Dai fugaci lampi dello Spirito al sahaja samadhi ininterrotto
19.07.2026
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Commento al testo «Codice del Maestro»
Passiamo ora alle antiche pratiche per riconoscere lo stato naturale, esposte nella tradizione dei siddha. Queste pratiche sono descritte nei testi canonici, per esempio nel «Vijnana Bhairava Tantra».
Il santo Dattatreya, nel diciottesimo capitolo del testo «Tripura Rahasya», parla dei samadhi fugaci come di una delle vie verso la saggezza. Che cos’è un samadhi fugace? Nella nostra vita vi sono momenti particolari, per esempio: uno stato di gioia improvvisa, shock, paura, vergogna, smarrimento, sbadiglio, starnuto, il primo istante prima del risveglio, un momento di intenso piacere, una situazione insolita in cui ci troviamo. Tutte queste situazioni distruggono per un istante la nostra abituale visione del mondo e, in quel momento, la nostra mente concettuale, che siamo abituati a utilizzare, rimane paralizzata. Per un istante la coscienza superficiale si contrae, mentre la nostra natura originaria si svela e si apre la consapevolezza profonda. Ciò accade a tutte le persone, ma soltanto i praticanti sanno come lavorarci; essi utilizzano tali istanti per scoprire il principio dello stato naturale.
Ashtavakra chiese: «O re, ti prego, parlami nel modo più dettagliato possibile di ciò che chiami samadhi fugace nello stato di veglia, affinché io possa svilupparlo e conseguire un samadhi duraturo».
Janaka rispose:
«Ascolta, o brahmano! I seguenti casi sono esempi di tale stato: quando una persona non nota il “movimento verso l’interno e verso l’esterno” per un breve intervallo di tempo e, al contempo, non è ottenebrata dall’ignoranza del sonno (si intende il primo istante prima di addormentarsi e il primo istante prima del risveglio); il tempo infinitesimale in cui è fuori di sé dalla gioia; quando è stretta tra le braccia della persona amata con i sentimenti più puri; quando ottiene una cosa che desiderava intensamente, ma alla quale prima aveva rinunciato disperando di poterla avere; quando un viaggiatore solitario, che non nutre alcun dubbio sulla completa sicurezza del cammino che sta percorrendo, si trova improvvisamente di fronte al più grande dei pericoli.
Vi sono inoltre periodi di samadhi che si verificano negli intervalli tra gli stati di veglia, sonno con sogni e sonno profondo; durante il riconoscimento di un oggetto distante, quando la mente, da un lato, abbraccia il corpo e, dall’altro, si proietta nello spazio finché non comprende tale oggetto, proprio come un verme si allunga mentre striscia da una foglia all’altra, cercando nel contempo di afferrare il sostegno successivo. Osserva attentamente lo stato della mente durante un simile intervallo di tempo».
Quindi il re Janaka dice ad Ashtavakra:
«O figlio di Kahola, sappi che, se qualcuno è in grado di cogliere questi samadhi fugaci, allora non ha più bisogno di alcun altro samadhi».
Janaka parla poi della disattenzione come di un serio ostacolo, affermando che le persone disattente non possono comprendere il samadhi che si ripete continuamente nella loro vita. Sono simili a persone che non sanno nulla del tesoro nascosto sotto il pavimento della loro casa e ogni giorno vanno a chiedere l’elemosina.
Il principio del sahaja-samadhi nel laya yoga
Dal punto di vista del laya yoga, il principio del sahaja-samadhi è molto importante per noi. Il sahaja-samadhi è il culmine e l’apice del cammino spirituale, mentre il savikalpa-samadhi e il nirvikalpa-samadhi ne costituiscono l’inizio e l’addestramento. Il sahaja-samadhi consiste nel dimorare nella coscienza trascendentale durante lo stato di veglia.
Nel linguaggio del sandhya-bhashya, il samadhi fugace è chiamato «lampi dello Spirito». Se siamo così attenti da notare questi lampi e siamo in grado di prolungarli, essi si sviluppano ulteriormente e si trasformano in sahaja-samadhi. Se siamo disattenti e non li notiamo, essi semplicemente si spengono.
Lampi dello Spirito
Capitolo 71. Lampi dello Spirito.
1. Un lampo dello Spirito è un momento particolare in cui lo splendore dell’essere sognante raggiunge il suo apice estremo, come se divampasse.
2. Tali lampi attirano istantaneamente il tocco dell’Infinito, poiché l’Infinito risponde a ciò che gli è simile. I lampi dello Spirito attraggono l’Infinito.
3. Il tocco dell’Infinito, a sua volta, intensifica il lampo, e allora l’irradiazione dell’essere sognante si amplifica molte volte.
4. Questo processo può crescere come una valanga, simile a un incendio boschivo, e condurre l'uomo della Via all'ineffabile.
5. Brevi e lievi bagliori si verificano in quasi tutti, ma solo il Maestro è in grado di notarli e trarne beneficio.
6. Gli esseri comuni sono troppo assorti nelle proprie fantasticherie per prestarvi attenzione; il Maestro, invece, crea consapevolmente momenti in cui tali bagliori si manifestano. Quando si verifica un bagliore dello Spirito, la mente del discepolo rimane paralizzata per un certo tempo, e allora l'Infinito si rivela.
7. I bagliori dello Spirito giungono all'improvviso, quando il discepolo vive qualcosa di inaspettato, qualcosa che lo sconvolge, nei momenti di paura o di grave pericolo, nell'istante in cui riceve ciò che da tempo aveva disperato di ottenere, nel primo istante dopo il risveglio, quando prova un'estasi sconfinata, gioia, vergogna o qualsiasi altro sentimento intenso che accresca lo splendore dello Spirito.
8. Quando il discepolo lo percepisce, è come se volasse sulle ali dell'eternità, sentendo l'Infinito bussare al suo cuore.
9. Vivendo un bagliore, il Maestro lo prolunga consapevolmente, rimanendo distaccato e rilassato, lasciandosi andare. Permette alla sensazione di avvolgerlo senza perdere il controllo. Quando è pervaso dalla sensazione del bagliore, è naturale, integro e ricorda se stesso. Allora lo splendore cresce bruscamente, aumentando in modo inconcepibile fino alle dimensioni di un bagliore infinito.
10. Quando si verifica il bagliore, il Maestro vi si abbandona completamente, lasciandosi andare e conservando una consapevolezza simile a una freccia.
Capitolo 72. Accumulazione dei bagliori dello Spirito.
1. Il discepolo cerca di vivere ricordando sempre l'Infinito. Ricordando l'Infinito, cerca i bagliori dello Spirito. Li cerca per immergervisi, conservarli e accumularli. Quanto più esperto è il Maestro, tanto più spesso si verificano tali bagliori e tanto più a lungo durano.
2. Infine giunge un momento in cui la vita del Maestro diventa una catena ininterrotta di bagliori luminosissimi e prolungati, che non si spengono, ma generano a ondate bagliori sempre nuovi, come un incendio boschivo o un'onda gigantesca.
3. Allora non è più richiesto alcuno sforzo da parte del Maestro: servono soltanto la sua totale accettazione e il suo lasciarsi andare.
4. È proprio sotto l'azione della catena ininterrotta di bagliori che il discepolo si lascia andare. È impossibile lasciarsi andare se non vi è lo splendore ininterrotto dei bagliori dell'Infinito.
5. I sogni della mente hanno bisogno di un argomento molto convincente per liberare lo spirito del discepolo, e questo argomento è la catena ininterrotta dei bagliori dello Spirito.
6. Quando i bagliori si accumulano, diventano un'unica catena ininterrotta; poi al Maestro appaiono come una sorta di parete infinita di luce o un'immensa sfera splendente che, a ogni secondo, gli invia la propria ispirazione: la forza discendente.
La parete di luce, la sfera infinita, sono soltanto metafore. Non si tratta di un'immagine visiva, bensì di una sottile sensazione intuitiva.
Che cosa accade dopo? In seguito si sperimenta una colossale discesa della forza illuminante.
Capitolo 73. Il dono dello Spirito. La forza discendente.
1. Poi la parete crolla e il discepolo sconvolto vede un mondo tridimensionale interamente costituito dai bagliori della luce della chiarezza dell'Infinito. È un grande oceano di luce accecante, un abisso fiammeggiante simile a miliardi di soli. Esso si rivela al discepolo da ogni lato ed entra in lui.
Nella fase in cui tali bagliori durano ininterrottamente, lo yogin può contemplare gli spazi interiori. Tali spazi sono descritti nei testi canonici, come l'«Advaya Taraka Upanishad».
2. La valanga di bagliori è per il discepolo uno spettacolo di straordinaria maestosità; nel vederla, gli abitanti del cielo e i viandanti celesti lo salutano con gioia.
I viandanti celesti sono gli dèi, i siddha, le dakini, i gandharva e i vidyadhara.
3. Tutto ciò che il discepolo deve fare in questa fase è non opporsi al richiamo dell'Infinito, lasciarsi andare, permettere alla valanga di bagliori di entrare in lui e illuminare le parti più dense delle proprie energie.
4. Una tale valanga di lampi è chiamata forza discendente. Talvolta questa forza giunge ai Maestri come un’onda d’ispirazione e beatitudine giocosa, capricciosa e potentissima. Talvolta come un canto dello Spirito elegante, raffinato, colmo di bellezza e di fascino imperscrutabile. Talvolta è straordinariamente maestosa, trascendente e impetuosa.
La mente ordinaria non può attrarla; essa è attratta da qualcosa di straordinario: un pensiero su vasta scala, l’abnegazione, una mente che non è occupata da sé stessa, ma dall’aiuto a tutta l’umanità o agli altri, e che opera con categorie di vasta portata. Poiché a una forza d’illuminazione di tale portata non interessa discendere nel mondo ordinario, possiamo attrarla soltanto cambiando i nostri valori. Allora essa discende e aiuta a completare la nostra illuminazione.
5. Colui che è riuscito a invocarla e a dominarla è il migliore dei Maestri.
6. Egli non ha più bisogno di una disciplina severa e di restrizioni, poiché la parte umana del suo Cammino è terminata.
Naturalmente, questa forza non è qualcosa di esterno. È piuttosto un’immagine che descrive la parte sottile della nostra coscienza; tuttavia, questa forza è talmente globale e maestosa da contenere in sé tutte le manifestazioni esteriori, per esempio il cosmo infinito.
Allora lo Spirito del Maestro è interamente assorbito dalla forza maestosa che discende su di lui giorno e notte.
Forse avete sentito parlare di santi folli che danzano giorno e notte per la gioia, piangono d’estasi, rotolandosi nella polvere e ripetendo i nomi di Dio, come il grande santo Sri Chaitanya. È proprio il caso in cui la pratica con sforzo è terminata e ha inizio la pratica senza sforzo. La mente di un tale santo si trova in un’estasi ininterrotta, perché egli si ricongiunge continuamente con l’unica Sfera.
7. Quando il discepolo percepisce la forza discendente, danza di gioia, poiché ciò che ha cercato per tutta la vita è stato finalmente trovato.
8. La forza discendente è la visione diretta dell’Illimitato. Nulla, nessun sogno può resistere alla forza discendente quando il Maestro si dona completamente a essa.
Se il discepolo è inesperto, essa può letteralmente farlo impazzire. È talmente trascendente che egli si perde in essa e non riesce più a comportarsi in modo adeguato. Se invece è stato istruito da un Maestro, può conservare il proprio equilibrio. Molti santi, come Sri Aurobindo, Bhagavan Sri Rajneesh e Meher Baba, descrissero stati simili, quando erano sul punto di oltrepassare i limiti dell’umano per controllare questa forza.
9. Aprendosi alla forza discendente, il Maestro impara a non perdere sé stesso e gradualmente la domina.
«All’inizio la mente dello yogin precipita come una cascata, poi scorre come un fiume impetuoso, e infine il fiume diventa un oceano sconfinato»: questi sono gli insegnamenti di Tilopa.
10. La si può dominare soltanto donandole i propri sogni e abbandonandosi completamente a essa, senza speranze, obiettivi, paura o tornaconto.
11. L’abnegazione incondizionata e sincera è ciò che attrae e affascina la forza discendente, suscitando in essa il desiderio di servire il Maestro senza alcuna ragione.
12. Discendendo incessantemente, la forza discendente dissolve gradualmente il corpo e l’energia del Maestro, preparandolo al grande passaggio.
Capitolo 74. La grande decisione del Maestro
1. Aprendosi alla forza discendente, il Maestro la domina donandole i propri sogni. Poi ne conquista completamente il cuore prendendo l’unica decisione possibile: entrare nel grande non-agire.
2. Tutti i precedenti anni di lotta e addestramento del discepolo erano necessari per prendere la grande decisione: entrare nel non-agire.
3. Prendere una tale decisione costituisce la linea di demarcazione tra il discepolo e il Maestro.
4. Solo chi ha lasciato andare sé stesso, affidandosi alla forza discendente, può prendere la grande decisione.
5. Senza aver lasciato andare sé stessi, è impossibile prendere la grande decisione, poiché ciò significa diventare nulla, interamente uno con l’Illimitato.
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