Rifugio nei Tre Gioielli e gli impegni del praticante
27.07.2026
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Un santo praticava il pentimento:
«Sebbene abbia deciso di andare verso la Verità assoluta lungo il sentiero dell’illuminazione, sembra, mente mia, che tu sia soltanto una servitrice di Mara e che non abbia mai avuto alcuna intenzione di accompagnarmi verso la liberazione. Giorno e notte sogni gli attaccamenti e i piaceri del samsara, identificandoti con il corpo. Giorno e notte chiacchieri incessantemente, accettando e rifiutando. Perciò, Signore Chiara Luce, chiedo perdono perché la mia mente non vuole andare verso il risveglio.
Sebbene abbia deciso di seguire il sentiero del risveglio, sembra che il mio corpo (questo sacco d’ossa) non abbia alcuna intenzione di percorrerlo. Tutto ciò di cui ha bisogno è comodità, cibo e piaceri. Come un animale ottuso, ama dimorare nel tamas. Perciò, Signore Chiara Luce, chiedo perdono perché non sono ancora in grado di soggiogarlo.
Sebbene abbia compreso che il samsara porta soltanto sofferenza e abbia fermamente deciso di seguire il sentiero della liberazione, il mio ego, come il cappuccio di un cobra, si gonfia ancora e ancora, approfittando della minima occasione, e continua a essere attratto dalle illusioni del samsara. Sembra che io e lui non siamo sulla stessa strada e che sia al servizio di Mara; perciò, Signore Chiara Luce, chiedo perdono perché non sono ancora in grado di soggiogarlo.
Sebbene abbia deciso di seguire fermamente il sentiero dei santi, sembra che la mia lingua sia una devota servitrice di Mara. Di continuo chiacchiera di questo e di quello, distraendomi dalla pratica della contemplazione. Perciò chiedo perdono per l’incessante chiacchierio di questa lingua e perché non sono ancora in grado di domarla».
Quando seguiamo il sentiero della pratica, scopriamo che le parti relative del nostro «io» sono molto diverse dalla Luce assoluta e che siamo simili a una casa nella quale vivono molti esseri. Uno di essi desidera andare verso l’illuminazione, un altro non ha alcuna intenzione di farlo, mentre un terzo desidera andare da tutt’altra parte. Allora cerchiamo di catturare questi esseri, di disporli armoniosamente in un’unica fila e di condurli comunque verso quella porta tanto agognata. Alcuni obbediscono, altri oppongono resistenza e altri ancora non sentono affatto ciò che viene detto loro. Ed è santo proprio colui che è riuscito a disporre dentro di sé tutti questi esseri in un’unica fila e a condurli alla porta del risveglio.
La pratica della consapevolezza e il Rifugio
Bisogna mantenere sempre una grandissima vigilanza nei confronti di ciò che è dentro di noi. Si ritiene che quattro volte al giorno si debbano ricordare le quattro consapevolezze e che almeno tre volte al giorno si debba prendere Rifugio nei Tre Gioielli. Non è necessario farlo formalmente, a parole o con il namasté: è sufficiente un semplice ricordo. Naturalmente, il modo supremo di prendere Rifugio nei Tre Gioielli e di ricordare le quattro consapevolezze consiste semplicemente nel dimorare nella presenza senza distrarsi. Quando il samaya supremo (l’unico samaya della contemplazione) è adempiuto, anche tutti gli altri samaya, precetti e voti sono adempiuti. Tuttavia, finché non è così, è propizio ricordarlo sempre a se stessi. Quando ci svegliamo, dobbiamo ricordare: «Sono un monaco, pratico il sentiero del risveglio. È arrivato un altro giorno: come riuscirò ad affrontarlo? Questa è una prova della mia pratica della presenza e dell’abbandono di sé». Lo stesso deve essere fatto prima di dormire, affinché nel sogno non perdiamo noi stessi, ma ci ricordiamo di essere praticanti.
Gli impegni del sangha
Qui sono elencati gli impegni connessi al sangha e alla pratica spirituale. Due impegni riguardano in modo particolare il sangha:
1. Non permettere a se stessi di subire l’influenza di coloro che non seguono o rifiutano l’insegnamento.
Se durante un viaggio comunicate con persone le cui menti non sono orientate verso il dharma, se comunicate nell’ambito del servizio parlando di questioni mondane, in quel momento dovete praticare la contemplazione con particolare vigilanza, sapendo che vi trovate letteralmente sul limite. Vale a dire che in quel momento bisogna generare un atteggiamento particolarmente vigile e attento. Ciò riguarda soprattutto coloro che, per la natura del proprio dharma, comunicano con persone mondane. Bisogna trattare le persone mondane con compassione. Questo non significa che dobbiate pensare: «Queste persone mondane mi impediscono di contemplare». Se comunicate con loro, questa è la vostra pratica. Le persone mondane sono esseri risvegliati, buddha; sono l’incarnazione della divinità che dovete riconoscere nelle persone mondane, sono la lila dell’Assoluto. Si può dire che sia la lila di Dattatreya, una prova della vostra consapevolezza. Se non le riconoscete, esse vi condizionano; quando le riconoscete, vi concedono il darshan.
Prendendo rifugio nel Sangha, assumiamo l'impegno di non lasciarci influenzare da coloro che rifiutano il Dharma. Ciò non significa che si debbano evitare queste persone; semplicemente, non bisogna permettere loro di esercitare un'influenza spirituale su di noi. Senza negare loro compassione e amore, è necessario rimanere vigili e assicurarsi che le loro inclinazioni e i loro consigli errati non ci portino fuori strada.
2. Considerare chiunque indossi l'abito monastico come un autentico gioiello del Sangha.
Prendendo rifugio nel Sangha, assumiamo l'impegno di riconoscere coloro che indossano l'abito di una persona consacrata come autentici gioielli del Sangha. Anche se i membri del Sangha che hanno preso i voti monastici sono poveri, occorre mostrare loro rispetto, poiché osservano la disciplina morale e si dedicano alla pratica. E questo è già un fenomeno molto raro e prezioso.
I sei impegni comuni
1. Prendere rifugio nei Tre Gioielli ancora e ancora, ricordando le loro qualità e le differenze tra essi.
Il Dharma è simile a una nave che può condurci attraverso l'oceano del samsara, il Guru a un capitano esperto e il Sangha a un equipaggio abile. Ricordando ciò, si dovrebbe prendere rifugio nei Tre Gioielli ancora e ancora.
Seguire la via del Rifugio non è in contraddizione con il principio dell'autoliberazione. Accade che, praticando la contemplazione e l'autoliberazione, a volte finiamo completamente fuori strada. Quando gli strati profondi del subconscio vengono alla luce e la vigilanza e la chiarezza non riescono a gestirli, bisogna sempre riportarsi un po' al livello relativo, vale a dire orientare la propria coscienza come l'ago di una bussola che punta sempre verso nord, e ricordare i voti del Rifugio.
2. Con la forza della compassione, ispira costantemente gli altri a prendere rifugio.
Bisogna sempre cercare di aiutare gli altri a prendere rifugio, ma occorre farlo con abilità. Venendo a sapere che qualcuno si interessa al Dharma, bisognerebbe aiutarlo a sviluppare le cause che conducono alla presa di Rifugio: il timore della sofferenza e la fede nei Tre Gioielli. Si può parlare della mutevolezza di questa vita, di come il nostro corpo sia soggetto all'invecchiamento e al decadimento. Si può riflettere sulle sofferenze derivanti dalla vecchiaia, dalle malattie e dalla morte. Bisognerebbe parlare di tutto ciò che accadrà dopo la morte, dei diversi tipi di nascita e del fatto che, in sostanza, essi sono tutti sofferenza. Se introdurremo abilmente questi argomenti nelle nostre conversazioni, il nostro interlocutore perderà la precedente compiacenza e comincerà a provare inquietudine; vorrà capire che cosa fare. A quel punto gli parleremo del Guru, del Dharma, del Sangha e di come essi ci aiutano. Dopodiché bisognerà spiegargli come prendere rifugio. Se aiutiamo qualcuno in questo modo con tatto, senza presunzione né impazienza, gli arrecheremo davvero beneficio. Non vi è alcuna certezza che i doni che facciamo siano realmente utili; a volte possono persino causare determinate difficoltà. Il modo migliore per aiutare gli altri è condurli al Dharma.
Se non siamo in grado di fornire spiegazioni chiare, potremo almeno dare consigli a coloro che sono infelici e aiutarli a risolvere i propri problemi attraverso il Dharma.
Quanto meno, comunicando con gli altri, manterrete pura la vostra coscienza.
3. È necessario prendere rifugio almeno tre volte durante il giorno e tre volte la sera, ricordando i benefici di tale presa di Rifugio.
Affinché ricordiamo sempre i Tre Gioielli, bisogna prendere rifugio una volta ogni quattro ore durante il giorno o almeno tre volte durante il giorno e tre volte la sera. Se ricorderemo sempre i Tre Gioielli e rifletteremo costantemente sui benefici della presa di Rifugio, otterremo risultati molto rapidamente, come un uomo d'affari che non smette mai di pensare ai propri progetti, neppure quando riposa.
4. È necessario compiere ogni azione affidandosi completamente ai Tre Gioielli. Dobbiamo affidarci ai Tre Gioielli in tutto ciò che facciamo, e allora le nostre azioni saranno coronate dal successo. Non è necessario cercare ispirazione e benedizioni presso le divinità mondane; bisogna invece aspirare costantemente a ricevere la benedizione del Guru, del Dharma e del Sangha, facendo offerte e innalzando preghiere.
In senso assoluto, nel laya yoga, e soprattutto nell’anuttara tantra, per Guru si intende la Luce primordiale stessa dell’«Io» originario. Per Dharma si intende non soltanto l’insegnamento esteriore, ma, in senso esoterico, la nostra chiarezza, la capacità di comprendere e percepire questa Luce. Per Sangha si intende l’intero mondo manifestato nella visione pura, incluso nella contemplazione.
5. Non rinnegare mai i Tre Gioielli, neppure a costo della propria vita, tanto meno per scherzo.
Non bisogna mai rinnegare i Tre Gioielli, poiché prendere Rifugio è il fondamento di tutte le realizzazioni nel Dharma.
Una volta uno yogin fu fatto prigioniero e il nemico gli intimò: «Rinuncia al Rifugio nei Tre Gioielli, altrimenti ti ucciderò». Egli si rifiutò di rinnegarli e per questo fu ucciso. Ma alcuni veggenti, grazie a capacità sovrannaturali, riuscirono a vedere che egli rinacque immediatamente sotto forma di divinità».
La vera pratica della consapevolezza
Dal punto di vista del laya yoga, non rinnegare mai i Tre Gioielli significa non perdere mai la consapevolezza essenziale del luogo in cui si deve dimorare con la mente. Può accadere che possediamo la capacità di contemplare, ma quando siamo sottoposti a un grande carico, a una maggiore quantità di karma o di distrazioni, cominciamo a pensare: «Forse devo prestare attenzione a questo karma». E allora, anziché contemplare, ci lasciamo coinvolgere più intensamente in questo karma. Se abbandoniamo la contemplazione e ci lasciamo coinvolgere in questo karma, indipendentemente dal fatto che sia interiore o esteriore, ciò costituisce, dal punto di vista dell’insegnamento, un rinnegamento dei Tre Gioielli.
Il vero yogin è pronto a sacrificare tutto, ma non il principio della consapevolezza nella pratica del Dharma, che sul piano esteriore si manifesta come i Tre Gioielli. Quando siamo attenti, i nostri impegni vengono sempre rispettati. Se invece tali impegni non vengono rispettati, guardiamo dentro di noi, cerchiamo di ricordare dove si è verificata la deviazione e ci correggiamo. Il vero praticante lo fa ininterrottamente, qualunque cosa stia facendo; è come se si tenesse in equilibrio sul filo del rasoio, confrontando costantemente ogni sua parola, azione, comportamento e pensiero con lo specchio primordiale della Chiara Luce. Teme di deviare da esso anche di un solo millimetro. Porta con sé la propria santità come acqua in una coppa di cristallo, temendo di versarla. Non permette alla propria mente di disperdersi all’esterno, non permette che parole senza scopo gli sfuggano dalla lingua, non permette che pensieri senza scopo vaghino. Cammina con cautela, vive con attenzione, vigila su se stesso e su ogni centimetro del proprio cammino dal mattino alla sera. E allora è simile a una coppa colma dalla quale nulla trabocca. Un monaco che vive come una coppa colma, praticando, raggiungerà certamente la liberazione. Al tempo stesso, ricordiamo il principio dello stato naturale.
chiara luce
Laya-yoga
Contemplazione
Rifugio
Guru
Dharma
Consapevolezza
Tre gioielli
Sangha
Autore Гуру
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