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Ostacoli sul cammino spirituale e la via del servizio all’Anugraha

29.07.2026
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Ostacoli sul cammino spirituale e la via del servizio all’Anugraha

«Nella sua vita precedente, questo cinghiale era un gandharva di nome Ranga-Vidyadhara, che sapeva cantare magnificamente. Il saggio Pulastya stabilì la propria dimora sul monte Sumeru. Ranga-Vidyadhara giunse lì e cominciò a cantare. I suoi canti erano così belli che il saggio non riusciva in alcun modo a concentrarsi sulla meditazione.

«Per favore, va’ in un altro luogo», disse Pulastya al gandharva. «Non cantare qui».

«Perché dovrei andare altrove?» chiese Ranga-Vidyadhara. «Io canto soltanto e i miei canti non fanno male a nessuno. Piacciono alla gente. Perché dunque sei contrario al canto?»

«Non sono contrario al canto», rispose Pulastya. «Non ho nulla contro le arti. Capisco che siano benefiche, ma i tuoi canti mi distraggono e mi è molto difficile concentrarmi sulla meditazione. È solo per questo motivo che ti chiedo di andartene e di cantare in un altro luogo».

«Se non riesci a concentrarti, è un tuo fallimento», disse il gandharva. «So che coloro che meditano veramente non si lasciano distrarre da nulla. Questa foresta non ti appartiene. Ho lo stesso diritto di stare qui che hai tu. Se il mio canto ti disturba, va’ a cercare un altro luogo per la tua meditazione».

Pulastya aveva pieno dominio sulla propria ira, perciò, senza dire una parola, si alzò e se ne andò. Dopo alcuni giorni Ranga-Vidyadhara si accorse che il saggio non si trovava più nel luogo di prima e, trascorso ancora un po’ di tempo, scoprì che Pulastya aveva stabilito la propria dimora in un’altra parte della foresta.

Il gandharva volle fare uno scherzo al saggio. Assunse le sembianze di un cinghiale e si recò alla dimora di Pulastya. Scavava la terra con gli zoccoli e spingeva il saggio con le zanne. All’inizio Pulastya non prestò attenzione a tutti quei disturbi. Decise che bisognava perdonare il cinghiale, poiché era soltanto un animale selvatico. Ma ben presto il saggio si accorse che il cinghiale non era altri che il gandharva. Allora maledisse Ranga-Vidyadhara per ciò che aveva fatto, ed egli rinacque come cinghiale.

Pulastya mantiene la calma e riconosce il gandharva nelle sembianze di un cinghiale

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