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Stati di coscienza: dall’ignoranza all’illuminazione attraverso la vichara

14.07.2026
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Stati di coscienza: dall’ignoranza all’illuminazione attraverso la vichara

Lo stato di svapna-jagrat è legato all’uscita del corpo sottile. Può manifestarsi anche nello stato di veglia, se la percezione del corpo sottile domina sulla percezione di jagrat.

Domanda: Queste persone che si trovano nello stato di svapna-jagrat si comportano in qualche modo diverso?

La persona è completamente immersa nel proprio mondo onirico. Non è consapevole di sé nel senso ordinario: è sveglia lì, nel mondo sottile. È simile a una persona assorbita da un videogioco: vi è talmente dentro che non sente nulla intorno a sé. Così è anche qui: può trovarsi nello stato di veglia, ma comunque non percepisce questo mondo, perché la sua attenzione è là.

Accade che una persona in stato di sonnambulismo possa salire in automobile, percorrere duecento chilometri, rapinare una casa, tornare e addormentarsi. Casi simili sono noti nella criminologia: la persona è stata assolta, poiché era davvero sonnambula e non capiva ciò che faceva.

Anche la possessione da parte di spiriti può condurre a stati simili, con la partecipazione degli spiriti.

L’oscuramento e l’illuminazione degli stati di coscienza

Domanda: Qui c’è una certa contraddizione: da un lato, svapna-jagrat viene descritto come uno stato oscurato, dall’altro, nel sistema dei sedici stati di coscienza appare come illuminato. Come comprenderlo?

L’illuminazione dipende dal fatto che in quel momento sia presente o meno lo stato naturale, sempre orientato verso turiya. Se questa orientazione c’è, allora in tutti i sedici stati esso sarà illuminato, nonostante l’assorbimento della persona in questo o quel mondo. Se l’orientazione verso turiya è assente, cioè è assente lo stato naturale della contemplazione, allora esso sarà oscurante, poiché la forza della pressione di questo mondo lo eclissa completamente.

Così, se si tratta di un praticante, si parla di avanzamento e di consapevolezza nei sogni. Se si tratta di una persona comune, allora è già una malattia.

Jagrat-sushupti e l’orientazione verso turiya

Domanda: Lo “Yoga Vasishtha” e Sri Ramana Maharshi hanno sempre posto l’accento proprio sullo stato di jagrat-sushupti. Sri Ramana Maharshi diceva: mantieni l’“Io”, il pensiero-Io, l’Io-sono. Ne risulta che si tratta di un’orientazione esclusivamente verso turiya, affinché scompaia il testimone stesso?

Sì. Jagrat-sushupti è per noi uno stato desiderabile nel senso che funge da modello dello stato naturale. Non è ancora lo stato naturale stesso, ma una sua somiglianza molto vicina. Per esempio, quando meditiamo sullo spazio, sul cielo, è una somiglianza della Chiara Luce. Non è la Chiara Luce stessa, ma una sua somiglianza che aiuta a dischiudersi. Allo stesso modo jagrat-sushupti è una somiglianza di turiya, ma non è ancora turiya stesso. Se pratichiamo vichara, l’indagine di questo stato, arriveremo a turiya.

Se non pratichiamo vichara e ci fermiamo in questa dimensione, considerandola autosufficiente e piacevole, essa diventa una forma di ignoranza, proprio come qualsiasi altra. Se ci applichiamo con zelo nello stato di jagrat-sushupti, svapna-jagrat, jagrat-svapna o in qualunque altro, considerandolo autosufficiente, ma senza orientazione verso Dio e senza vichara, senza aspirazione a turiya, esso diventa una forma di ignoranza.

Jagrat-sushupti come somiglianza di turiya e via della vichara verso la Chiara Luce

Le terre dell’ignoranza: la prima e la seconda

Domanda: Si può spiegare la differenza tra la prima e la seconda terra dell’ignoranza? La seconda è il nostro stato ordinario di veglia? Cioè, se ora siamo seduti senza orientazione verso Dio, senza autoindagine, senza vichara, questa è la seconda terra dell’ignoranza?

Sì, l’avete già raggiunta tutti.

Domanda: E la prima è una sorta di veglia embrionale?

La prima è lo stato in cui la veglia in quanto tale non c’è ancora. Per esempio, un bambino che non è ancora entrato pienamente nella veglia; un animale con una coscienza crepuscolare; oppure il primissimo istante prima del risveglio, quando la veglia stessa non c’è ancora. Non c’è autoidentificazione, non c’è nemmeno la forza di vegliare: è una sorta di stato ebbro.

Una persona ubriaca o un tossicodipendente si trova ancora più in basso: una persona comune possiede jagrat, mentre lui non ha nemmeno jagrat: è inadeguato persino nello stato di veglia. Anche gli animali possiedono una qualche forma di jagrat, ma non sviluppata. Una pietra, una pianta: esse sono consapevoli di sé in modo estremamente debole; lì non si può nemmeno parlare dei sedici stati di coscienza, a malapena ne è presente anche solo uno. Lo spirito è oppresso.

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