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Il percorso del sadhu: dall'autodisciplina allo stato di jnani

01.06.2026
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Il percorso del sadhu: dall'autodisciplina allo stato di jnani

Commento al testo Yoga Vasistha. Capitolo 6. Sulla Liberazione

Quando siete entrati nel cammino spirituale, siete diventati discepoli del Guru, membri della comunità, ciò significa che siete diventati fratelli e sorelle di samaya. Siete entrati in uno speciale spazio spirituale di etica, in una cultura particolare dei sadhu. Questo bisogna comprenderlo. Quando sei entrato nello spazio della cultura dei sadhu, bisogna comprendere che cosa siano la cultura, l’etica dei sadhu, e lasciare alle spalle la cultura mondana, la cultura dell’ego, dell’uomo comune.

Quando diventate discepoli del Guru, per voi inizia un’altra vita, una vita nuova. Anche se voi stessi non lo avete ancora compreso del tutto, è così. Ve lo assicuro, è così, mille volte. Nella nuova vita bisogna imparare a pensare in modo nuovo, a parlare in modo nuovo, ad agire in modo nuovo. Quando vorrete agire alla vecchia maniera, dovete comprendere che un tale modo di pensare, un tale modo di parlare, un tale modo di agire non è adatto a un sadhu. Altri principi, un’altra etica, un altro corso dei pensieri.

Non è così semplice, sentirete che rieducare se stessi non è facile, se avete trent’anni o quarant’anni. Persino venti. Il vecchio modo di pensare cercherà continuamente di farvi deviare. Ma proprio in questo consiste la sadhana: rieducare se stessi. Solo allora avete il diritto di diventare sadhu.

Perché la sadhana non è qualcosa che accade da sé. Non è un fenomeno naturale. Supponiamo che abbiate voglia di mangiare. Dopo aver mangiato, dopo un po’ viene voglia di andare in bagno. Dopo un po’ viene voglia di dormire. Tutti questi sono fenomeni naturali. Non dovete impararli. Per questo non serve autodisciplina. È un dato secondo il prarabdha karma.

La sadhana, l’etica spirituale, la comprensione spirituale: tutto questo è ciò che create voi stessi. Ciò che viene educato, ciò che non esiste immediatamente. È il risultato della tapasya, dell’autodisciplina. Quando siete entrati nel cammino spirituale, dovete imparare ad agire da uno stato di autodisciplina, di autoeducazione. Far crescere un nuovo atteggiamento, un nuovo funzionamento della coscienza, un nuovo pensiero, per diventare sadhu. Se pensate in modo egoistico  —  il pensiero dell’uomo vecchio, non cambierete, non educherete voi stessi. Nello spazio di una tale coscienza non avrete lo spirito del risveglio, della purificazione, lo spirito della santità.

Pratica dell’autoanalisi e del pentimento

Ora faremo un simile esperimento. Chi negli ultimi tre giorni ha pensato male di un altro, o ha parlato male di un altro, si alzi. Oppure ha fatto qualcosa. Se continuerete così anche in seguito, questo è un peccato,  fratelli e sorelle di samaya. Questo contraddice ciò che insegno. Io insegno a vedere in modo puro, a pensare in modo puro; vi sbagliate, questa è una via errata, anche se si tratta di piccolezze.

Dovete comprenderlo subito, dentro di voi, comprenderlo rapidamente, pentirvi, allontanarvene. Pentirsi significa dire: «Questo non sono io. Io non farò così, questo non è mio». Anche se è accaduto, prendere le distanze, estrarre da questo la propria coscienza. E allora fate una prostrazione. Io, come vostro insegnante, ora ve l’ho ricordato. Questo è il mio compito, aiutarvi a non smarrirvi. Quando il discepolo va nella direzione sbagliata, l’insegnante dice: «Guarda, questa non è la via su cui bisogna camminare».

Il sadhu osserva i pensieri con vigilanza e autodisciplina

Avete analizzato tutto questo per tre giorni, e  ora immaginate che in questa modalità si debba agire ogni tre secondi. E senza promemoria. Non per gli ultimi tre giorni, ma per gli ultimi tre secondi. Dovete adottare questo stile come vostro strumento. Sono passati tre secondi, e subito è avvenuta l’analisi. Non dopo tre giorni. E senza promemoria. Dovete ricordarvelo da soli.

Quando imparerete ad agire così senza il mio promemoria, dopo tre secondi lo eseguirete. Non è necessario compiere fisicamente il pentimento; l’essenziale è separare nell’anima se stessi dal corso errato dei pensieri, del corpo, della parola e della mente. Allora agirete come sadhu. Agendo come sadhu, purificherete la vostra mente, e questa è la via giusta. Questa è la via del vero sadhu. Per questo non è necessario che qualcuno ve lo ricordi, se accorcerete questo intervallo da tre giorni a tre secondi e lo farete voi stessi. Perché il sadhu è sempre molto vigile. Il sadhu educa se stesso. Bisogna diventare colui che educa se stesso.

Etica delle relazioni e samaya

Noi abbiamo un’etica. L’etica regola i rapporti gli uni con gli altri. La maggior parte degli errori li commettiamo nelle relazioni gli uni con gli altri. Perché siamo molto attaccati, meditiamo gli uni sugli altri. Siamo molto orientati verso il mondo esterno. Per abitudine cerchiamo di proiettare la negatività interiore sugli altri. È molto legato al vishnu-granthi. Tutto questo è karma del nodo di Vishnu che viene elaborato.

Quando il nodo di Vishnu si scioglierà, tutti i vostri problemi nelle relazioni scompariranno. Comprenderete che non c’è colui che costruisce le relazioni. Non c’è colui con cui costruire relazioni. È un’unica coscienza, dio comunica con dio. Un unico gioco. L’etica sarà osservata naturalmente. Ma per questo bisogna ricordare sempre.

La quarta regola dei quattordici voti radice è mantenere relazioni armoniose con i fratelli e le sorelle nel dharma. Dovete rispettare Dio l’uno nell’altro, dovete guardarvi reciprocamente con purezza. Anche se i karma proiettano qualcosa, bisogna notarlo subito e dire: «Questa è una via sbagliata». E compiere il pentimento. Allora questo sarà auto-liberazione. Bisogna abituarsi costantemente. Allora la vostra samaya sarà impeccabile. La samaya legata alle relazioni reciproche.

La differenza tra un sadhu e una persona comune

L’abitudine di pensare in modo puro, agire in modo puro, ragionare in modo puro non arriva subito. Serve tempo. Bisogna rieducare se stessi. È proprio questo che distingue un sadhu. Una persona comune dice: «Per quale motivo dovrei rieducare me stesso, io sono del tutto meraviglioso. È lui che agisce in modo sbagliato, è lui il colpevole. Il problema è in lui, non in me».

Un sadhu non pensa così: «Io non sono perfetto, non sono poi così meraviglioso. In me c’è la perfezione, ma è profondamente all’interno. Però io stesso non sono ancora giunto alla perfezione. Devo educare me stesso. Il problema non è nell’altro. L’altro è soltanto uno specchio, riflette tutti i miei meriti e i miei difetti». Un sadhu ha sempre la problematica dell’educazione di sé, a differenza di una persona comune. Un sadhu comprende sempre la propria imperfezione e lavora con essa. Quando avrete un tale corso di pensieri, allora sarete già sulla via giusta.

C’è una storia in cui un santo meditava seduto nell’oscurità. Passò un altro uomo mondano e, poiché era buio, quest’uomo urinò su di lui. Perché era buio. Allora quel santo si alzò e disse: «Guarda, ego, ecco ciò che meriti».

Egli pensava come un sadhu. Ogni volta che accade qualcosa nella vostra vita, non dovete cercare il problema nelle altre persone. Dovete capire che questo problema è nel vostro karma, nel vostro ego. Dovete capire che è proprio questo che esso merita. Questo è il vostro karma. Volgersi verso di esso direttamente, guardare senza paura questo karma negli occhi e riconoscerlo. Allora in quel momento nascerà in voi la comprensione: «Io non sono colui che riceve i frutti del karma. Il mio vero Sé è al di là di questo, io sono separato da questo».

Il tempo dei cambiamenti e l’accelerazione del karma

Ora molti astrologi, scienziati mondani fanno previsioni, e per molti aspetti le loro previsioni coincidono: dicono che ora sta arrivando un tempo speciale. Ora l’universo è impegnato a selezionare ed eliminare le persone che non corrispondono alle nuove vibrazioni spirituali. Ci sono molte speculazioni su questo tema. Internet è semplicemente traboccante di speculazioni, riflessioni sull’anno 2012. Questo tema ha già agitato anche le menti della gente comune, non solo dei praticanti.

Il sadhu congela le klesha e risveglia i meriti nel periodo di rinnovamento del mondo

In passato i praticanti amavano parlare del passaggio alla sesta razza, dell’apocalisse e così via. Ma ora questo è arrivato alla gente comune, perfino agli scienziati. I dati statistici sono tali da indicare che stanno davvero avvenendo grandi cambiamenti. Tutti questi discorsi sono un indicatore del fatto che nel subconscio collettivo stanno maturando grandi cambiamenti. Il mondo va verso un rinnovamento. Ora tutti lo percepiscono.

Ogni rinnovamento accelera lo sviluppo del karma. Perciò coloro che possiedono meriti riceveranno la manifestazione dei meriti. Coloro che hanno klesha, reazioni karmiche negative, riceveranno il ritorno delle reazioni karmiche. In questo caso un sadhu deve educare se stesso per congelare le proprie klesha e risvegliare i propri meriti.

Vasishtha dà a Rama tali istruzioni:

O Rama, quando fai ciò che è necessario in una determinata situazione, la mente non deve essere attaccata alle azioni, ai pensieri o agli oggetti.

Ovunque ci troviamo, qualunque cosa facciamo, la nostra mente non deve essere concentrata sull’oggetto esterno, sui pensieri o sull’azione stessa. Deve dimorare in un determinato punto di chiarezza, un punto di comprensione e consapevolezza della propria natura. Solo agendo da questo punto possiamo agire correttamente. In questo punto avviene la trasmutazione, l’auto-liberazione. È il punto in cui vediamo Dio, parliamo con Dio, sentiamo lo spirito di Dattatreya, quando siamo uno con lui. In tutti gli altri punti, quando siamo attaccati alle azioni, agli oggetti o ai pensieri, perdiamo questo.

Allo stesso modo, egli non deve essere attaccato ai cieli, agli inferi o a qualcos’altro. Non deve essere vincolato dalle relazioni esteriori, dai movimenti naturali dei sensi interiori, o dalla forza vitale. La mente non deve trovarsi né nella testa, né nel palato, né tra le sopracciglia, né sulla punta del naso, nella bocca o negli occhi. Non deve riposare né nell’oscurità, né nella luce, né perfino nel rifugio del cuore. Lo stato di veglia, di sogno o di sonno profondo non devono trattenerla. Neppure il vasto spazio puro deve essere la sua dimora.

Qui vengono date istruzioni molto importanti e uniche sullo stato della mente privo di appoggio. Sulla consapevolezza al di là dei concetti.

Quando ero nella comunità Gayatri, incontravo i suoi responsabili insieme a Babaji, parlammo di questo stato. Dissi: «Questo stato viene chiamato niralambha samadhi». Un’altra persona disse: «Sì, sì». Babaji sorrise e disse: «Solo che bisogna sperimentarlo».

Se parliamo di amanasaka, niralambha, ma noi stessi non lavoriamo con esso, saranno racconti sul mangiare una torta fatti da una persona che non l’ha mai mangiata. Dovete imparare a mangiare questa torta ogni secondo. Tutte le mie istruzioni sono proprio racconti su come mangiare da soli questa torta. Se mangiate questa torta, gradualmente ciò porterà armonia nelle vostre azioni, nelle parole, nelle vostre relazioni.

Non attaccata al colore, al movimento o all’immobilità, all’inizio, alla fine, al mezzo o a qualsiasi altra cosa, la mente non deve aggrapparsi né a distanza, né vicino, né davanti, né negli oggetti e nemmeno in sé stessa.

Questa è un’istruzione molto importante sulla consapevolezza, sulla meditazione. Vasistha ha dato molti insegnamenti sulla visione in questo libro. Ma qui dà istruzioni proprio sulla meditazione, sulla consapevolezza. Visione, meditazione e comportamento sono i tre pilastri del cammino spirituale. Anche conoscendo la visione dell’advaita, dobbiamo stabilire la nostra mente nel corretto stato di consapevolezza e lavorare con esso.

D’altra parte, finché non abbiamo imparato a dimorare nella corretta meditazione e nella corretta consapevolezza, dobbiamo ricordare i principi etici e le regole secondo cui viviamo. In che cosa un monastero si differenzia da una comunità mondana? Viviamo secondo determinate regole etiche. Agiamo secondo queste regole. Questi principi, regole e ideali si chiamano samaya. Sono molto importanti per noi. Vanno osservati. Perché esprimono lo spirito dell’insegnamento, i precetti dei santi, ed esprimono lo stesso stato meditativo.

Le sensazioni sensoriali, lo stato ignorante di felicità, i concetti e gli oggetti non devono avere potere su di voi.

Se non siamo consapevoli, allora hanno potere su di noi le sensazioni sensoriali o i concetti, o diverse esperienze, e la nostra mente non è stabile. Di una persona così non ci si può fidare, non è padrona di sé stessa. Ma Vasistha dice:

La mente deve dimorare nella pura coscienza, come pura coscienza, soltanto con un lieve movimento esterno del pensiero, rendendosi conto della completa inutilità degli oggetti di questo mondo.

La nostra coscienza di base si trova nel senza sostegno, senza oggetto, mentre in superficie è ammesso un lieve movimento dei pensieri. Deve bastare per le conversazioni, la comunicazione, la preparazione del prasada, il servizio, i rapporti quotidiani e così via. Tutto ciò che facciamo è un lieve movimento dei pensieri. E la profonda autentica essenza si trova nel senza sostegno.

Se vivete così a lungo, seguendo queste istruzioni, la purificazione avviene da sé, l’autocontrollo interiore e l’autodisciplina si sviluppano da soli. Ma per questo dovete essere costantemente vigili. Non scivolare al livello dell’ego, dei sentimenti. Essi non devono avere potere su di voi. Anche se qualcuno vi dice qualcosa di spiacevole, che differenza fa, questo non deve avere potere su di voi. Fate un inchino nell’anima e lodatelo.

Un uomo si avvicinò a un santo e lo insultò; quello si inchinò e disse: «Salve anche a te», e proseguì oltre. Con questo disse: «Sono problemi tuoi, sei tu a essere infelice, perciò ti comporti così. Ma io sono felice, e non ho intenzione di cadere sotto questo. Perciò auguro felicità anche a te». In questo sta l’umiltà del sadhu, in questo lo spirito di purezza, di elevatezza del sadhu.

Il praticante risponde alla maleducazione con umiltà e pura visione

Non dovete rispondere alla maleducazione con la maleducazione, non dovete rispondere a una cattiva azione con una cattiva azione nei vostri confronti. Nella pura visione dovete perdonare l’altra persona, relazionarvi a lei in modo puro e con umiltà. Grazie a questo vi purificherete dalla rinascita nei mondi inferiori. Chiuderete questi percorsi. In questo sta il senso dell’etica, del samaya, della pura visione.

Dissoluzione della coscienza individuale

Quando tutti gli attaccamenti sono recisi, la coscienza individuale diventa coscienza non individuale. E poi accade ciò che deve accadere. Che sia azione o inazione. In tale stato la coscienza individuale non si attacca ai risultati dell’azione.

Gradualmente, se imparate ad agire, pensare e contemplare in questo modo, la vostra coscienza individuale si espande, e diventa non individuale, ma sovrapersonale, illimitata, ampliata. In tale stato smette di attaccarsi a ciò che fa. Il karma smette di influenzarla.

Oppure, andando oltre anche questo stato di piccola comprensione degli oggetti, lascia che la coscienza individuale si dissolva nella pace suprema.

Dentro di voi esiste questa pace suprema. Dovete cercarla finché non la trovate. Quando vi sarete stabiliti in essa, dovrete semplicemente rimanervi. Allora, qualunque cosa facciate, sarete imperturbabili. Naturalmente osserverete ogni genere di regole del vinaya e del samaya.

Segni del saggio autorealizzato

Un tale saggio è per sempre libero dalle sofferenze e dalle paure, sia che agli altri sembri agire o non agire. Tutti amano e venerano persone simili. Anche se agli occhi degli altri sembra agitato, interiormente è radicato nella saggezza. La sua coscienza non si adorna di felicità, e non viene oscurata dall’infelicità. Non presta attenzione allo splendore e all’attrattiva del mondo. Avendo raggiunto l’autorealizzazione, vive in contemplazione costante, perciò non è attaccato a nulla in questo universo.

Il primo segno che una tale persona si è stabilita nell’autorealizzazione è l’assenza in lei dell’attività peccaminosa della coscienza. L’attività peccaminosa della coscienza significa oscuramenti, klesha. Si è liberata dall’influenza dei mondi cattivi, delle entità impure; i suoi klesha non hanno più potere su di lei. Il secondo segno è che la visione pura diventa per lei naturale.

Elevandosi al di sopra degli opposti, sembra profondamente addormentato persino nello stato di veglia.

L’imperturbabilità del sadhu in mezzo a circostanze diverse

In una tale persona è presente un autocontrollo ininterrotto. Qualunque cosa faccia, il suo autocontrollo gli permette di seguire lo spazio sottile della consapevolezza. È impossibile farlo uscire di sé, è sempre imperturbabile. Non ha mai problemi. Che a una tale persona diate prasad salato, prasad andato a male o prasad molto gustoso, nel suo animo non ci sarà né collera né indignazione. Che una tale persona viva in un palazzo, in una cella, in un luogo misero, in un luogo puro e bello, nel suo animo non ci sarà mai né indignazione, né protesta, né altro.

Una tale persona non brama gli oggetti esterni. Comprende: tutto è dentro. E gioisce di ciò che è dentro, mentre agli oggetti esterni, alle altre persone, non attribuisce molta importanza. Percepisce la vita come un gioco. Si rapporta a tutti con equanimità e compassione. E se qualcuno insultasse una tale persona, pensate forse che combatterebbe con lui o lo odierebbe? Niente affatto: proverebbe compassione per lui. Penserebbe: «Sono i suoi problemi. Deve essergli difficile, se agisce così. Probabilmente la sua mente non ha ancora trovato serenità e pace».

Lo stato di sonno profondo nel risveglio

Lo stato in cui la mente è liberata dal movimento del pensiero che le è proprio e in cui esiste soltanto la sensazione del mondo è noto come stato di sonno profondo nel risveglio.

Lo stato di un tale santo è simile allo stato di sonno profondo durante la veglia. Nello stato ordinario cammina e parla, ma lui stesso è come se dormisse profondamente. È consapevole del mondo astrale ed è consapevole del mondo causale.

Ancora una volta, durante il Kumbha Mela, i giornalisti intervistarono Pilot Babaji. Gli chiedevano: «Lei era un pilota, le è capitato perfino di sganciare bombe sulle persone. E ora è un santo». Babaji disse: «È stato molti anni fa, allora ero un altro, ma adesso sono diverso. Ora, se avete coraggio, se volete, potete persino uccidermi. Non sono contrario. Accetterò tutto». Questa è completa non-attaccamento a sé stessi e a ciò che si fa. Santi simili si trovano nello stato di sonno senza sogni mentre sono svegli.

Colui che si trova in esso vive spontaneamente, liberato da qualsiasi tipo di distrazione e inquietudine mentale, non preoccupato da una vita breve o lunga. Quando lo stato di sonno profondo nel risveglio matura completamente, è conosciuto come turiya o quarto stato.

Questo stato di sonno senza sogni da svegli non è ancora la liberazione completa. È la base della vera contemplazione, che si apre in chiunque raggiunga lo stadio della nascita. Ma è la base per un’ulteriore ascesa. Matura e passa nello stato di turiya. 

Maturazione dello stato e passaggio a turiya

Il sahaja samadhi acquista forza dall’ottavo stadio fino ai sedici kala e procede oltre, diventando turiya, turiyatita: il quarto stato al di là della veglia, del sonno con sogni e del sonno senza sogni.

Stabilitosi in esso, il saggio percepisce l’universo come un’immensa area di gioco, e la vita come una danza cosmica. Completamente libero dalla sofferenza e dalla paura, dalle illusioni del mondo apparente, colui che si è stabilito nello stato di turiya non commette più errori. È sempre immerso nella beatitudine e procede oltre, verso lo stato di una beatitudine immensa e inesprimibile.

In seguito Vasishtha dice che questa beatitudine inesprimibile segue turiya. È uno stato indescrivibile e inconcepibile.

Lo stato di colui che si è liberato in questa vita può essere espresso a parole anche così: turiya o sonno profondo, risveglio, stato di completa libertà. Ma lo stato che segue è inaccessibile alla descrizione con le parole. È al di là di turiya. O Rama, aspira a raggiungerlo.

Il cammino dal sadhu allo jnani

Passaggio dal normale cammino umano al cammino del sadhu

La nostra pratica deve portare al fatto che ci stabiliamo in uno stato sempre più profondo. All’inizio diventate sadhu. Per passare dall’essere una persona comune a diventare sadhu occorrono circa dodici anni. Imparare a pensare come un sadhu, agire come un sadhu. Passate in un’altra categoria di persone, in un’altra razza, in un’altra classe. Le persone vivono la propria vita, hanno la propria cultura, i propri valori e ideali nella vita. Ma voi non appartenete più a questa classe, questo non è per voi.

Venendo qui, diventando discepoli o monaci, novizi, vi sforzate di diventare sadhu. Significa che avete altri ideali nella vita, altri valori, un’altra etica, un’altra psicologia, un altro modo di pensare. Anche l’energia deve diventare diversa. Dovete percorrere un’altra strada. Il cammino delle persone comuni non è per voi. Guarderete ancora molte volte come il vostro ego, la vostra mente vogliono agire alla vecchia maniera, umanamente, secondo il modo comune degli uomini, sulla base della gelosia, dell’invidia, dell’aggressività, del giudizio, dell’attaccamento. Allora dovete ricordare e dire a voi stessi: «Questo non è il mio cammino. Devo andare per un altro cammino». Il sadhu agisce in modo diverso, il pensiero del sadhu è diverso.

Ma lo stato in cui una persona si trova nel sonno profondo nel risveglio non è più quello del sadhu, è più elevato. È lo stato dello jnani. Potete raggiungerlo se sarete sadhu impeccabili. Se per un lungo periodo condurrete lo stile di vita del sadhu. Se educherete voi stessi secondo il sistema del sadhu. Pensare come un sadhu, osservare i principi del sadhu, allenare la mente.

Vasishtha dice: «Rama, aspira a raggiungerlo». Cioè aspira a raggiungere lo stato dello jnani. Per voi questo è il compito principale della vostra vita. Il compito principale della vostra vita è diventare un buon sadhu e poi raggiungere lo stato dello jnani. Nel mondo le persone si pongono molti obiettivi e compiti. Guadagnare molto denaro, sistemare felicemente la vita familiare, ricevere un’istruzione prestigiosa: tutti questi sono obiettivi nella vita. Venendo qui, avete rinunciato a questi obiettivi. Avete sacrificato moltissimo per arrivare qui. Allora dovete comprendere quale sia il vostro obiettivo qui. Il vostro obiettivo è diventare un buon sadhu. Dovete purificare voi stessi con il karma yoga, con l’osservanza dei principi del samaya, dell’etica, con la contemplazione, la meditazione. Diventati buoni sadhu, potrete senza difficoltà passare alla classe successiva, alla classe degli jnani. Ma vi servirà tempo per diventare un sadhu veramente buono. Molto bisogna cambiare in se stessi, molto rieducare, molto purificare in se stessi.

Gli insegnamenti di Vasishtha sulla non-dualità

Prima stabilisciti nello stato di sonno profondo nel risveglio. Rimani disinteressato all’esistenza o alla non-esistenza del corpo. Sapendo che il corpo è soltanto un’illusione. Tu sei saggio, o Rama, e hai raggiunto il risveglio interiore. La mente dell’uomo che conosce la propria essenza non cade in basso. Qui esiste soltanto la pura coscienza. Perciò non permettere che in te sorgano i concetti «io sono questo e quello» o «questo è mio». Persino la parola «sé», «io» viene usata solo per trasmettere i pensieri. La verità si trova al di là di queste descrizioni. Non c’è dualità, non ci sono corpi, perciò non ci sono relazioni tra essi. Sul sole non c’è ombra. Sebbene io parli con te presupponendo una certa dualità, nella verità non esiste tale divisione.

Solo diventando buoni sadhu e stabilendovi nella contemplazione, arriverete alla comprensione dello jnani. Ora questa comprensione è ostacolata da varie limitazioni. Queste limitazioni si chiamano mala: contaminazioni della mente, veli dualistici. Mala, vikṣepa, āvaraṇa. Diversi tipi di veli nella mente ostacolano la comprensione della non-dualità. Il vostro compito è sfregare pazientemente, ancora e ancora, questi veli. Prima o poi la vostra mente diventerà pura. Diventerà simile a uno specchio puro e trasparente. Tutti i veli scompariranno, e lo splendore del Sé supremo non vi abbandonerà mai.

Quando la verità è conosciuta, la percezione errata scompare. La propria essenza è coscienza: pura, eterna, priva di mutamenti. È luce in se stessa. Mentre il corpo non è eterno ed è impuro.

Quando ciò avverrà, la vostra consapevolezza si dividerà e diventerà separata dal corpo. La vostra consapevolezza potrà viaggiare separatamente dal corpo, meditare separatamente dal corpo. Non vi identificherete con il corpo.

Il corpo è animato dalla forza vitale o da altri elementi. Esso non può avere alcun rapporto con il Sé Supremo. Anche se le entità del corpo vengono considerate come realtà separate, tra esse non può esserci alcuna relazione. Ma se questa dualità è irreale, allora i pensieri stessi diventano assoluti. Lascia che questa verità si stabilisca in te. Non c’è schiavitù, non c’è liberazione — per nessuno, mai e in nessun luogo. È chiaro che tutto questo è soltanto l’unica coscienza infinita, l’essenza o il Sé supremo.

Quando la coscienza andrà oltre i limiti del corpo, vi stabilirete davvero. La vostra visione e la vostra contemplazione diventeranno una cosa sola. Questo cesserà di essere una filosofia astratta. Con l’aiuto dell’insegnamento potrete voi stessi creare il vostro splendido futuro. Perché potrete creare uno splendido futuro? Perché andrete oltre i limiti del passato, del futuro e del presente. Vi separerete dal flusso del tempo. Finché ti trovi nel flusso del tempo, è impossibile creare il tuo splendido futuro. È impossibile creare qualsiasi cosa.

Se darai ascolto ai concetti «sono felice, sono infelice» oppure «sono ignorante», allora essi ti porteranno una sofferenza infinita.

La natura della mente e le impressioni passate

Le impressioni passate della mente si dissolvono nella consapevolezza

La nostra mente agisce secondo un determinato sistema. La mente è un programma complesso, un sistema operativo. Agisce sulla base della memoria passata. Per esempio, in un asilo in Russia c’era una bambina che si alzava e diceva: «Siate maledetti». La trasferivano da un gruppo all’altro. La direttrice disse a un’educatrice: «Nessuno riesce a gestirla. Se non ci riuscirai tu, la escluderemo dall’asilo». Era una brava bambina, ma se qualcosa non le piaceva, parlava così. L’assistente educatrice disse: «Presento le dimissioni. È impossibile vivere così». Tutti avevano un po’ paura di lei.

Quando fu chiamato un parapsicologo, egli esaminò la vita passata di questa bambina. Si scoprì che nella vita precedente questa bambina viveva nell’Europa medievale, si trovava in un ambiente in cui tutti la deridevano, nessuno la amava. Allora pensò: «Dal momento che nessuno mi ama, nessuno mi rispetta, che almeno mi temano». Cominciò a studiare la magia per incutere paura agli altri. Ma alla fine invecchiò e divenne una vecchia inutile a tutti, dimenticata, abbandonata, che morì in uno stato di rivendicazioni verso il mondo, nell’odio. Tuttavia, aveva accumulato abbastanza meriti. Il risultato del corso di tale pensiero fu che divenne una bambina del genere.

La coscienza come fondamento di tutto

Il corpo ha iniziato a esistere solo grazie alla forza vitale. Esiste grazie a questa forza, anche la sua parola è causata da essa. Anche tutti i sensi funzionano grazie a questa forza. L’intelletto in esso è soltanto coscienza infinita e indivisibile. Essa si è diffusa ovunque come lo spazio. Si riflette nella coscienza, e questo riflesso viene chiamato mente. Quando la mente abbandona il suo corpo-prigione e si trasferisce, percepisce la propria essenza, che è coscienza. Dove c’è il profumo di un fiore, lì c’è anche il fiore. Dove c’è la mente, lì c’è anche la coscienza. Ma solo la mente è l’unica causa del mondo apparente. Poiché la coscienza è onnipresente e infinita. Essa, pur essendo la causa originaria delle cause, non è la causa del mondo apparente. In verità, essa è l’incomprensione.

La causa del nostro mondo apparente è l’errore, l’incomprensione, avidya, l’illusione. Tutti gli esseri viventi, in un modo o nell’altro, si trovano nell’incomprensione.

I preta si trovano nell’incomprensione, perciò per loro tutto appare difettoso, negativo. Anche se darete un’offerta a un preta, egli non potrà mangiarla, essa andrà a male. La sua coscienza si trova in uno stato tale che tutto è difettoso, tutto è negativo.

Gli asura si trovano in uno stato di incomprensione a causa di una forte gelosia e invidia. Il modo di pensare di un asura è tale che, se parlate, l’asura pensa che lo invidiate o che stiate per attaccarlo. Se tacete, l’asura pensa che stiate tramando piani su come attaccarlo. Se vi pentite, l’asura pensa che sia una vostra mossa astuta per far abbassare la sua vigilanza e poi attaccarlo. E se non vi pentite, allora a maggior ragione, con voi è tutto chiaro. Nessuna possibilità. La visione dell’asura capovolge completamente tutto.

L’illusione degli dèi della passione consiste nel godere in modo raffinato, dominare, proteggere, e tutto questo è intriso di amor proprio.

Tutti gli esseri viventi vivono in quei mondi che corrispondono alla loro incomprensione. L’incomprensione degli esseri viventi crea mondi, loka, ed essi si radunano in questi mondi.

Come una lampada dissipa istantaneamente le tenebre, così la luce dell’autoconsapevolezza dissipa istantaneamente le tenebre dell’ignoranza. Perciò bisogna indagare ciò che viene chiamato coscienza individuale, mente, o fattore psicologico interiore.

Quando cominciamo a indagare, questo è il nome generale del processo di rivolgersi all’interno, di purificazione e di studio del diamante della consapevolezza. Non riusciremo subito a scoprire questo diamante della consapevolezza e ad addomesticarlo. Passerà parecchio tempo prima che lo percepiamo e cominciamo a comprenderlo poco a poco. Ma non c’è un’altra via. In questo consiste il principio del cammino spirituale: rivolgersi all’interno, scoprire il diamante della consapevolezza interiore, purificarlo e stabilirsi nella sua conoscenza.

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