Dove è rivolta la vostra mente: la legge del karma e la liberazione
04.06.2026
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Commento al testo «Gorokho-bijoy» («La vittoria di Gorokho»)
«Ogni giorno la giovinezza se ne va.
Lo sventurato marito, senza comprendere nulla, addomestica nella propria casa una tigre.
Quando giunge il giorno, la tigre incanta il mondo.
Verrà la notte, succhierà tutti i succhi dal corpo.
La tigre ha rubato una pentola di latte e lo fa bollire,
e il gatto siede accanto e aspetta!
Sulla terra è stato versato il latte migliore, in cielo è rimasta la brocca!
Lungo il pendio della montagna scorre un ruscello, in esso il dariputi nuota controcorrente.
Tormentata dalla fame, la rana gracida, si è caricata sul dorso otto sacchi!
Il fratello cieco canta una canzone, il fratello storpio ascolta,
il fratello senza dita suona il tamburo!
Quale pesce, Maestro, va controcorrente nell’oceano, corre allegro, scherzando?
Sii cauto sia nell’ultimo sia nel decimo giorno del mese lunare.
Dal respiro della tigre la vita se ne va a poco a poco.
E i dodici mesi dell’anno li vivrai in un solo giorno!
Solo quando contemplerai il volto del Maestro, comprenderai la verità!
Compiendo i riti segreti, conoscerai il vento a sinistra.
Domando la coscienza, conserverai la vita.
Non sprecare mai la tua propria luna,
poiché la durata della vita di dodici anni può essere vissuta in un solo giorno.
Ascolta, ascolta gli insegnamenti sulla felicità!»
«Dimmi, in che cosa è racchiusa la vita di tutti gli esseri?
Per quale canale arriva il prana, per quale se ne va?
In quale unione si manifesta l’Atman?
Sotto quale segno l’acqua e la brocca prosperano?
Di che cosa si nutre il vento, dimorando nel cielo?
In quale istante la coscienza scompare nell’Atman?
Quale uomo nel sonno risveglia la ragione?
Dove vive la coscienza, dove il vento? Dove dimorano le cinque essenze, le tattva?
Quali suoni, fuori e dentro, risuonano incessantemente?
Dove nascono, dove si trovano?»
Detto questo, Gorokho si inchinò e congiunse le mani in preghiera. Pensieroso, Min esclamò: «Oh, Dio, Dio!»
Ridendo, Min disse: «Oh, quali grandi parole! La tattva, il linga sono invisibili, perché dunque domandi simili cose?»
Adirato, il re Min pronunciò queste parole: «Perché tu, che sei tu stesso discepolo, istruisci così me?»
Ridendo, Gorokho rispose: «Tu sei grande, ma sei divenuto ignaro dello yoga. Per prima cosa parliamo, Maestro, del corpo. Da dove è stato ricevuto il corpo? Da che cosa appare?
In secondo luogo, parliamo, Maestro, di ciò che è più necessario per questo corpo. Quale uomo prega, e quale preghiera chiamiamo impronunciabile?
In terzo luogo, della musica dai cinque suoni che suona la guardia: rifletti e racconta.
In quarto luogo, parliamo di dove si trovi Srihat. Rivela tutte le verità, grande uomo!
In quinto luogo, parliamo di dove si possa udire il fragore incessante. Ripeti tutte le verità che ti ho rivelato.
Come sesto, racconta dell’Altissimo: in quale tempio Egli dimora, qual è il suo aspetto?
Come settimo, parliamo dell’essenza del samsara. Di quale uomo sei Maestro, e tu stesso di chi sei discepolo?
Come ottavo, mi racconterai ancora una cosa: per quale forza l’acqua, la terra e il cielo si mantengono insieme?
Come nono, nomina i segni del vento. Che cosa dunque gusta il vento, essendo esso stesso nutrimento universale?
Come decimo, di’: poiché la morte non risparmia nessuno, quando la lampada si spegne, dove va la luce? Separandosi dal corpo, dove va il prana? Svela, o sovrano Min, l’alto significato di questo!
Come undicesimo, parla della parola: quando la parola risuona, dove va il suono?
Per dodicesimo, racconta del miracolo. Con la distruzione di quale corpo non vi è dolore?
Per tredicesimo, racconta dell’atto supremo che è chiamato sonno, e chi risveglia dal sonno?
Per quattordicesimo, racconta del luogo della madre e del padre. Prima, in quale mondo dimoravi? Da dove sei nato, dove ti trovavi in quiete? E quali sette corpi ti hanno creato?
Per quindicesimo, racconta della causa della creazione, narra di Adya, degli oggetti della creazione.
Per sedicesimo chiederò, e tu rispondi, signore: che cosa è chiamato Loto dai mille petali e com’è?
Per diciassettesimo chiederò, ascolta attentamente, racconta della causa dell’unione dei grandi esseri.
Ascolta la mia diciottesima domanda, Maestro! Spiegami, che uomo sei tu?
Per diciannovesimo, racconta anche, o giusto, in quale tempio si trova ciò che è chiamato coscienza?
Per ventesimo, racconta dove si trova la coscienza? Dove si trova e di che cosa si nutre invariabilmente?
Per ventunesimo, racconta, Maestro, della luce della Coscienza. Da dove giungono i profumi del sandalo e degli aromi?
Per ventiduesimo, racconta, sovrano dei Min, quando giunge il sonno, dove se ne va la coscienza?
Per ventitreesimo, racconta, quando eri nel grembo materno, quali dèi si trovavano nel tuo corpo?
Per ventiquattresimo, dirò parole che è vergognoso ascoltare per i non iniziati: quando la madre e la moglie, il fratello e il figlio sono la stessa cosa?
Per venticinquesimo, racconta ancora una verità, o asceta! Nel novilunio, con chi si unisce la luna?
Per ventiseiesimo, racconta senz’altro della decapitazione di Rahu. Si chiede quando ciò accada e quando no?
Per ventisettesimo, racconta, affinché io comprenda, dove nasce la coscienza, dove si muove?
Per ventottesimo, racconta ancora di un’altra verità: chi compie costantemente il bene, chi commette peccato?
Per ventinovesimo, racconta ancora di una cosa, o grande sapiente! Da dove nasce il corpo, dov’è il suo luogo?
Per trentesimo chiederò, ascolta dunque la domanda: che cosa è chiamato coscienza, che cosa vento?
Per trentunesimo, racconta di ciò che ti chiederò: chi vuole mangiare e chi unirsi? Quando Anadi supera il tempo e la morte? Quale corpo cosmico manifesta i segni di ciò?»
«Da Chhaya appare il corpo, dal corpo la coscienza.
Quando Chhaya divenne corpo, Shiva divenne Shakti.
Per secondo, sappi: il mantra impronunciabile è l’essenza dei quattro Veda.
Non conosce la morte l’essere che lo ripete costantemente.
Per terzo, ascolta dei cinque corpi e degli organi di senso,
dai quali sono state erette le stanze, lunghe tre angula.
Quando in quelle stanze dimorano Hara e Gauri,
là risuona invariabilmente lo strumento a cinque suoni, tintinna la campanella.
Il Siddhi placa la coscienza, immergendosi nella contemplazione.
Poni Khemai come guardiano e conoscerai te stesso,
tratterrai nella casa il sole, la luna, udirai come suona la musica a cinque suoni.
Per quarto, ascolta della destinazione di Srihat.
Ascolta dunque attentamente! Essa protegge la città celeste.
Per quinto, racconterò di ciò che dal basso verso l’alto sale nel vaso,
sale, dopo aver lasciato la propria casa.
Per sesto, ascolta dell’Altissimo!
Egli esiste nella forma e senza forma: tale è la Sua essenza!
Egli riempie di sé il mondo, dimorando nel proprio corpo.
È impossibile vederLo, benché Egli sia vicino.
Per settimo, ascolta, racconterò della destinazione del Maestro!
Sappi dunque: solo il Guru è verità nell’irreale samsara.
L’Altissimo è manifestazione e azione delle tre guna:
sappi, il Maestro è simile a lui.
Il Guru si tempra come l’oro nel fuoco della conoscenza.
Lo stolto devierà dal cammino, ma il Maestro lo indirizzerà sulla retta via.
Come se sfregasse pietra contro pietra, facendo scaturire il fuoco scintillante della saggezza.
Egli è simile a Niranjana, che dimora nel corpo.
Va’ e venera i piedi del Maestro!
Per ottavo parlerò dell’acqua e del firmamento solido.
La vita preserva, colma, il corpo è un vento placato.
Per nono ti racconterò, ascolta, della funzione del vento:
riempiendo il corpo di fragranza, il vento vi conserva la vita.
Per decimo racconterò come arde il triplice focolare.
Ascolta, sovrano, maestro Mochondor!
Non c’è vento nel corpo: per il corpo è la morte.
Il fuoco al fuoco, l’acqua all’acqua confluisce, la terra nella terra resta: sappilo, ecco la verità!
Divenuto cenere, polvere, il tuo corpo scomparirà.
La coscienza è un carro meraviglioso, e il vento ne è l’auriga.
Seduto su di esso, l’oca grigia corre veloce.
Il vento, come il sole, guida il carro.
Spiccato il volo, la migliore delle oche vola via verso la città di Brahma.
Per undicesimo ascolta il giudizio sulla parola:
il suono vola per unirsi ai cieli.
Per dodicesimo racconterò, Maestro, di Niranjana nel corpo.
La coscienza, la mente è distinta da lui, ecco la causa!
Per tredicesimo racconterò, o Maestro, della causa del suono.
Ti dirò ancora di poche cose, ascolta, Maestro, attentamente!
Quando mangi, soffia il vento brahma, nel cuore soffia il vento superiore,
all’improvviso, come un sospiro, soffia il vento koma.
Le correnti si muovono nel corpo, così tremano le foglie sul sacro fico.
Le palpebre degli occhi si chiudono rapidamente. Privato della forza, alla fine cadrai a terra. Shakti e Shiva se ne vanno verso l’Altissimo.
Diventa custode di te stesso, per preservarti.
Naga e gli altri cinque venti sono i principali nel corpo. Sappi dunque: nel vaso è racchiuso il vento».
Dissero le kodoliane: «Tutto questo è stupefacente, lo sentiamo nel cuore: in verità, Gorokho è un santo!»
Dissero le kodoliane: «È un rakshasa! È venuto assumendo con la stregoneria l’aspetto di uno yogi. È riuscito persino a risuscitare un morto dopo sette giorni! Con l’inganno vuole portare via il nostro sovrano».
E le kodoliane circondarono Min da ogni parte. Mille e seicento kodoliane trattenevano Minonath.
E Gorokho decise: «Estrarrò il mantra shunya, le priverò della ragione! Le scaccerò tutte, allora mi impadronirò del loro signore».
E, come fuoco, lo yogi-nath s’infiammò! Disse Gorokhonath, chiamando a testimoni la Luna e il Sole: «Con la bocca mangiate, con la bocca vi purificate, con la bocca stessa vi unite all’Altissimo. Che la maledizione di Gorokho vi trasformi in pipistrelli! D’ora in poi vivete sugli alberi, nutritevi di radici e frutti. Ho finito con voi mediante questa maledizione».
Detto così, lo yogi-nath schioccò le dita. Trasformate in pipistrelli, tutte le kodoliane volarono via. Tutte le kodoliane volarono via, lasciarono Minonath. Tutte le kodoliane volarono via, la città rimase deserta.
E allora Min parlò come si addice a un Maestro. L’illusione scomparve, Min rinsavì, Minonath si destò dal sonno! Min acquisì la conoscenza divina e assunse la postura yogica. Allora anche Gorokhonath decise di assumere la postura yogica. Fecero sedere Bindunath nella postura yogica. Così, assunte le posture yogiche, si misero in cammino!
E tutti e tre raggiunsero Bhujiyanogor. Minonath compì il rituale del corpo, seduto nella postura yogica. Dal basso verso l’alto il Maestro diresse i prana. Tale è la conoscenza divina!
Min ricordò gli antichi insegnamenti, ricordò tutti i bija-mantra. Quando rivolgerai la mente agli antichi precetti, gradualmente ti fonderai con Brahman. Minonath rafforzò il corpo praticando lo yoga.
«Ascoltate, ascoltate, brave persone, il racconto delle vittorie di Gorokho!
Riflettete, guardate indietro e guardate avanti!
In qualunque direzione rivolgerete la mente, là vi troverete!
Mille volte mi inchino ai piedi del Maestro!
Sappiate, si è concluso il racconto dell’ammaestramento di Min!»
Controllo della direzione della mente
Non commenteremo ora il linguaggio simbolico di Gorokhonath, poiché qui ci sono così tante questioni che occorrerebbero circa due volumi di commenti alle domande che egli ha posto, poiché qui vengono esposte le più alte verità del kundalini-yoga e del raja-yoga. Col tempo, quando avrete studiato sufficientemente l’Insegnamento, potrete rispondere gradualmente da soli a queste domande. Gorokhonath risvegliò Minonath. Si dice: «Riflettete, guardate indietro e guardate avanti. In qualunque direzione rivolgerete la mente, là vi troverete».
Chi è lo yogin, come deve comportarsi un monaco? Egli deve controllare continuamente in quale direzione è rivolta la sua mente. Forse non lo comprendiamo del tutto e all’inizio della pratica spirituale in noi si manifestano molte cose diverse, per esempio manca la fede o la fiducia nella propria scelta. Quando invece c’è fiducia nella propria scelta, manca la determinazione o la perseveranza, si manifesta una tendenza al compromesso. Quando ci sono determinazione o perseveranza, non c’è la dovuta comprensione. A questi discepoli io dico: «Riflettete sempre e guardatevi indietro, per determinare in quale direzione è rivolta la vostra mente».
Ci sono discepoli che, pensando, rimandano la propria realizzazione. Tutto si decide adesso. Poiché vi siete incamminati sul sentiero del Dharma e avete percorso un cammino così lungo, non lasciate che gli insegnamenti vadano sprecati. Non lasciate che l’Insegnamento non si realizzi in voi. Usate questa preziosa possibilità! Forse non comprendete ancora del tutto quale fortuna vi sia capitata: seguire un insegnamento elevato. Tuttavia è così. Quando però si segue un insegnamento elevato, anche l’esigenza è elevata. Un insegnamento elevato si distingue da quelli inferiori per il fatto che libera in una sola vita. Non come il sutra in più vite, ma in una sola. Di solito si ritiene che gli insegnamenti elevati siano destinati a persone con capacità elevate. Ciò significa che, anche se non possediamo tali capacità, dobbiamo sforzarci di svilupparle. Nessuno potrà farlo se non noi stessi.
Quando non comprendiamo l’importanza della nostra pratica, l’importanza del momento presente, ci permettiamo di essere disattenti. Quando siamo consapevoli della legge del karma e della reincarnazione, non ci riconciliamo in alcun modo con la nostra disattenzione. La nostra prossima nascita dipende dalla direzione in cui ora guarda la nostra mente.
Esempi di legami karmici dalle vite passate
Avevo un discepolo che era monaco. Lo conoscevo anche nella vita passata. Allora era un re, e io ero uno yogi. Venivo da lui e gli chiedevo offerte, secondo il Dharma di quel tempo, e a volte gli predicavo. Per quanto gli predicassi, la sua anima guardava verso il mondo. Una volta, adirato, gli dissi: «Il mio piede non metterà più piede qui. Non voglio parlare con te, è inutile. Sei un completo idiota! Tutto ciò che dico ti entra da un orecchio e ti esce dall’altro». Così, adirato, me ne andai da lui. Grazie al karma che era stato creato, anche in questa vita egli è venuto. Tuttavia, anche in questa vita non è riuscito a sentire ciò che gli dicevo.
Abbiamo una novizia che nella vita passata era un principe ai tempi della civiltà azteca in Sud America. Io in quel periodo ero dalla parte di coloro che combattevano contro di lei, tuttavia il legame karmico era favorevole. Proprio come in questa vita, anche in quella vita aveva affari, doveri, preoccupazioni e parenti. Ma se ne ricorda forse adesso? Anche quel monaco nella vita passata aveva un regno, mogli, preoccupazioni e tutto il resto. Se ne ricorda forse adesso?
Una delle monache era stata una regina egizia in una delle sue vite, e io ero legato a lei, poiché mi aveva patrocinato nel potere politico. Era attaccata a se stessa, al suo status di regina. Ha importanza ora? Hanno importanza quelle relazioni che c’erano state? Sì, ne hanno. In che senso? Solo nel senso del Dharma, mentre in un altro senso non hanno alcuna importanza.
Un monaco e una monaca del nostro sangha nella vita passata erano collaudatori di astronavi nel mondo degli asura. Erano amici di sesso maschile e durante un incidente morirono nello stesso giorno. In questa vita uno ha ricevuto il corpo di una donna, e il secondo ha ricevuto il corpo di un uomo. Grazie al vecchio legame karmico, il loro attaccamento è continuato anche in questa vita. Se ne ricordano?
Nella vita passata ero un Maestro spirituale. Per diverse vite sono stato un praticante. In altre vite sono stato sacerdote, comandante militare, officiante, indovino e veggente. Allo stesso modo, ognuno di voi ha alle spalle uno strascico di vite passate. Tuttavia posso dire che ora questa vita è la più importante, è il culmine. Da questa vita potete prendere lo slancio e liberarvi dal ciclo delle nascite e delle morti. Se invece questo slancio non verrà preso, ci saranno nuove nascite, nuovi corpi e nuova ignoranza. Perciò questa vita è la più importante. Tutto dipende da quale direzione rivolgerete la mente. Dove dirigete la vostra coscienza, su che cosa la fissate, lì sarà la vostra prossima nascita: questo è un fatto, è l’inesorabile legge del karma.
La legge del karma e le direzioni della rinascita
Chi è soggetto alle passioni finirà nel mondo della passione e continuerà a soddisfarle. Chi è soggetto agli attaccamenti finirà nel mondo degli attaccamenti, dove sarà di nuovo tra simpatia e avversione. Chi è soggetto al tamas e all’ignoranza finirà nel mondo del tamas, come nelle tenebre, in uno stato oscuro e ottuso. Forse nel corpo di un animale. Chi è catturato dai livelli di chiarezza, dagli stati sottili, finirà nel mondo degli stati sottili, diventerà un deva, contemplerà yantra e splendidi palazzi, paesaggi raffinati, ascolterà belle melodie, tuttavia si troverà in uno stato di non-liberazione.
Chi è catturato dalla tendenza degli asura finirà nel mondo degli asura, nascerà nel mondo delle energie rapide, furiose, dinamiche, attive, quando la loro forza è tale che non c’è neppure il tempo di pensare al Dharma. Chi tra voi realizza la consapevolezza della presenza finirà nei mondi della consapevolezza e della presenza, dove avrà chiarezza e un corpo simile a quello degli dèi. Chi realizza lo stato delle dhyana senza forma finirà nel mondo delle dhyana senza forma; non si libererà, ma vivrà molto a lungo come coscienza infinita, senza avere un corpo. Non riceverà più un corpo nel samsara o nel mondo delle forme, avrà un corpo simile allo spazio della coscienza. Tuttavia, dopo un certo tempo, scenderà di nuovo in basso, quando il suo samadhi si esaurirà.
Chi raggiungerà il samadhi della 1ª, 2ª, 3ª e 4ª dhyana e si stabilirà in questo samadhi, rinascerà come dio nel mondo della forma, godendo di immagini meravigliose nelle dimore paradisiache. Tuttavia sarà inebriato dal proprio stato di dhyana. Quando esso si esaurirà, come una freccia scagliata nel cielo, scenderà e riceverà di nuovo un corpo nel mondo degli esseri umani o in altri mondi.
Chi trascenderà le dhyana e dischiuderà il meraviglioso stato della presenza non-duale, diventerà libero da tutti i mondi e non sarà afferrato da nessuno di essi, diventerà il Brahman stesso. Può ricevere il corpo di un dio, ma non sarà un corpo ordinario: sarà completamente risvegliato. In qualunque mondo si trovi, la sua coscienza sarà la coscienza del risveglio, e il suo corpo sarà il corpo di una divinità. Questa è la legge del karma. Possiamo ricevere solo ciò che assorbiamo nella nostra coscienza.
Metodo di insegnamento: abbandono delle illusioni e degli attaccamenti
In che modo istruisco i miei discepoli? Abbandonate tutte le illusioni, rinunciate a tutti gli attaccamenti. Se in voi c’è anche solo un millimetro di attaccamento, dovrete ricevere un nuovo corpo nella vita successiva e purificare di nuovo nuovi karma. Abbandonate le vostre illusioni interiori, non fidatevi del falso voi stessi. Qualunque pensiero, emozione o sentimento sorga in voi, osservatelo, non consideratelo voi stessi: tutto questo non è importante.
Concentratevi completamente sull’insegnamento, impiegate tutte le vostre forze per trarne beneficio. L’insegnamento dei siddha è succo, è nettare, è quintessenza, è quanto di più elevato esista sulla terra. E se esiste qualcos’altro, allora sarà approssimativamente dello stesso livello, poiché i siddha sono uguali, internazionali, e i loro insegnamenti sono in generale simili. Gli immortali taoisti, gli immortali nath o i mahasiddha insegnano più o meno la stessa cosa.
Concentratevi sull’insegnamento per comprenderne pienamente l’essenza, la quintessenza, applicarlo a voi stessi, affinché sia possibile applicare tutti gli aspetti aggiuntivi dell’insegnamento e trarne beneficio. Praticate la contemplazione ininterrotta, compite la vostra pratica di preghiera, la vostra pratica monastica. Ogni giorno nel monastero vivete come se fosse il vostro primo e ultimo giorno. Lasciate tutti i piani mondani e persino spirituali per il futuro. Non prendete in considerazione nulla: né la vita mondana, né i vecchi legami, né la vostra percezione, ma soltanto i santi. Generate una tale impeccabilità senza compromessi nella pratica, nella contemplazione, nella meditazione e nel servizio. Non permettete alla vostra coscienza di mutare, non costruite relazioni gli uni con gli altri come persone mondane.
La vita del vero yogin
Quando agite così, diventate veri yogin, persone del dharma. Non intrattenete amicizia con chi non è uno yogin, non è una persona del dharma. Non giudicateli, ma tenetevi lontani da loro, anche se penso che qui non ce ne siano. Per una persona del dharma esiste solo il dharma. Per una persona che desidera conoscere Dio, esiste solo Dio.
Bisogna essere aperti e amichevoli, tuttavia nei punti di principio bisogna attenersi sempre soltanto alla verità. L’apertura non significa lasciare entrare in sé maya. L’amichevolezza non significa fare amicizia con l’ignoranza e i desideri mondani.
Il servizio come via di realizzazione
Quando vi allenate ogni giorno con perseveranza nelle vostre pratiche, esse producono effetto. Quando vi dedicate al servizio, avete un modo favorevole di realizzazione: del tutto facile, non difficile, più facile delle tecniche e del kundalini yoga. Dedicandovi al servizio, dedicatevi al servizio, non al lavoro, e mantenete costantemente uno stato elevato di dedizione di sé. Tutto dipende dal fatto che manteniate o meno tale stato. Se svolgete un lavoro, ma non c’è questo stato, allora semplicemente perdete energia. Se invece vi dedicate al servizio con dedizione di sé, esso diventa la più eccellente pratica senza forma.
Quando se ne andrà l’agente, se ne andrà l’«io» discriminante, che è attaccato al risultato, costruisce speranze, piani, ha paure e attaccamenti; allora si manifesterà e si rivelerà il meraviglioso diamante della non-dualità. Senza sforzi, senza tecniche, senza concentrazione, esso si manifesterà improvvisamente da sé, se vi dedicate al servizio nel modo corretto.