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Il potere della bhava e della consapevolezza nuda al servizio del Guru

27.09.2026
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Il potere della bhava e della consapevolezza nuda al servizio del Guru

Commento al testo «Shri Guru Charitra»

Il testo «Shri Guru Charitra», la biografia dell’incarnazione dell’avadhuta Dattatreya. Capitolo «Bhaskara raccoglie la bhiksha per il Guru».

Ogni giorno i discepoli di Shri Guru lo servivano. Un giorno un bramino di nome Bhaskara si recò dal Guru e gli rese omaggio con rispetto. Disse che avrebbe voluto raccogliere la bhiksha per Shri Guru. Ma aveva portato soltanto una quantità di riso, farina di frumento e burro chiarificato sufficiente per tre persone. Mangiava insieme agli altri discepoli quando veniva chiamato. Lasciava le sue cose nel monastero e di notte le usava come cuscino. Tutti ridevano di lui e dicevano: «Che razza di bramino è questo? È venuto qui per servire, ma il cibo che porta non basta neppure per una persona. Shri Guru ha così tanti discepoli. Non si vergogna forse di dire che desidera compiere la samaradhana?»

Tutti rimproveravano Bhaskara, ma egli rimaneva tollerante e non rispondeva loro. Trascorsero così tre mesi. Un giorno Shri Guru gli disse: «Bhaskara, oggi è il tuo giorno della bhiksha. Prendi tutto ciò che hai portato e prepara tu stesso il cibo».

Bhaskara si inchinò in segno di assenso.

La bhiksha è l’elemosina. Tradizionalmente i sannyasin vivono di elemosina, e ciò avveniva soprattutto nell’antichità. Quando i nostri monaci raccolgono l’elemosina, questa è al contempo una pratica di umiltà, di recisione degli attaccamenti, di flessibilità, di attenzione e di molto altro. E, come avete notato, per qualche ragione alcuni ottengono risultati migliori di altri in questo campo. Quando un monaco raccoglie l’elemosina, può nutrire l’intero sangha per un giorno intero o persino per diversi giorni. Quando invece lo fa un altro monaco, per qualche motivo ciò non accade. Perché? Questo è legato ai karma nel corpo sottile, al livello del prana e anche al bhava (l’atteggiamento della coscienza). Se uno yogin possiede grandi meriti, ha un bhava molto positivo, una mente aperta, un alto livello di prana e molto ojas, può quindi influenzare spiritualmente gli altri. Se invece lo yogin è troppo concentrato sulle proprie esperienze interiori, non è flessibile, non si integra con la situazione, ha un basso livello di prana, è assorbito da qualche sorta di chiarezza e perciò non è in grado di valutare adeguatamente le circostanze, allora non ottiene alcun risultato. Si può dire che il mercato, nella visione pura, è un mandala irato, lo yogin è la divinità centrale di questo mandala e la raccolta delle elemosine è una danza rituale magica che pacifica questo mandala irato. E tu o lo pacifichi, oppure non lo pacifichi.

Questa situazione si ripeterà molte volte. Nessuno dovrebbe pensare di poterla evitare. Si ripeterà ancora e ancora, manifestandosi soltanto in varianti diverse. In ogni caso, prima o poi dovrete interagire con l’energia esterna. Dovrete manifestare le vostre qualità, applicare il vostro stato meditativo per pacificare in qualche modo questa energia o purificarla, illuminarla, introdurla nel mandala della contemplazione. Potreste riuscirci in questa vita oppure nella prossima. Si tratta cioè di un processo di carattere più globale, di portata universale. Non dovrà necessariamente trattarsi della raccolta della bhiksha, del mercato e di persone mondane. Potrebbero essere spiriti nel corpo sottile e una sadhana irata, oppure potrebbero essere dakini e una qualche sadhana pacificatrice, oppure potrebbe trattarsi dell’attività volta a illuminare le menti altrui. Ma in ogni caso, il principio fondamentale rimane il nostro stato naturale. Dobbiamo manifestare ciò che abbiamo conseguito per verificarlo realmente. Dobbiamo unire la presenza contemplativa all’energia e vedere se la forza del nostro fuoco spirituale è capace di pacificare la materia inerte e illuminare le menti ottenebrate degli esseri viventi. Potrebbe persino non trattarsi di esseri viventi, bensì di alcune forze dell’universo; nondimeno, il principio di tale interazione rimane invariato.

Il principio della consapevolezza nuda

Domanda: A questo proposito, si potrebbe chiarire ancora una volta il principio della consapevolezza nuda attraverso l’esempio di alcune situazioni?

Potete agire in modo davvero efficace solo se vi trovate nella nuda consapevolezza e se questa nuda consapevolezza è colma di bhava, cioè di forza spirituale, di una nuova percezione del mondo. Allora questa bhava può diffondersi verso l'esterno, trasmettendosi agli altri esseri: spiriti, demoni, dèi, uomini e così via. È come se diventaste un nuovo centro di gravità. Se conoscete la fisica, sapete che in fisica si ritiene che una forza come la gravità non esista, ma che esista una curvatura dello spazio causata dalla grande massa di un corpo celeste, per esempio la Terra o la Luna. Ma la gravità in sé, separata da un qualsiasi corpo, come una certa costante, non esiste. In altre parole, tutto dipende dalla massa del corpo celeste. Quando un corpo celeste dotato di grande massa curva lo spazio intorno a sé, noi percepiamo questa curvatura come la consueta gravità. La bhava è qualcosa di simile a tale gravità. In altre parole, la vostra nuda consapevolezza diventa talmente profonda da iniziare gradualmente a curvare intorno a sé lo spazio e il tempo, cioè la visione karmica. È su questo che si fondano le prakamya-siddhi. E la nuda consapevolezza consiste nel fatto che non dobbiamo fare qualcosa, ma innanzitutto dobbiamo essere. Di norma pensiamo di dover fare, cioè siamo impegnati nella consueta attività orientata al raggiungimento di obiettivi, che per sua stessa natura è karmica, samsarica. Ma il vero yogi sa che, innanzitutto, non deve tanto fare, quanto essere nel giusto stato d'animo spirituale. Se si trova nel giusto stato d'animo spirituale, persino il suo piccolo sankalpa si materializzerà, la sua azione sarà compiuta, anche se non sempre esattamente come aveva previsto.

La nuda consapevolezza colma di bhava modifica lo spazio circostante

Se siete davvero intenzionati semplicemente a raccogliere la bhiksha e vi ponete tale obiettivo, potrete riuscirci solo se avete molta prana. Ma se non siete intenzionati a fare, bensì semplicemente a essere nel giusto stato mentale, dimorando in una profonda bhava, allora anche un piccolo sankalpa, balenato nella vostra mente, modificherà fortemente la visione karmica intorno a voi. Si propagherà come un incendio nella foresta e, alla fine, la vostra intenzione si realizzerà.

Perché accade questo? Il fatto è che, se siamo noi stessi a desiderare qualcosa, allora attraverso di noi agisce l'ego, e l'ego non può manifestare l'intenzione, non può curvare lo spazio. Ma quando eliminiamo l'ego dimorando nella presenza e decidiamo che per noi è più importante essere che fare, allora la nostra intenzione influisce molto fortemente sullo spazio circostante. Per esempio, svolgete il servizio nel mandala della progettazione paesaggistica e desiderate portarlo a termine rapidamente e bene. Ma se avete soltanto questo desiderio e nient'altro, svolgerete il servizio lentamente e con grandi perdite di energia. Se invece dimorate in una profonda chiarezza, se il vostro compito principale è rimanere nel giusto stato di coscienza, allora, integrandovi con la situazione, organizzerete ogni cosa in modo tale che il servizio venga svolto in maniera molto efficace, accurata e rapida, perché con questo atteggiamento entrate in quello strato della coscienza in cui esso viene compiuto nel modo migliore.

Il miracolo della moltiplicazione del cibo

Allora i bramini andarono da Shri Guru e dissero: «Oggi dobbiamo tornare a casa per mangiare. Questo bramino ci impedisce di mangiare qui». Ma Shri Guru disse loro: «Andate a compiere le abluzioni. Oggi qui ci sarà un pasto comune».

Poi Shri Guru chiamò Bhaskara e disse: «Prepara velocemente il cibo. Ho invitato molti bramini». Dopo qualche tempo Bhaskara informò Shri Guru che il cibo era pronto. Allora Shri Guru gli ordinò: «Va' e invita i bramini a mangiare».

Ma quando Bhaskara andò a invitare i bramini a mangiare, essi lo insultarono e dissero: «Va' e raccogli la bhiksha per Shri Guru. Verremo stasera».

Bhaskara raccontò a Shri Guru ciò che era accaduto. Il Guru disse: «Oggi non intendo mangiare senza i bramini».

Bhaskara pensò che Shri Guru fosse un'incarnazione divina e che le sue parole dovessero essere vere. Ma disse al Guru: «O Guru, le Tue parole sono un ordine per me. Ma i bramini non mi credono, ridono di me». Allora Shri Guru mandò un discepolo a chiamare i bramini. Inoltre, tramite Bhaskara, fece sapere che i bramini dovevano venire a pranzo insieme alle loro famiglie.

I bramini si dicevano l'un l'altro: «Non riceveremo neppure un boccone. Come possiamo invitare anche le nostre famiglie?» Ma un anziano bramino disse: «Non biasimatelo. Sta solo trasmettendo il messaggio di Shri Guru».

Così, tutti i bramini giunsero con le loro famiglie. Celebrarono il mangala-arati per il Guru. Furono disposte quattromila foglie. Bhaskara pose il cibo preparato accanto al Guru.

Shri Guru riunisce i bramini e le loro famiglie per un sacro pasto comune

All'epoca, al posto dei piatti si usavano foglie di palma.

Il Guru coprì il cibo con un telo e vi asperse sopra dell'acqua dal kamandalu. Poi disse ai bramini: «Non togliete completamente il telo dal recipiente. Spostatelo a poco a poco di lato e trasferite gradualmente il cibo in un altro recipiente, dopodiché servite tutti».

Distribuirono diversi tipi di pietanze e tutti cominciarono a mangiare. Anche dopo aver servito così tante persone, i recipienti erano ancora pieni. La gente era stupita. I bramini mangiarono con appetito e furono sazi. Anche le donne e i bambini mangiarono con appetito e ne trassero grande piacere. Tuttavia, nel recipiente rimaneva ancora tanto cibo quanto ne era stato preparato. Dopo che tutti ebbero mangiato, Bhaskara distribuì il cibo come gli aveva ordinato il Guru. Tutto il cibo preparato rimaneva intatto come all'inizio. Con il permesso del Guru, Bhaskara mise il cibo nel fiume. Anche tutte le creature del fiume si saziarono e furono contente. La gloria del Guru si diffuse ovunque. Egli benedisse Bhaskara e disse: «Che da oggi la tua povertà scompaia e che la prosperità venga a te».

Tutti tornarono a casa dicendo: «Sebbene Shri Guru sembri un comune essere umano, in realtà è l'incarnazione della Trimurti».

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