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Prana, canali e venti: il cammino verso il risveglio della Kundalini

24.05.2026
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Prana, canali e venti: il cammino verso il risveglio della Kundalini

Canali e venti

«Il prana si muove nel corpo attraverso i canali. Si ritiene che nel corpo vi siano ottantaquattromila canali oppure, secondo altri sistemi, trecentosessantamila canali».

Secondo la «Hatha-yoga-pradipika», i canali sono settantaduemila. Nei diversi sistemi vi sono discrepanze, perché in alcuni i vasi sanguigni vengono considerati nadi, mentre in altri no. In alcuni si tengono in considerazione i manovaha-nadi, cioè canali più sottili.

«Questi canali si suddividono in grossolani, sottili e molto sottili. I canali grossolani sono i vasi sanguigni, i nervi e i dotti linfatici. I canali sottili non sono formazioni materiali, bensì energetiche, simili ai meridiani del sistema di circolazione dell’energia. I canali molto sottili sono le vie del prana molto sottile; è impossibile individuarli o misurarli, ma possono essere percepiti direttamente da una persona dotata di sensibilità naturale o da uno yogin che abbia sviluppato in sé tale sensibilità. Talvolta, per spiegare l’interrelazione tra prana e canali, si usa il paragone con una casa. Il corpo è la casa, i canali sono i fili elettrici al suo interno, il prana è l’elettricità, i sensi sono le lampadine elettriche, le funzioni meccaniche del corpo sono gli apparecchi elettrici. Se il prana è insufficiente, le lampadine non si accenderanno o emetteranno una luce fioca, i sensi non funzioneranno a pieno regime, oppure le funzioni meccaniche del corpo saranno compromesse, o il pensiero sarà poco chiaro. Lo stesso accade se i canali sono danneggiati o funzionano in modo scorretto. Sebbene si utilizzino tali analogie, sarebbe erroneo immaginare i canali sottili e molto sottili come tubi materiali attraverso i quali scorre il prana. Per avvicinare la rappresentazione di essi alla loro vera natura, li si può immaginare come sentieri di luce, una rete luminosa che permea ogni cellula del corpo».

Esistono canali che possono essere purificati con i pranayama o con il controllo del vento. Se applicate i metodi, sentite come si rompe un blocco di energia, come se venisse eliminato un ostacolo, e così il prana può fluire liberamente.

Esistono canali più sottili che non è possibile purificare con i pranayama. È possibile purificarli solo modificando la coscienza, entrando in un samadhi astrale, in uno stato mentale molto sottile, penetrando in concentrazione meditativa nei samskara profondi e cambiando qualcosa in essi. Questi canali non appartengono al corpo energetico, ma a quello astrale, manomaya.

Purificazione delle nadi e simultanea rimozione dei blocchi nei canali di tutto il corpo

I tre canali principali

«Alcuni canali sono più forti e luminosi, altri più deboli e meno luminosi. In molte pratiche yogiche si utilizzano tre canali: quello centrale e i due laterali».

In alcuni testi si dice così: «La cosa più importante sono ida, pingala e sushumna, gli altri sono inutili». Dal punto di vista della realizzazione, tutto consiste nel far entrare il prana nei due canali laterali e poi nel risvegliare quello centrale. In realtà, agli yogin serve solo il canale centrale, tuttavia è difficile raggiungerlo, perché vi sono numerosi blocchi informativi nei canali superficiali e laterali. Perciò non si può evitare neppure la purificazione dei canali superficiali e laterali. Vale a dire che tutto comincia proprio dalla purificazione dei canali.

Naturalmente, il discorso sui canali e sui venti nel contesto della shakti-yantra viene condotto da noi dal punto di vista secondo cui comprendiamo che la shakti-yantra ha una posizione subordinata rispetto alla prajna-yantra. In altre parole, idealmente lo yogin purifica i canali trovandosi nello stato naturale e senza distrarsi dalla contemplazione. Cioè è già immerso in questo stato e, da esso, sentendo la necessità di controllare il vento, esegue diverse pratiche. È proprio in questo contesto che si parla di canali e venti.

«Visualizziamo questi canali per stabilire un legame con il prana che si muove attraverso di essi. Sebbene lo immaginiamo soltanto simbolicamente, figurativamente, ciò dirige la nostra attenzione verso l’energia che è realmente presente nel corpo. La descrizione dei tre canali è la seguente. Il canale centrale è blu, inizia al centro del corpo, quattro dita sotto l’ombelico, e sale diritto verso l’alto lungo la linea mediana del corpo. Ha le dimensioni di una penna stilografica spessa e, all’altezza del cuore, si allarga leggermente verso la sua apertura, situata sulla sommità del capo».

Qui vengono menzionati termini vicini all’uomo moderno. Negli antichi tantra si dice che il canale centrale assomigli a un intestino di capra. I tibetani sanno meglio che cosa sia un intestino di capra. Oppure si dice che assomigli all’asta di una lancia. Il fatto è che i tantra sono un insegnamento flessibile, non irrigidito o cristallizzato. In una delle istruzioni si indica la necessità di scegliere un linguaggio metaforico appropriato nella trasmissione dell’insegnamento. E si dice che il linguaggio simbolico nel tantra è molto importante, che dal linguaggio con cui viene trasmesso l’insegnamento e da quanto i simboli corrispondono alla coscienza della persona dipende se la persona possa o meno percepire l’insegnamento. In conformità a ciò, i Maestri cambiano periodicamente metafore e simboli affinché corrispondano il più possibile alla percezione dei loro contemporanei. Anche a me spesso interessano i problemi del linguaggio nella trasmissione dell’insegnamento, poiché un linguaggio simbolico scelto correttamente permette di entrare in contatto con i samskara della persona. Un linguaggio simbolico scelto in modo errato può non trasmettere qualcosa.

Ho letto di come un ricco funzionario inglese in India entrò in un tempio e vide i devoti danzare davanti alle divinità e svolgere alcune pratiche. Quando proposero anche a lui di danzare davanti alle divinità, disse:

– Questa è una religione per indù ignoranti. Davvero io, un signore così intellettuale, dovrei danzare davanti a bambole di legno? Non è una cosa seria. Capisco che bisogna praticare, ma questo mi sembra infantile. Capisco lo yoga, ma danzare davanti a bambolotti, a mio avviso, non è serio.

Allora si avvicinarono al Maestro e gli chiesero:

– Come possiamo spiegarglielo?

Il Maestro rispose:

– Difficilmente riuscirò a spiegarglielo, perché sono indù, non europeo. Ma ho un discepolo europeo che potrà aiutare a chiarirlo.

Il discepolo europeo era piuttosto avanzato. Chiese al funzionario:

– Dove lavora?

Si scoprì che era uno scienziato nel campo della fisica o della radioelettronica. Allora quel discepolo disse:

– Capisce, le divinità sono una sorta di modulo per sintonizzare la sua coscienza, che emette onde radio molto sottili. La danza è movimento, è un codice cifrato mediante il quale lei si sintonizza su queste onde. E la fonte di base di queste onde si trova al di fuori della sfera della nostra coscienza. Se farà così (danzerà), si sintonizzerà su queste onde ed entrerà in risonanza con lo spazio primordiale da cui esse provengono.

Allora quell’uomo disse:

– Oh, questo è molto serio! Allora sono d’accordo. Questa è davvero una vera pratica!

Si unì ai praticanti e iniziò anche lui a cantare e danzare davanti alle divinità. Cioè le bambole di legno cessarono per lui di essere semplicemente bambole. L’uomo comprese il vero scopo di quell’azione, comprese che era una pratica autentica, poiché la sua essenza gli era stata spiegata in un linguaggio accessibile, in conformità con il suo sistema metaforico.

Il discepolo europeo spiega al funzionario la pratica del tempio come sintonizzazione della coscienza

«I canali laterali, dello spessore di una matita, si uniscono al canale centrale alla sua base, sotto l’ombelico. Attraversano tutto il corpo verso l’alto ai lati del canale centrale, si incurvano sotto il cranio, passano dietro gli occhi e si aprono nelle narici. Nelle donne il canale destro è raffigurato rosso e il sinistro bianco. Negli uomini il canale destro è bianco e il sinistro rosso».

Si ritiene che nelle donne il canale sinistro e quello destro, ida e pingala, si scambino di posto. In generale, si ritiene che le donne siano più soggette alla goccia rossa (energia della terra), mentre gli uomini siano più soggetti alla goccia bianca (energia del cielo). La goccia rossa nelle mataji (donne) significa radicamento nella terra, nel corpo, integrazione della situazione. La parte operativa-strumentale della mente in loro è più forte. I prabhu (uomini) sono più radicati nella goccia bianca, nel cielo. La parte astratto-analitica della mente in loro è più forte; il radicamento nel corpo e nella situazione è minore, ma il volo del pensiero astratto o della fantasia è maggiore. Si ritiene che grazie a ciò le mataji possiedano una maggiore flessibilità nelle faccende quotidiane, mentre i prabhu possiedano una maggiore chiarezza negli obiettivi a lungo termine e nelle questioni astratte. Ciò è dovuto al fatto che le gocce rosse e bianche esercitano un’influenza diversa sulla mente e sul corpo.

Prana karmico e canale centrale

Di solito il prana scorre intensamente nei canali laterali. Questo è il prana karmico. Può essere positivo, negativo o neutro. Esistono diversi tipi di prana karmico. Il canale centrale appartiene alla categoria dei canali molto sottili; in esso scorre il prana che è l’aspetto energetico della consapevolezza non duale, dello stato naturale. Se si descrive la natura della realtà dal punto di vista di due aspetti inseparabili (forma e vacuità, beatitudine e vacuità, oppure stato naturale e vacuità), è proprio il canale centrale a essere connesso all’esperienza dell’inseparabilità dei due aspetti dell’apparente dualità. Nelle pratiche yogiche dei venti sottili e dei canali, il compito consiste nell’aprire i chakra principali e trasferire il prana dai canali laterali al canale centrale. Contemporaneamente avviene la liberazione della mente dalle illusioni dualistiche, ed essa dimora nella consapevolezza non duale, nello stato naturale. Ecco perché, nella pratica del ritorno degli elementi, l’energia recuperata si riversa nel canale centrale. Quando il prana si trova nel canale centrale, il praticante può dimorare nella natura della Mente. Il prana e la mente si accompagnano sempre, non esiste mente senza prana.

Nel corso della giornata e nel corso di un’ora il nostro stato cambia molte volte, perché i diversi elementi modificano periodicamente la loro influenza. Per esempio, all’inizio siamo soggetti all’elemento terra. Possiamo avere uno stato più inerte o stabile, e se manca chiarezza, più ottuso o sonnolento. Poi l’influenza degli elementi cambia, e arriva il turno dell’elemento acqua. In questo periodo siamo più flessibili, in noi agisce la saggezza simile a uno specchio. Se in questo momento svolgiamo un’attività che richiede flessibilità, ci riuscirà. Poi avviene di nuovo un cambiamento dell’elemento dominante, inizia ad agire l’elemento fuoco, con il risultato che aumentano la nostra determinazione e operosità. Successivamente passa un certo tempo, i prana cambiano di nuovo e comincia a dominare l’elemento vento. In questo periodo si manifesta in noi uno stato di generosità, c’è una tendenza al cambiamento o a qualche attività; per esempio, possiamo manifestare il nostro talento nella scrittura. Infine, l’elemento vento si trasforma nell’elemento spazio, e in noi sorge uno stato di vacuità, una profonda chiarezza. Non abbiamo voglia di fare nulla, ma solo di meditare. Se proviamo a fare qualcosa, tutto ci cade dalle mani. Ci sono persone a cui tutto cade dalle mani, qualunque cosa venga loro affidata, cioè bisogna necessariamente sorvegliarle. Questo accade perché hanno un eccesso dell’elemento spazio, che per il momento non riescono ancora a padroneggiare e a collegare agli altri elementi. Ma in realtà sono semplicemente gli elementi che modificano periodicamente la loro azione nel corpo.

Il cambiamento dei cinque elementi nel corpo e nella coscienza nel corso del tempo

Il cavaliere. Tigli.

Tigli significa letteralmente sfera o cerchio. È proprio questo che viene visualizzato nelle pratiche: una sfera luminosa che si trova nei chakra oppure si muove lungo i canali. I tigli, o bindu, simboleggiano l’aspetto della mente presente nell’esperienza. È il cavaliere che ha sellato il cavallo del prana. Nell’insegnamento sulla relazione tra mente e prana esiste questa metafora: la mente è un cavaliere zoppo, e il prana è un cavallo cieco. Se non ci fosse la mente, non ci sarebbe nessuno a guidare il prana; se non ci fosse il prana, la mente non potrebbe muoversi. Essi agiscono come un tutt’uno.

Quando non applichiamo tecniche, si ritiene che governiamo il prana soltanto grazie alla contemplazione. Si ritiene che gli elementi e i prana di uno yogin che è profondamente immerso nello stato naturale, con il tempo, si equilibrino e si armonizzino da soli. Questo accade perché egli è integro, non ha attaccamenti egoistici né ostacoli, quindi non vi sono dispersioni di energia. Con il tempo i prana cominciano a sottomettersi allo stato naturale e gradualmente vengono attratti nel canale centrale.

Per esempio, chi esegue bene l’atma-vichara può sentire come nella testa si formi qualcosa di simile a una pompa cranica, che tira il prana dal muladhara-chakra lungo il canale centrale fino alla testa. Tuttavia sia l’atma-vichara sia la pratica del kundalini-yoga possono funzionare solo nel caso in cui i vostri canali siano abbastanza puri e anche la sushumna sia aperta. Se la vostra sushumna non è ancora aperta e i canali non sono purificati, non riuscirete con l’atma-vichara a sollevare il prana lungo il canale centrale fino alla testa. Se invece avete avuto successo nell’apertura della sushumna, allora anche con una meditazione seduta unidirezionale potete accendere una luce bianca tra le sopracciglia, accendere una luce dorata nel sahasrara-chakra. Per esempio, praticando per novanta minuti la concentrazione unidirezionale sull’aham-vritti, è possibile realizzarlo.

A un livello più elevato, lo yogin non applica nemmeno la concentrazione unidirezionale sull’aham-vritti; si trova in uno stato espanso di lasciar andare, simile allo spazio, e percepisce continuamente un flusso ascendente di energia, come se un vento circolasse leggermente e costantemente nel corpo e risalisse lungo la sushumna-nadi.

Se avete padroneggiato la padmasana per un’ora, la kumbhaka per due-tre minuti, ed eseguite stabilmente la respirazione a vaso, allora dopo qualche tempo le vostre nadi si purificheranno a tal punto che potrete sperimentare la dardri-siddhi. Presto terremo un seminario sul raggiungimento della dardri-siddhi per aiutare coloro che non l’hanno ancora ottenuta. È la realizzazione più semplice per uno yogin, più semplice di così non ce n’è. Quando per cinque giorni consecutivi eseguite le pratiche di trattenimento del respiro, il corpo comincia a tremare e poi a sobbalzare nella posizione del loto; a volte può sobbalzare piuttosto in alto. Ciò significa che avete raggiunto il primo stadio del controllo dei prana.

«Il bindu immaginato può essere simbolo della coscienza o di una delle qualità della coscienza, oppure di entrambe. Per esempio, il bindu nel cuore può simboleggiare la compassione; il bindu che sale lungo il canale centrale può essere simbolo dello stato naturale non duale. Il bindu o tigli che vola fuori dalla sommità del capo può rappresentare una persona che, morendo, abbandona il corpo, e così via».

Nelle pratiche di visualizzazione, il bindu simboleggia la nostra mente raccolta in un unico punto. Per esempio, nella meditazione segreta si visualizza un cilindro rosso che si solleva e si trasforma in una divinità. Nello yoga dei sogni, per entrare nelle terre pure, bisogna immaginare se stessi nella forma di un bindu che, con la velocità di una stella cadente, si trasferisce istantaneamente nelle terre pure, per esempio nei cieli degli dèi Tushita.

Un altro esempio può trovarsi nello yoga dei sogni. Nel cuore si visualizzano cinque tigli, che simboleggiano le cinque dee degli elementi essenziali puri, delle luci pure.

Purificazione dei canali e ostacoli

Dunque, dopo aver studiato in dettaglio la struttura delle nadi, dei chakra e dei prana, dopo aver appreso quali pratiche occorre osservare dal punto di vista dell’energia e aver familiarizzato con le kriya di base, purificate i canali. Quando le nadi si purificano, compaiono determinati segni: leggerezza nel corpo, respiro calmo, diminuzione dei desideri mondani, riduzione della durata del sonno, buon appetito, assenza di malattie e di stanchezza, voce forte, occhi più luminosi, capelli che erano grigi tornano a scurirsi. Inoltre si odono i suoni nada in entrambe le orecchie, si avverte leggerezza durante la meditazione seduta e la circolazione dei prana nel corpo. Nei punti in cui nelle nadi vi sono ostruzioni, si possono percepire problemi. E se in questo periodo lo yogin pratica la concentrazione sui chakra o esegue determinate tecniche, il suo karma può essere lavato via. Cioè è giunto il momento in cui egli, per così dire, apre vecchi debiti karmici o peccati, e il suo corpo glielo segnala. Quando sorgono tali ostacoli, lo yogin è come se si imbattesse in un certo ingorgo nel proprio corpo energetico. Se invece non ci sono ostacoli, la tecnica di purificazione delle nadi procede senza difficoltà.

Rottura di un’ostruzione nelle nadi e flusso ascendente diretto del prana lungo il canale centrale

Gli ostacoli sono di tre tipi.

Il primo tipo di ostacoli sono gli ostacoli karmici. Sono ostruzioni energetiche che vengono superate con la concentrazione sui chakra o con tecniche che purificano le nadi, per esempio con la pranayama sahita-kumbhaka. Se eseguiamo la pratica con diligenza, col tempo le nadi e il corpo si purificheranno. I segni della purificazione possono essere visti in sogno. Per esempio, potreste sognare di vomitare; quando vedete un sogno con il vomito, questo è un segno di purificazione. Oppure potreste vedere come se dal vostro corpo uscissero insetti (scorpioni, scarafaggi e così via). Sogni di questo tipo sono un segno che dal corpo stanno uscendo entità impure.

Il secondo tipo di ostacoli nella pratica è lo squilibrio dei prana dovuto all’esecuzione inesperta delle pratiche di yoga. Dattatreya, nel testo «Yoga-rahasya», scriveva che se praticanti inesperti eseguono in modo scorretto le tecniche con il prana, possono manifestarsi alcuni squilibri. In tal caso è necessario imparare a bilanciare correttamente i prana.

Il terzo tipo di ostacoli sono gli ostacoli che sorgono a causa dell’influenza di esseri non umani i quali, avendo scoperto la forte energia dello yogin, possono venire da lui di notte.

Tutti questi tipi di ostacoli non devono turbare lo yogin. Nei testi si dice che essi si ritireranno se egli continuerà la pratica, manifestando coraggio ed eroismo. Se invece lo yogin ha un buon karma, nessuno di questi ostacoli sorge, e quindi percorre il cammino senza difficoltà. Purifica facilmente le nadi e avanza rapidamente nella pratica.

Quando le nadi si purificano, rimangono i nodi (granthi): sono nadi in cui il karma agisce con maggiore forza, cioè forti intrecci di nadi. Il Vishnu-granthi si trova nella zona del cuore, il Rudra-granthi nella zona della fronte, il Brahma-granthi nella zona dell’ombelico. E tutti questi nodi devono essere sciolti. Se lo yogin non applica alcuni metodi speciali, non riuscirà a perforare questi granthi. Con il bhastrika-pranayama si scioglie il Vishnu-granthi; con la tecnica dell’ashvini-mudra, la padmasana e altre pratiche che purificano i chakra inferiori, si scioglie il Brahma-granthi. Con l’anuloma-viloma e lo shambhavi-mudra si scioglie il Rudra-granthi.

Scioglimento dei nodi e risveglio della kundalini

Quando i nodi sono sciolti, lo yogin non solo ha canali puri, ma rinasce nuovamente in senso energetico. Non ha più alcun ostacolo, nel suo corpo si accumula un’enorme energia, e allora procede direttamente al risveglio della kundalini. Qui arriva il momento di unire prana e apana. Quando prana e apana si uniscono, si attiva samana, che è considerata la più importante dal punto di vista della kundalini-yoga. È proprio samana a produrre quell’effetto esplosivo che introduce il prana nella sushumna; per questo nello yoga tibetano la kundalini-yoga è chiamata yoga del calore, o yoga del tummo, collegato a samana-vayu.

Quando prana e apana si sono uniti, e samana comincia ad ardere nel corpo, generando un calore mistico che si diffonde in tutto il corpo, i venti entrano nel canale centrale. Esistono segni di ciò. Per esempio, se il respiro passa attraverso entrambe le narici, la colonna vertebrale è tesa come una corda e il corpo oscilla, questo è un segno sicuro che i venti stanno scorrendo lungo il canale centrale. E già a questo stadio iniziano in noi le capacità di dardri-siddhi. L’arresto del respiro e altri segni compaiono un po’ più tardi.

Un’ampia fiamma scarlatta di kundalini sale lungo il canale centrale dalla base alla sommità del capo

Tuttavia non basta introdurre il prana nel canale centrale: bisogna anche innalzarlo lungo la sushumna fino alla testa. Perciò lo yogin deve eseguire molte volte l’ashvini-mudra, aprendo il muladhara-chakra, innalzando ancora di più apana e unendolo al prana. Deve anche eseguire la respirazione a vaso, per saturare la sushumna. Poi deve alternarla con chandali, provocando così la circolazione. Quando ciò avviene, compaiono davvero i cinque segni del giorno e i cinque segni della notte.

Segni del risveglio del muladhara-chakra

Al risveglio del muladhara-chakra, nello yogin possono sorgere visioni di qualcosa di rosso che sale dal coccige, oppure di un serpente bianco-argenteo che risale lungo la colonna vertebrale ruotando verso sinistra.

In questo periodo il muladhara dello yogin diventa più attivo; se l’energia non ha ancora iniziato a muoversi lungo la sushumna, può sorgere uno stato un po’ irritato e molto energico. Quando una persona con la kundalini risvegliata parla, sembra un po’ arrabbiata, tuttavia è così che agisce il prana, che la sua mente semplicemente non fa in tempo a sublimare.

Oppure nei sogni lo yogin può avere visioni in cui fa sesso con il padre o la madre (per i prabhu, con la madre; per le mataji, con il padre, cioè con il sesso opposto). Questo è un segno che l’energia si è risvegliata: entrate in contatto con la goccia rossa, ricevuta dal vostro genitore e presente nel vostro corpo. Quando entrate in contatto con essa, nel sogno appare come un genitore reale. Oppure, verso il mattino, quando in voi si attiva la goccia rossa, possono comparire sogni impetuosi. Tutti questi sono segni della circolazione del vento lungo la sushumna.

Innalzamento dell’energia verso sahasrara e nettare

Quando il vento sale lungo la sushumna, si verificano molte esperienze diverse nei sogni e nella meditazione. Tuttavia lo scopo dello yogin è innalzare il vento lungo la sushumna fino al sahasrara-chakra, fino al soma-chakra. Se il canale centrale è chiuso o i canali superficiali sono ostruiti, ciò è impossibile. Se lo yogin ha una sensazione costante di calore nel coccige e spesso, durante qualsiasi pratica, sorgono spontaneamente mula- e uddiyana-bandha, allora questo calore comincia a diffondersi verso l’alto; perciò gli è facile innalzare l’energia verso il soma-chakra, verso sahasrara. E allora compare il nettare, che a volte può essere poco, e a volte molto.

Energia candida sale verso il sahasrara sotto il cappuccio dello Shesha a cinque teste

Per sperimentare il nettare, lo yogin deve mantenere costantemente la lingua premuta contro il palato, eseguendo la nabho-mudra. Nabho-mudra significa «lingua al centro del palato». Esiste anche la jihva-mudra, quando la lingua è più vicina ai denti (alcuni dicono che dovrebbe toccare la parte superiore dei denti). Esiste la manduki-mudra, quando la lingua è ripiegata profondamente e tocca il bordo del palato, come se leccasse o assorbisse le secrezioni che provengono dal centro della testa.

La nabho-mudra è legata al rafforzamento dell’elemento aria, la manduki-mudra all’elemento acqua. Se lo yogin pratica costantemente la nabho-mudra e la manduki-mudra, chiude il canale mediano anteriore e quello posteriore, perciò l’energia può circolare continuamente in lui.

Nelle scritture si dice così: «Il vero yogin esegue sempre la mula-bandha, trattiene il respiro e pratica la manduki-mudra».

Non è necessario trattenere continuamente il respiro, ma è favorevole praticare la manduki-mudra e la nabho-mudra.

Accumulo di energia ed esperienze nei chakra

Se lo yogin preserva la propria energia e si prende cura della purezza dei canali, non viola i precetti, non permette la perdita del fluido secretorio nel sonno e ancor meno da sveglio, non mangia troppo, non dorme troppo, evita il tamas, non spende molta energia nelle conversazioni, cammina con vigilanza e attenzione, allora l’energia si accumula nel suo corpo. E allora egli può farla ruotare nel corpo e percepire il riempimento del sahasrara.

Quando il sahasrara si riempie, sorge la sensazione che qualcosa si muova all’interno del cranio, e ciò è accompagnato da diverse esperienze:

  • A volte lo yogin può udire delle voci
  • A volte nell’ajna-chakra gli appaiono visioni o una morbida luce bianca e tenue
  • A volte ricorda vite passate, che scorrono davanti a lui come immagini; egli semplicemente le osserva dall’esterno oppure vede sé stesso come loro partecipante

Se la quantità di prana aumenta ancora, la luce sorge nell’anahata-chakra e diventa più intensa. Poi appare una luce sulla fronte e una luce dorata alla sommità del capo. Col tempo lo yogin può immergersi facilmente in questa luce. Se si accumula ancora più prana nella sushumna e si fa ruotare l’energia, anche il nettare aumenta. Col tempo l’energia dello yogin diventa così forte da poter uscire attraverso qualsiasi chakra del corpo. E allora egli può uscire dal corpo fisico nel corpo sottile.

Uscita dal corpo fisico

Alcuni dicono che si possa uscire dal corpo fisico solo attraverso la sommità del capo, ma non è così. Lo yogin può uscire attraverso il vishuddha-chakra, l’ajna-chakra. Tuttavia non aspiriamo appositamente a sviluppare la capacità di uscire dal corpo fisico; questa capacità divina, a un certo stadio della pratica, arriva in modo naturale, ed è un segno di progresso. In alcuni insegnamenti, però, essa è obbligatoria, cioè tutto dipende dalla scuola di pratica che seguite.

Un corpo sottile quasi trasparente si solleva dal corpo fisico dello yogin

Savikalpa-samadhi e consapevolezza ininterrotta

Quando il corpo sottile esce, inizia il savikalpa-samadhi, cioè il samadhi astrale. Il savikalpa-samadhi è il minimo che è necessario raggiungere praticando il kundalini-yoga. Esso comprende:

  • L’arresto del respiro
  • L’immersione nella luce
  • La separazione del corpo sottile
  • Il ricordo delle vite passate e la previsione delle vite future
  • La consapevolezza ininterrotta

La consapevolezza ininterrotta è la cosa più importante che possiamo ricavare dalla pratica del kundalini-yoga. Se avete una consapevolezza ininterrotta, allora la vostra testa è sempre molto fresca, in essa si muove sempre un prana molto chiaro, perciò di notte non vi addormentate come fa una persona comune. Per esempio, se alle nove o alle otto e mezza avete un tamas insopportabile, ciò indica una mancanza di prana nella testa.

Si ritiene che il prana grossolano non debba trovarsi nella testa, perciò, se sollevate il prana grossolano verso la testa, non bisogna dimenticare di farlo scendere. Esiste un detto: «Temi di cuocere il tuo stesso cervello». Cioè il prana grossolano non deve essere trattenuto nella testa, poiché si perde facilmente attraverso gli occhi, la bocca e le orecchie durante la conversazione. Si ritiene che la maggior parte del prana si disperda attraverso il palato superiore quando si parla, e poi attraverso le orecchie e gli occhi.

Ma il prana sottile può stimolare costantemente i chakra superiori, perciò diciamo che deve scendere verso l’area dello yonisthana. «Yoni» è la matrice universale, o deposito di energia; «sthana» è la collocazione, il luogo di dimora. Yonisthana è la stessa cosa del dan tian nel taoismo. Perciò tutto il prana grossolano dovrebbe essere diretto nello yonisthana, mentre l’energia sottile può riempire la testa. In questo caso avrete sempre una coscienza sottile. Per esempio, se sentite che le palpebre vi si chiudono in modo insopportabile, ciò manifesta una carenza di prana kurma e di prana samana. Ma se avete sufficiente prana in quanto tale nella sushumna o nella testa, allora anche gli altri prana sono attivati, e allora le palpebre non vi si chiudono, e nella meditazione non c’è tamas.

Dunque, questi sono i conseguimenti minimi del samadhi nel kundalini-yoga.

Gli stadi superiori della pratica

Segue poi il conseguimento di uno stato di samadhi più elevato: il samadhi della vacuità e della luce. In questa fase si esegue principalmente la pratica dell’unità di beatitudine e vacuità e dell’apertura di diversi tipi di spazio nel corpo, legati allo scioglimento delle gocce nei chakra e negli elementi.

Infine, quando i diversi tipi di spazio nel corpo sono aperti, lo yogin riceve profonde esperienze di vacuità nel corpo ed è capace, da ciascun elemento, di entrare nello stato delle terre pure. Allora sopraggiunge la fase successiva: la creazione del corpo illusorio immortale. In questa fase inizia lo stadio conclusivo della pratica: la realizzazione del grande passaggio nel corpo arcobaleno. Con ciò la pratica del kundalini-yoga si conclude.

Il corpo trasparente di luce si dissolve nella vacuità, e i colori lo attraversano

Esamineremo tutte queste fasi più dettagliatamente un’altra volta.

L’unità di prana e mente

All’inizio ci sembra che la coscienza (consapevolezza) sia una cosa, e il prana un’altra; che meditare e fare maha-bandha siano cose del tutto diverse. Ma col tempo ci convinciamo che sono una sola cosa, non cose diverse: fare maha-bandha significa meditare in kumbhaka, e meditare significa attirare il prana nella sushumna proprio come nel maha-bandha. Quanto più avanzate, tanto più sorge in voi la comprensione che con la forza della contemplazione si può ottenere l’effetto del pranayama, e con la forza del pranayama ci si può immergere nello stato naturale. Cioè si tratta di due stati della stessa cosa che si equilibrano reciprocamente. E allora in noi sorge la chiarezza che prana e mente sono un’unica sostanza.

Anche coloro che incontrano difficoltà con i prana, con il controllo del vento, con il kundalini-yoga, possono progredire, anche se non sono particolarmente dotati dal punto di vista della gestione dell’energia. Esiste un metodo in cui si assumono preparati ayurvedici quasi senza fare nulla. Cioè si consumano diverse paste e compresse, e i vostri venti comunque entrano nella sushumna. E a coloro che hanno le difficoltà elencate daremo comunque tali preparati nel ritiro, affinché sperimentino l’esperienza meditativa. Abbiamo le ricette appropriate.

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