common.namaste

Dalla falsa nirvana alla vera liberazione: commento al «Visuddhimagga»

07.10.2026
0 мин. чтения
0
Condividi
Dalla falsa nirvana alla vera liberazione: commento al «Visuddhimagga»

«Proseguendo nella pratica, il meditante scopre che la sua mente osservante e gli oggetti dell’osservazione appaiono e scompaiono con una frequenza che supera la sua capacità di comprensione. Egli vede l’intero campo della propria consapevolezza in un flusso continuo. Il meditante comprende che il mondo della sua realtà si rinnova a ogni istante, e così continua senza fine».

Finché dimoriamo nella mente concettuale e la nostra mente, attraverso gli organi di senso, è rivolta verso l’esterno, non ci accorgiamo del fatto che il mondo si rinnova ogni secondo con ciascun atto di coscienza. Per noi il mondo è una rappresentazione ordinata e cristallizzata. Trovandoci in questa rappresentazione ordinata e cristallizzata, abbiamo delle idee su noi stessi, sul mondo e sulla pratica spirituale. Ma ciò è simile a una sorta di bozzolo o di gabbia. Dal punto di vista di chi è andato oltre questo stato, il mondo appare completamente diverso, e tutte le concezioni umane su di esso sono effimere, sogni, illusioni. Ma finché non lo faremo noi stessi grazie alla pratica della piena consapevolezza, sarà impossibile uscire da questa gabbia della rappresentazione e della percezione.

Il mondo appare lineare, logico e coerente soltanto dal punto di vista della percezione dualistica. Quando compiamo una svolta oltre il pensiero concettuale, il mondo appare molto più complesso. Cessa di essere lineare e diventa stocastico, probabilistico. E quando si dice che il mondo si rinnova ogni secondo, ciò significa che in ogni istante è in atto un qualche processo cognitivo. È proprio questo atto cognitivo a dare vita a un determinato universo probabilistico.

Comprensione dell’impermanenza e dell’impersonalità

«Comprendendo questo, egli giunge a riconoscere nel profondo della propria anima la verità dell’impermanenza. Scoprendo che tutti i fenomeni appaiono in ogni istante per poi scomparire nuovamente, il meditante smette di considerarli piacevoli e degni di fiducia. Giunge la liberazione dalle illusioni: ciò che cambia continuamente non può costituire la base di una soddisfazione duratura. Quando il meditante comprende che la propria essenza è priva di un “io” e muta costantemente, entra in uno stato di distacco dal mondo delle proprie esperienze».

La piena consapevolezza conduce prima o poi alla comprensione e all’esperienza del fatto che l’ego (ahamkara) è privo di essenza, privo di esistenza intrinseca. Ciò avviene non grazie a conclusioni mentali, logiche o alla filosofia, bensì grazie alla comprensione diretta. La forza della chiarezza aumenta e possiamo vedere in che modo il nostro corpo e il mondo esterno siano collegati: il corpo è soltanto un insieme di cinque elementi, presi temporaneamente in prestito dai cinque elementi naturali, e segue il proprio corso. Tutto ciò è composto e non permanente, perciò non si può identificare con esso la propria persona e la propria essenza (individualità).

L’ego e il corpo come combinazione temporanea di elementi

La mente è il prodotto della percezione condizionata, del karma, dei samskara passati, dell’educazione sociale, dell’interazione e dell’apprendimento. In essa non vi è nulla che potremmo definire nostro o di cui potremmo dire: «Questo sono io»; tutto questo è qualcosa di plasmato da diversi tipi di impronte. Allo stesso modo, anche nelle altre parti del nostro «io» non vi sono continuità, permanenza o esistenza intrinseca. Tutto ciò è molto temporaneo, molto impermanente, molto dinamico. Tutto cambia ed è costituito da diversi frammenti che, nel momento presente, sono semplicemente tenuti insieme dalla forza del karma. E rimarranno uniti soltanto finché agirà la forza del karma; quando essa si sarà esaurita, si separeranno e assumeranno un’altra forma. Chi dimora nella piena consapevolezza, comprendendo che tutto è un susseguirsi ininterrotto di metamorfosi, riconsidera il proprio rapporto con il mondo, con il proprio «io» e con tutto ciò che percepisce. In lui sorge il distacco. La coscienza testimone prende le distanze da ciò che viene sperimentato e, istruita da tale esperienza, non ne rimane più coinvolta né vi si aggrappa.

L’intera essenza della pratica della piena consapevolezza consiste nel conseguire la capacità di non lasciarsi coinvolgere, di non rimanere invischiati negli oggetti della percezione, bensì di vivere ininterrottamente nel mondo interiore della consapevolezza. Ma poiché la coscienza non possiede tale esperienza, non può farlo finché non si convince che nessun oggetto dell’esperienza possiede un’essenza propria, che tutti gli oggetti dell’esperienza sono impermanenti e tenuti insieme dalla forza del prarabdha karma operante.

Chiarezza di alto livello e falso nirvana

«Dalla prospettiva di tale distacco, le qualità impermanenti e impersonali della sua mente lo inducono a considerarla una fonte di sofferenza.

Falso nirvana.

In seguito, il meditante progredisce senza alcuna riflessione. Dopo le ultime comprensioni, comincia a vedere chiaramente l’inizio e la fine di ogni successivo momento di consapevolezza».

Prestate attenzione a questo punto molto importante: qui si parla di una chiarezza di livello elevato, simile a quella degli dèi. Di solito le persone agiscono e interagiscono senza entrare in un contatto molto profondo con la realtà. Tutto ciò è superficiale, perciò non sono in grado di trarre conclusioni di vasta portata. E spesso commettono errori, per poi pagarne le conseguenze.

Per esempio, poiché Hitler non possedeva sufficiente chiarezza, subì una vergognosa sconfitta nella guerra che egli stesso aveva iniziato; i bolscevichi decisero di creare un’ideologia comunista, ma poiché non riuscirono a prevederne tutte le cause e le conseguenze, non la elaborarono abbastanza in profondità e non tennero conto di numerosi fattori, dopo settant’anni essa crollò miseramente, provocando varie sciagure. Questi sono esempi di un atteggiamento superficiale e poco profondo nei confronti della realtà.

Il pensiero superficiale conduce al crollo

La stessa cosa accade a ogni persona che non pratica. In gioventù progetta di diventare ricca, sistemarsi bene, sposarsi, avere figli e costruire una vita familiare felice. Ma tutto passa in un batter d’occhio, si ritrova vecchia senza aver capito nulla di questo mondo, tutte le sue speranze crollano e comprende che tutto ciò a cui aveva pensato si è rivelato diverso da come immaginava. Eppure, a quanto pare, aveva degli esempi davanti agli occhi. Aveva visto persone anziane, aveva visto malati, aveva visto la morte, ma per qualche ragione non aveva applicato tutto questo a sé stessa. Le sembrava che non sarebbe accaduto a lei, che sarebbe successo soltanto agli altri. Anche quando sentiva parlare del dharma, non vi attribuiva importanza, perché era assorbita dai suoi progetti immediati.

Qui, invece, si parla di quella chiarezza capace di discernere istantaneamente l’inizio e la fine di ogni atto di percezione. Per esempio, in voi sorge un desiderio mondano e la mente sembra volerlo soddisfare, ma sviluppa immediatamente l’intera sequenza e può vedere chiaramente come finirà quel desiderio mondano. Allora pensa: «Tutto ciò è inutile». Sorge un qualche movimento della coscienza, ma la vostra chiarezza può vedere istantaneamente in anticipo dove porterà. E dopo essersene convinta molte volte, la mente rimane semplicemente delusa da tutto questo, comprendendo che cosa deriverà in seguito da una determinata catena di cause ed effetti. Perciò non si lascia coinvolgere nei nessi causali di cui non ha bisogno, li recide e conserva soltanto quelli necessari. Applicando questa chiarezza, si convince che la stragrande maggioranza dei nessi causali è inutile. Se li si sviluppa, si vede che non offrono alcuna prospettiva, alcun futuro. Una prospettiva esiste soltanto nei nessi causali che scaturiscono dal gioco dello stato naturale, dalla consapevolezza profonda. Quando ciò viene compreso molto rapidamente, l’autoliberazione, il distacco e il disincanto nei confronti del samsara avvengono istantaneamente, in una frazione di secondo.

Per esempio, se non amate una persona e siete in inimicizia con lei, prima di adirarvi cominciate a sviluppare mentalmente la situazione e pensate: «Sì, tra noi c’è inimicizia, ma se continueremo a essere ostili l’uno verso l’altro, ci diremo parole piene d’ira, poi forse cominceremo a rovinarci reciprocamente la vita e, in seguito, potremmo persino ricorrere a misure estreme». E vediamo quanto è sciocca la nostra ira, che non dobbiamo alimentarla e che non possiamo seguirla, perché in tal caso causeremmo sofferenza sia a noi stessi sia agli altri. E allora ne ridiamo immediatamente. Oppure sorge l’attaccamento. Ma se possediamo una piena attenzione, ancor prima che esso si sviluppi vediamo istantaneamente le origini di questo attaccamento, provenienti dal passato, e il suo futuro. Le origini di questo attaccamento ci sono chiare: comprendiamo che è proprio questo ad averci costretti a ottenere un corpo, a essere limitati e a soffrire. E se l’attaccamento è già presente, ne sviluppiamo mentalmente il futuro, riflettendo logicamente su come finirà. Vediamo che anch’esso finirà in illusioni, sofferenze ed errori, e che l’attaccamento stesso è, alla radice, un’illusione. Tutto questo avviene in una frazione di secondo, e allora l’attaccamento si autolibera istantaneamente, poiché grazie alla forza della chiarezza e della piena attenzione ne rimaniamo disillusi e comprendiamo che occorre fare affidamento soltanto sul non attaccamento, sullo stato privo di sostegno. E quando ciò accade in ogni istante, in una frazione di secondo, decine di migliaia di volte nel corso della giornata, la vostra mente opera in una modalità completamente diversa.

La chiarezza libera dalla rabbia e dall’attaccamento

Segni di una pratica avanzata

Insieme a questa chiarezza percettiva possono manifestarsi:

  • la visione di una luce scintillante o di una forma luminosa;

  • una sensazione di estasi che provoca la «pelle d’oca», tremori nel corpo, una sensazione di levitazione e altri segni di estasi;

  • la calma della mente e del corpo, che li rende leggeri, flessibili e docili;

  • un sentimento di fede nei Tre Gioielli e nel metodo stesso della meditazione, accompagnato da una gioiosa fiducia nell’efficacia della meditazione e dal desiderio di consigliare a tutti gli amici e parenti di praticarla;

  • la diligenza nella meditazione, accompagnata da un’energia equilibrata, né troppo debole né troppo intensa.

La pratica della piena attenzione, se svolta autenticamente, dà risultati autentici. Uno di questi risultati consiste in varie esperienze, tra cui l’esperienza della beatitudine, e in una grande chiarezza della coscienza, superiore a quella umana. A questo punto non avete più dubbi, non dovete accettare nulla per fede: ve lo siete meritato e avete ottenuto una chiarezza sovrumana. Naturalmente, non bisogna attaccarsi a queste esperienze, poiché sono ancora iniziali. Tuttavia, si tratta di un livello importante, grazie al quale diventate molto autosufficienti. E se in questa fase cominciate a praticare il mantenimento dello stato naturale, otterrete autentici successi nella contemplazione, nel mantenimento della presenza e nel suo approfondimento. Prima di questa fase, i successi non sono ancora evidenti. Perciò la piena attenzione è molto importante fino a questo stadio. La piena attenzione, come ho detto, può essere applicata a qualsiasi oggetto: al respiro, ai movimenti del corpo, al mantra, all’osservazione dei quattro fondamenti della consapevolezza, al sankalpa prescelto. Non importa a cosa venga applicata; ciò che conta è il fatto stesso di applicare la piena attenzione.

La piena attenzione conduce alla chiarezza e all’approfondimento della presenza
  • una felicità sublime che pervade il corpo del meditante, una beatitudine straordinaria che sembra non avere fine e che lo induce a raccontare a tutti la propria eccezionale esperienza».

Quando si sviluppa la piena attenzione, in voi sorge un’energia supplementare: avete moltissima energia, e questa energia vi permette di diventare carismatici. Possedete un’enorme chiarezza interiore, che può manifestarsi in ogni cosa (nella creatività, nel servizio, nell’interazione, nello spiegare il dharma agli altri e così via), perché avete già una vostra piccola esperienza di consapevolezza. Non avete più né dubbi, né la sensazione di essere «poveri piccoli infelici», né attaccamenti; avete il sostegno dell’esperienza interiore. Questa esperienza interiore non è ancora profonda né potente, ma vi permette già di opporvi con grande forza a tutte le influenze, sia della mente e dei desideri sia del mondo esterno.

Quando, intorno ai vent’anni, ero un massimalista e vivevo esperienze simili, avevo questa intenzione: «Se lo spiego a tutte le persone, allora tutti cominceranno a praticare». Volevo seriamente andare al Cremlino e convincere tutti a dedicarsi alla pratica spirituale, e sentivo di poterci riuscire. In voi nasce una fede potentissima nell’effetto della sadhana. Credete perché la sadhana vi ha apportato un enorme beneficio: grazie a essa avete realmente trasformato la vostra percezione. Sebbene ciò non costituisca ancora la liberazione. Questo è chiamato falso nirvana, perché non è ancora il nirvana, ma soltanto un avvicinamento a esso. È lo stadio della beatitudine, della gioia e dell’approccio alla chiarezza. Coloro che non conoscono gli insegnamenti successivi, dopo aver scoperto la fonte interiore di energia, possono inebriarsene profondamente, e conosco esempi di persone del genere. Tuttavia, non bisogna farlo: occorre custodirla dentro di sé e continuare a coltivarla finché non si manifesteranno i successivi segni della realizzazione.

Il falso nirvana è soltanto una tappa del cammino

Sviluppo della chiarezza sovrumana

  • la percezione rapida e chiara di ogni istante di consapevolezza: la visione è precisa, intensa e chiara, e le caratteristiche dell’impermanenza, dell’assenza di un «io» e dell’insoddisfazione vengono comprese immediatamente.

In questa fase la chiarezza aumenta in modo straordinario. La vostra mente diventa simile a un supercomputer: potete prendere qualsiasi situazione o qualsiasi oggetto, osservarlo in un'immagine tridimensionale e, contemporaneamente, elaborare sette, otto, dieci possibili sviluppi degli eventi o delle situazioni. E tutto questo a una velocità piuttosto elevata. Grazie a ciò, applicando una tale pienezza dell'attenzione a qualsiasi oggetto, potete esaminare molto rapidamente un'enorme quantità di varianti e scegliere quella ottimale. Poiché tenete conto di un'enorme quantità di fattori in breve tempo, le vostre decisioni diventano molto efficaci e ottimali. È come se diventaste specialisti in qualsiasi campo, poiché la forza penetrante della chiarezza può integrarsi con qualunque cosa. La vostra mente smette di essere inerte e incapace di comprendere; avete la sensazione di poter capire tutto. Basta dirigere la mente verso l'oggetto desiderato. Questi sono i segni della nascita della viveka-vidya.

Il non-dimenticare dotato di una forza speciale

  • il non-dimenticare dotato di una forza speciale; il meditante vede senza sforzo ogni momento della consapevolezza, e il non-dimenticare acquisisce una propria forza motrice.

Se prima oscillavate tra la dimenticanza e il non-dimenticare, tra la contemplazione e la distrazione, ora finalmente si è stabilito il non-dimenticare. Forse durante il sonno questo non-dimenticare si interrompe, ma nello stato di veglia non si interrompe: è diventato un fattore della vostra vita, una forza motrice ininterrotta, qualunque cosa facciate. Ora vi guida lungo il cammino della vita, ora tutto è cambiato. Se prima cadevate spesso nelle distrazioni, ora le distrazioni sono state sconfitte; esiste un altro cammino della coscienza, e voi vi siete saldamente stabiliti su questo cammino.

Il non-dimenticare diventa una forza motrice ininterrotta

Il non-dimenticare dotato di una forza speciale significa che la mente è come incatenata con una catena di ferro, come un dito immerso nel miele e rimasto incollato. Grazie a tale non-dimenticare, i prana perturbanti non possono più esercitare alcuna influenza. Neppure i desideri, i klesha e gli oscuramenti possono esercitare alcuna influenza. Questo stato viene descritto così: «Quando l'elefante va all'abbeveratoio, gli insetti e i piccoli animali fuggono terrorizzati». Ciò significa che la forza di questa consapevolezza è enorme e che le piccole oscillazioni del prana e della mente non la influenzano più. Una persona simile vive incessantemente nello spirito, e questo spirito la ispira profondamente. Cammina incessantemente sotto lo sguardo di Dio. Per lei non esistono più questioni di attaccamenti, sofferenze materiali, preoccupazioni legate alle paure e alle ansie per la propria sussistenza, sentimenti, emozioni o ambizioni egoistiche: tutto ciò le sembra ridicolo. Il suo principio è: «Basta avere un tetto sopra la testa, un po' di pane e un tappetino per la meditazione. È più che sufficiente. Tutto ciò che va oltre è già un lusso». È molto allegra e gioiosa, perché vive soltanto una vita interiore. Se fa qualcosa nel mondo esterno, non lo fa per sé, ma come servizio al dharma e agli altri; lei stessa è completamente autosufficiente, per lei non contano né le ambizioni né i desideri né qualsiasi altra cosa, perché dimora nel non-dimenticare dotato di una forza speciale. È sempre allegra, indipendentemente dal fatto che comunichi con qualcuno o meno, che gli obiettivi vengano raggiunti oppure no; questa allegria deriva dalla gioia del non-dimenticare dotato di una forza speciale. Non ha più progetti o speranze riposte in qualcosa, eccetto questo non-dimenticare. Poiché ha trovato questa perla preziosa e non cerca nulla al di fuori di essa, ne è completamente appagata. Tale non-dimenticare cresce e si rafforza ogni giorno.

Neutralità distaccata

  • imperturbabilità rispetto a ciò che accade nella consapevolezza: indipendentemente da ciò che entra nella sua mente, il meditante conserva una neutralità distaccata

Un'espressione molto importante è «neutralità distaccata, indipendentemente da ciò che entra nella sua mente». La stabilità della mente e il possesso della capacità di osservare in uno stato di neutralità distaccata sono segni di uno yogin altamente avanzato. Che nella mente entrino pensieri puri o impuri, che all'esterno si verifichino problemi oppure, al contrario, gioie e qualcosa di meraviglioso, che nella coscienza entrino concetti, che egli faccia qualcosa oppure no, che raggiunga l'obiettivo oppure no, che gli eventi si sviluppino in modo favorevole per lui oppure no, che riceva onore e rispetto oppure biasimo e insulti: nulla di tutto ciò lo coinvolge, ed egli conserva verso ogni cosa una neutralità distaccata. Una simile neutralità distaccata testimonia che, grazie al non-dimenticare, ha cominciato a sorgere l'unico «gusto» di tutti i fenomeni. La chiave dell'unico «gusto» è, naturalmente, il non-dimenticare. Se una persona non si trova nello stato di non-dimenticare, ma si limita a dirsi mentalmente: «Tutto ha un unico “gusto”, tutto è uguale», ciò non può essere definito lo stadio dell'unico «gusto».

Neutralità distaccata e gusto unico dei fenomeni

La neutralità distaccata come fondamento della pratica

La neutralità distaccata significa che, per una persona, la preoccupazione principale è non dimenticare, mentre tutto il resto è un gioco di diversi tipi di coscienza ed energia sullo sfondo di questo non dimenticare. Spesso si può osservare come persino i praticanti spirituali incontrino varie difficoltà, problemi nelle relazioni, nelle valutazioni e nel mondo esterno; sono turbati da cose diverse, chiariscono i rapporti, nutrono molte paure e speranze, e in loro si destano certe ambizioni. Ma tutto questo appartiene al livello del dilettante.

Per un vero yogin è importante soltanto il principio del non dimenticare; per tutto il resto è molto soddisfatto, molto felice e mantiene una neutralità distaccata. E se deve manifestarsi in qualche modo, si tratta semplicemente di un gioco conforme alle circostanze, quando occorre aiutare gli altri. Egli stesso, invece, è libero da tutto, dimorando in questa neutralità distaccata. Non la si può definire indifferenza: può reagire, integrarsi vivamente, ma in sé rimane al di fuori di tutto questo. Poiché per lui tutte le cose esteriori sono simili a un gioco. Il gioco è il modo migliore per descrivere il suo comportamento.

Il falso nirvana e l’attaccamento alle esperienze

«Il sottile attaccamento alla luce e agli altri fattori qui elencati, nonché il piacere derivante dalla loro contemplazione».

Lo stadio del falso nirvana è caratterizzato da un sottile attaccamento a varie esperienze interiori: alla luce, alla visione di figure luminose, alle esperienze oniriche. Una persona può sentirsi molto ispirata da queste esperienze oppure discuterne. È del tutto possibile discuterne, poiché occorre comprendere che cosa siano. Tuttavia, anche nei confronti di queste esperienze bisogna mantenere una neutralità distaccata. Lo yogin rimane semplicemente nella pienezza dell’attenzione, assumendo il ruolo di testimone rispetto a tali esperienze.

Se invece sorge un attaccamento a tutto ciò, sarà una delle forme di assorbimento: nella beatitudine o nella chiarezza (il falso nirvana). Ma il falso nirvana non è lo scopo della vera pienezza dell’attenzione. Il valore del maestro consiste proprio nel fatto che egli sa distinguere il falso nirvana da quello autentico, mentre un principiante, in linea di principio, non è in grado di riconoscerli. Poiché non ha ancora sperimentato veramente né l’uno né l’altro, il falso nirvana può impressionarlo notevolmente. Può sentirsi molto entusiasta e colpito, il suo ego può assumere una certa posa, sebbene in realtà non sia qualcosa da innalzare su un piedistallo.

Riconoscere e distinguere il falso nirvana da quello autentico è un aspetto molto importante, poiché il falso nirvana conduce alla rinascita nel mondo degli dèi della forma o nel mondo degli dèi del samsara.

«Il meditante spesso si entusiasma per la comparsa di questi dieci segni e può parlarne, pensando di aver raggiunto l’illuminazione e portato a termine il compito della meditazione. Anche se non pensa che essi significhino la sua liberazione, può fermarsi per goderne.

Le esperienze intermedie non sono la liberazione definitiva

Questo è lo pseudo-nirvana. Il grande pericolo per il meditante consiste nello scambiare “ciò che non è la via per la via”, oppure nel perdere la determinazione a proseguire la pratica della visione penetrante a causa dell’attaccamento a tali fenomeni. Alla fine, il meditante comprende, da sé o grazie al consiglio del maestro, che queste esperienze sono soltanto una pietra miliare lungo il cammino, non la destinazione finale. Allora dirige il raggio della propria visione penetrante verso di esse e verso il proprio attaccamento a esse».

Il falso nirvana può essere sperimentato parzialmente, soprattutto nello stadio della «gestazione». In parte può manifestarsi nello stadio del «concepimento», se si tratta di un «concepimento» di livello elevato.

«Visione penetrante senza sforzo.

La contemplazione è rapida, facile e ininterrotta: conoscenza istantanea di anatta, anicca, dukkha».

Anatta, anicca e dukkha indicano, come sapete, l’assenza di esistenza intrinseca nella propria coscienza, l’assenza di esistenza intrinseca nei fenomeni esterni e la sofferenza dovuta all’impermanenza quando vi è attaccamento a essi.

«Cessazione del dolore; completa imperturbabilità».

Lo stadio successivo, quando si riesce a superare il falso nirvana, consiste nel riconoscimento istantaneo dell’assenza di esistenza intrinseca in se stessi, dell’assenza di esistenza intrinseca nelle cose esterne e nella comprensione immediata della nocività di qualsiasi forma di assorbimento. La contemplazione cessa di essere sostenuta mediante lo sforzo e diventa spontanea.

Quando la tentazione del falso nirvana è stata superata, ci avviciniamo al vero nirvana. Ma nel vero nirvana l’ego non può sopravvivere. Questo è il prezzo che paghiamo. Per avvicinarci al vero nirvana paghiamo con la scomparsa dell’illusione dell’ego, con il distacco da tutti gli attaccamenti, da tutte le rappresentazioni concettuali, da ogni cosa senza eccezione. Il corpo permane, la mente si muove, ma l’illusione dell’ego non esiste più. Nessuno può avvicinarsi allo stato dell’autentico nirvana senza pagare un simile prezzo.

Il vero nirvana e il grande non-agire

«Nirvana.

La coscienza cessa di avere uno scopo».

In questa fase viene presa veramente la decisione di entrare nel «grande non-agire». Prima di raggiungere questa fase, per quante decisioni simili possiamo prendere, esse non possono essere autentiche, poiché nella coscienza rimane sempre una certa mancanza di liberazione. Ma dopo aver raggiunto questa fase, dobbiamo davvero rilassarci nel sahaja (presenza naturale), eliminare le basi più sottili dello sforzo, rendere la pratica contemplativa completamente naturale, unificandola con tutti gli oggetti della vita.

Qualcuno potrebbe dire: «Ma a questa fase è ormai possibile terminare la pratica». Se vi trovate nello stato di samadhi, è proprio così. Se invece vi trovate nella vita quotidiana, è comunque così. La pratica termina, ma il gioco, la consapevolezza e l’approfondimento della presenza continuano sempre. E non possono non continuare, poiché la coscienza può sempre approfondirsi ulteriormente.

Dopo il risveglio, l’approfondimento della coscienza continua

Per esempio, Brahma, Indra o i rishi dimorano in una presenza naturale più profonda rispetto a chi ha semplicemente raggiunto il risveglio. E anche dopo aver raggiunto questo punto, in cui la coscienza cessa di avere uno scopo e semplicemente gioca, lo sviluppo della sua consapevolezza continua.

«Nirodha.

Completa cessazione della coscienza».

Infine, l’ultima fase, nirodha, significa che persino i minimi residui delle impressioni relative alla personalità illusoria, all’ego e all’esistenza individuale sono cessati. È stato sperimentato lo stato completo di non-dualità, che non cesserà mai più.

Contemplazione
Chiarezza
impermanenza
Vishuddhi magga
Pienezza dell'attenzione
Non dimenticanza
Falsa nirvana
Nirodha
divider
i
Questo materiale è disponibile in abbonamento
Откройте для себя сотни часов эксклюзивных материалов, которые поддержат вас на пути духовного роста. Ваша подписка — это мгновенный доступ.
Ваша поддержка помогает распространять духовные знания на благо всех существ.
Articoli
Vidya AI
Cerca
Lezioni