembo di un cane, di un orso, all’inferno e così via. L’errore consisteva in un temporaneo ottenebramento della coscienza. Se invece si tratta di un praticante esperto, mantenendo la presenza, non permetterà che la coscienza si ottenebri.

Esperienze corrispondenti alla causa
«Esperienze corrispondenti alla causa.
Poiché in passato hai ucciso, vivrai poco e soffrirai di numerose malattie. Alcuni neonati muoiono appena nati: questa è la conseguenza dei loro peccati precedenti».
Ciò dipende anche dalla gravità dell’azione. Se si tratta dell’uccisione di un piccolo insetto, di una zanzara, che non impressiona la mente e non è rapportabile alle dimensioni umane, allora non è un karma forte. Se invece si tratta dell’uccisione di qualcosa di più grande, naturalmente ciò peggiora il karma della persona. Al contrario, si ritiene che, se si vuole aumentare la durata della vita o guarire, vari testi del tantra e dell’ayurveda raccomandino di distribuire cibo agli animali, salvare animali, uccelli e pesci destinati alla macellazione e liberarli. In effetti, tutta la vita del praticante dovrebbe consistere nell’accumulare meriti, non soltanto mediante il pensiero positivo, ma anche mediante azioni positive.
Per esempio, quando svolgete un servizio nel monastero, è molto importante essere consapevoli di questo principio. Bisogna pensare: «Non sto lavorando, ma sto facendo un’offerta, accumulando meriti al cospetto dei santi, dei siddha e del Dharma». Quanto più numerosi sono i meriti accumulati nel mondo relativo, tanto più rapidamente avviene la vostra crescita spirituale, perché entrate in contatto con energie sottili più elevate. Particolarmente propizio è il merito acquisito nei confronti dei santi, naturalmente se viene mantenuto il samaya corretto. Non pensate che tutto sia determinato soltanto dalla coscienza e che il mondo intero sia un’illusione. In senso assoluto è così, ma dipendiamo dalle cose esteriori e dal mondo esterno molto più di quanto ci sembri.

Tipi di azioni karmiche
Domanda: Guruji, ho letto in un libro che esistono tre tipi di azioni: azioni che producono karma positivo, azioni che producono karma negativo e azioni che producono l'incrollabile. Potrebbe spiegare che cosa significa?
Per quanto riguarda il karma negativo, ne abbiamo appena parlato, quindi è tutto chiaro. Un'azione che produce karma positivo è un'azione che suscita nelle persone una sensazione benefica e le conduce a uno stato meditativo, per esempio: realizzare una statua di Gorakshanath, dipingere un'immagine, scrivere un bhajan, fare un'offerta ai santi e ai siddha, creare un legame con il mondo dei siddha, diffondere il Dharma, risvegliare e purificare le menti degli altri, offrire semplicemente aiuto in qualsiasi modo, diffondere la visione pura, servire i praticanti in ritiro. Chi si dedica al servizio dei praticanti in ritiro accumula karma positivo e, perciò, sarà sostenuto ogni volta che praticherà a sua volta in ritiro, nonché nelle vite successive. Le azioni benefiche sono tutte quelle che connettono ai mondi superiori. Tali azioni prolungano la vita, migliorano la salute e assicurano una rinascita favorevole nella vita successiva. Non è possibile rinascere nel mondo degli dèi di Brahma soltanto grazie alle azioni karmiche e ai meriti, poiché a tal fine sono necessarie una contemplazione sviluppata e il dhyana. Nelle terre pure, invece, è possibile rinascere semplicemente grazie al servizio e all'accumulazione di meriti. E se non si tratterà di una rinascita nelle terre pure, potrà essere una rinascita in una comunità di praticanti dal karma divino, dove non vi sono ostacoli, dove si incontrano facilmente l'insegnamento e il maestro e dove vi sono condizioni favorevoli, ecc. In altre parole, le azioni benefiche sono tutte quelle che attivano nei vostri canali il deva-bhava, un sentimento elevato. E noi, in quanto monaci, dobbiamo colmarci di azioni che suscitino in noi sentimenti elevati ininterrottamente, costantemente.
Domanda: Dica, quando si raccolgono donazioni, si accumulano meriti?
Sì, si accumulano. Ma se, dopo aver raccolto le donazioni, vi comprate una torta e la mangiate da soli, senza neppure offrirla e per di più in uno stato di inconsapevolezza, questo è il karma degli spiriti affamati. Se invece consegnate le donazioni all'amministratore, che le distribuisce, e con esse, per esempio, viene commissionata la statua di un santo oppure viene costruito un tempio o una sala dove i laici praticheranno in ritiro, allora questa è senza dubbio un'accumulazione di meriti.
C'è un racconto al riguardo. Un guru vide un pesce disteso a terra. Quel pesce veniva divorato da una moltitudine di pesciolini. Egli si concentrò, penetrò nei samskara delle vite passate e scoppiò in lacrime, dicendo:
– Siate molto prudenti con le donazioni, specialmente con quelle offerte personalmente e legate a delle promesse.
I discepoli gli chiesero:
– Che cosa è successo?
Egli disse:
– Sapete chi era questo pesce in passato? Era un guru che praticava l'espulsione degli spiriti e si dedicava alla guarigione. Era molto potente e saggio. Gli bastava guardare una persona perché gli spiriti maligni la abbandonassero immediatamente. Ma quando gli chiedevano di eseguire il trasferimento della coscienza, accettava le donazioni e poi si limitava a dire «phat», perché in realtà non conosceva la pratica del trasferimento della coscienza. E per questo motivo è rinato in tale forma.

Le malattie come conseguenza del karma
«Vi sono persone che, dall'infanzia fino alla vecchiaia, soffrono di numerose affezioni. Ciò si spiega con la maturazione delle azioni che hanno compiuto in passato, quando privavano della vita o tormentavano gli esseri viventi. Queste persone non devono pensare a come guarire il più rapidamente possibile, bensì pentirsi dei peccati passati e fare voto di non ripeterli in futuro».
Quando una persona si ammala, cerca di curarsi con le medicine e di ricorrere ad altri metodi di guarigione, pensando che tutto dipenda dagli organi. Ma in realtà la malattia che insorge negli organi è soltanto una conseguenza. Se conoscete la teoria del kundalini yoga e percepite il flusso del prana nel corpo, dovreste saperlo. Le malattie degli organi insorgono quando si verifica uno squilibrio nel chakra, quando nei chakra mancano gli elementi della terra, dell’acqua e del fuoco. E perché nei chakra mancano la terra, l’acqua e il fuoco? Perché esistono alcuni ostacoli sottili che provocano lo squilibrio.
Secondo alcune concezioni, in particolare nella medicina taoista, nel corpo umano vi sono tre spiriti maggiori e otto spiriti minori, legati agli organi. Si tratta di klesha impuri e non domati, di energie che hanno acquisito una personificazione. In determinati giorni, secondo l’astrologia, questi spiriti salgono in cielo e riferiscono al custode dei destini, Chitragupta, tutte le cattive azioni e le trasgressioni commesse dalla persona, affinché la sua vita venga abbreviata. Perché vogliono farlo? Vogliono liberarsi quanto prima dal corpo e acquisire un’esistenza indipendente. Questi spiriti (prana impuri personificati) sono presenti nel corpo energetico e sottile dell’essere umano. Nel corso della pratica, lo yogin purifica questi prana, li doma, li sottomette completamente e li dissolve. Ma finché una persona non lo fa, essi rimangono nel suo corpo.
Domanda: «Guruji, potrebbe commentare la seguente situazione: si accumula karma se si calpesta accidentalmente un piccolo essere vivente senza vederlo, cioè se il proprio corpo danneggia un essere vivente, ma ciò avviene inconsapevolmente?»
Se l’essere vivente è piccolo, l’impronta mentale è insignificante, non vi è una motivazione negativa ed è presente un elemento di autoliberazione o di pentimento, allora il principio del karma è minimo. Ciononostante, bisogna sempre cercare di essere attenti.

Domanda: «Guruji, ho letto che alcuni santi sottolineano che persino l’accumulo di karma positivo distrae dalla pratica. Le persone pensano: “Continuerò ad accumulare meriti e poi praticherò”. Vale a dire che, talvolta, persino l’accumulo di karma positivo può essere dannoso nel senso che, se rimandi la pratica, nella vita successiva nascerai in condizioni tali da avere tutto e quindi non avrai neppure voglia di praticare. Non avrai alcun problema e godrai di ottima salute. Pertanto, riporre le proprie speranze nella vita successiva non è sempre corretto».
L’accumulo di meriti e la pratica contemplativa
In realtà, qui se ne parlava in un altro contesto. Si parlava dei laici impegnati nel pio accumulo di meriti, non dei praticanti. Questi maestri si rivolgevano precisamente ai laici, dicendo loro: «Siate buoni, praticate il karma yoga, costruite, donate, amate; non dovete rinunciare al mondo, non dovete praticare: siate semplicemente buoni». Si intende che, se ti limiti a essere buono e ad accumulare karma positivo, senza però praticare la contemplazione e la consapevolezza, ciò diventerà effettivamente un ostacolo alla liberazione. Noi, invece, parliamo in un contesto completamente diverso: parliamo dell’unità tra la presenza contemplativa e l’azione connessa all’accumulo di meriti. Dunque la differenza è enorme, come tra il cielo e la terra.
Come antidoto al karma negativo, bisogna cercare di accumulare meriti, evitare le azioni non virtuose e così via. Poiché in passato ti sei appropriato di ciò che apparteneva ad altri, soffrirai la povertà. Anche se riuscirai a raggiungere un certo benessere, sarai rapinato o derubato, oppure i tuoi beni finiranno in altro modo nelle mani di un nemico. Perciò, coloro che non possiedono nulla non devono compiere sforzi enormi per arricchirsi, bensì cercare di acquisire almeno una scintilla di meriti virtuosi.
Di solito, le persone mondane ritengono che sia necessario lavorare duramente per arricchirsi. Tuttavia, molte di loro non vi riescono, nonostante lavorino duramente.
Una volta dissi a una persona: «Guarda! Hai lavorato per tutta la vita, ma che cosa possiedi alla fine? Non possiedi nulla. Forse c’è qualcosa che non va, forse devi cambiare la tua filosofia». Per tutta la vita aveva pensato che fosse necessario lavorare, mentre io continuavo a dirgli che bisognava cambiare la coscienza. Gli dissi: «Guarda, la tua filosofia non funziona, quindi prova almeno, come esperimento, a generare un altro bhava».
Per cambiare la coscienza, bisogna generare l’attitudine di chi dà, di chi dona. Questo è il principio dell’accumulazione dei meriti. Se una persona accumula meriti, comincia automaticamente ad assumere lo status di una divinità che dona, protegge e si prende cura degli altri, e lo status di divinità sul piano mondano presuppone la ricchezza.

Se in passato non hai dimostrato generosità, cosa che ti avrebbe assicurato la ricchezza in questa vita, ora nessuno sforzo potrà aiutarti. Immagina quante ricchezze riescono ad accaparrarsi rapinatori e ladri in una sola volta. Se fossero sempre fortunati, sulla terra non ci sarebbe abbastanza spazio per accumulare il loro bottino. Tuttavia, coloro che praticano un simile mestiere finiscono per morire di fame.
Nel nostro mondo delle azioni karmiche, tutto ciò che fai in gioventù si manifesterà perlopiù in seguito, nella stessa vita, mentre in circostanze particolari le conseguenze possono sopraggiungere anche immediatamente. Perciò, se nella speranza di arricchirti pratichi un commercio disonesto, rubi e così via, ossia agisci in contrasto con i tuoi desideri, non uscirai dal mondo dei preta per molti kalpa, e anche in questa vita farai in tempo a sperimentare le conseguenze delle tue azioni non virtuose. Diventerai sempre più povero e infelice. Anche se ti rimarrà qualche mezzo, non riuscirai a goderne. Più acquisisci, più intensamente avverti la tua povertà e il tuo bisogno. E la colpa è della tua avidità. La tua ricchezza diventa la causa di ulteriori azioni non virtuose.
In altre parole, la causa è la mente, che in seguito a tali azioni si contrae sempre di più. Si chiude in se stessa e, di conseguenza, si disconnette completamente dalla Fonte suprema.
Le conseguenze karmiche delle azioni non virtuose
Si dice che la conseguenza della dissolutezza a cui una persona si è abbandonata consista nell’avere una moglie brutta, pigra e malvagia. Di solito spieghiamo i litigi, le dispute e l’antipatia reciproca tra i coniugi con un brutto carattere. Invece di odiarsi a vicenda, i coniugi devono comprendere che il loro cattivo karma è maturato ed essere tolleranti.

Per un monaco non è la cosa peggiore. Forse è persino un bene, perché in questo caso si può diventare monaco più rapidamente.
Ma in realtà questa è una conseguenza che si manifesta come un’esperienza corrispondente alla causa: le azioni dissolute compiute in passato.
Che cosa significa «azioni dissolute»? È la lussuria nella mente e nel corpo che, non essendo controllata, destabilizza lo stato di consapevolezza, ostruisce le nadi, fa perdere il prana, abbassa l’apana-vayu, induce la mente a contrarsi e la rende ottusa e primitiva.
A causa della menzogna, che si manifesta come un’esperienza corrispondente alla causa, subirai spesso gli attacchi e gli inganni degli altri. Perciò, se sopporti rimproveri e accuse immeritati, devi comprendere che questa è la conseguenza delle menzogne che hai detto in passato. Non nutrire odio verso coloro che ti biasimano, non litigare con loro, ma rallegrati e sii loro grato perché ti aiutano a liberarti dalle conseguenze di molte azioni non virtuose.
Una persona comune non è in grado di penetrare le sottigliezze del karma; le leggi di causa ed effetto le sono ignote. Non controlla gli eventi e pensa che accadano da soli, ma naturalmente non è così. Prima che un evento si verifichi, è già stato pianificato da tempo ed esisteva nel corpo sottile. Il samskara attendeva soltanto una disposizione favorevole dei fattori astrologici, determinati flussi karmici oppure l’arrivo delle divinità che governano il karma e degli spiriti accompagnatori, per dispiegare questa situazione. Nel corpo sottile, questa situazione era già stata preparata con cura per lungo tempo dagli dèi, dai deva interiori. Poi essa si dispiega e la persona pensa: «Perché è successo? Come ha potuto accadere?». Ma esisteva sotto forma di una traccia causale informativa nascosta e si è dispiegata perché questa traccia è entrata in risonanza con circostanze divenute favorevoli per far emergere questo karma e renderlo manifesto.
Il nemico come maestro
Il nemico che ti ripaga con il male per il bene ti aiuta nella pratica. I suoi meritati rimproveri agiscono su di te come una frusta che ti indirizza verso la virtù.
Se riuscite ad applicare la visione pura quando sentite qualcosa di negativo, liberate i samskara. Se applicate la presenza autoliberante, i samskara si liberano, anche se vi limitate a trasformarli con il metodo della pratipaksha-bhavana, generando l’atteggiamento opposto e pensando: «Mi sta aiutando nella pratica. In realtà è un mio grande amico. Chi altro mi allenerebbe in questo modo?». E allora avete la possibilità di cancellare rapidamente le vostre tracce karmiche. Se invece non applicate né la nuda consapevolezza, né la visione pura, né la visione di tutto come lila, non lo ringraziate pensando che vi stia aiutando nella pratica, ma prendete la situazione sul serio e ci “cascate”, allora questa è, naturalmente, l’opzione peggiore: siete completamente prigionieri del karma.

Il nemico è un maestro che distrugge l’attaccamento e il pregiudizio. Comprendi che è così benevolo verso di te che hai nei suoi confronti un debito non ancora saldato.
Qui si dice che il nemico, l’avversario, il malevolo è il miglior guru, che con metodi vajra, ossia irati, distrugge le tue illusioni. Come si potrebbe non essergli grati? Forse saresti stato costretto a reincarnarti ancora un paio di volte, mentre lui, sacrificandosi, si assume il tuo cattivo karma, pur di permetterti di liberartene.
Conseguenze delle azioni non virtuose della parola
La conseguenza della calunnia non consiste soltanto nel fatto che tra i tuoi seguaci o servitori non vi sarà concordia, ma anche nel fatto che si ribelleranno contro di te. Per esempio, se sei a capo di un monastero, i tuoi monaci non andranno d’accordo tra loro; se sei un funzionario, non andranno d’accordo i tuoi assistenti; se sei un capofamiglia, i tuoi servitori. Per quanto tu li ammonisca, non ti ascolteranno né ti obbediranno.
Ne consegue che in questi casi devo pentirmi.
Poiché in passato hai pronunciato parole offensive, sentirai sempre discorsi ingiuriosi. Inoltre, anche le tue parole saranno percepite come un pretesto per litigare. Gli insulti sono la più grave tra le azioni non virtuose commesse con la parola. Persino un proverbio dice: «Le parole non sono frecce né spade, ma possono ferire a morte la mente». Gli insulti suscitano istantaneamente l’ira negli altri. Ma, cosa ancora peggiore, se insulti una persona santa anche con una sola parola, non potrai uscire dall’inferno per molte reincarnazioni.
Dovete essere sempre molto sensibili ai principi del samaya nelle relazioni, perché siete tutti legati a livello subconscio e costituite tutti un unico mandala. Nei mondi degli dèi il principio del samaya è fondamentale. Lì non si vive insieme perché tutti risiedono nello stesso quartiere o hanno la cittadinanza dello stesso Paese, né perché appartengono a un partito politico o condividono interessi comuni, ma perché esiste un’onda comune di coscienza, il principio del samaya, un legame spirituale. Nei mondi degli dèi il principio del samaya, ossia il principio del mantenimento della purezza del legame spirituale, è molto importante. Si dice che, se qualcuno viola il principio del samaya, anche gli altri dèi cominciano a soffrire o ad ammalarsi. Allora, grazie alla loro vista divina, scoprono chi sta contaminando il samaya o dove stanno sorgendo degli ostacoli, ed eliminano questo squilibrio. Gli dèi superiori, custodi dell’equilibrio dell’universo, individuano dove il principio è stato violato e pongono immediatamente rimedio a tale violazione. Questi dèi sono chiamati kinnara o kimpurusha. Anche voi dovete aver cura che nel sangha, in quanto mandala, si mantenga questo equilibrio e, naturalmente, non compiere mai azioni che lo violino.
Impara a parlare sempre con cortesia. Ricorda soprattutto che non è sempre facile riconoscere i santi e i bodhisattva. Perciò sarà meglio se imparerai a trattare tutti come esseri puri, a parlare dei loro meriti e a lodare le loro buone qualità. Si dice che biasimare o insultare un bodhisattva comporti una punizione più grave dell’uccisione di tutti gli esseri dei tre mondi.
Si racconta che un giorno Bodhidharma incontrò l’imperatore della Cina. Non fu riconosciuto come un santo e alcuni funzionari arrivarono persino a insultarlo. Quando un funzionario imperiale insultò Bodhidharma, questi disse: «Sarai punito per questo insulto e morirai tra dodici giorni. Ma io posso guarirti». Il funzionario si adirò e lo colpì. Bodhidharma disse: «Allora morirai tra sei giorni». Il funzionario rise e lo colpì di nuovo. Bodhidharma disse: «Allora morirai tra tre giorni». Il funzionario lo colpì ancora una volta e Bodhidharma disse: «Allora morirai proprio oggi». Il funzionario sputò, non disse nulla e se ne andò. Quello stesso giorno lasciò il corpo. Ciò non avvenne perché Bodhidharma lo avesse maledetto o praticasse la magia nera. Accadde naturalmente, perché fu punito dalle proprie divinità interiori. Il funzionario non possedeva la chiarezza necessaria per vedere lo spirito di Bodhidharma, la sua coscienza risvegliata, ma le divinità interiori sono dotate di chiaroveggenza e quindi vedevano la coscienza risvegliata di Bodhidharma. Poiché le divinità interiori vigilano sulla legge del karma, premiano o puniscono l’essere umano e il corpo umano non costituisce per loro alcuna limitazione, dato che si prendono cura dell’anima, inevitabilmente furono le sue stesse divinità interiori a pronunciare una simile sentenza; perciò il suo karma fu purificato all’istante.

Conseguenze karmiche nelle condizioni esteriori
La conseguenza delle chiacchiere vane non consiste soltanto nel fatto che le tue parole non avranno alcun peso, ma anche nel fatto che perderai la sicurezza e la fiducia in te stesso. Le persone non ti crederanno, anche quando dirai la verità, e non oserai mai parlare davanti a una grande assemblea.
La conseguenza che matura sotto forma di condizioni esteriori. In conseguenza dell’omicidio rinascerai in una terra desolata e cupa, piena di gole e precipizi pericolosi per la vita. In conseguenza dell’appropriazione dei beni altrui nascerai in terre in cui i campi sono costantemente colpiti dal gelo e dalla grandine, i frutteti non danno frutti e regna la carestia. In conseguenza della dissolutezza vivrai in luoghi ripugnanti, tra escrementi e letame, in paludi fangose e in zone malsane. In conseguenza della menzogna il tuo benessere sarà instabile, la mente agitata e l’ambiente circostante nasconderà sempre una minaccia. In conseguenza della calunnia vivrai tra gole rocciose impervie. In conseguenza degli insulti rinascerai in una regione aspra, dove ovunque vi sono soltanto rocce, massi e piante spinose. In conseguenza delle chiacchiere vane rinascerai in una terra sterile, dove, per quanto si lavori, non crescerà nulla e l’alternarsi delle stagioni sarà imprevedibile e inaffidabile. In conseguenza dell’avidità rinascerai in una regione dai raccolti scarsi e dovrai affrontare molte difficoltà a causa delle cattive condizioni ambientali.
Perché accade questo? Perché durante le azioni, le parole o i pensieri si verifica un’emissione di energia. Questa emissione di energia è bassa o non autoliberata e apre la coscienza dell’essere umano ad altri mondi: mondi duri, collerici e furiosi. Attraverso il corpo sottile si instaura un legame karmico con questi mondi, e allora gli spiriti o le divinità che li governano prendono nota della persona. La memorizzano, ossia in essa vi è un marchio che dice loro: «Questa persona è dei nostri. Quando il suo karma umano si esaurirà, avremo il diritto di rivendicarla». Un simile marchio è il samskara. Quando una persona si trova nel bardo, tale marchio nel suo corpo sottile è visibile agli spiriti o alle divinità del luogo. Essi inviano i propri messaggeri nel bardo, dicendo: «Questa persona, mentre era in vita, ha fatto questo e quello. Abbiamo dei diritti su di lei, dobbiamo invitarla da noi». Se si tratta dei mondi inferiori, in che modo vi si viene invitati? Ti agganciano con un uncino, ti mettono un cappio al collo e ti trascinano via.
Naturalmente, quando una persona accumula meriti e compie buone azioni, crea un legame astrale con i mondi superiori, e gli spiriti e le divinità prendono nota di lei. Anche nel suo corpo sottile sono presenti segni corrispondenti. Allora essi dicono: «Durante la sua vita ha compiuto questo e quello, quindi ha il diritto di entrare nella nostra dimora». Spesso si verifica una scena del genere: quando una persona possiede entrambi i tipi di karma, ossia i segni di mondi diversi, possono rivendicarla contemporaneamente sia gli spiriti divini (devata), sia gli spiriti dei mondi inferiori, e così tra loro scoppia una guerra magica. In senso assoluto, sia gli spiriti dei mondi inferiori sia i devata, esseri simili agli angeli, sono manifestazioni della Mente originaria, ma finché una persona non ne diventa consapevole, li percepisce come qualcosa di esterno a sé. Inoltre, entrambe le manifestazioni possiedono energia (shakti), perciò non ci si può isolare da esse limitandosi a dire: «È tutta un’illusione». Certo, si può dire che è tutta un’illusione, ma è una shakti vivente. Essa non ti chiederà nemmeno se la consideri un’illusione oppure no: semplicemente agisce. La vera autoliberazione consiste proprio nella capacità di liberare una determinata shakti, di placarla o sottometterla. Ma se tale pacificazione o autoliberazione della shakti non avviene, naturalmente essa non sarà un’illusione, bensì sarà reale. È come un treno merci in corsa: indipendentemente dal fatto che tu lo consideri un’illusione oppure no, continuerà a viaggiare senza neppure prestarti attenzione. Lo stesso si può dire della shakti posseduta da questi esseri.

A causa della malevolenza, rinascerai in un paese costantemente esposto al pericolo di varie calamità. A causa delle false visioni, sarai povero e privo di protettori e amici.
Comprendere la legge del karma e liberarsene
Se praticate la consapevolezza e non comprendete il principio della legge del karma, potete essere definiti nichilisti, cioè persone che hanno deviato dalla via mediana della comprensione. La legge del karma è molto complessa. E si può comprendere il modo in cui opera e interagisce solo dopo che gli elementi sono stati completamente dissolti. Si ritiene che uno yogin, concentrandosi sul manipura chakra e dischiudendo l’elemento del fuoco, possa comprendere come agisce il karma, vedere le conseguenze delle azioni del corpo, della parola e della mente e come esse prendono forma in immagini. In altre parole, si può dire che il manipura chakra sia la chiave per comprendere la legge del karma, le cause e gli effetti.
Quanto più alto è il nostro livello di consapevolezza, tanto più siamo indipendenti dalla legge del karma. Quanto più profonda è la nostra visione pura e quanto più sviluppato è l’unico «gusto», tanto più ne siamo liberi. Quanto più profonda è la nostra presenza e la nostra dedizione, quanto più ci identifichiamo con l’Assoluto, tanto meno agisce la legge del karma. Tuttavia, la legge del karma continua a influenzarci finché non abbiamo dissolto completamente i tattva.
Livelli di liberazione dal karma
Come avviene la liberazione dal karma? Per prima cosa vengono liberati la mente e la coscienza. In altre parole, se siete maestri della contemplazione, potete essere liberi dalla legge del karma almeno a livello della coscienza. In voi non sorgono più né turbamento, né dolore, né confusione, né sconforto, né senso di colpa. Almeno a livello della mente potete dire: «Questo o quello è tutto conseguenza di stati offuscati. Ma nello stato supremo tutto è assolutamente puro e perfetto». Oppure potete non dire nulla e limitarvi a dimorare nello stato al di là del pensiero, paradossale e spaziale, permanendo nella purezza e nella perfezione; allora la vostra mente non si contrae, nonostante le conseguenze del karma.
Questo è il livello iniziale dell’autoliberazione. Tuttavia, anche se siete in grado di liberare la mente e la vostra anima non soffre, esistono dei prana che è impossibile liberare. Una persona simile può finire in un mondo inferiore, ma manterrà la consapevolezza. Tuttavia, subirà tutte le limitazioni di quel mondo e non potrà farci nulla, ossia il suo potenziale di illuminazione sarà rigidamente limitato. Il massimo che potrà fare sarà semplicemente non soffrire interiormente, affrontando tutto con calma filosofica e mantenendo il ricordo di sé. Comprenderà che non è possibile fare nulla, che è semplicemente il suo karma, e sarà grata per gli eventi che le accadono.
Un livello più elevato di autoliberazione consiste nella capacità di controllare il prana, quando è possibile pacificarlo e controllare gli elementi. In tal caso, il karma che viene a contatto con un simile essere non è in grado di influenzarlo a livello del prana. A questo livello una persona può pacificare gli spiriti e modificare i sogni. Se sorgono degli ostacoli, può dissolverli con la forza della presenza. Se gli aspetti planetari si combinano e si crea una situazione astrologica sfavorevole, oppure si manifestano samskara impuri che conducono a malattie e sofferenze, entrando nel samadhi e dimorando nella presenza, egli può respingerli. Ciò significa che, a livello del prana, con la forza della coscienza può autoliberare i samskara.
Infine, il livello supremo di libertà dal karma consiste nella liberazione degli elementi materiali, ossia nella capacità di trasformare realmente i cinque elementi e di controllarli completamente, fino alla transizione nel corpo arcobaleno. Questo è il livello più elevato di autoliberazione, in cui il karma non può toccare lo yogin neppure in minima misura e non esiste più nulla al di fuori della pura visione.
Il cammino verso il karma divino
Come si dovrebbe vivere per ridurre al minimo le conseguenze karmiche? È necessario praticare la consapevolezza e la pura visione, al fine di accumulare meriti e ridurre al minimo gli ostacoli già durante questa vita. In altre parole, diventare una divinità, diventare dèi nella dimensione relativa dell’energia. Se diventate divinità a livello dei prana o del bhava, la vostra vita si prolunga, il vostro corpo è sempre sano, non incontrate mai ostacoli, disponete di condizioni favorevoli alla pratica, i karma residui non hanno effetto su di voi e avete successo nella sadhana.

Acquisire il karma di una divinità significa diventare un praticante eccezionalmente fortunato, chiamato divya (divino). Tali praticanti conseguono la liberazione già in questa vita. Se invece lo yogin non possiede le qualità divya, ma presenta, per esempio, le qualità pashu, incontra un gran numero di difficoltà nella pratica. Pur avendo ricevuto le trasmissioni e disponendo di buone condizioni per la pratica, è costretto a combattere molto duramente contro il proprio karma, che si manifesta di continuo sotto forma di desideri mondani, sogni impuri, malattie e situazioni instabili. Se ciò accade, non vi è altra via d’uscita se non lavorare per rafforzare la pura visione e il deva-bhavana, ossia trasformare sé stessi in una divinità.


