Commento al testo «Kunjed Gyalpo. Tantra radice»
«Gli altri yogi non conoscono realmente la grande saggezza innata. Per questa ragione avanzano lungo il cammino, raggiungono i livelli dell’illuminazione, osservano i voti e contemplano la visione. Di conseguenza, la loro visione e il loro comportamento non sono efficaci per risvegliare la conoscenza dello stato autentico».
Qui si parla di visioni inferiori. Ciò non significa che gli altri yogi siano cattivi; piuttosto, viene detto così per indicare la loro posizione subordinata. Se consideriamo la classificazione tradizionale del tantra, allora kriya, charya e yoga sono subordinati all’anuttara-tantra. Si può dire che tutti questi yoga esistono dentro di noi, corrispondono ai nostri stati dualistici. Quando sentite dire che gli altri yogi non conoscono questo, ciò non significa che gli altri insegnamenti vengano denigrati allo scopo di esaltare il proprio insegnamento. Piuttosto, il termine «altri yogi» indica approcci più elevati e più bassi alla pratica. Tra essi non vi è in alcun modo contraddizione. Questi approcci elevati e bassi indicano i nostri stati nella pratica. Perciò, quando si dice che i tipi inferiori di yoga sono legati a causa ed effetto, mentre lo yoga supremo non lo è, ciò significa che all’inizio pratichiamo basandoci sulla futura illuminazione, sul desiderio dei frutti e dei risultati, sul desiderio delle esperienze.
All’inizio pratichiamo lo yoga inferiore. È normale. Tuttavia tutti gli approcci inferiori sono una visione per principianti. Lo yoga supremo, invece, dice che tutto è già qui, tutto è realizzato proprio in questo momento. Non c’è nulla a cui tendere, nulla da raggiungere, bisogna semplicemente rimuovere la falsa visione. Passare dai tipi inferiori di yoga a quelli elevati significa aprirsi completamente a questa visione, entrare in questa incredibile visione trascendente. Questa visione paradossale è il cammino istantaneo del risveglio. Entrare in una visione così incredibile è possibile solo quando eliminiamo completamente le idee di noi stessi come soggetto e ci apriamo alla Grande Sorgente.
«Al contrario, la visione e il comportamento dello stato naturale si fondano fin dall’origine sulla comprensione che tutto è manifestazione della Fonte Suprema. E in questo modo non presuppongono il percorrere un cammino, il raggiungimento dei livelli dell’Illuminazione, l’osservanza del voto o la contemplazione della visione».
Il cammino dello stato naturale è, si può dire, un cammino senza cammino o il cammino del frutto, quando cammino e frutto sono fusi. Questo è impossibile da comprendere finché non acquisiamo un certo grado di illuminazione. Finché non abbiamo acquisito la comprensione del frutto, esiste naturalmente un cammino che dobbiamo percorrere. Sarebbe sciocco negare che abbiamo bisogno di percorrere il cammino. E c’è un frutto che si manifesterà. In caso contrario, se pensiamo che non vi sia più nulla da manifestare, resteremo ancora con le nostre illusioni. Ci sono voti che, naturalmente, bisogna osservare. Se sentiamo solo di sfuggita che non c’è alcun voto da osservare e pensiamo: «Va bene, allora si può permettere alle klesha di manifestarsi come vogliono», allora matura il risultato karmico e si perde il prana. Tuttavia, contemporaneamente alla comprensione degli stadi iniziali, occorre comunque chiarire la profondità stessa e il cuore dell’insegnamento, che dice che non c’è cammino e non c’è frutto, non c’è voto in questo grande stato. Esso non parla del nostro stato condizionato, ma di quel grande stato. È simile a un salto nell’abisso. Allo stesso tempo il tantra dice che quel grande stato non è lontano, non è domani, non è dopo molti ritiri, ma è proprio qui e ora. Dobbiamo compiere sforzi e praticare molto solo perché la nostra mente dualistica è troppo vincolata per compiere questo salto adesso. Ciononostante, dobbiamo tentare di farlo ancora e ancora.

Mente pura e perfetta
«In realtà, poiché tutto sorge dalla Mente pura e perfetta, la Mente pura e perfetta non ha bisogno di percorrere un cammino per giungere a se stessa».
Noi, naturalmente, abbiamo bisogno di percorrere il cammino, ma la nostra Base essenziale, l’“Io” originario, non ha bisogno di percorrere un cammino, perché essa stessa è l’incarnazione di ogni perfezione.
«Poiché tutti i livelli dell’illuminazione non sono altro che la Mente pura e perfetta, la Mente pura e perfetta non ha bisogno di praticare per raggiungere se stessa».
Nello stesso oceano nuotano piccoli pesci, barche, motoscafi, navi, sottomarini, catamarani, windsurf, enormi piroscafi, portaerei. Allo stesso modo tutti gli esseri viventi, dagli inferni e dai preta fino agli dèi, sono immersi in questa Mente pura e perfetta; in realtà non se ne sono mai nemmeno separati. Essi hanno un concetto di se stessi, ma questi concetti sono illusori, poiché sono soltanto manifestazioni o il gioco di questa Mente pura e perfetta.
«Poiché il significato autentico di tutti i voti è la Mente pura e perfetta, la Mente pura e perfetta non ha bisogno di osservare se stessa. Poiché il significato autentico di ogni contemplazione è la Mente pura e perfetta, la Mente pura e perfetta non ha bisogno di contemplare se stessa».
Questa originaria Luce Chiara non possiede nemmeno una goccia di vincolo e di sforzo, poiché è autoperfetta in virtù della propria natura. Noi, naturalmente, dobbiamo contemplare, tuttavia occorre chiarire che cosa dobbiamo contemplare. Quando dirigiamo correttamente la nostra contemplazione, comprendiamo che l’oggetto della nostra contemplazione è originariamente puro e perfetto, che è presente senza sforzo. Quando anche la nostra contemplazione diventerà completamente naturale e priva di sforzo, scopriremo la sua identità con questa Luce Chiara. Immaginate di non essere seduti in questa sala, ma al centro dell’Universo, in un enorme spazio vuoto colmo di luce. Da ciascuno dei vostri pori, in questo spazio vuoto, si manifestano in un istante miliardi di Universi. Questa luce fluisce ininterrottamente dentro di voi dal basso, dall’alto e da ogni lato; voi dimorate in questo stato indescrivibile, assolutamente trascendente. Se si immagina la realtà così com’è, è qualcosa di simile. Voi dimorate non come un corpo, ma come questo stato sconfinato, infinito, inconcepibile di Luce perfetta. È come un’enorme parete di spazio di Luce o un enorme volume di spazio di Luce, paradossale, al di là dei pensieri e delle dimensioni. Non è uno spazio vuoto: in esso l’energia gioca incessantemente. Questo spazio di Luce si manifesta sotto forma di cinque splendori arcobaleno, che, intrecciandosi all’infinito, formano numerose configurazioni e diversi mondi.

«Poiché la meta di tutte le visioni è la Mente pura e perfetta, la Mente pura e perfetta non ha bisogno di mirare a se stessa. Tali visioni e il comportamento dello yoga, che non conoscono sforzo, risvegliano realmente la conoscenza della Saggezza Auto-nata. Tale è il cammino verso la più profonda familiarità con me, la Fonte Suprema, che si trova al di là dei limiti dell’esperienza dei veicoli di causa ed effetto».
I sentieri e i veicoli graduali, basati su cause ed effetti, non possono afferrare questo grande stato. Benché ne parlino molto come del punto finale, tuttavia non lo raggiungono mai, poiché per raggiungerlo è necessario compiere un salto quantico. Bisogna uscire dallo stato di causa ed effetto, se intendiamo realizzare in una sola vita l’identità con la Fonte Suprema.
La base delle basi di tutti i fenomeni
«Ascolta, o Grande! La stessa essenza della Mente pura e perfetta è la base delle basi di tutti i fenomeni».
Ascoltate con molta attenzione. Potete sperimentare il risveglio semplicemente durante l’ascolto. Alcuni possono sperimentare il risveglio da un sonno reale, in senso letterale, semplicemente ascoltando. Anche questo è bene, ma io parlo di un altro risveglio.
«Non nata, essendo completamente pura, non conosce ostacoli. Trascendente alla generazione del sentiero, non conosce deviazioni. Originariamente autoperfetta, non è necessario cercarla. Tuttavia, quando l’unica Mente pura e perfetta, fondamento primordiale di tutto ciò che esiste, viene vista come molteplicità, sorgono deviazioni e ostacoli».
Il cammino spirituale è difficile. Si può dire che sul cammino spirituale sorgano molte barriere, seduzioni, ostacoli e tentazioni. Nessuno dovrebbe dimenticarlo. Tutti voi dovete sapere che la kurta monastica costa molto cara, e il conseguimento dell’illuminazione ancora di più. Solo colui che purificherà tutti i suoi corpi sottili raggiungerà l’illuminazione. Nei corpi sottili (eterico, astrale, causale) esistono i karma, questo è un fatto. Finché non viene raggiunto il grado necessario di purezza di questi corpi sottili, è impossibile entrare in contatto con la Luce Chiara; perciò sorgono diverse barriere. E lo yogin sul cammino deve, come un leone, superare queste barriere e andare avanti.

La deviazione della chiarezza
Sorgono anche molte deviazioni. Una delle deviazioni negli yogi può essere la chiarezza. Che cos’è la chiarezza? Per esempio, un monaco pratica l’attenzione e la contemplazione. La sua mente diventa così complessa, sottile ed elaborata che non riesce a guardare un problema in modo semplice. Ha una chiarezza molto grande, quindi può guardare il problema contemporaneamente da sette diversi punti di vista, ma non può accettarne uno e fare ciò che è necessario. Se a una persona afferrata dalla chiarezza si dice che bisogna scavare un pozzo, penserà: «Bisogna andare a ordinare una pala con il manico di mogano e il metallo in acciaio legato. Bisogna fare un rilievo geodetico del terreno ed effettuare lavori di esplorazione». Vi disegnerà tabelle con indicatori della composizione del suolo e altri dati, esaminerà tutti i metodi possibili. Ma un operaio comune farà tutto molto più semplicemente: scaverà semplicemente il pozzo in un giorno senza tutte queste sottigliezze. Lo scopo è scavare il pozzo, e la chiarezza è solo un effetto collaterale. Tuttavia, quando sorgono stati sottili, un monaco che non conosce questa tentazione tende ad aggrapparsi alla propria chiarezza. Pensa che sia saggezza, ma, dal punto di vista del risveglio, è una stupidità raffinata. Perciò diciamo che bisogna guardare senza valutazioni e giudizi, bisogna lasciare tutto così com’è, bisogna semplificare il proprio sguardo.
Semplificare non significa rendere primitivo. Significa renderlo più vicino alla Chiara Luce, significa, accogliendo le cose senza complicazioni mentali, percepirle nell’aspetto assoluto, perché la vera contemplazione della Chiara Luce è molto semplice nel senso che lì non ci sono affatto i nostri commenti personali. Perciò si dice: «Sono così semplice che è difficile crederci. Sono così vicino che sembra inimmaginabilmente lontano». Questo significa che guardiamo il mondo in modo molto semplice. Non proiettiamo nulla su di esso. Il cibo, il prasada, il pozzo o la mucca: sono tutte cose meravigliose, insondabili. Comprendiamo tutta l’insondabilità di questo e non tentiamo nemmeno di commentarlo o spiegarlo in qualche modo, sapendo che è inutile. Ci limitiamo a stupirci con riverenza e ad ammirare tutto ciò che percepiamo. Quando viviamo così, siamo vicini alla vera contemplazione.

Deviazioni dei diversi sentieri
«Percorrere il sentiero per raggiungere ciò che non può essere raggiunto percorrendolo è una deviazione».
Qui si parla di molte deviazioni che sorgono nella pratica. Tuttavia, tutti gli ostacoli e tutte le deviazioni vengono annullati quando realizziamo questa vicinanza alla Chiara Luce, poiché tale contemplazione è il miglior antidoto e la migliore panacea contro tutte le deviazioni.
«Il desiderio di esaminare razionalmente ciò che non può diventare oggetto del pensiero è un ostacolo alla comprensione. Sebbene nello stato naturale così com’è tutto sia uno, i bodhisattva ritengono che, praticando la causa, le dieci paramita, in seguito otterranno il frutto: le dieci bhumi. Le loro deviazioni e i loro ostacoli durano tre kalpa.
I praticanti del kriya-tantra venerano il mondo esterno, il mondo interno e i pensieri come le tre purezze e applicano forze illuminanti e azioni miracolose. Ma, nonostante osservino pienamente i voti e le regole, le loro deviazioni e i loro ostacoli durano ancora sette vite.
I praticanti del charya-tantra, per i quali il comportamento è la causa e la visione è il frutto, vedono differenze tra la visione e il comportamento. Così deviano dalla non-dualità e i loro ostacoli durano ancora tre vite.
I praticanti dello yoga-tantra, che accettano e rifiutano in relazione all’unica base primordiale, non vedono l’unità, ma vedono la dualità. In tal modo, le loro deviazioni e i loro ostacoli durano finché non si liberano dall’accettazione e dal rifiuto.
I praticanti del maha-yoga, contemplando l’unico stato innato come se avesse tre caratteristiche, deviano dallo stato al di là dello sforzo».
Qui vengono analizzati gli approcci inferiori dei diversi livelli dei tantra, basati sulla purificazione esteriore, sulla trasformazione, sulla visualizzazione, sul lavoro con i venti, sulle cause e sugli effetti. Si dice che tali yogi non riescano ad afferrare il cuore dell’Essere fin dall’inizio e a entrare subito nello stato trascendente. Naturalmente, i migliori tra loro lo raggiungono: alla fine della loro pratica passano a una visione più elevata.
«I praticanti dell’anu-yoga, non comprendendo che lo stato naturale così com’è è il fondamento dei fondamenti di tutti i fenomeni dell’Universo vivente e non vivente, vedono spazio e saggezza come causa ed effetto. Poiché essi esagerano l’esistenza della causa e, al contrario, sminuiscono l’esistenza dell’effetto, i loro ostacoli permangono finché non viene acquisita una certezza al di là dell’affermazione e della negazione.
Così, in tutto, vi sono sei modi con cui si vuole ottenere il frutto che presumibilmente non si possiede: appoggiarsi alle due verità, applicare le tre purezze, separare visione e comportamento, applicare un comportamento che richiede accettazione e rifiuto, contemplare i tre stadi, considerare spazio e saggezza come causa ed effetto.
La Mente pura e perfetta è simile allo spazio. Nella realtà della natura della Mente, simile allo spazio, non c’è né una visione da contemplare, né un voto da osservare, né una capacità di azione spirituale a cui aspirare, né una saggezza da sviluppare, né livelli di illuminazione da padroneggiare, né un sentiero da percorrere. Non vi è nulla di quel sottile, né dualità da ricongiungere; non vi è alcun insegnamento diretto al di là della Mente pura e perfetta».
Il pericolo di una comprensione errata
Quando potete analizzare gli stadi iniziali della pratica o della visione, solo allora potete valutare anche la grandezza del vostro stesso cammino. Prima di ciò, forse, non sorge in voi tale comprensione. Una visione così potente può facilmente trarre in inganno, per esempio indirizzare verso il nichilismo. Dovete sempre ricordare che esiste un simile pericolo. Allora l’insegnamento, invece di liberare e salvare, diventa un mara. In uno dei testi ho persino trovato il concetto di «mara dell’insegnamento». Quando una grande visione cade in una mente non grande, la mente la comprende in modo errato. Se sentiamo che non c’è sforzo, non c’è voto, non c’è sentiero da percorrere, possiamo pensare: «Oh, questo mi piace molto! Del resto è detto chiaramente che proprio questo è il sentiero supremo». Mentre gli yogi dei veicoli inferiori entreranno nel samadhi, noi, con un simile approccio, staremo seduti sul divano e penseremo: «Non c’è sforzo e non c’è sentiero. Io sono uno yogin supremo», rimanendo tuttavia persone del tutto ordinarie.

Bisogna comprendere che affermazioni così grandi vengono pronunciate nella speranza della nostra grande chiarezza. Esse presuppongono che tutti i sentieri inferiori siano già stati da noi percorsi e realizzati. Esse implicano una grande maturità nel mantenere la contemplazione e la capacità di dimorare a un tale livello di contemplazione in cui essa si sia davvero fusa con la vita, cioè duri persino di notte, quando il samadhi non si interrompe (sahaja), e perciò non siano necessari sforzi per realizzarlo.
Come dobbiamo percepire tali righe? Dobbiamo considerare che queste righe riguardano la parte essenziale più sottile del nostro «Io», ma non riguardano l’esteriore.
La visione della grande perfezione
«Poiché la Mente pura e perfetta è al di là dell’affermazione e della negazione, nessun insegnamento segreto può eguagliarla. Tale è la visione della grande perfezione — della Mente pura e perfetta».
Nessun insegnamento segreto può essere paragonato a questo stato primordiale. Non appena lo scoprite, comprendete che esso è il più intimo, il segreto dei segreti. Nei tantra si dice: se non avete smesso di “salivare” quando sentite dire che esistono insegnamenti più intimi, ciò significa che non siete riusciti a comprendere il punto di vista di questo stato al di là del pensiero. Se esistono insegnamenti intimi, essi sono proprio questa stessa Chiara Luce. Qui l’insegnamento in quanto tale cessa di essere insegnamento. Piuttosto, non abbiamo più bisogno di metodi e di insegnamento, ma abbiamo bisogno di chiarificazione e di comprensione. Accade che per anni ascoltiamo le stesse parole, ma al quindicesimo anno improvvisamente comprendiamo di che cosa si parlasse, quale profondità stesse dietro quelle righe. Quando chiariamo lo stato naturale originario, improvvisamente ci diventa chiaro di che cosa parlavano i santi di diverse tradizioni. Tutte le incertezze riguardo agli insegnamenti, alle pratiche e alla contemplazione scompaiono e vengono viste chiaramente, come sul palmo della mano.


