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Tattva Vidya: I cinque elementi come sacro fondamento dell’Essere

02.06.2026
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Tattva Vidya: I cinque elementi come sacro fondamento dell’Essere

Nella sezione della prajna-yantra parliamo principalmente della base della Mente naturale. Tuttavia, la base della Mente naturale nella dimensione relativa si appoggia sempre a qualcosa. Questo supporto sono l’energia e gli elementi; perciò, nella sezione della shakti-yantra pratichiamo il lavoro con i venti e gli elementi, mentre nella sezione dell’anuttara-tantra pratichiamo le sadhana dell’unione della presenza con gli elementi nel corpo o con gli elementi esterni. Dal grado di equilibrio dei nostri elementi dipende il successo della nostra pratica spirituale; per questo è importante avere una nozione dei cinque elementi che ci costituiscono.

Per esempio, agli elementi vengono attribuite le seguenti proprietà fisiche: terra – densità, acqua – forza di coesione, fuoco – temperatura, aria – movimento, spazio – dimensione contenitiva che dà posto agli altri quattro elementi. Dai cinque elementi derivano i cinque sensi e i cinque ambiti dell’esperienza sensoriale, le cinque emozioni nocive e le cinque saggezze, le cinque estremità del corpo.

Il mahasiddha Goraksha, nei «Precetti di Goraksha» («Goraksha-shataka»), scriveva: «In che cosa può sperare uno yogin che non conosce i cinque spazi nel proprio corpo». I cinque spazi sono i cinque elementi. Quando iniziate la concentrazione sui chakra, entrate nella comprensione dei cinque elementi. Si ritiene che lo yogin ideale debba sentire i suoi sette chakra e i cinque elementi come le proprie cinque dita. Deve sapere e percepire pienamente come essi funzionano in lui. Se eseguite la concentrazione sui chakra, potete comprendere come cambiano la vostra coscienza, lo stato della mente e persino le circostanze della vita a seconda della vostra concentrazione.

I cinque elementi sono le cinque prana primarie, o energie vitali. Essi formano tutti i fenomeni fisici, mentali, sensoriali e spirituali. Secondo una visione non tradizionale, la carne è terra; il sangue e gli altri fluidi corporei sono acqua; l’energia elettrica e chimica, il calore digestivo sono fuoco; i gas inspirati ed espirati, l’ossigeno e altri, sono aria; lo spazio delle cavità del corpo, così come la coscienza, è l’elemento dello spazio.

La comprensione degli elementi esterni e del fatto che essi costituiscono il corpo conduce al senso di inseparabilità tra sé e gli elementi esterni. Il nostro corpo non vive nel vuoto, vive negli elementi dei cinque elementi: può esistere solo là dove vi sono terra, acqua, fuoco, vento. Riflettendo su questo, comprendiamo che non siamo una qualche sostanza separata, autoesistente. Questa è un’illusione. Si può dire che abbiamo preso in prestito dall’ambiente esterno gli elementi per il nostro corpo.

Tre livelli degli elementi

A questo livello, gli elementi non rappresentano soltanto gli elementi grossolani della nostra percezione sensoriale. Sulla terra viviamo: questo riguarda il livello esterno.

Illustrazione ad acquerello dei quattro sentieri verso il mandala dei cinque elementi

Esistono diversi approcci agli elementi. Principalmente si parla dei Quattro Veicoli. Tre vi sono noti: Sutra, Tantra e Anuttara-tantra: il sentiero della rinuncia, della trasformazione o trasformazione di sé in divinità, e il sentiero dello stato naturale. Esiste anche il Veicolo più basso, chiamato sciamanesimo. È chiamato anche Veicolo delle cause e degli effetti. Si ritiene che con esso non si possa raggiungere l’Illuminazione; tuttavia, si può, per esempio, armonizzare una situazione, ottenere successo, guarire una malattia, fare una previsione. A seconda del Veicolo in cui vengono considerati gli elementi, se ne esaminano le manifestazioni esterne, sottili o più sottili.

Livello esterno. A questo livello, gli elementi non rappresentano soltanto gli elementi grossolani della nostra percezione sensoriale. Sulla terra viviamo, beviamo acqua, ci scaldiamo con il fuoco, respiriamo aria e ci muoviamo nello spazio, ma anche gli spiriti connessi agli elementi. Tra questi vi sono gli spiriti degli elementi e altri esseri.

In realtà, tutti gli elementi possiedono sia una natura grossolana sia una natura sottile. In senso sottile, gli elementi rappresentano divinità, energie sottili.

Livello interno. Gli elementi interni sono piuttosto energie degli elementi che loro forme. Nel nostro corpo sono presenti come energie fisiche che pompano il nostro sangue, digeriscono il cibo, eccitano i neuroni, e anche come energie più sottili dalle quali dipendono la nostra salute e le nostre capacità. Il tantra utilizza queste energie, governandole nel corpo umano per svolgere compiti specifici. A tale scopo si applicano metodi diretti dello yoga: posture del corpo, respirazione, visualizzazioni e mantra. Nel tantra le energie sono considerate forze delle divinità.

Livello segreto. La dimensione segreta degli elementi dimora al di là della dualità e perciò è difficile descriverla con parole, che inevitabilmente sezionano l’esperienza in oggetti separati. Questa dimensione più sottile degli elementi è lo splendore dell’Essere: cinque luci pure, aspetti della luminosità inseparabile dalla vacuità, fondamento di tutto.

Nell’insegnamento ci occupiamo proprio di questo livello più sottile degli elementi. Al livello più sottile gli elementi rappresentano i cinque colori dell’arcobaleno. Naturalmente, poi diventano più sostanziali, tuttavia nell’anuttara-tantra si attribuisce importanza proprio a questo aspetto degli elementi.

L’atteggiamento verso il sacro

Gli elementi sono considerati le sacre cause primarie dell’Essere. Poiché sono sacri, tutto ciò che da essi sorge, cioè tutto senza eccezione, è anch’esso sacro. È sacra la natura circostante ed è sacro il corpo. Gli elementi esterni e interni sorgono insieme dalla stessa identica fonte. Il calore del sole e il calore del cuore differiscono per grado, ma non per essenza. Le acque dell’oceano non differiscono dall’umidità dei nostri corpi. La nostra carne è creata dall’elemento terra e nella terra si dissolverà. L’aria nei nostri polmoni è la stessa in cui volteggia il falco. Lo spazio in cui sorge l’Universo; lo spazio che occupa il divano nel soggiorno e lo spazio in cui sorgono i nostri pensieri sono uno stesso spazio, ed esso è sacro. E tutto ciò che si trova nello spazio, corporeo e incorporeo, materiale e spirituale, sono gli elementi. Poiché gli elementi del corpo sono sacri, sono sacri anche la coscienza che da essi sorge, la saggezza e la passione, i sogni e gli incubi. L’esperienza vivente degli esseri è manifestazione degli elementi puri che interagiscono con la consapevolezza. Anche la consapevolezza primordiale è una con gli elementi. Questo è il livello perfettamente equilibrato, purissimo e sottilissimo dei cinque elementi, la quintessenza del fondamento dell’Essere. Senza il senso del sacro è difficile avere fede nelle istruzioni religiose. In Tibet si dice che se ci si rapporta al proprio Maestro come a un cane, l’insegnamento non varrà nulla, come cibo avariato. Se ci si rapporta al Maestro come a un amico, l’insegnamento sarà nutriente, come cibo fresco. Se invece ci si rapporta al Maestro come a una divinità, l’insegnamento sarà nettare divino.

Illustrazione ad acquerello della visione pura e del rispetto in una comunità spirituale

È importante estendere questo atteggiamento non solo al Maestro, al dharma, ma anche a tutto ciò che vediamo e anche gli uni agli altri. A volte i praticanti comprendono come ci si debba rapportare al Maestro. Tuttavia possono rapportarsi correttamente al Maestro, ma tra loro come a cani. Questo non è molto corretto, perché l’illuminazione presuppone che tutto venga divinizzato, compresi noi stessi. In senso assoluto, tutto è assoluto. Se non vediamo questa assolutezza, ciò non dimostra ancora nulla, poiché noi non vediamo molte cose, e per questo siamo considerati illusi, non illuminati. Si può dire che in generale non vediamo nulla. Tuttavia, pur sapendolo, ci permettiamo costantemente di giudicare a destra e a manca gli uni e gli altri, di pensare: «Questi sono così, e quelli sono così. Questi mi piacciono, e quelli no». Naturalmente, nella realtà relativa a volte non se ne può fare a meno, tuttavia tali manifestazioni devono comunque essere subordinate alla visione pura e al senso del sacro. Perciò nel tantra si raccomanda di considerare coloro che vi stanno accanto e i membri del sangha nella visione pura, cioè come divinità, come potenziali buddha. Forse le loro qualità non si sono ancora manifestate pienamente, tuttavia, per il vostro stesso bene, non avete il diritto di pensare male di loro, in modo negativo, scorretto. Al massimo, potete pensare che le loro qualità siano in potenza, e per questo non siano visibili a voi. Se accettate questa visione pura, la vostra realizzazione progredirà.

Se, come nel tantra, si vede il corpo come un palazzo divino, lo si considera il frutto di una grande fortuna, il miglior veicolo per raggiungere l’illuminazione, esso sarà proprio tale veicolo, capace di portarci oltre i confini della morte. Se ci si rapporta al dharma come a un insegnamento spirituale capace di condurci sul cammino della Verità, esso ci condurrà davvero alla Verità. Se ci si rapporta agli elementi, al mondo della natura, al proprio corpo e alla propria mente come sacri, essi saranno sacri. Questo non è semplicemente un espediente psicologico, è la consapevolezza della propria autentica condizione.

«Sacro» significa «sottigliezza, energia sottile». Ci si può sintonizzare su questa energia sottile mediante un tale atteggiamento. Nell’Assoluto c’è tutto: sia il sacro sia l’impuro. Ma ciò che vediamo intorno a noi dipende dal nostro desiderio di sintonizzarci o meno su qualcosa. Quando vogliamo trasformare la nostra visione samsarica impura in una visione pura, dobbiamo abituarci a sintonizzarci sul sacro. Questa sintonizzazione non presuppone una sorta di creazione artificiale di un’immagine sacra; piuttosto, presuppone il disvelamento di ciò che esiste, ma non si manifesta perché domina la nostra visione impura. Per esempio, se una stazione radio è sintonizzata sulla frequenza sbagliata, si sintonizza semplicemente sulla frequenza giusta nella gamma necessaria, cioè viene ricalibrato il livello di percezione delle onde radio. La frequenza giusta esiste già, tuttavia, a causa di una sintonizzazione insufficiente, non viene ancora captata dal ricevitore.

Allo stesso modo, la visione pura (la percezione di tutto come sacro, la visione degli esseri viventi come divinità e, a un livello ancora più alto, come l’Assoluto, l’atteggiamento verso tutto come manifestazione dell’Assoluto) esiste già, ma non viene percepita dalla coscienza non illuminata a causa di una sintonizzazione inadeguata.

Il legame con il sacro ci conduce alla più profonda percezione di noi stessi, a ciò che è sacro in noi. Il praticante del tantra scopre che la devozione alle divinità porta alla consapevolezza che il suo «Io» più profondo è la divinità stessa. Nella Guru-yoga il discepolo deve scoprire in sé la mente del Maestro. Il legame sacro con qualcosa di sacro all’esterno può essere realizzato solo da quel sacro che è dentro.

Prendiamo, per esempio, l’immagine di Dattatreya. Guardando Dattatreya, vi entusiasmate per le sue qualità sante e trascendenti. Man mano che praticate la contemplazione, scoprite che la percezione di Dattatreya si trova in voi, nella vostra mente, e che senza la vostra coscienza nulla sorgerebbe da Dattatreya. Allora comprendete che anche le qualità di santità e tutte le capacità dipendono dalla vostra mente. Si può dire che esse siano intrinseche alla vostra mente fin dall’origine. All’improvviso qualcosa si capovolge in voi e riconoscete la santità e l’illimitatezza della vostra mente, poiché se la vostra mente non possedesse santità, non potrebbe percepire gli oggetti sacri esterni. Quando comprendete la santità della vostra mente, improvvisamente cambiate la rappresentazione della vostra personalità, cominciate a capire: «Io sono un vero santo, una divinità, l’Assoluto, e non questa personalità meschina, limitata dalle klesha». Sebbene le limitazioni esistano, nondimeno la visione di sé cambia.

Come sviluppare in sé il senso del sacro? Ricorda che la Fonte di tutto è santa, che lo spazio e la luce sono sacri. Qualsiasi manifestazione visibile è meravigliosa, se ci si allontana dal pregiudizio e si riconosce la natura viva e radiosa dei fenomeni. Ricordate che tutti gli esseri possiedono la natura di buddha, ricordate la sacralità della tradizione spirituale.

Cinque luci pure

La dimensione più sottile dei cinque elementi è chiamata «cinque luci pure». Per ognuno di noi tutto comincia dallo spazio originario, la grande madre che genera tutto, nella quale tutto esiste e alla quale tutto ritorna. In questo spazio c’è movimento. Nessuno sa che cosa lo provochi. Nell’insegnamento si parla soltanto del movimento dei venti del karma. Questo movimento al livello più sottile è il prana, l’energia che riempie lo spazio infinito senza caratteristiche definenti né delimitazioni. Il flusso del prana è inseparabilmente uno con il flusso della consapevolezza originaria, pura e libera da un «io» separato. Le cinque luci sono aspetti della luminosità originaria. Le cinque luci sono il livello più sottile degli elementi. Parliamo dello splendore e del colore delle cinque luci pure, ma questi sono soltanto simboli. Le cinque luci pure appartengono a un livello più sottile della luce visibile, più sottile di qualsiasi cosa percepibile dall’occhio, più sottile di qualsiasi energia che possa essere misurata o percepita in qualunque modo.

Illustrazione ad acquerello delle cinque luci che si manifestano come elementi

La proprietà della Mente assoluta è l’emanazione, l’irradiazione dell’energia. Nel caso di un essere vivente non risvegliato, al momento della rinascita esiste un prana fuorviante. Spero che comprendiate che il samsara è uno stato della mente; in senso assoluto il samsara non viene creato e non viene distrutto. In senso relativo si parla dei cicli dell’Universo, di come esso venga gradualmente creato e gradualmente distrutto. Ma in realtà ciò che sorge e scompare gradualmente è l’ignoranza. Per alcuni esseri il samsara viene creato e distrutto in accordo con i cicli dell’universo. Per altri esseri il samsara è già scomparso da molto tempo, non esiste, perché il samsara è una proprietà della mente. Nel caso dei risvegliati, l’irradiazione dell’energia non li getta nella dualità, perciò i cinque elementi puri rimangono puri anche quando l’energia si manifesta. Nel caso dei non risvegliati, il prana fuorviante li espelle dallo stato naturale. Per questo le cinque luci pure non vengono riconosciute, ma diventano oggetti materiali grossolani e sostanziali. Questo processo avviene al momento della rinascita in ogni essere vivente.

Le cinque luci pure sono energie dalle quali sorgono tutte le altre energie, compresa la luce visibile. La luce bianca o incolore è lo spazio, la luce verde è l’aria, la rossa è il fuoco, la blu è l’acqua, la gialla è la terra. Tali sono i cinque aspetti della pura luminosità delle energie arcobaleno dell’Unica Sfera dell’Essere. Se si percepiscono le cinque luci in modo dualistico, come oggetti percepiti da un soggetto, allora sembra che diventino più sostanziali. Le cinque luci non diventano più grossolane, ma a causa della distorsione della visione dualistica vengono percepite come più grossolane.

Che cosa significa percepire le luci nella dualità? Significa perdere la presenza contemplativa e percepirle con la mente concettuale. Le cinque luci pure sono contenute nel nostro corpo. Se uno yogin si concentra bene sui chakra oppure unisce la presenza contemplativa agli elementi, scopre inevitabilmente lo spazio all’interno del chakra. Per esempio, meditate e all’improvviso, a livello dell’anahata-chakra, si accende uno spazio verde in tutte le direzioni. È stato scoperto lo spazio dell’elemento vento. Dovete sapere che siete entrati nello spazio dell’elemento vento. Una discepola di Śrīla Prabhupāda un giorno recitava il mantra per molti giri consecutivi e vide uno spazio verde. Chiese: «Che cos’è?» Prabhupāda disse: «Continua a recitare, passerà». In generale, disse correttamente. Dal punto di vista della pratica, dobbiamo considerare tutte le esperienze inseparabili dallo stato naturale. Tuttavia è così che si manifestano gli elementi. Oppure meditate e volate dentro uno spazio di colore viola o blu: questo è l’elemento spazio del vishuddha-chakra. Semplicemente scoprite una tonalità viola o turchese-azzurra che si diffonde in tutte le direzioni. Non avreste nemmeno potuto immaginare che un simile spazio fosse possibile. Oppure meditate e vi si apre uno spazio dorato, giallo-dorato: questo è il muladhara, l’elemento terra nello stato puro. Oppure entrate in uno spazio rosso che vi circonda da ogni lato: questo è l’elemento fuoco. Concentrandovi sui chakra e imparando a unire la presenza contemplativa agli elementi, comprendete questi spazi nel vostro corpo.

Man mano che gli elementi appaiono sempre più sostanziali, in essi si operano ancora più distinzioni e, in conseguenza della loro interazione, essi generano tutti i fenomeni. Alla fine le cinque luci diventano elementi grossolani, naturali, fisici e cinque categorie di qualità appartenenti alla realtà esterna. Diventano diverse dimensioni dell’Essere, cioè mondi differenti in cui dimorano esseri che possiedono o non possiedono forma. Quanto all’aspetto interiore, le cinque luci, condensandosi, formano gli organi, le cinque diramazioni del corpo, le cinque dita su ogni arto, i cinque organi di senso e i cinque supporti dei sensi. Se rimaniamo nello stato di illusione, le cinque luci diventano le cinque emozioni nocive; se invece ne riconosciamo la purezza, diventano le cinque saggezze e le cinque famiglie dei buddha.

La comprensione del principio della luce è particolarmente importante nello jyoti-yoga. Dobbiamo davvero comprendere che questo corpo è tessuto innanzitutto di luce, e solo dopo è diventato elementi materiali. Allo stesso modo, se nello jyoti-yoga, lavorando con la luce, lavoriamo alla loro liberazione, anche gli elementi di questo corpo vengono liberati fino alla luce arcobaleno. La solidità degli elementi è apparente. A livello sottile, tutti gli elementi sono costituiti da diversi livelli di intrecci della luce.

Illustrazione ad acquerello delle saggezze dei cinque elementi nella contemplazione

Le saggezze degli elementi

Quando riveliamo i diversi tipi di luce e di spazio nel nostro corpo, sorgono in noi le saggezze (vidya). Queste saggezze sono le qualità dello stato naturale rivelato, connesse a un determinato elemento. Esse si manifestano come specifiche capacità creative o come conoscenze. Supponiamo che abbiate imparato a unire la presenza contemplativa con l’elemento del fuoco: in voi sorgono forti capacità intellettuali, chiarezza, conoscenza discriminante. Se avete imparato a unire la presenza contemplativa con l’elemento dello spazio, in voi appare una visione onnicomprensiva, sintetica; in qualsiasi situazione non sarete catturati dai particolari, ma sarete capaci di estrarre il succo, la quintessenza, di sintetizzare facilmente qualsiasi conoscenza e coglierne il nucleo, l’essenza; i singoli dettagli non vi cattureranno. Se avete realizzato lo stato naturale al livello dell’elemento dell’acqua, sarete capaci di riflettere in modo perfetto, praticando la saggezza simile a uno specchio (pratibimba-vidya). Ciò significa che in voi sono sviluppati una rapida comprensione, la capacità per il Guru-yoga, per il sentire, per la trasmissione, per la ricezione, la capacità artistica. Se avete imparato a unire la presenza con l’elemento della terra, in voi sarà sviluppato il senso dell’unico “sapore”, il senso dell’equanimità, la qualità dell’imparzialità, la capacità di guardare tutto con gli stessi occhi, di vedere, dietro la molteplicità delle cose, la loro non-differenza, l’unica base.

Manifestazione degli elementi nel bardo e scelta del cammino

«Qui non si parla della creazione del mondo avvenuta in un lontano passato. Si parla della nostra vita come esseri separati, della nostra ignoranza e dell’illuminazione. Se nelle cinque luci si riconosce la manifestazione non duale e ininterrotta della pura base dell’Essere, ha inizio il nirvana. Se le cinque luci vengono percepite dualisticamente e si pensa che esistano all’esterno come oggetti percepiti da un soggetto, ha inizio il samsara».

Al momento della rinascita, nel bardo della dharmata una persona vede il proprio corpo composto di luce; vede gli elementi esterni non come di solito. All’inizio viene attirata nella dimensione che le è più abituale: vede un paesaggio consueto, la natura e così via. Tuttavia ora vede tutto (la terra, l’acqua) in modo diverso: vede tutto intessuto di luce. Vede la terra come luce gialla, l’acqua come luce bianca, lo spazio come luce viola. Si può dire che questa sia una visione luminosa. In quel momento può raggiungere la liberazione, se rimane nella presenza e unisce gli elementi al proprio stato. Si dice che qui avvenga la separazione, qui inizi il samsara o il nirvana. Vedere queste luci come esterne significa imboccare il cammino del samsara, mentre vederle come parte dello stato naturale e come le proprie luci manifestanti delle cinque saggezze significa imboccare il cammino della liberazione.

«Lo stato naturale non si trasforma né in illusione né diventa Illuminazione: rimane non duale e puro, ma le qualità che in esso si manifestano possono essere sia positive sia negative. Se lo stato naturale si unisce e si identifica con qualità pure, dalla base sorge un buddha; se invece con qualità impure, sorge un essere samsarico. Questo processo avviene proprio ora, in questo istante. A seconda che uniamo la nostra esperienza immediata allo stato naturale non duale, oppure che siamo attaccati alla falsa separazione di noi stessi come soggetto che percepisce oggetti esterni ed esseri viventi, ci troveremo rispettivamente nello stato naturale non duale oppure nello stato del pensiero illuso. Le predisposizioni karmiche e le condizioni determinano il carattere del mondo in cui viviamo. Ciò che percepiamo come esterno è una proiezione dell’interno. Per alcune persone il nostro mondo è un inferno, per altre è un paradiso. Gli elementi ci offrono profonde metafore che aiutano a spiegare processi che scorrono più in profondità rispetto a quelli che descrivono. Grazie alla comprensione degli elementi possiamo vedere che le dimensioni apparentemente diverse della nostra percezione in realtà risultano essere soltanto livelli più sottili o più grossolani degli elementi. Per esempio, un eccesso di fuoco si manifesta nella dimensione fisica, energetica, psichica e spirituale. In realtà non si tratta di dimensioni diverse, ma di una serie consequenziale di modi sempre più raffinati di rappresentare la medesima base. Perciò il fuoco è sia l’energia del sole che dà la vita, sia l’incendio boschivo che distrugge tutto ciò che vive; il fuoco è il calore del sistema digestivo, la capacità creativa della mente, il colore rosso dell’arcobaleno, i fenomeni termici, le emozioni dell’odio e del desiderio, il calore della compassione, la saggezza del discernimento e uno dei cinque aspetti più sottili e più profondi dell’Essere».

Illustrazione ad acquerello del passaggio degli elementi dal livello grossolano alla luce sottile

Gradazione degli elementi dal grossolano al sottile

Come sapete, esiste una gradazione degli elementi, esistono elementi grandi esterni o grossolani (mahabhuti), ad esempio il fuoco esterno o la terra esterna. Esistono elementi più purificati. Sono gli elementi nel nostro corpo, ad esempio il fuoco digestivo nel corpo, oppure le ossa e la carne come elemento terra. Esiste una base ancora più sottile degli elementi, ad esempio i cinque colori dell’arcobaleno. L’elemento fuoco è semplicemente il colore rosso nell’arcobaleno. Per arcobaleno qui si intende la base luminosa originaria della Mente non nata, che ha la proprietà di manifestarsi. I colori dell’arcobaleno che vedete sono questi stessi colori che si manifestano a livello sottile.

Perciò spesso si dice che gli arcobaleni siano fenomeni sottili e favorevoli, che sono una sorta di presagi che accompagnano le apparizioni di divinità, santi, o alcune proiezioni di un mondo più sottile. Per esempio, gli arcobaleni possono accompagnare importanti iniziazioni, l’ingresso o l’uscita da un ritiro, l’arrivo del Maestro, le festività religiose. Gli arcobaleni accompagnano la discesa delle divinità o delle dakini. A volte possono esserci persino colonne di luce. Circa un anno e mezzo fa abbiamo osservato un grande bagliore nel luogo in cui ora si trovano la casetta “Aroma magico”, la casetta del Guru, la casetta delle novizie. Questo significa che le luci si manifestano in una forma più pura.

Interazione degli elementi

«Se comprendiamo il carattere onnipervadente dei cinque elementi, vediamo che tutti i fenomeni sorgono in interconnessione, sono inseparabili e si influenzano a vicenda. Le interazioni degli elementi sono abbastanza complesse da generare tutto ciò che esiste. Ogni elemento contiene in sé tutto il resto, e nelle diverse varianti di interazione essi operano sia insieme sia l’uno contro l’altro. Per esempio, se il fuoco è forte, l’aria lo sostiene e lo ravviva; se invece è debole, il vento lo spegne. Allo stesso modo anche tutti gli altri elementi nella nostra esperienza si sostengono e si reprimono a vicenda».

Supponiamo che una persona provi tamas dopo aver mangiato. Questo significa che il suo elemento fuoco è debole, l’elemento fuoco non riesce a gestire completamente il cibo, allora anche l’elemento vento si indebolisce, e la sua chiarezza diminuisce, la quantità di prana nella testa e nel chakra sahasrara si riduce, egli si intorpidisce e gli viene sonno. Ma perché ha un elemento fuoco debole? Molto probabilmente perché, in origine, il vento circola più debolmente a causa di nadi non sufficientemente purificate. Se invece egli rafforza l’elemento fuoco, appare una sensazione di calore vitale che si diffonde in tutto il corpo, fino alla punta delle dita. Allora il fuoco comincia a muovere il vento, e anche il vento comincia a circolare in tutto il corpo. La persona ha sempre una mente chiara indipendentemente dal fatto che abbia mangiato prasada o sia stanca, si stanca poco. Questo significa che la qualità degli elementi è cambiata.

Oppure, per esempio, una persona non è abbastanza armoniosa nelle relazioni, compie continuamente qualche azione sciocca, suscita rimproveri da parte degli altri, non sa trovare un contatto con gli altri. Questo significa che il suo elemento acqua non è sufficientemente attivato. Tutte queste manifestazioni possono essere eliminate o trasformate in virtù, se gli elementi si sviluppano e si equilibrano.

Illustrazione ad acquerello dell’armonizzazione dell’elemento terra e della stabilità nella pratica

Squilibrio degli elementi e sue manifestazioni

Se in una persona l’elemento terra è equilibrato, tale persona sente fiducia, stabilità, è simile a una montagna. Tuttavia, se c’è troppa terra, una tale persona è lenta a mettersi in moto, ha sonnolenza, è pigra, ottusa, fiacca, ha molto tamas. Queste sono qualità eccessivamente inerti della terra, a cui manca il movimento. Il pensiero, in questo caso, è rallentato, privo di capacità creative, senza immaginazione. Un eccesso di terra può comportare persino mancanza di volontà o depressione, incapacità di progredire nella pratica, in ciò di cui ci si occupa. Una tale persona ama dormire, durante la meditazione continua ad assopirsi. Questo significa che deve equilibrare l’elemento terra e rafforzare gli altri elementi.

E che cosa accadrà se una persona ha poco elemento terra? Una tale persona è come se non avesse un’ancora, è volubile, non ha sostegno né nella natura della Mente, né nel controllo delle emozioni, né nella stabilità nella pratica, non riesce a portare a termine ciò che ha iniziato, non trova rifugio da nessuna parte, cerca sempre ciò che possa darle stabilità. Questo significa che l’elemento terra non è attivato.

Si dice che le persone in cui predominano il fuoco e l’aria ottengano rapidamente esperienze e avanzamenti. Tuttavia, queste esperienze scompaiono altrettanto rapidamente. Coloro in cui l’elemento terra è forte ottengono esperienze e avanzamenti lentamente, ma essi si conservano a lungo. Gradualmente lo yogin comincia a prendere coscienza di ogni elemento nel proprio corpo e lo porta in armonia.

Manifestazione degli elementi nella pratica

Nella pratica talvolta si possono vedere vari tigle, bindu, sfere. Questo riguarda in particolare i ritiri (sia oscuri sia ordinari). All’inizio si manifesta l’elemento che domina. Ad esempio, se appaiono sfere bianche e blu, ciò indica che dominano gli elementi dello spazio e dell’acqua. Cioè viene mostrato per primo l’elemento che è maggiormente attivato, poiché gli elementi possono trovarsi in proporzioni diverse. Ma gradualmente sorge il bindu di tutti e cinque i colori. Questo significa che tutti e cinque gli elementi si sono armonizzati e si manifestano in modo equanime. Lo stato ideale degli elementi è il loro completo equilibrio, non l’eccesso o la carenza.

Ad esempio, una persona in cui è attivato l’elemento aria può fare moltissime cose. Può spostare le montagne, ma talvolta le manca la perseveranza per portare a termine ciò che ha iniziato; può intraprendere tutto, ma poi abbandonarlo. Può essere molto attiva nella fase iniziale, ma perdere entusiasmo quando è necessario dedicarsi a un lungo lavoro di routine. Si può dire che, se in una persona l’elemento fuoco è più squilibrato del necessario e non si trova in armonia con l’elemento terra, allora essa si manifesterà come una persona irresponsabile, sulla quale non si può fare affidamento.

Una persona in cui vi è un eccesso dell’elemento spazio si sente sempre perduta. Questo accade ai cercatori spirituali. Nella fase di passaggio da anahata a vishuddha, la persona perde le concezioni umane, si immerge dentro di sé. E anche se va al lavoro, per lei il lavoro non è lavoro, la famiglia non è famiglia; rimane costantemente in uno stato di una certa prostrazione. Al contrario, una persona in cui vi è poco elemento spazio è troppo assorbita dalle circostanze esterne. Ha doveri, pratica e altro, ma non riesce a ricondurre tutto a un’unità, a trovare a ogni cosa nella propria vita il posto dovuto. Una persona in cui l’elemento spazio è equilibrato può contenere tutto, può sintetizzare tutto, perciò nella sua vita ogni cosa occuperà il posto necessario. La sua mente non si identifica quando si imbatte in qualcosa, non lo porta a lungo dentro di sé, ma lo auto-libera; tuttavia si rapporta armoniosamente a ciò che si manifesta: nella sua coscienza tutto è capace di manifestarsi o di prendere il proprio posto, poiché la sua mente è simile allo spazio, non si aggrappa a nulla.

Una persona in cui vi è un eccesso dell’elemento acqua può nuotare nelle proprie emozioni o essere priva di volontà. Se invece ha una carenza dell’elemento acqua, non prova gioia nella pratica spirituale, non ha vivacità.

Idealmente, tutti e cinque gli spazi dello yogin sono sempre equilibrati e infilati sull’unico spazio della coscienza.

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