La forza della fede come fondamento della trasformazione spirituale
04.06.2026
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Commento al testo «Il grande yogi del Tibet Milarepa»
«Così egli cantò; poi, posando le mani sulla mia testa, disse: “Figlio, la tua partenza mi spezza il cuore, ma l’impermanenza è la proprietà di tutto ciò che è composto, e noi non possiamo farci nulla. Tuttavia resta con me ancora qualche giorno, rifletti sugli insegnamenti ricevuti e, se qualcosa non ti sarà chiaro, chiariscilo con me”. Così rimasi con il Guru ancora alcuni giorni, ascoltai le sue istruzioni, eliminai incomprensioni e dubbi riguardo agli insegnamenti ricevuti.
Poi il lama disse: “Moglie, prepara un’offerta di cibo con i prodotti migliori. Mila sta per lasciarci, e io devo prepararmi alla cerimonia di commiato”. La Madre fece un’offerta al lama e allo Yidam, nonché donazioni alle dakini e alle divinità protettrici, e preparò il cibo principale per tutti i nuovi arrivati. Trovandosi tra noi, il lama manifestò se stesso nell’aspetto dello Yidam, nei simboli del vajra e della campana, della preziosa ruota, del loto, della spada, nelle tre sillabe OM, AH, HUM rispettivamente di colore rosso, bianco e blu, nonché sotto forma di sfere di luce, visibili e invisibili.
Poi disse: “Queste sono trasformazioni meravigliose. Mostrarle senza uno scopo preciso è di poca utilità; io invece le ho mostrate come dono di addio a Milarepa”. Vedendo nel lama un Dio vivente, fui colmo di grande gioia e pensai che anch’io mi sarei sforzato di ottenere tali poteri meravigliosi con l’aiuto della meditazione. Il lama mi chiese: “Figlio, hai visto, credi in queste trasformazioni?” “Sono così sconvolto che non posso non credere. Penso di dovermi sforzare di conseguire lo stesso mediante la meditazione”. “Ebbene, se davvero la pensi così, puoi metterti in cammino. Ti ho mostrato l’illusorietà di tutto ciò che esiste, perciò pratica con zelo. Trova un rifugio solitario tra montagne deserte, foreste e nevi. Tra le dimore montane è celebre la Gloriosa Vittoria (Gyalgyi-Shri-La), nel Lato; è benedetta dai grandi santi dell’India: va’ là e immergiti nella meditazione. Il monte Tise, menzionato dallo stesso Buddha come la Montagna Nevosa, è il palazzo dello Yidam: va’ là e medita. Lapchi-Kang è uno dei ventiquattro luoghi sacri: va’ là e immergiti nella meditazione. Rivo-Palbar e Yelmo-Kang-ra in Nepal sono luoghi sacri predetti nei sutra: va’ là e immergiti nella meditazione. Drin-Chubar è la dimora della dakini che protegge quella località: va’ là e immergiti nella meditazione. Medita in qualsiasi luogo solitario adatto, innalza in ciascuno di essi il vessillo della meditazione. Situati nelle vicinanze, a oriente, Devi-kot e Tsari sono grandi luoghi sacri, ma non è ancora giunto il momento di aprirli. In futuro i tuoi figli spirituali li apriranno, ma tu va’ a meditare nei luoghi santi predestinati. Se mediterai, in tal modo servirai il tuo lama, esprimerai gratitudine a tuo padre e a tua madre e raggiungerai lo scopo di tutti gli esseri viventi. Ma se non mediterai, per tutto il resto della tua vita non farai che aumentare le azioni malvagie. Per questa ragione dedicati alla meditazione, recidi tutti i legami della passione ed evita la compagnia di coloro che aspirano al piacere”.
Mentre diceva questo, gli occhi gli si riempirono di lacrime: “Noi, padre e figlio, non ci rivedremo più in questa vita. Io non ti dimenticherò, e tu non dimenticherai me. Dopo questa vita ci incontreremo certamente di nuovo nel mondo delle dakini, perciò rallegrati. In un certo periodo di una determinata pratica incontrerai un grande ostacolo. Quando ciò accadrà, guarda questa cosa che ti do, ma non aprirla prima del tempo”. E il lama mi diede un rotolo sigillato. Impressi nel mio cuore queste ultime parole di sostegno. Più tardi, il ricordo di esse rafforzava la mia devozione al Maestro».
Quando Milarepa praticava, possedeva una fede e una determinazione illimitate. Allo stesso modo, se avete una fede e una determinazione illimitate, potete trasformare voi stessi con successo. Poiché il mondo è il prodotto del nostro «Io», della nostra grande Mente, moltissimo dipende da come lo percepiamo; si può dire che dipende tutto. Quando crediamo che il mondo sia così, esso è così; quando crediamo che il mondo, nella visione pura, sia un mandala di divinità, esso diventa tale.
Millecinquecento anni fa, in Egitto, nell’epoca dei primi cristiani, viveva un brigante fuggiasco. Era evaso di prigione, cercava un posto dove poter mangiare e per caso si imbatté in un monastero femminile. Pensò: «Mi fingerò un pellegrino. Forse qui mi daranno da mangiare e mi offriranno rifugio almeno per la notte». Dopo la prigione aveva un aspetto molto magro e sfinito, e indossava abiti strappati. Le monache pensarono che fosse una sorta di eremita, un asceta del deserto, perciò lo fecero entrare e lo nutrirono. A qualcuno sembrò che fosse un santo famoso, e le monache cominciarono a sussurrarsi tra loro che da loro era giunto un noto asceta del deserto per chiedere del cibo; così iniziarono a servirlo facendo a gara. Nel monastero c’era una vecchia monaca gravemente malata, in punto di morte. Pensarono: «Forse lui la guarirà». Quando il brigante vide che cominciavano a rivolgersi a lui come a un santo, pensò: «Finché mi danno da mangiare, reciterò la parte». Lo fecero sedere al posto d’onore, gli portarono vivande, e poi gli chiesero di guarire la monaca. Allora egli alzò gli occhi al cielo, sollevò le mani verso l’alto e poi le posò su di lei. La monaca possedeva una fede forte, perciò all’improvviso fu guarita. Tutti cominciarono a lodare il santo per il miracolo compiuto. Questo ebbe sul brigante stesso un effetto talmente sconvolgente che si pentì, si battezzò, si convertì alla fede e se ne andò nel deserto per praticare per qualche tempo un severo tapas. In seguito divenne uno dei grandi santi. Cioè, questa è una storia reale tratta dalla vita di un santo.
Allo stesso modo, se possediamo la fede necessaria, i Tre Gioielli ci salvano. Se abbiamo fede nel fatto che il Guru sia simile ai santi o sia un’incarnazione di Dattatreya, allora è proprio così. Tutto diventa ciò in cui crediamo, perché il mondo intorno a noi è un prodotto della nostra fede. Se abbiamo fede nel fatto che «Io sono Brahman», diventiamo Brahman. Se abbiamo fede nel fatto che ci risvegliamo in questa vita, ci risvegliamo in questa vita.
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