Il satsang come sintonizzazione sulle vibrazioni sottili
Il satsang è una sintonizzazione sulle onde cerebrali del Guru, per dirla in termini scientifici. Che cosa sono le onde cerebrali? Sono le vibrazioni del corpo sottile. Telepatia. Se riuscite o meno a sintonizzarvi, se riuscite o meno a captare il segnale, dipende da quanto siete sensibili. Ciò non significa che dobbiate indovinare. Io penso qualcosa e voi lo indovinate. Non è questo tipo di telepatia, è una sintonizzazione sulle vibrazioni del corpo sottile. Il corpo sottile ha una determinata frequenza vibratoria. Se la captate e vi sintonizzate su di essa, anche il vostro corpo sottile si ristrutturerà. A questo scopo visualizzate il corpo illusorio del Guru nella forma di Dattatreya, come vi è stato insegnato nella pratica del corpo illusorio. Ma persino la vibrazione del corpo sottile non è ancora tutto. Esiste la vibrazione del vuoto, la vibrazione della natura della Mente. Il corpo sottile è soltanto un derivato. Questo è il modo più elevato di ricevere il satsang.
Se vi siete sintonizzati correttamente, percepirete l'integrità, una potente coscienza osservante, distaccata da tutto, che in un certo senso agisce e al tempo stesso non agisce, che in un certo senso vive e tuttavia è come se non vivesse, che è sia nei prana sia nel corpo, ma al di là tanto del prana quanto del corpo. Anche questa integrità osservante vi è propria. Ma o non è stata dischiusa, o non è stata scoperta, oppure è molto debole. Bisogna rafforzarla, rafforzarla, e per mezzo di essa liberarsi dal karma. Anche quando l'abbiamo scoperta, ciò non significa ancora nulla. Il karma è ancora presente. Deve ancora essere compiuta la grande azione, la mahakriya. Quale azione? La dissoluzione del karma.
La forza della presenza osservante e l'energia vitale
Perciò questa presenza osservante deve rafforzarsi, acquistare vigore. Ha molto da fare. Di per sé è al di là dell'azione, ma può fare moltissimo. Ha molto da fare. Deve armonizzare i vostri prana, la vostra forza vitale, i vostri venti. Proteggervi, accrescere le vostre forze nella vita, aumentare la durata della vita. Ogni persona ha una propria durata di vita assegnata dai devata. Se le è stata assegnata una forza vitale sufficiente per novant'anni, vive novant'anni e basta. Se incontra degli ostacoli nella vita, anche se le sono stati assegnati novant'anni, ne vivrà ottanta. E non vivrà i restanti dieci anni a causa degli ostacoli. Qualche ostacolo imprevisto può indurla a lasciare il corpo prima del tempo. Tuttavia, questa riserva di forza vitale può conservarsi e allora le verrà aggiunta nella vita successiva. Oppure vivrà più a lungo, oppure per quei dieci anni non vissuti si reincarnerà come un bambino, vivrà e morirà in tenera età. A volte accade che i bambini piccoli muoiano. Ciò significa che gli restava ancora una riserva dalla vita precedente, ma quella vita era stata interrotta e la nuova incarnazione è di breve durata.
Tuttavia, a causa di fattori casuali, una persona può non utilizzare la riserva di forza vitale che le è stata assegnata. Se possedete la forza osservante della consapevolezza, jnana-shakti, svatantrya-shakti, potete accrescere la vostra forza vitale, ottenere i siddhi della longevità, aggiungere dieci, venti, trent'anni. E se la forza è molto grande, potete rimandare indefinitamente questo termine, come i siddha immortali. Dobbiamo imparare ad attingere forza dalla nostra consapevolezza.
Sosia e spiriti protettori
Si ritiene che ogni persona abbia un proprio sosia, una persona uguale a lei, ma che vive in un altro luogo. Questi sosia sono collegati. Di norma, anche la loro forza vitale è collegata. E ogni persona ha inoltre uno spirito protettore. Supponiamo che una persona lasci il corpo: un altro spirito vuole proteggerla e trasferisce il karma negativo di una persona sull'altra, sul sosia: io proteggo questa, mentre dell'altra non importa. Oppure può sottrarre la forza vitale a quella persona e darla all'altra. Questo è noto tra gli sciamani. Se uno sciamano si prende cura di una famiglia, di una stirpe o di un clan, allora combatte contro questi spiriti affinché lascino andare l'anima e non la tocchino, se è sotto la sua protezione. Non sono cose semplici.

La forza vitale può essere sottratta a una persona e data a un'altra, proprio come il denaro. La si può accumulare come su un conto bancario e diventare molto ricchi in termini di forza vitale, multimilionari. Se la forza della presenza è grande, i prana sono forti, gli elementi sono integri. Non vi servono dollari né conti in banca, vi serve la forza dello spirito, il prana, la forza vitale. Enorme, semplicemente incredibile.
Domanda: In che cosa si somigliano i sosia?
I corpi sono identici, così come la struttura dei corpi sottili, la genetica e i chakra. Sono anime diverse, ma sono come immagini speculari. Sono collegate in qualche modo incomprensibile.
Domanda: Si somigliano esteriormente?
Sì, e spesso anche il loro destino è simile. Ma possono vivere in punti diversi del pianeta, in Paesi diversi. A volte alcune persone mi si avvicinavano e mi dicevano di aver incontrato qualcuno che mi assomigliava. Se una persona ha un potente spirito protettore, quest’ultimo, prendendosi cura del proprio assistito, cerca quel sosia per sottrargli la forza e trasmetterla a lui. Ma se quella persona ha come protettore un potente Guru o uno sciamano, questi si reca nel corpo sottile e combatte contro lo spirito protettore, intimandogli di lasciarla stare, di non toccarla e di lasciare che tutto segua il proprio corso naturale. Queste cose accadono. Il vostro corpo illusorio e la vostra presenza sono il vostro vero patrono e protettore. Questa è la vostra integrità.
Il vuoto e l’autoliberazione
Ma affinché questa sia una forza autentica, dovete imparare a essere vuoti dentro, vuoti. A separarvi dai moti dell’anima, dagli attaccamenti, da ogni cosa. Vuoto. Non attaccamento. Essere consapevoli, lasciare andare, separarsi. I moti dell’anima vi indeboliscono, gli attaccamenti vi indeboliscono. Spesso, quando demoni e spiriti ostacolano una persona, lo fanno perché in lei ci sono degli aspetti oscuri che li attirano. A volte una persona può liberarsene sacrificando, offrendo queste klesha. Talvolta i demoni possono essere placati con offerte fisiche o visualizzate. Ma più di ogni altra cosa amano le offerte dei vizi, delle klesha. Se una persona offre loro le proprie klesha, essi la lasceranno in pace: era proprio ciò che volevano, hanno ottenuto ciò che spettava loro. Che cosa significa offrire le klesha? Separarsene, cederle, non aggrapparvisi. Per offrire bisogna essere vuoti, non trattenere, non aggrapparsi.
Un serpente si insinuava nella grotta di uno yogi. Lo spaventava. Il Guru gli consigliò di recitare mantra e di proteggersi, ma il serpente continuava comunque a strisciare fino a lui e a spaventarlo. Allora il Guru gli disse di prendere un bastone e di tracciare una croce sul ventre del serpente. Disse che ciò avrebbe impressionato molto il serpente. Così prese un bastone e, quando il serpente si avvicinò strisciando, tracciò una croce sul suo ventre. Dopo aver tracciato la croce, vide che essa era comparsa sul proprio ventre. Allora comprese che quel serpente proveniva dalla sua mente. La sua mente era quel serpente.

I metodi tantrici sono legati alla visualizzazione, ai mantra e alla trasformazione nell’ishta-devata; bisogna conoscerli tutti. Ma il metodo dell’Anuttara Tantra è il vuoto, l’autoliberazione. Voi unite i metodi tantrici della visualizzazione, dei mantra e della trasformazione in Dattatreya con l’autoliberazione.
Quando degli spiriti si presentarono a Milarepa nella sua grotta, egli tentò di scacciarli con azioni irate e recitando mantra, ma non ci riuscì. Poi cominciò a fare loro delle offerte, ma continuarono comunque a disturbarlo. Allora iniziò semplicemente a meditare sul vuoto inseparabile dalla propria mente e comprese che la sua mente lo aveva condotto nella dualità. Ed essi scomparvero.
È utile padroneggiare il corpo sottile, la visualizzazione e il corpo illusorio; tutto ciò è utile. Grazie a questo giungono diversi poteri. Ma al di sopra di tutto vi sono la dimora nell’incondizionato, il vuoto interiore e l’autoliberazione. Il vostro vuoto interiore nasce attraverso l’umiltà. Anche se non siete chissà quale contemplativo, ma siete capaci di umiltà e di mostrare pazienza, a volte i vostri karma vi abbandonano persino in modi che non si potrebbero ottenere attraverso la meditazione. Qualcuno vi si avvicina e vi sputa in faccia. Voi vi inchinate umilmente. È una grande persona chi ne è capace. Se in risposta avete sputato anche voi, significa che siete una persona comune. A volte sono i siddha o i demoni a mettervi alla prova in questo modo. Se reagisce come una persona comune, è debole e si può fare di lui ciò che si vuole. Ma se reagisce con umiltà e controllo della mente, è meglio non avvicinarsi a lui: è una persona forte, uno yogi forte, non gli si può fare nulla.

Fu così che Soma portò via la moglie a Brihaspati. Brihaspati si adirò e Soma disse: «La tua ira dimostra che sei debole, che non puoi farmi nulla e che sei indegno; perciò non intendo neppure ascoltarti».
L’umiltà come fonte di forza
Le nostre reazioni condizionate, il nostro risentimento, la nostra ira, la nostra invidia, la nostra gelosia e i nostri attaccamenti sono tutte nostre debolezze. È tutto ciò che ci priva della forza, che ci priva del vuoto interiore. Perché sono funzioni dell’ego, e l’ego umano non può fare nulla. La nostra umiltà è la capacità di separarci; è la nostra forza, una forza enorme, una forza nucleare. I nostri capricci e le nostre indulgenze sono tutte nostre debolezze. Ma il disciplinamento della nostra mente è una forza immensa. È qui che risiede la differenza tra una persona e un sadhu, tra un sadhu e uno jnani.
Quanto più sei vuoto, tanta più shakti puoi lasciar passare attraverso di te: jnana, svatantrya, kriya, aishvarya. Sei vuoto e queste forze passano attraverso di te come attraverso un canale. Ti obbediscono. Ma se agisci a partire dall’ego, cioè se non sei vuoto, queste forze non passano attraverso di te e non ti obbediscono. Perché sei piccolo, sei come un punto, non sei spazio.
Abbiamo una forte tendenza a sovrapporre, proiettare, generare pensieri e formulare giudizi, persino inconsciamente, a livello subcorticale. Questo accade ancora prima che ce ne accorgiamo. Ma dovete diventare più sottili, andare più in profondità, osservare, accorgervene subito e dissolvere tutto. Non appena emerge un giudizio, dissolvetelo; non appena sorge un’opinione su qualcuno, dissolvetela. Bisogna dire alla mente: «Mente, non comprendi nulla delle forze dell’Universo, non sai nulla. Ascolta l’intelletto, la buddhi, ascolta l’Atman. Non sovrapporre le tue proiezioni». Anche questa è umiltà. L’umiltà della mente di fronte alla buddhi.
Un santo non ha una propria opinione su nulla. C’è consapevolezza, ma non c’è opinione. L’essere umano, invece, ha opinioni derivanti dall’esperienza passata, dalla memoria dell’anima e del corpo sottile, dal karma. Ed è proprio questo che lo induce in errore. Essere vuoti, liberarsi sempre più dalle opinioni. Un’opinione o un’altra. Semmai, solo come un gioco.

La memoria del corpo sottile e la liberazione dal passato
La memoria del corpo sottile impedisce di essere vuoti. Contiene ancora molte cose e spinge ad azioni diverse. Dovete ricordare che, diventando monaci, avete ucciso dentro di voi l’oligarca, il sovrano, il padre o la madre di famiglia, l’amante, il marito, la moglie, l’uomo d’affari, il soldato, forse per qualcuno il bandito, lo scienziato mondano, la rockstar, il cantante pop, l’artista, il poeta, tutti i talenti in senso mondano, la persona dedita ai piaceri, il bhogi. Perché tutto questo significa nuove vite, nuovi corpi, nuove incarnazioni. Bisogna decidere costantemente se sostenere tutto ciò dentro di sé oppure dissolverlo. Ma io vi consiglio: è meglio dissolverlo. È meglio imparare a dissolverlo. Perché non finirà mai. Perché l’Universo è infinito e anche l’Universo dell’ignoranza è infinito. Si può continuare a essere cantanti, sovrani, uomini d’affari, mariti e mogli per cinquemila kalpa, per cinquecentomila kalpa. Per l’Universo è impercettibile. L’ignoranza, i vizi, le illusioni e gli errori non hanno fine. Ovunque esistono mondi infiniti. Ma questo è il nostro punto di scelta, il punto di transizione.
Esistono spiriti che, dopo la morte, hanno subìto un qualche shock e poi appaiono alle persone in determinati luoghi. Per esempio, fermano le auto sulle strade. Il conducente li fa salire e li accompagna. Possono avere il viso pallido, comunicare in modo strano e poi avvertire il conducente di un pericolo oppure scomparire. Il conducente si volta, ma dietro non c’è nessuno. Poi, sotto shock, prende delle pillole. Va alla polizia e dice: «Un ragazzo o una ragazza mi ha fatto fermare ed è salito sul sedile posteriore». «Succede spesso a quella curva», rispondono: lo sanno già, non è la prima volta. Consultano i registri d’archivio e si scopre che alcuni anni prima qualcuno aveva avuto un incidente in quel luogo e aveva lasciato il corpo. Ma, a causa dell’attaccamento, quello spirito è rimasto lì. Non è andato verso nuove incarnazioni, altri mondi o i mondi degli antenati, ma vive presso quella curva e avverte tutti i conducenti. Questo accade. Anche gli spiriti sono legati alle proprie impressioni, alla memoria del corpo sottile, che li trattiene.

A causa della memoria del corpo sottile, diventiamo nuovamente esseri umani o spiriti. Coloro che possiedono una memoria bella e pura diventano dèi, devata, divinità mondane: chi è molto puro, creativo ed elevato, ma ancora mondano. Bisogna purificare tutta questa memoria, prenderne le distanze, allontanarsene, come se nulla di tutto ciò fosse vostro.


