Lakshmi: Il principio della consapevolezza stabile e della visione pura
24.08.2026
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Commento al testo «Vishnu-smriti», capitolo 99. Elogio della dea Lakshmi, dea della Terra.
«Vedendo Shri, splendente per il tapas, abbracciare i piedi di Vishnu, il Dio degli dèi, la Terra, colma di gioia, chiese alla dea, risplendente del magnifico colore dell’oro puro: “O bella, le cui mani sono simili ad amabili loti rossi che sbocciano, tu che abbracci i piedi di colui il cui ombelico è simile a un loto rosso che sboccia, che dimori sempre in una dimora simile a un loto rosso che sboccia, la cui vita ha il colore di un loto rosso che sboccia. O tu, i cui occhi sono simili a loti azzurri, la cui pelle ha il colore dell’oro puro, vestita di bianco, adorna di pietre preziose, il cui volto è simile alla Luna. Splendente come il Sole, dotata di grande potenza, o sovrana del mondo, tu sei il sonno. Tu sei Lakshmi, sovrana del mondo, sostegno di ogni cosa. Tu sei Shri, la serena. Tu sei la vittoria, la bella, la splendente, la gloriosa, la potente. Tu sei Sarasvati, tu sei la parola, o purificatrice. Tu sei Svadha, tu sei la pazienza, tu sei colei che sostiene, tu sei il sostegno, tu sei la consapevolezza, tu sei la migliore consacrazione sacrificale, tu sei la retta condotta, tu sei il fondamento, tu sei la gloriosa, tu sei la paziente. Tu sei Svaha, tu sei la saggezza, tu sei l’intelletto. Come il prescelto tra gli dèi, dagli occhi scuri, pervade ogni cosa dimorando nei tre mondi, così anche tu vi dimori, o dispensatrice di doni; ti prego, narrami dei luoghi in cui dimora la tua maestà”».
Udito ciò, Lakshmi, che si trovava accanto al prescelto tra gli dèi, disse alla Terra: «Io dimoro sempre accanto al dio Madhusudana, nel suo aureo splendore. Ascolta, o colei che sostiene il mondo, dove io dimoro sempre secondo il comando di colui che ricordo nel mio cuore e che i saggi chiamano lo sposo di Shri. Io dimoro nel Sole e nella Luna, nella moltitudine delle stelle, nel cielo senza nubi, nella nube portatrice di pioggia e nei numerosi fulmini di Shakra durante il temporale. Io dimoro nell’oro puro e nell’argento, nelle splendenti pietre preziose e nelle vesti, o Terra, nelle file di candidi palazzi e nei templi adornati di bandiere. Io dimoro nello sterco fresco della vacca, nell’elefante maestoso in calore, nel cavallo esultante, nel toro fiero e nel brahmano assorto nella recitazione quotidiana dei Veda. Io dimoro nel trono leonino, negli alberi di amalaka e bilva, nell’ombrello, nella conchiglia, nel loto, nel fuoco sacrificale ardente, nella spada lucidata e nel riflesso dello specchio. Io dimoro nelle brocche colme d’acqua, nei ventagli di coda di yak, nei ventagli ornati di foglie di palma, nei magnifici recipienti d’oro e nella terra appena scavata. Io dimoro nel latte, nel burro chiarificato, nelle zolle erbose, nel miele, nel latte cagliato e nelle forme femminili. Io dimoro anche nel corpo di una fanciulla, negli dèi, negli asceti, nei sacerdoti, nelle frecce scagliate sui campi di battaglia e in colui che è caduto per sempre, conquistando il cielo; nella parola dei Veda e nel suono della conchiglia, nelle esclamazioni “svaha” e “svadha” e nella musica, nell’unzione dei re, nelle nozze, nel sacrificio, nello sposo, nello snataka, nei fiori bianchi, nei monti, nei frutti, nei luoghi ameni e nei bei fiumi, nei laghi colmi, nelle acque, sui prati verdi, nelle distese di loti, nei boschetti, nel vitello e nel neonato gioioso; nell’uomo retto che segue il dharma, in colui che osserva la retta condotta e le prescrizioni degli shastra, in chi veste modestamente e in chi indossa abiti eleganti, nel puro e nell’umile, in chi è libero dal peccato, in chi mangia ciò che è appropriato e in chi onora gli ospiti. Io dimoro in colui che si accontenta delle proprie mogli, è devoto al dharma e pone il dharma al di sopra di ogni cosa. In colui che si astiene dal mangiare eccessivamente, in colui che porta sempre ornamenti e ghirlande di fiori, che è unto di profumi e ha un odore gradevole. Io dimoro nell’uomo retto e nel capofamiglia benevolo verso tutti gli esseri, nel paziente e in chi è privo d’ira, in chi è abile nelle proprie faccende mondane e nelle azioni che assicurano l’esistenza dopo la morte, in chi pensa alle buone azioni e segue sempre le regole di condotta. Io dimoro nelle donne che portano sempre splendidi ornamenti, sono devote ai loro mariti e le cui parole sono piacevoli; nelle donne parsimoniose e con figli, che trattano con cura gli utensili domestici e offrono con gioia il bali. Io dimoro nelle donne che mantengono pulita la casa, sono temperanti, non noiose né avide, seguono il dharma e sono misericordiose; e accompagno sempre Madhusudana. E neppure per un istante dimoro separata da Purushottama».
Purushottama è uno dei nomi di Narayana (Vishnu).
Lakshmi come principio del nididhyasana
Perché Lakshmi è particolarmente importante per noi e perché eseguiamo pratiche per invocarla? Perché, dal punto di vista dell’anuttara-tantra e dell’insegnamento della contemplazione, Lakshmi incarna la stabilità della consapevolezza, il mantenimento stabile della presenza, ovvero il principio del nididhyasana.
Se Kali incarna il principio dell’autoliberazione, della recisione dell’ego, delle speranze e delle paure e della sublimazione dei klesha, mentre Sarasvati incarna il principio del chiarimento, della comprensione e dell’eliminazione dei dubbi grazie alla conoscenza (manana), Lakshmi rappresenta il principio della nididhyasana elevato al livello della pura visione: stabilità, equilibrio nella presenza e costanza mentale. È la purificazione della realtà grazie all’equilibrio della mente e alla pura visione, il governo di questa realtà, la materializzazione del sankalpa, l’incarnazione dell’intento e la purificazione dei due guna precedenti, rajas e tamas, fino al livello di sattva.
In altre parole, nessuno può spingersi oltre nell’autotrascendenza finché non realizza questo principio. Quando sono presenti tamas e rajas, proprio grazie al principio di Lakshmi (la stabilità mentale e il mantenimento della presenza naturale), rajas e tamas vengono pacificati e, una volta pacificati, vengono purificati fino al livello di sattva.
Inoltre, l’energia di Lakshmi è l’energia progressiva della consapevolezza, sahaja-spanda, che è molto importante nel principio della visualizzazione, nella costruzione del mandala della pura visione e in tutto ciò che richiede un lavoro sottile con le forme.
Descrizione della dea Kamala
Viene descritta con un volto di uno splendido colore dorato. L’altro suo nome nel canone delle dieci dee Mahavidya è Kamala, ossia la dea del loto. Quattro enormi elefanti la bagnano versandole addosso il nettare contenuto in brocche. In un paio di mani tiene due loti, mentre con l’altro compie i gesti dell’elargizione, della benevolenza e dell’impavidità (abhaya mudra). Indossa una magnifica corona e vesti di seta. È raffigurata seduta su un fiore di loto nella posizione del loto.
Nel «Dhyana Mantra di Kamala» si dice:
«Possa Kamala proteggerci con i suoi incantevoli sguardi, che furtivamente donano gioia al cuore di Vishnu. Sorridendo, siede su un loto, ha quattro braccia e in due mani regge due loti, mentre compie i gesti dell’elargizione, della benevolenza e dell’impavidità. Il suo colore è simile al bagliore del fulmine; il suo seno è sodo, pesante e ornato di ghirlande di perle. È incantevole come il sole nascente. Sulla sua fronte risplende il limpido disco della luna. È adornata da una corona e da una preziosa collana. Si china leggermente sotto il peso del suo prosperoso seno, mentre nelle mani tiene due loti e due fasci di germogli di riso. Ha tre occhi simili a loti. Indossa la gemma Kaustubha e sorride».
Poiché Dattatreya incarna il principio di Vishnu, Lakshmi ne incarna l’aspetto femminile attivo. Kamala significa «colei che appartiene al loto» ed è un altro nome di Lakshmi. Un altro suo nome è Shri. Si dice che adori i loti e ne sia sempre circondata, e che anche i suoi occhi siano simili a loti.
Il posto di Lakshmi tra le Mahavidya
Di solito è la decima e ultima delle Mahavidya. Nel canone delle Mahavidya, Kali viene sempre per prima, Tara per seconda e Lakshmi per decima. Perché? Non perché occupi una posizione secondaria, ma perché si trova, per così dire, al polo opposto. Kali si trova dunque a un polo, mentre Kamala si trova all’altro.
Kali incarna il principio primordiale dell’entropia, del caos e dell’energia oscura distruttiva; Kamala incarna il principio dell’energia pura, sublimata, ormai pacificata e purificata, che si manifesta nella pura visione. Solitamente il culto di Kali aiuta nelle situazioni di crisi, nelle calamità, durante le battaglie e le guerre, quando occorre sublimare le forze distruttive del caos. Ma il caos, la distruzione e le energie oscure costituiscono una determinata visione karmica o un determinato strato vicino al muladhara chakra. Quando però queste energie vengono pacificate, sopraggiungono l’auto-organizzazione, la purificazione e la presenza della consapevolezza: questo è il livello di Kamala. Sebbene anche Lakshmi stessa abbia numerose forme irate.
Kamala è una dea dotata di qualità esclusivamente propizie, benevole e piacevoli. Molti la identificano con i beni mondani di cui si preoccupano tutti i laici: successo, prosperità, potere, ricchezza, fortuna e sicurezza. Ma queste qualità non sono che briciole, se si considera l’intero spettro delle sue energie. Per noi praticanti, ella incarna il principio di Vishnu, il principio della preservazione, dell’equilibrio, dell’armonia, del mantenimento dei cinque elementi e della mente naturale (che è estremamente necessaria allo yogin).
Esiste uno swami chiamato Kamal; viene descritto come uno swami ben vestito e rispettabile, poiché porta questo nome. Se invece c’è uno swami che adora Shiva, allora è un po’ distruttivo, caotico, distaccato, incline a recidere. Così si manifestano determinate caratteristiche, a seconda delle energie con cui la persona si unisce.
Il principio della visione pura
Il nome Shri significa «benevola», «portatrice di fortuna». La dea Shri (Lakshmi) viene identificata con il cibo, il potere regale, lo splendore, la fortuna e la bellezza. Per noi simboleggia sempre i principi della visione pura, legati al corpo illusorio, al mandala e agli ultimi stadi della consapevolezza. In altre parole, quando lavoriamo con la consapevolezza, prima o poi essa sublima l’energia, e l’energia sublimata deve sempre manifestarsi nella visione pura. È impossibile saltare questa fase.
In altre parole, è impossibile che una persona lavori con la consapevolezza mentre ha dei demoni dentro di sé e pensi: «Be’, non c’è niente di male, queste sono le mie energie». No. Qualsiasi energia — rajas e tamas — dopo essersi unita alla consapevolezza deve sempre attraversare questa fase, essere rifusa e trasformarsi in sattva, per poi trascendere del tutto anche lo stato di sattva e manifestarsi autenticamente solo dallo stato di trascendenza come tamas, rajas e sattva, ossia come divinità pacifiche, neutrali, irate e gioiose, senza alcuna limitazione.
Il simbolismo del loto e dell’elefante
Nel testo «Shri Sukta» si parla delle sue qualità positive e benefiche e si afferma che è sempre associata al loto e all’elefante. Il loto simboleggia l’elemento dell’acqua, la vita che sboccia e la vita spirituale. L’elefante incarna la stabilità, la solidità, il potere regale e l’incrollabilità. In altre parole, nididhyasana è una presenza salda, stabile e naturale; una mente stabile che mantiene l’equilibrio e l’armonia nell’universo, oppure l’equilibrio dei cinque elementi nel corpo.
Il legame di Lakshmi con il loto indica che ella simboleggia una certa perfezione, uno stato di purezza che trascende il mondo materiale. Eppure è radicata nell’energia materiale, proprio come il loto che cresce dal fango ma rimane sempre puro, sebbene tragga nutrimento dal fango.
Viene costantemente raffigurata con due elefanti ai lati, che la aspergono d’acqua con le proboscidi. Gli elefanti sono solitamente associati alle nuvole e alla pioggia. Questo è l’elemento dell’acqua, incarnato da Lakshmi; è la flessibilità della coscienza o la flessibilità dello stato naturale, capace di unirsi a qualsiasi manifestazione dell’energia e di operarne la sublimazione. Inoltre, gli elefanti hanno sempre rappresentato il potere regale. In altre parole, il re è la contemplazione naturale, la consapevolezza naturale; mantenere la consapevolezza nella stabilità e in un equilibrio costante permette di esercitare questo potere regale su tutte le energie.
Il legame con il potere regale e Indra
In molti testi si afferma inoltre che il dio Indra mantiene la propria prosperità grazie al culto di Lakshmi nelle sue diverse forme e che, quando ella vive con lui, egli prospera sia politicamente sia economicamente. Ma quando ella lo abbandona o passa dalla parte del suo avversario, egli perde il proprio potere regale e le proprie ricchezze, e viene sconfitto nello scontro con gli asura.
Si ritiene che la potenza regale, il potere e la prosperità siano legati a Shri e che, senza di lei, un re non possa prosperare. Nella vita spirituale, nel linguaggio dei termini esoterici, il re è il principio della mente, mentre il suo potere indica il dominio sui prana e sugli indriya: i cinque karma-indriya, i cinque jnana-indriya, i cinque tanmatra, nonché manas, buddhi, chitta e ahamkara. Senza Lakshmi il re non può prosperare, il suo potere e la sua prosperità non possono realizzarsi. In altre parole, senza il principio della stabilità e della consapevolezza naturale, un simile controllo è impossibile. Il principio della prosperità incarna la sublimazione delle diverse energie fino alla visione pura. Senza una profonda stabilità e un profondo assorbimento nello stato naturale, sono impossibili la sublimazione delle energie, la loro fioritura e trasformazione nel mandala e la comparsa dei segni della realizzazione.
Il legame con Kubera e i tesori spirituali
Lakshmi-Kamala è inoltre associata a Kubera. Kubera è la divinità della ricchezza; è considerato il possessore e il dispensatore delle ricchezze, il signore e il custode dei tesori della Terra. Di lui si dice anche che sia il capo degli yaksha, esseri che vivono nelle foreste e favoriscono la crescita delle piante. In senso spirituale, Kubera è legato ai tesori spirituali, alle siddhi, alla ricchezza spirituale che fiorisce grazie all’approfondimento della natura della Mente, ai tesori spirituali che si manifestano sotto forma di molteplici siddhi.
L’unità con Vishnu
La divinità principale alla quale Lakshmi è associata è il dio Vishnu. Vishnu incarna il principio della preservazione del mondo. Se Lakshmi rappresenta l’aspetto attivo, ossia sahaja-spanda, lo stato naturale che vibra, la sankalpa progressiva che sublima ogni cosa, Vishnu, in quanto suo aspetto più passivo, incarna la visione e la consapevolezza in sé, ossia la mente incrollabile che lascia ogni cosa così com’è e riposa nella propria natura.
Vishnu è inoltre strettamente legato alla regalità, poiché la mente naturale incarna il trionfo dello stato naturale su tutti gli elementi. Per questo viene spesso chiamato re. Vishnu è chiamato re ed è associato alla regalità proprio perché mantiene l’equilibrio, l’armonia e la stabilità degli elementi nell’universo. Allo stesso modo, anche il re (la mente naturale) incarna l’equilibrio e l’armonia degli elementi nel corpo fisico.
Nei Purana Lakshmi viene spesso descritta come una moglie modesta e devota. Dove è presente, il potere regale prospera, mentre dove è assente esso si indebolisce e scompare; perciò ella è l’incarnazione di tale potere regale.
Sahaja-spanda come energia devota
Perché viene descritta come una moglie devota e modesta? Perché non incarna semplicemente l’energia del mondo oscuro, il caos, un’energia impetuosa, incontrollabile e priva di limiti, come per esempio Kali, bensì è sahaja-spanda. In altre parole, sahaja-spanda significa che ella è devota, modesta e amorevole, e non si è allontanata molto dal suo signore.
Kali è un’energia che si è allontanata moltissimo dal proprio signore e vaga per conto proprio. È la forza distruttiva del caos, priva di consapevolezza e dello stato naturale, che si muove in modo incontrollato. Lakshmi, invece, è quell’energia che è vicinissima, sempre accanto. Sattva è sempre accanto a sahaja, allo stato naturale. In altre parole, ella è sempre sottomessa al proprio signore e non fa mai nulla senza di lui: tutte le sue azioni sono un servizio resogli. Ella incarna dunque in noi l’energia (spanda) che scaturisce sempre e soltanto dalla mente pura che dimora nella presenza e che non si muove mai autonomamente in alcuna direzione. Viene spesso raffigurata di statura più bassa oppure mentre massaggia i piedi di Vishnu. In tal modo incarna il principio secondo cui l’energia è al servizio della Mente naturale.
Lakshmi è inoltre associata alla fortuna. Talvolta vengono date raccomandazioni particolari a coloro che sono dipendenti dal gioco d’azzardo: se una persona non riesce a evitare di giocare, le è consentito farlo soltanto durante la festività in cui Lakshmi viene venerata. È l’unico momento in cui è loro legittimamente permesso giocare d’azzardo senza violare le prescrizioni degli shastra.
Visione pura
Nididhyasana
Vishnu
Sattva
Lakshmi
Sahaja-spanda
Kali
Vishnu-smriti
Kamala
Autore Гуру
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