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Sensazioni ed esperienze nella pratica del Kundalini yoga

01.06.2026
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Sensazioni ed esperienze nella pratica del Kundalini yoga

Quando meditate, è molto importante imparare a distinguere l’offuscamento dall’eccitazione. Se non rilevate nella coscienza quando compaiono l’offuscamento e l’eccitazione, allora, naturalmente, commettete errori nella meditazione. Quando l’offuscamento e l’eccitazione vengono notati, applicate consapevolezza e vigilanza. La consapevolezza è lo stato in cui siete concentrati sull’oggetto; la vigilanza è lo stato in cui verificate la vostra concentrazione sull’oggetto.

La consapevolezza è simile a una guardia che sta costantemente di sentinella al cancello; la vigilanza è simile al capo della guardia, che controlla se quella si sia addormentata. Allo stesso modo voi controllate voi stessi durante la concentrazione.

Ora parleremo della pratica dello shakti-yantra, dei processi legati all’energia.

Purificazione dei canali

Nei primi anni, la cosa più importante è purificare bene i canali e percepire il flusso del vento nel corpo. Quando purificate i canali, il vostro corpo subisce una trasformazione; si può dire che avvenga una trasmutazione dei prana impuri in prana puri. A volte ciò è accompagnato da esperienze che non sono molto piacevoli. E i testi mettono in guardia da tali esperienze, delle quali non bisogna spaventarsi, per esempio mal di denti, mal di testa, prurito nel corpo, riacutizzazione di malattie croniche. Tutte queste esperienze sono legate al fatto che i venti in alcune parti si attivano e, nei punti in cui c’erano ostruzioni, queste ostruzioni si fanno sentire. Questo accadrà finché tutti i prana non cominceranno a circolare liberamente nel corpo.

Il minimo conseguimento del successo nella pratica del controllo del vento è la capacità di sperimentare i dardri-siddhi e il nettare. I monaci, per esempio, in un ritiro di tre mesi avranno un ritiro di una settimana per il conseguimento dei dardri-siddhi e del nettare. I dardri-siddhi si manifestano quando prana e apana si uniscono, perciò il corpo comincia a compiere salti durante il pranayama. Il nettare sorge quando energia sufficiente sale verso la sommità del capo, e allora dal palato stilla una speciale secrezione mistica. Questo è il criterio minimo che indica il successo della vostra pratica di controllo dei prana.

Un ampio flusso rosso di prana sale lungo il canale centrale durante la pratica

Pratica di chandali

Dopo che questi due criteri sono stati raggiunti, diventa possibile, mediante la pratica di chandali, cioè la rotazione dell’energia in circolo, sollevare molta energia verso la sommità del capo. Allora si manifestano i criteri successivi: visione della luce, arresto del respiro e uscite del corpo sottile attraverso la sommità del capo. Tutti questi criteri, necessari nella pratica, vengono sperimentati uno dopo l’altro. Il criterio successivo è la coscienza ininterrotta.

Si può dire che questi siano i criteri minimi nel conseguimento del kundalini-yoga per procedere verso gradini ancora più elevati, dei quali parleremo più tardi. Per esempio, spiegavo a una mataji tutti questi gradini. Lei disse: «Ma questo non è il mio obiettivo!» Prima studiate l’insegnamento per capire che cosa sia davvero il vostro obiettivo. Quando praticate, non dovete farlo a caso; dovete sapere esattamente quali passi occorre intraprendere, e anche quali esperienze sorgono in questo processo. In senso assoluto, il nostro obiettivo è la Chiara Luce, ma in senso relativo abbiamo un corpo, dal quale non si può in alcun modo sfuggire. E il corpo agisce secondo le proprie leggi, ha canali, prana. Che lo vogliate o no, queste esperienze vi accadranno, se praticate correttamente.

Vale a dire che le esperienze legate ai canali, ai venti, al bindu, al corpo sottile sono semplicemente un fenomeno concomitante che accompagna la pratica di qualsiasi praticante. È come un certo grado di santità. Quando hai un grado minimo di santità, non senti il nettare, ma pensi già di essere santo. Però sei santo soltanto a livello della coscienza. Quando hai un grado più elevato di santità, senti già questo nettare che gocciola e il prana che si muove lungo i canali. E quando sei santo a un livello ancora più alto, puoi entrare nella Luce, e il tuo corpo sottile può uscire attraverso qualsiasi chakra. Ciò significa che sei santo non solo a livello della coscienza, ma anche a livello del prana.

 Otto sensazioni nelle prime fasi della pratica

Si distinguono otto sensazioni che vengono considerate normali nelle prime fasi dell’esecuzione degli esercizi.

Calore: può essere molto caldo e bruciare fino al dolore.

Freddo: a volte un brivido prolungato.

Intorpidimento, formicolio: come se insetti corressero o strisciassero su singole parti del corpo, talvolta a velocità diverse o di dimensioni diverse.

Quando i canali laterali, Ida e Pingala, si purificano, percepite di essere gettati ora nel caldo, ora nel freddo. Potreste avere una sensazione simile al raffreddore, un aumento della temperatura. Allo stesso tempo la coscienza sarà piuttosto chiara e nel corpo ci sarà energia sufficiente. Una tale sensazione dolorosa, simile a quella del raffreddore, può manifestarsi durante la pratica del pranayama.

Prurito: può essere così insopportabile da far venire voglia letteralmente di lacerarsi la pelle.

Leggerezza: talvolta perdita completa del peso e sensazione di perdita del corpo.

Quando udana-vayu si attiva, sorge in voi una sensazione di leggerezza del corpo, come se camminaste sfiorando appena la terra. Al contrario, quando apana-vayu si attiva, sorge una sensazione di pesantezza, come se riusciste a malapena a muovere le gambe. Per esempio, esistono metodi di raja-yoga in cui potete unirvi all’elemento terra e aumentare il peso del corpo. E quando vi concentrate su udana-vayu, il corpo diventa leggero, perciò è possibile camminare su spine, paludi, rovi. Tuttavia, nelle fasi iniziali, quando non c’è controllo sul vento, ciò può sorgere spontaneamente, involontariamente. Se si pratica il pranayama due ore al giorno, tali esperienze saranno molto dolci, non marcate, e si manifesteranno in piccola quantità. Ma se iniziate a praticare pranayama e asana per otto ore al giorno, e a praticare chandali per sei ore al giorno, allora tali esperienze possono essere intense. Nel nostro stile pratichiamo gli asana in modo morbido, in quantità moderata, affinché le esperienze non siano troppo brusche.

Purificazione dei canali laterali Ida e Pingala e prime sensazioni nella pratica

L’importanza della pratica graduale e il lavoro con il subconscio

Perché è ancora importante praticare in questo modo? Quando pratichiamo con le energie, cambia anche la nostra percezione. I venti entrano nel canale centrale e ci avviciniamo sempre di più al subconscio. Come sapete, il subconscio è il mondo delle immagini, nel quale i desideri si manifestano direttamente. Il subconscio non è controllato dalla società o dalla coscienza superficiale. E se nel subconscio avete desideri o emozioni segrete, essi si esprimono direttamente; è difficile trattenerli, se siete inesperti.

Nella coscienza superficiale potete pensare: «Be’, lo desidero solo un pochino». Ma se vi trovate nel subconscio, allora sorge la sensazione di desiderarlo più di ogni altra cosa al mondo, di non voler sapere nient’altro, come se ciò che desiderate rappresentasse lo stato dell’intero universo. Per una persona inesperta, la forza del subconscio agisce così. Pertanto, se non avete imparato ad auto-liberare i vostri pensieri e desideri, non è consigliabile andare ancora più in profondità, cioè dal corpo astrale al piano del corpo causale. Il corpo causale è il piano della causa del subconscio, cioè di ciò che sta al di sopra del subconscio: la consapevolezza osservante, che in generale non ha desideri né alcuna oscillazione. Se non avete imparato ad auto-liberare, vi sarà difficile far fronte a tali manifestazioni del subconscio, perciò sorgeranno grandi sbalzi nello stato emotivo.

Le scritture dicono che le passioni tentano i monaci e gli eremiti più dei laici, perché i laici hanno determinati ancoraggi, legami con la coscienza superficiale. Per esempio, quando un monaco pratica kundalini-yoga in ritiro, il suo livello di energia aumenta. Egli non ha legami sotto forma di idee fisse dell’intelletto superficiale; poiché per lungo tempo si concentra sui dati interiori, tali ancoraggi interni non lo trattengono più. In questo caso, l’ancora di contenimento deve diventare l’auto-liberazione, la coscienza osservante, che, sperimentando qualunque cosa, tuttavia non si aggrappa a nulla ed è capace di non attribuire importanza a nulla. E allora la nostra pratica di kundalini-yoga procederà senza difficoltà.

Sensazioni e fenomeni aggiuntivi nella pratica

Dilatazione, pesantezza: è impossibile sollevare i piedi da terra.

Scivolosità: l’impressione è che la pelle sia scivolosa come il ghiaccio. L’intensità della sensazione dipende da molti fattori, ma prima di tutto dallo stato dell’organismo, sia fisico sia emotivo.

Oltre a questo, si incontrano fenomeni e sensazioni legati a determinate malattie oppure semplicemente a cambiamenti nel corpo fisico e all’evoluzione di quello attuale.

Ad esempio, una persona aveva una qualche malattia legata agli organi sessuali (un’infiammazione cronica della prostata o qualcos’altro), che si manifestava in forma lenta con un disturbo del prana, ma che non era passata. Se una persona del genere inizia a concentrarsi sullo svadhisthana-chakra, dopo un po’ in quest’area comparirà dolore. Ma se continuerà a concentrarsi, con il tempo i canali si purificheranno e, di conseguenza, anche il karma scomparirà, quindi il dolore passerà.

Quando il livello dello yogin si rafforza, egli comincia periodicamente a percepire diverse zone dolorose nel proprio corpo. Comprende che si tratta di tratti spasmodici, contratti, nei canali, dove il vento non può muoversi liberamente, e per questo talvolta la sensazione è dolorosa. Ma sa che, se si purificano i canali, il vento si muoverà in tutto il corpo, i prana stagnanti cominceranno a circolare liberamente e a irrorare tutti gli organi, e allora tutte le sensazioni dolorose nel corpo scompariranno.

Purificazione delle zone compresse dei canali e libera circolazione del prana

Ho sentito dire che a uno yogin, mentre durante un ritiro praticava il pranayama, dall’orecchio usciva continuamente del pus. Questo è il karma degli asura nel vishuddha-chakra, cioè i prana impuri si liberavano in questo modo. Egli praticava in modo molto intenso uno dei pranayama avanzati, per sei-otto ore al giorno.

Sensazioni di temperatura e bilanciamento dei canali

Esamineremo brevemente le più diffuse tra esse. Dunque, se i canali solare e lunare nell’organismo non sono bilanciati, il praticante può avvertire freddo o calore. La concentrazione dell’energia nei centri ordinari e medi di solito provoca la sensazione di una pallina tiepida o calda. Quando determinate pratiche energetiche vengono eseguite correttamente e si accumula intensamente energia dall’ambiente circostante, talvolta sorge una sensazione di forte calore così intensa da essere difficile da sopportare, il battito cardiaco accelera e inizia un’abbondante sudorazione. In determinate fasi della pratica, in alcuni sorgono sensazioni di temperatura diversa tra il palmo destro e quello sinistro, oppure tra la metà destra e quella sinistra del corpo. Ciò è dovuto al fatto che una nostra metà è maggiormente solare, mentre l’altra è lunare. Esistono metodi, pratiche, che permettono di sviluppare e consolidare tale effetto. Nei tempi antichi venivano utilizzati nei sistemi di combattimento. Con una mano si poteva bruciare l’avversario come con il fuoco, con l’altra investirlo di freddo. Talvolta per alcuni giorni il praticante sente brividi, comincia a coprirsi, ma comunque non riesce a scaldarsi. Allora bisogna praticare di più. Questo indica che è iniziata una ristrutturazione nell’organismo. Talvolta, dopo l’esecuzione di determinate pratiche, sorge una sensazione di freddo così acuto che sembra che il sangue geli nelle vene. Non bisogna spaventarsi di questo stato. Non bisogna cercare di interromperlo artificialmente. Ciò significa che, nonostante la cessazione dell’esercizio, nel corpo continuano a verificarsi cambiamenti. Bisogna proseguire la pratica oppure semplicemente sopportare questo stato. E dopo di ciò salirete al gradino successivo nello sviluppo del vostro organismo. L’apertura dei punti attivi è accompagnata dalla sensazione di formicolio che corre lungo il corpo o di prurito. Se questi punti, da qualche parte, soprattutto sulla testa e sulle mani, erano bloccati, il prurito può essere semplicemente insopportabile. Di solito sensazioni così intense passano rapidamente, e il praticante dopo di esse comincia a provare sollievo e leggerezza in quella zona. Può, per così dire, respirare attraverso di essa. Talvolta le sensazioni di formicolio sono accompagnate dalla vibrazione di queste zone, ma non costante, bensì come se arrivasse a ondate. Tali sensazioni sono più interessanti che fastidiose, ma talvolta possono rasentare il dolore, il che indica un’apertura molto intensa dei punti. Dopo di ciò sembra che il corpo sia diventato poroso e attraversato dal vento da parte a parte. In tal caso, finché non vi sarete familiarizzati con queste sensazioni, è meglio astenersi dal fare il bagno in acqua fredda e dalla doccia alternata calda e fredda. La leggerezza, l’assenza di peso sorgono nel caso in cui durante gli esercizi riusciate a dimenticarvi di voi stessi: allora passate in un altro stato, in cui il corpo non vi ostacola e non limita la vostra percezione, le vostre sensazioni.

Passaggio all’esperienza della beatitudine

Se praticate, dopo qualche tempo queste sensazioni insolite passano e, al loro posto, iniziano a sorgere diversi tipi di beatitudine. I canali si purificano, il livello di energia aumenta e cominciate a percepire nel corpo una beatitudine che vi accompagna costantemente. Questa beatitudine è descritta nei testi: può essere maschile o femminile, beatitudine dei prana o beatitudine delle nadi. Per esempio, può sorgere nello svadhisthana-chakra ed essere accompagnata da mula-bandha e uddiyana-bandha, che avvengono spontaneamente. Questo indica che l’energia si solleva ed entra leggermente nel canale centrale. La beatitudine può sorgere nel muladhara-chakra e diffondersi verso l’alto lungo la schiena, dai reni alle scapole. Può sorgere nell’ombelico, nel manipura-chakra, ed essere sperimentata come una beatitudine che ricorda la sensazione del mangiare, solo più sottile, capace di dare allegria e gioia. La beatitudine nell’anahata-chakra si manifesta come beatitudine dell’amore o della gioia, dell’incontro con gli amici; vi avvolge e dona uno stato sottile di entusiasmo, simile a un sottile estasi divina. La beatitudine nel vishuddha-chakra si manifesta come uno stato di eccitazione. La beatitudine dell’ajna-chakra e del sahasrara-chakra si manifesta come uno stato di gioia senza causa.

Vale a dire che, nella fase in cui i canali si sono purificati e tutte le difficoltà sopra elencate sono state superate, sorge un’altra tentazione: varie esperienze di beatitudine. A volte il praticante sta così bene che desidera ridere, danzare o cantare continuamente.

Passaggio dalle sensazioni difficili alla beatitudine e all’innalzamento del flusso rosso di energia

Lavorare con la pesantezza e la leggerezza nel corpo

La sensazione di pesantezza sorge a causa dell’incapacità di rilassarsi e di assumere la postura corretta, e allora la posizione insolita delle diverse parti del corpo provoca pesantezza o dolore, intorpidimento o altro. Lo stesso accade quando si entra nell’immagine e si riempie di energia tutto il corpo.

Per percepire leggerezza e assenza di peso nel corpo, bisogna saper lasciarsi andare ed entrare nella presenza. Ogni volta che non vi fissate sul corpo fisico e riuscite a lasciare libera la vostra mente, permettendovi di espandervi, entrate inevitabilmente nella presenza, e questo dona sempre leggerezza al corpo fisico. La leggerezza sorge perché i venti di tutti i canali laterali vengono attratti e iniziano a circolare nel canale centrale (sushumna). Anche la sushumna contiene al suo interno ida e pingala, solo a un livello più sottile. Cioè, i due canali laterali esistono ai lati di quello centrale, ma quando i venti convergono ed entrano nel canale centrale, anche all’interno della sushumna vi sono le proprie ida e pingala. Sono chitrini-nadi e brahma-nadi, che a livello sottile rappresentano anch’esse l’energia solare e lunare. E quando esse circolano, lo yogin vive stati molto profondi di chiarezza, il suo corpo non viene percepito.

La sensazione di espansione nei chakra e le sue cause

Il riempimento di energia provoca anche una sensazione di espansione: le dita possono gonfiarsi, diventa difficile piegarle, le gambe si edematizzano. Con il tempo inizia a verificarsi una distribuzione uniforme dell’energia in tutto il corpo.

La sensazione di espansione a volte può manifestarsi nei chakra. Quando praticate la concentrazione o la circolazione del vento, e qualche chakra è ostruito, ciò può essere accompagnato da una simile sensazione di espansione. Per esempio, se una persona ha l’anahata-chakra ostruito, avrà costantemente una tendenza a tossicchiare, che è un segno di ostruzione nell’anahata-chakra. Se sono ostruiti i canali non del corpo eterico, ma a livello del corpo astrale, allora l’energia si ferma nell’anahata-chakra. Se una persona del genere prova amore per Dio, devozione e altri stati elevati, a livello del petto avrà una macchia rossa, avrà sempre una sensazione di bruciore nella zona del petto.

Ramakrishna, per verificare se una persona avesse visto Dio, le chiedeva di mostrare il torace, per controllare se il suo anahata-chakra fosse stato attivato. Se la persona aveva una simile macchia rossa, diceva: «Sì, esatto, hai visto Dio». Ed è davvero così. Per esempio, il mio petto per diversi anni è stato costantemente rosso in quella zona, perché il vento nell’anahata-chakra lavorava in modo molto intenso.

Se invece i prana sono impuri e la coscienza non riesce a sublimarli, a volte possono sorgere stati di lieve pesantezza nelle gambe e persino gonfiore. Per esempio, se il muladhara-chakra di una persona lavora molto intensamente, in lei sorge una collera senza causa, ma non fa in tempo a liberarla e a unirla alla contemplazione. Allora questa collera, invece di salire lungo il canale centrale e circolare, andrà verso il basso e si depositerà nelle sue gambe. E la persona sentirà che le gambe si gonfiano. Non è uno stato molto piacevole. Se però in qualche modo si libera della collera, in un istante sentirà di nuovo leggerezza nelle gambe.

Gli stati del prana dipendono molto dalla coscienza.

Distensione nei chakra e morbida espansione dell’energia nella zona dell’anahata

Fenomeni energetici e visioni

La sensazione di vibrazione è spesso legata all’afflusso di energia dall’esterno e al passaggio dell’energia attraverso i canali. A volte sembra che nel corpo vi siano fili ronzanti. L’otturazione delle orecchie, il ronzio, come in aereo quando cambia la quota di volo, sono legati alla ricezione di una grande quantità di energia dall’esterno e al suo ingresso nel cervello. In futuro il praticante acquisirà la capacità di udire suoni e conversazioni a grandissima distanza. I lampi di luce davanti allo sguardo interiore sono legati all’attivazione nella zona dell’ajna-chakra, quando in quest’area affluisce una quantità sufficiente di energia. Visioni, immagini o comunicazione con divinità, santi, conversazioni con loro, scene di varie epoche della vita terrena, immagini di altri mondi, voci, luce e così via: ai primi stadi tutto questo è costituito da modelli del nostro cervello, della coscienza, della psiche, e si basa sulle informazioni presenti ai livelli consci e subconsci.

Ai primi stadi, quando viviamo tali visioni, non si tratta necessariamente di visioni di qualche santo o divinità. E anche quando le vediamo, non bisogna illudersi troppo. Talvolta spiriti ordinari possono assumere la forma di splendide visioni.

Assunzione delle forme delle divinità e visioni

Nei tantra è scritto che gli yogin, per domare qualcuno o sottomettere certi nemici, possono assumere la forma delle divinità adorate da questi nemici. Per esempio, una volta i musulmani decisero di conquistare l’India, e allora uno yogin assunse la forma del profeta musulmano e si manifestò nel cielo, fermando così i musulmani.

Allo stesso modo, se vediamo una qualche divinità, ciò non significa che vediamo la vera forma di quella divinità: può trattarsi semplicemente di una manifestazione. Per esempio, una mataji vedeva Sai Baba, che veniva in cucina ad aiutarla a preparare le focacce, e nel frattempo fumacchiava anche e si comportava in modo molto disinvolto. Lei si stupì che una cosa del genere potesse accadere. Ma immaginate che lo vedesse una persona che venera sinceramente Sai Baba, ma che ha ancora le proprie impurità. Di conseguenza, nel suo corpo astrale si creerebbe una determinata immagine del santo Sai Baba.

Il praticante distingue la visione sottile come manifestazione, e non come vera forma

Cioè, se adoriamo qualcosa, la veneriamo, entriamo in samaya, i nostri canali sottili irradiano sottili stati di coscienza che assumono la forma delle divinità a noi più familiari. E le si può vedere abbastanza spesso. Naturalmente, esse possiedono un certo stato di saggezza, poiché sono stati sottili della mente. Tuttavia lo yogin cerca di autoliberare tutto e non si lascia troppo sedurre quando vede qualcosa.

Per esempio, una monaca entrava spesso in contatto con Babaji, ma qualcosa in questi suoi contatti non mi convinceva. Per quanto cercassi di chiarire la sua coscienza e di elevarla a un livello più alto, lei era affascinata e credeva di essere in contatto con il vero Babaji. Quando osservai con quale Babaji precisamente fosse in contatto, risultò che si trattava di alcuni esseri che assumevano quella forma. Uno di essi era uno spirito di basso livello che, in parole povere, le confondeva la testa.

Lo yogin deve sempre guardare tutto in modo critico e pensare così: «Mi interessano solo il vuoto, la luce, lo spazio infinito». Questo è ciò in cui non ci si può sbagliare. Tutto ciò che è legato alle visioni, al nome, alla forma, invece, può benissimo prenderci in giro.

Atteggiamento verso i fenomeni e le visioni

Tutto questo non è reale, non è altro che fenomeni; non bisogna concentrare su di essi l’attenzione, per quanto possano essere interessanti. Le visioni e le sensazioni cambieranno continuamente, poiché ciò è legato ai cambiamenti del corpo e della coscienza. Se si presta attenzione a tali fenomeni, si può facilmente uscire dalla strada che conduce alla vetta e non raggiungere mai la meta finale. Lo si può paragonare a una strada lungo la quale viaggiate in automobile e che bisogna percorrere entro un certo tempo. Fuori dai finestrini scorrono vari paesaggi: potete ammirarli, depositarli da qualche parte nella vostra memoria, ma al tempo stesso dovete seguire la strada principale e ricordare la meta finale del vostro viaggio.

Di solito si dice così: «Hai visto qualcosa? Non è né male né bene, quindi continua la pratica. Hai vissuto una certa esperienza? Non è né male né bene».

Se vi fermerete a ogni nuovo tratto e scenderete per osservare i dintorni, potrebbe accadere che rimaniate bloccati proprio all’inizio del cammino, senza sospettare che tutto ciò è soltanto l’inizio, la soglia, e che più avanti vi sono altri paesaggi, un’altra percezione. Rischiate di perdervi, di arrivare irrimediabilmente in ritardo o di non giungere affatto a destinazione. La vostra vita potrebbe non bastare per raggiungere la meta del viaggio. Ricordate: sono soltanto illusioni, non prestate loro attenzione, non assecondate le vostre debolezze e i desideri di entrare in contatto con l’insolito.

Debolezze di ordine superiore e inferiore

Esistono debolezze del cosiddetto ordine superiore: il desiderio di entrare in contatto con l’insolito. Esistono anche debolezze di ordine più basso, derivanti dalle nostre stesse impurità. Per esempio, quando vi concentrate a lungo sull’anahata-chakra, possono sorgere in voi esperienze legate ai parenti: attaccamento, amore, senso di colpa, pentimento, desiderio di chiedere perdono alla mamma per qualcosa o di chiarire fino in fondo il rapporto con l’amata lasciata nel mondo, e cose simili. Tutto questo sono semplicemente canali dell’anahata-chakra; non bisogna assecondarli. Al contrario, se la rabbia e altre emozioni simili sono state represse, ora possono manifestarsi.

Un praticante buddhista rimase seduto in ritiro per nove mesi. Accadde che, in qualche modo, le regole del ritiro furono violate, e dalla terraferma (egli praticava su un’isola) gli fu trasmessa la notizia che, otto mesi dopo il suo ingresso in ritiro (era un laico), la moglie lo aveva lasciato ed era andata sposa a un altro. Allora, invece del tema del ritiro, cominciò a traboccare di rabbia e odio. Al nono mese uscì dal ritiro e si recò dal maestro chiedendogli di indicargli come uccidere il rivale con cui la moglie lo aveva tradito. Il maestro disse: «Sei entrato in uno stato sbagliato, perciò il ritiro per te finisce».

Osservazione e purificazione degli stati emotivi durante il ritiro

Vale a dire che possiamo vivere molte cose, ma non dobbiamo assecondare nulla, pensando che così si manifestino alcune nostre karma impure che dobbiamo semplicemente osservare. Se non si riesce a osservarle, allora bisogna suscitare sensazioni opposte, riconfigurando istantaneamente la propria coscienza. Il metodo della sensazione opposta si chiama pratipaksha-bhavana, cioè, se sorge odio o rabbia, bisogna suscitare il sentimento opposto (amore, compassione e così via) e immaginare subito di amare quella persona. Se sorgono immagini sessuali, un assorbimento della mente, allora bisogna suscitare un senso di impassibilità, di completa indifferenza. Applicando questo approccio, è possibile far fronte a tutti i dati interiori.

Sensazioni dolorose durante la pratica

Le sensazioni dolorose possono essere causate da diversi motivi. Se il praticante è sano e gli appare abbastanza energia, che sale verso la zona della testa e dell’ajna-chakra, allora, in primo luogo, il dolore sorge con l’attivazione del sistema nervoso nella zona del terzo occhio e con la sua apertura, nonché con l’attivazione e l’apertura dei punti della parte superiore della testa lungo il perimetro. È una preparazione del corpo alla possibilità di una futura uscita dell’anima.

Un dolore lieve e sordo può sorgere nella gabbia toracica se praticate intensamente kumbhaka, pranayama, e soprattutto durante la pratica di bhastrika-pranayama. In questo caso bisogna ridurre il carico sull’anahata-chakra, diminuire la durata della ritenzione del respiro e il numero di pratiche tecniche. Se invece le vostre energie salgono liberamente verso la testa, il dolore può sorgere nella zona della fronte, dell’ajna-chakra. Questo indica canali stretti attraverso i quali il vento non può passare liberamente. In questo caso bisogna dedicare maggiore attenzione ad anuloma-viloma pranayama, viparita-karani, alla salita e alla discesa dell’energia. Se sollevate l’energia troppo rapidamente, possono sorgere sensazioni non troppo piacevoli. In questo caso bisogna concentrarsi affinché la salita e la discesa avvengano nel modo più fluido possibile.

Se trattenete l’energia durante la salita e la discesa o vi concentrate, allora, affinché il vento non si accumuli in questa zona, bisogna semplicemente immaginare come esso scenda lungo il canale anteriore fino al basso ventre, cioè bisogna eseguire la seconda parte di chandali: la discesa e la concentrazione dell’energia nel basso ventre.

Malattie e processi energetici

Nel secondo caso, le sensazioni dolorose sorgono se il praticante ha o ha avuto qualche malattia, trauma, intervento chirurgico e così via. In questo caso le sensazioni dolorose sono inevitabili. Soffermiamoci su questo in modo più dettagliato.

Stati legati alle malattie del praticante.

Primo. Sensazioni dolorose.

Dal punto di vista della medicina tradizionale, in qualsiasi zona di localizzazione della malattia, presente o passata, si osserva un restringimento o un’ostruzione dei canali attraverso i quali circola l’energia. Ciò provoca un ristagno o un impedimento al passaggio dell’energia attraverso quella zona e, insieme a essa, anche un’alterazione della circolazione del sangue. Tale stato dei canali può essere paragonato al letto di un fiume prosciugato, quando solo nei punti più profondi rimane ancora umidità. Durante la pratica, l’energia comincia ad affluire nell’organismo dall’esterno. Man mano che si accumula, essa defluisce automaticamente verso quelle zone in cui mancava. Avviene una ridistribuzione dell’energia. E quando essa comincia a passare attraverso un tratto ristretto o ostruito del canale, la persona prova dolore. A questo proposito si dice: «L’energia combatte contro la malattia». Il dolore può essere di diversa intensità e durata.

Primo. Può accadere che un dolore acuto sorga durante le lezioni in sala o a casa e passi rapidamente, senza ripresentarsi in futuro. Ciò significa che la persona ha ricevuto abbastanza energia da poter subito, come con uno strappo, aprire un tratto del canale difficile da attraversare. Allora la malattia comincia ad andarsene.

Secondo. Può accadere che il dolore che insorge assomigli a una normale riacutizzazione della malattia e duri a lungo, talvolta diversi giorni o settimane, ma basta interrompere la pratica e il dolore se ne va. Questo accade nel caso di malattie croniche di lunga durata. A volte, in questa situazione, comincia a far male tutto. Ciò significa che nel vostro organismo ci sono troppe alterazioni e, con ogni probabilità, esso è sovraccarico di farmaci, mentre l’accumulo di energia procede lentamente. Allora occorre tempo per vincere la malattia ed eliminare tutta la sporcizia, i farmaci, le scorie, i sali e così via. Perciò non bisogna in nessun caso interrompere la pratica. Bisogna dare all’energia la possibilità di portare il processo di cura fino alla guarigione, fino alla fine, perché in qualsiasi trattamento la malattia spesso si acutizza e poi arriva la guarigione.

Questo non significa che, non appena cominciate a praticare con l’energia, proverete vari dolori e altri stati spiacevoli. Se una persona ha meriti sufficienti e il suo karma spirituale è puro, allora attraversa tali processi praticamente senza dolore e senza accorgersene. Cioè, qui non bisogna essere eccessivamente suggestionabili.

Armonizzazione dell’energia e altre esperienze

Esiste un metodo universale che permette di armonizzare l’energia. È la pratica dello shat-chakra-yoga, legata alla concentrazione sui chakra inferiori. Quando vi abituate a concentrarvi sui chakra e a percepire, nel farlo, quanto facilmente il prana circoli nel corpo, sentite come, con l’aiuto di ogni chakra, sia possibile regolare qualsiasi parte del proprio corpo fino a uno stato eccellente. Per voi, in linea di principio, il meccanismo di autoregolazione in qualsiasi situazione diventa chiaro.

Altre esperienze con cui il praticante può confrontarsi sono forti oscillazioni, movimenti intensi, vibrazioni intense. Esse sorgono quando il vento si solleva fortemente durante le pratiche tecniche con i canali superficiali oppure durante il risveglio della kundalini, se avete una buona padmasana. Possono comparire nausea o conati di vomito, se le salite dell’energia nella persona sono brusche e squilibrate, tuttavia passano subito.

Dopo qualche tempo diventiamo abili nel vivere diversi stati energetici e possiamo regolarli. Il principio generale è che, in qualsiasi stato, cerchiamo, se esso è legato alla salita dell’energia verso l’alto, di far scendere l’energia lungo il canale anteriore e di accumularla nella zona della yonisthana. Pratichiamo sempre in modo da radicarci e percepire il legame della parte inferiore del corpo con la terra.

Discesa dell’energia lungo il canale anteriore, accumulo nel centro inferiore e radicamento

Quando conosciamo tutti questi principi, le nostre energie passano a un nuovo livello, e allora le diverse sensazioni negative e spiacevoli vengono sostituite dalla beatitudine, e poi sorgono diversi tipi di esperienza mistica. In sostanza, le esperienze mistiche diventano per lo yogin parte della sua fisiologia, cioè non vengono più considerate come qualcosa di mistico, ma come qualcosa di tanto naturale quanto il sonno o il cibo. Per esempio, percepire il prana nei chakra e condensarlo lì, permettergli di circolare liberamente nel corpo, compiere uscite nel corpo sottile, sentire il nettare: tutto questo col tempo diventerà parte della vostra fisiologia nel corpo fisico.

Libera circolazione del prana ed esperienza mistica come fisiologia naturale della pratica

Mantenimento della purezza dei canali

Un tale corpo e una tale esperienza pura dell’energia costituiscono la base per approfondire la pratica della contemplazione e ottenere successi nel samadhi. Perciò ogni yogin deve sapere come avere canali puri, come mantenere sempre i prana sotto controllo e, se si sono contaminati, come purificarli. Un vero yogin non permetterà che i canali siano contaminati, e quindi non sperimenterà forti desideri. Egli vigila sempre su se stesso affinché i suoi canali siano purificati, la kumbhaka abbia una durata adeguata, i prana siano equilibrati, lo stato energetico sia buono e il corpo sia forte. Non permetterà mai la sensazione di pesantezza nello stomaco dovuta all’eccesso di cibo o all’ostruzione dello svadhisthana-chakra, quando il desiderio sessuale prende il sopravvento e tu non fai nulla per prevenirlo. Non permetterà la sensazione di addormentarsi in modo incosciente e di un risveglio tamasico, la sensazione di pesantezza nelle gambe quando l’apana-vayu è ostruito, la sensazione di perdita di energia durante sogni erotici notturni, una kumbhaka della durata di trentacinque secondi sull’inspirazione. Un vero yogin, in linea di principio, non permetterà mai nulla del genere. Cerca sempre di mantenersi in buona forma e di purificare ciò che è nelle sue possibilità.

Domande e risposte

Domanda: È corretto affermare che, nel processo di purificazione, l’insieme dei karma presenti nel corpo, le immagini e i pensieri debbano emergere proprio in quest’ordine? È inevitabile oppure possono dissolversi come akarma? O dipende tutto dal metodo?

È tutto individuale, perché ognuno ha karma diversi. Dipende anche dal grado di intensità della pratica e dal metodo che si pratica. Alcune persone possono praticare gli stessi metodi, ma ottenere risultati diversi. Uno non avrà alcun problema, perciò entrerà subito in samadhi, mentre un altro sperimenterà sbalzi di caldo e di freddo. È tutto molto individuale, sebbene le tendenze generali siano più o meno simili in determinati gruppi di persone. In generale, tutto dipende dalla categoria di yogin a cui appartenete: divya, vira o pashu. Qui sono state descritte esperienze per i pashu. Un vira sentirà una lieve vibrazione nella colonna vertebrale, calore nel corpo, avrà un po’ di mal di testa ed entrerà in samadhi. Un divya sperimenterà immediatamente, in estasi, la beatitudine nel corpo. Sono diversi tipi di temperamento.

Domanda: «Per esempio, si pratica un metodo e, nel processo di purificazione, si avverte dolore alle ginocchia. Ma se invece si pratica un altro metodo, che agirà in modo più sottile, questo dolore sarà inevitabile? Può accadere che questo dolore non venga avvertito, oppure venga avvertito ma molto debolmente, cioè che il karma venga eliminato alla radice?»

Bisogna considerare concretamente ogni metodo. Per esempio, se avete deciso a tutti i costi di sedervi in padmasana, le ginocchia vi faranno male, perché con un metodo così energico state purificando l’apana-vayu. Ma se vi siederete non in padmasana, bensì in sukhasana, praticando la sahita-kumbhaka, le ginocchia non vi faranno male. Tutto dipende dagli approcci utilizzati. Se siete seduti nella posa del rishi, le vostre impurità nei canali possono sublimarsi in modo molto morbido e armonioso ed entrare nel canale centrale, anche se ciò richiederà più tempo. Cioè, a questa domanda non si può rispondere in modo univoco. Il risultato dipende dalla costruzione della linea di pratica e da molti altri fattori. Ogni linea di pratica è unica e dà diverse sfumature di sensazioni. Ma il principio è questo: se i canali in una determinata area sono ostruiti, in ogni caso provocheranno sensazioni di circolazione errata o debole dell’energia. Che li purifichiate con lo shat-chakra-yoga, con la sahita-kumbhaka, stando seduti in padmasana, con la contemplazione nella posa del rishi o con lo shambhavi-mudra, è una questione di tecnica.

Per esempio, una persona ha lo svadhisthana-chakra ostruito perché per quindici anni ha avuto una vita sessuale senza sublimare l’energia, e poi è entrata in monastero. Quando inizierà la pratica, questa zona sarà congestionata, perciò le sarà difficile sedere in padmasana, avrà difficoltà con sahita-kumbhaka, sorgeranno continuamente dolori e, quando l’energia si solleverà, apparirà un forte desiderio sessuale. Ma se farà ogni giorno per trenta minuti ashvini-mudra, sahita-kumbhaka e viparita-karani, allora, all’incirca dopo due anni, apana-vayu si purificherà, e quindi tutto questo passerà. E affinché l’energia non la getti nello stress, bisogna sollevarla verso l’alto e abbassarla verso il basso lungo la colonna vertebrale, così come facciamo durante chandali. Allora il karma dei mondi inferiori si purificherà e il dolore scomparirà. Cioè esso sorgerà solo quando si siede molto a lungo in padmasana o durante pratiche tecniche intense, mentre con carichi ordinari non sarà più percepito. Se una persona semplicemente siede e si concentra sullo svadhisthana-chakra, avrà la sensazione di una rotazione nello svadhisthana-chakra, che si diffonde in tutto il corpo e verso le ginocchia, nonché la sensazione dell’apertura dei canali e della circolazione del prana. In questo modo può anch’essa purificare il karma. Se fa l’allenamento del vento o viparita-karani, sentirà come il vento ascendente apre i canali nei muscoli, essi si liberano, e quindi inizia la circolazione dell’energia. In altre parole, l’energia può essere purificata con metodi diversi. E di metodi del genere ne esistono moltissimi.

Purificazione bianca e trasparente di svadhisthana e apana-vayu come acqua pura

Domanda: Quando avviene la concentrazione sui chakra e si aprono le ostruzioni nei canali, la sensazione di vibrazione nei canali diventa più forte della sensazione del chakra. In questo caso bisogna lasciare l’attenzione sul chakra oppure spostarla su queste ostruzioni?

La sensazione di vibrazione nei canali è più forte delle vibrazioni nel chakra? E quali vibrazioni si percepiscono nei canali?

«Pesantezza o dolore».

Continuare a concentrarsi sul chakra. Provare a spostare leggermente l’attenzione verso l’interno, più vicino al canale centrale. Se si tratta della colonna vertebrale, allora vi concentrate sui petali, sul kshetram, cioè sulla superficie del corpo. Ma potete provare a spostare leggermente il punto di concentrazione più vicino alla sushumna e ad ascoltare le sensazioni, e poi di nuovo riportarlo verso il kshetram. Esistono diverse scuole di yoga, e alcune raccomandano di concentrarsi sul kshetram, sotto la pelle, sui petali del chakra, sulle superfici esterne, mentre ce ne sono altre che raccomandano di concentrarsi più vicino al canale centrale, cioè in profondità nel corpo. Noi ci concentriamo sul kshetram, ma se sorge ciò di cui chiedete, allora si può spostare l’attenzione più in profondità, continuando a mantenere l’oggetto della concentrazione.

Nelle fasi superiori della pratica, quando padroneggiate la presenza e potete trasferirla nel basso ventre, nel coccige, nel manipura-chakra e nell’anahata-chakra, potete purificare i canali con la forza della sola presenza. Questo è il più grande metodo di controllo dei propri prana.

Purificazione dei canali nei sogni lucidi

Domanda: E se si raggiunge la lucidità nei sogni, è possibile purificare i canali in un sogno lucido? Sarà più efficace che durante la veglia? Si dice che due minuti lì possano equivalere a settimane o mesi di purificazione qui.

Purificando il corpo sottile, purificate solo i prana sottili nel corpo. Forse alcuni canali grossolani non li purificherete subito in questo modo, ma i prana sottili con l’aiuto dei sogni lucidi possono essere purificati abbastanza rapidamente.

Grazie a che cosa i prana si purificano da soli, senza tecniche? Grazie alla raffinazione della coscienza. Se evocate in voi bhava raffinati, una visione pura, allora i canali si purificano da soli, anche se non fate affatto nemmeno una tecnica. È vero, questo metodo non è così rapido: richiede anni di raffinazione della coscienza. Per esempio, nella vita mondana tutti voi avete incontrato persone raffinate, divinità mondane così eleganti, raffinate. Sono persone molto rare — dèi della passione. Non sono necessariamente praticanti, tuttavia hanno un corpo scolpito, maniere eleganti, un parlare molto saggio. Sono grandi artisti, scultori, musicisti, poeti e così via. I loro prana sono sottili, non sentono desideri così forti come le persone mondane comuni. Le vibrazioni dei chakra inferiori non li destabilizzano, perciò, quando disegnano, la loro mano non trema e possono tracciare linee aggraziate. I loro prana obbediscono alla loro chiarezza. Questo significa che la loro coscienza raffinata, senza tecniche, controlla l’energia. Non praticano nemmeno yoga, ma semplicemente, per karma, hanno una tale struttura del corpo e del prana, un tale stato di raffinatezza.

Anche noi prestiamo attenzione ad avere una coscienza così raffinata.

L’affinamento della coscienza purifica il prana senza metodi tecnici

Questioni pratiche sul pranayama

Domanda: Se durante l’esecuzione del pranayama si avvertono sensazioni dolorose nell’anahata-chakra, ma questo dolore è sopportabile, è comunque meglio ridurre il carico o continuare a praticare?

Bisogna ridurre il carico fino alla scomparsa delle sensazioni dolorose. Le sensazioni dolorose indicano che la capacità di passaggio di anahata non è ancora tale da poter trattenere a lungo il kumbhaka. È necessario mantenere il comfort durante la pratica finché le nadi non si siano purificate, ma compiere un piccolo sforzo oltre questo comfort. Quando i vostri canali si saranno purificati, non proverete disagio nemmeno con ritenzioni di tre minuti durante pranayama di tre o quattro ore. Anche questo sarà per voi confortevole e sarà percepito come una sorta di divertimento. Ma finché i canali non sono completamente purificati, non bisogna forzare gli eventi provocando disagio nel corpo.

Domanda: Quale può essere la conseguenza di questa forzatura?

Tutte quelle esperienze di cui abbiamo parlato, in quantità maggiore del necessario. Esistono, naturalmente, vira-yogin, eroi che, forzando gli eventi, pensano: «Be’, niente di grave. In compenso vivrò rapidamente la trasmutazione». In un mese raggiungono il samadhi della luce, la coscienza ininterrotta. Il Guru appartiene a questa categoria. Ma in generale agli allievi si raccomanda di praticare in modo più dolce, cioè di impiegare più tempo, ma di avere maggiore stabilità nella pratica.

Domanda: Perché durante la concentrazione su qualsiasi chakra si avverte costantemente una pressione che dilata anahata?

Questo indica che l’anahata-chakra è per voi dominante, che lì i canali sono i più ampi, ma presentano anche delle ostruzioni. In questo chakra il vento si accumula in maggiore quantità, perciò le pratiche legate ad anahata vi riusciranno meglio delle altre. Ma con la purificazione dei canali questo scomparirà. Inoltre, durante la concentrazione è importante concentrarsi non con la mente, non con la testa, ma percepire il chakra con il corpo. Allora il vento si raccoglierà lì.

Particolarità della concentrazione su un punto

Domanda: Ci sono istruzioni secondo cui, durante la concentrazione su un punto, per esempio, non bisogna prestare attenzione alla secrezione di muco. Ma che fare se escono lacrime, si manifesta un forte bruciore, gli occhi pizzicano intensamente come quando si taglia una cipolla? Poiché attraverso le lacrime avviene una purificazione, non bisogna prestarvi attenzione? Oppure bisogna interrompere la concentrazione?

Se avete un forte disagio, potete interrompere la concentrazione. Tuttavia queste istruzioni sono date per entrare in dhyana; cioè, se vi muovete, distruggerete dhyana, se non ci prestate attenzione, entrerete più profondamente nella meditazione. Se ciò non vi distrae da dhyana, potete continuare. Se invece la vostra mente si agita, se perdete la concentrazione, allora è meglio fermarsi e aspettare che passi.

Concentrazione su un punto con lacrime e mantenimento della chiarezza mentale

Domanda: Perché si raccomanda di concentrarsi sugli kshetram e non sulla radice del chakra?

Questo è legato al fatto che bisogna prima purificare quest’area nei chakra, prima di penetrare verso sushumna. Sulle radici del chakra, cioè più vicino al canale centrale, bisogna concentrarsi più tardi, quando la capacità di passaggio del chakra aumenta. Se lo facciamo fin dall’inizio, i petali nei chakra non sono ancora, per così dire, attivati, i canali non sono aperti. Cioè cerchiamo di penetrare subito dalla porta di servizio, ma non avremo un passaggio libero per l’energia.

Domanda: Per quanto tempo bisogna mescolare il prana durante la respirazione a vaso, per esempio con una ritenzione di trenta secondi? Alla fine della ritenzione o costantemente durante la ritenzione?

Avete inspirato, spinto dolcemente il prana verso il basso, tirato apana verso l’alto, compattato leggermente l’energia e la mantenete sotto manipura per questo mezzo minuto. E se essa sfugge al controllo, allora con la contrazione delle porte inferiori, una leggera spinta del diaframma o una lieve trazione di uddiyana continuate a controllarla. Cioè mescolate fin dall’inizio, e poi effettuate soltanto il controllo mediante i tre blocchi.

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