Quando studiate i cinque elementi, ciò non significa che stiate studiando una qualche scienza separata dalla pratica della contemplazione, dello stato naturale e dell’autoliberazione. Piuttosto, significa che la pratica della contemplazione si estende anche all’energia, cioè viene studiata in un senso più profondo. Per esempio, nello zen e nel buddhismo theravada non si attribuisce importanza allo studio degli elementi, dei canali o dei venti. Si ritiene che sia sufficiente la consapevolezza, che bisogna approfondire e mantenere per tutta la vita, e questo è considerato perfezione.
Tuttavia, nel tantra un tale approccio è considerato insufficiente. Non appena iniziamo ad approfondirlo e a perfezionarlo, vediamo che esiste l’energia, e che questa energia ha le sue leggi, che non possiamo ignorare. Perciò nel tantra si attribuisce grande importanza allo studio degli elementi e di tutto ciò che è legato all’energia. Quando pratichiamo, i nostri elementi devono essere equilibrati. Dal grado della loro armonia dipende il nostro successo nella pratica della contemplazione.
Gli elementi e gli stadi dello sviluppo spirituale
Durante la pratica spirituale esistono diversi tipi di comportamento, ai quali corrispondono vari elementi nel corpo. Per esempio, nello stadio dell’ape sono importanti l’elemento del fuoco e quello dell’aria. In questo stadio la persona è soltanto un cercatore spirituale, e deve liberarsi da molte cose: dagli attaccamenti, dalla società samsarica e così via. E per questo è necessario un impulso, il dinamismo dell’elemento del fuoco, così come è necessaria l’aria, che distrugge tutte le idee fisse, permette di abbandonare le convenzioni della società e così via. Proprio per questo, nello stadio dell’ape, la persona sente una grande aspirazione, entusiasmo e una tendenza a distruggere tutte le idee fisse consolidate, a liberarsi dalla società e così via, cioè passa all’elemento dell’aria.
Una persona del genere pensa che sarà sempre sull’elemento dell’aria; tuttavia, quando troverà il proprio cammino e deciderà di diventare monaco o inizierà a praticare intensamente, avrà bisogno di appoggiarsi a un altro elemento. Per esempio, nello stadio del cervo è molto importante l’elemento della terra, cioè la stabilità, mentre l’elemento dell’aria non ha più la stessa importanza. Perché in questa fase è importante l’elemento della terra? Perché se nel ritiro non si permette alle proprie esperienze di acquisire stabilità, non si riuscirà a ottenere pazienza, l’esperienza spirituale non maturerà.
Spesso una persona, passata all’elemento dell’aria nello stadio dell’ape, sente una grande ispirazione, fa molti progetti, acquisisce una coscienza molto mobile. Ma quando arriva al monastero, non le danno l’aria, bensì l’elemento della terra (stabilità) e l’elemento dell’acqua (flessibilità), come se in questo modo le dicessero: «I tuoi voli non ci interessano. Abbiamo bisogno della tua stabilità e della tua pazienza». E allora il praticante sente che deve sviluppare l’elemento della terra, perché senza questo elemento tutte le sue ricerche spirituali saranno qualcosa di superficiale.

Nel ritiro l’elemento della terra permette di consolidare tutte le esperienze.
Poi arriva lo stadio del muto, al quale corrisponde l’elemento dello spazio. In questo stadio lo yogin deve lasciare tutti i legami con gli altri elementi e avvicinarsi allo spazio, mantenere soltanto la più sottile consapevolezza, dimenticando tutto, perfino il corpo, senza distinguere né parola né significato. Questo può essere ottenuto solo in stati profondi; nella vita mondana è impossibile raggiungerlo. Se una persona vuole realizzare questo stato nel mondo, al di fuori di condizioni speciali, semplicemente non riuscirà a far fronte alla società e ai doveri domestici, perché quando l’elemento dello spazio è attivo, tutte le azioni nel mondo materiale, tutte le relazioni e i piani vengono svalutati, e hanno importanza soltanto il vuoto e la consapevolezza.
Nello stadio del folle lo yogin va oltre i cinque elementi. Si trova nello stato più profondo, che è al di là persino dell’elemento dello spazio. Questo è lo stato della non-dualità. La non-dualità può manifestarsi attraverso qualsiasi elemento: attraverso l’elemento del fuoco, dell’aria o del vento. Questo stadio si chiama stadio del folle perché lo stato naturale si manifesta nel modo più paradossale attraverso qualsiasi elemento. Tutte le azioni di un tale yogin appaiono come rushen, cioè è un comportamento che autolibera completamente tutto. Poiché questo stadio è possibile solo al livello della realizzazione, è molto specifico. In condizioni ordinarie, nelle relazioni ordinarie, è impossibile realizzare questo stadio. Perché la non-dualità, l’andare oltre gli elementi, è un comportamento e un’autoespressione completamente trascendenti.
Infine, nello stadio del leone lo yogin unisce armoniosamente il proprio stato naturale con uno degli elementi, per esempio con l’elemento dell’acqua o del fuoco, e predica agli altri il Dharma. Ora manifesta la propria non-dualità in modo più saggio.
Nell’ultima fase del comportamento — la fase del cane-maiale — egli manifesta l’unico sapore di tutti i fenomeni, sviluppando la saggezza dell’equanimità, unendo la non-dualità con l’energia dell’elemento terra, il muladhara-chakra.
Così, nel processo della pratica spirituale, si sviluppano tutti gli elementi e si aprono tutti e cinque i tipi di saggezza.
Valutazione dello stato degli elementi
Lo yogin deve comprendere come funzionano gli elementi nel suo corpo e come lo aiutano a praticare. Di solito l’elemento viene valutato da queste posizioni:
- elemento armonico, cioè l’elemento è in armonia e si manifesta armoniosamente;
- eccesso, cioè un qualche elemento è troppo abbondante;
- carenza, cioè mancano le qualità di un determinato elemento;
- perfezione, cioè l’elemento si è trasformato in saggezza, è diventato simile alla luce e allo spazio grazie alla pratica della contemplazione e all’unione della contemplazione con l’elemento.

Per esempio, una persona ha l’elemento vento attivo. Ottiene facilmente esperienze, ma le manca la costanza, non ha un sostegno, perciò non riesce a consolidarle. Pensa: «Non so come sarà la mia coscienza domani». Non è sicuro di nulla, non può né rispondere delle proprie parole né fare promesse. Si può dire che una persona del genere non sia adatta al monachesimo, perché non può assumersi certi impegni e seguirli a lungo, cioè è inaffidabile. Le manca un sostegno, la pazienza, è troppo soggetta alle onde della propria coscienza, perciò deve sviluppare in sé la qualità dell’affidabilità e della pazienza, cioè le qualità dell’elemento terra. Quando le avrà sviluppate, acquisirà un solido sostegno e la stabilità necessaria.

Quando vi è un eccesso dell’elemento vento e una carenza dell’elemento terra, la coscienza dello yogin è troppo volubile. Quando un cercatore spirituale, traboccante delle proprie esperienze, arriva dal Maestro spirituale trovandosi in una grande illusione spirituale e considerandosi quasi santo, allora il Maestro gli dà un servizio corrispondente al suo «alto» livello: pulire le stalle, zappare l’orto e così via, come se in questo modo gli dicesse: «Caro, per ora unisciti all’elemento terra, impara la pazienza, la fermezza, la stabilità. E i tuoi voli li continueremo più tardi».
Stabilità, fermezza — sono qualità molto importanti, perché senza tale stabilità e pazienza le esperienze spirituali dello yogin saranno superficiali, non si consolideranno. Lo Spirito non discenderà nella materia e non si unirà alla vita, cioè lo yogin continuerà a cuocere in alcune sue illusioni pseudospirituali.
Questo è uno degli esempi di come gli elementi possano manifestarsi, di come debbano essere armonizzati.
Si può fare un altro esempio. Una persona è ossessionata dalla pratica spirituale, vuole costantemente andare avanti, prova un grande entusiasmo, ma non riesce a rilassarsi e a lasciarsi andare. Continua a caricarsi di qualcosa e non riesce in alcun modo a cogliere quel punto dello stato naturale, non è qui e non è ora. Questo è un esempio di un vira-yogin inesperto, che è talmente ossessionato dall’illuminazione da essere pronto a spaccarsi la fronte, ma, non comprendendo come raggiungerla, ripone grandi speranze nello sforzo. Un tale yogin compie sforzi enormi e può sfinirsi fino al settimo sudore negli allenamenti, ma tutto questo viene fatto in modo irragionevole. Gli manca l’elemento acqua per armonizzare il proprio elemento fuoco. Manca la presenza contemplativa proprio perché ha troppa fretta, corre troppo in avanti. Allora in lui sorge insoddisfazione, nella pratica non c’è gioia, ma ci sono attaccamenti, speranze e paura per il futuro. Invece di radicarsi nella contemplazione presente, si trova costantemente o nell’inquietudine o in un entusiasmo irragionevole. Tutto questo è provocato dall’elemento fuoco. L’elemento fuoco conferisce tale qualità.
Un simile yogin può avere molte idee. Cerca continuamente di correggere ora una cosa nella sua pratica, ora un’altra, ma più corregge, più si allontana dall’essenza. Cambia costantemente un metodo con un altro, trovandosi in una sorta di esperimento superficiale continuo. Ma non riesce a dedicarsi a qualcosa in profondità per ottenere un risultato, perché l’elemento fuoco eccessivo non gli permette di praticare così a fondo. Per esempio, può recitare mantra o ripetere una preghiera stando in piedi, ma dopo mezz’ora tutto questo lo annoia, e allora va dal Guru e chiede qualche pranayama esotico o qualche pratica meditativa speciale di camminata. Dopo averla ricevuta e praticata, sente che anche questa non lo soddisfa, perciò comincia a sognare una nuova pratica. E tale stato, se non si coglie l’essenza della pratica, può continuare per mesi. Così si manifesta l’eccesso dell’elemento fuoco.
Se un simile yogin rivolgerà l’attenzione all’elemento acqua e riequilibrerà la propria pratica, essa si consoliderà e porterà veri frutti. Da qualsiasi sadhana riceverà beatitudine e profondità di chiarezza.
Il significato degli elementi nel laya-yoga
In generale, nel laya-yoga l’unione con l’elemento acqua ha un’importanza molto grande per gli yogin, perché ad esso è legata la capacità di accettare la situazione così com’è, la capacità di lasciarsi andare, la capacità di essere in unità, in armonia con l’Essere. Il samadhi del fiume che scorre (questo è un altro nome del sahaja-samadhi) è legato proprio all’elemento acqua. Fluidità, flessibilità: sono qualità molto importanti nel laya-yoga. Si può dire che nel tantra, per gli yogin, l’elemento acqua sia uno degli elementi più importanti. La capacità di essere flessibili, di avere una sufficiente fluidità della mente e di manifestare la contemplazione nel comportamento sono qualità dell’elemento acqua, molto importanti nella pratica. Inoltre l’elemento acqua è responsabile della capacità di mettersi al posto dell’altro, di provare compassione, di scambiare le preoccupazioni per sé con la cura degli altri.
Un altro elemento importante nel laya-yoga è l’elemento spazio, perché lo spazio è il più vicino allo stato naturale. È l’elemento più sottile, che indica direttamente la consapevolezza.
L’elemento terra dà un unico sapore, la saggezza equanime verso tutto, la percezione equanime di tutti i fenomeni.
Quando comprendiamo tutti e cinque gli elementi, la nostra pratica ci dà la possibilità di approfondire stabilendo un legame con essi, e in questo modo cominciamo a comprendere meglio noi stessi. Ma questo non significa che cerchiamo di regolare i nostri elementi come la manopola di un televisore e di modificarli continuamente in qualche modo. Piuttosto, significa che scopriamo diverse sfaccettature dello stato naturale nel nostro corpo e nell’Universo attraverso la conoscenza dei cinque elementi.
L’elemento aria
L’elemento aria.
È l’elemento che porta il cambiamento. E quando è sviluppato, una persona può trasformare il negativo in positivo, l’odio in amore, la gelosia in apertura, l’avidità in generosità, l’orgoglio e l’egoismo in pacificazione.
L’aria è legata alla curiosità, alla sete di conoscenza, alla flessibilità della mente. Nel suo aspetto più elevato è la saggezza che tutto compie.
In generale si ritiene che vi siano due tipi di azione degli elementi. Il primo tipo di azione si manifesta quando l’elemento domina nel canale destro, il secondo quando domina nel canale sinistro. La dominanza dell’elemento nel canale destro significa che esso si manifesta attraverso l’attività del corpo fisico, della parola e così via, mentre nel canale sinistro si manifesta in uno stato sottile. Si ritiene che quando gli elementi aria o fuoco dominano nel canale destro, ciò non sia molto positivo. Cioè sono elementi distruttivi, che auto-liberano tutto e sono impermanenti. Perciò gli elementi vento e fuoco nel servizio sono buoni solo nella fase iniziale, per dare un qualche impulso. Nelle fasi successive non danno la possibilità di realizzare qualcosa, ma portano via tutti i frutti.
Per la vita dell’uomo sono molto favorevoli gli elementi terra e acqua. Sono gli elementi di cui il nostro corpo è composto all’80%, perciò per il servizio e le relazioni sono i migliori.
Gli elementi fuoco e aria sono buoni per la creatività, per alcune idee sottili. Ma in senso grossolano sono sfavorevoli all’uso. Per esempio, l’elemento vento è raccomandato nello svara-yoga durante la guerra, durante le battaglie. Vincerà colui che durante la battaglia ha l’elemento vento attivato nel canale destro. Cioè qui si vede l’azione distruttiva di questo elemento. Ma quando sono attivati nel canale sinistro, questi elementi nel processo creativo danno chiarezza e ispirazione, poiché sono legati all’intuizione sottile e alla prontezza d’ingegno.
Se l’aria prevale, di solito mancano le qualità della terra e dell’acqua. In tal caso c’è poca stabilità e soddisfazione. Per una persona è difficile concentrarsi su qualcosa. Le sembra che si stia bene dove lei non è, ma nel nuovo luogo tutto si ripete.
All’elemento acqua è legato il sentimento della gioia. Quando in una persona l’elemento acqua è forte, essa è sempre qui e ora, sta bene dove si trova. Per questo diciamo che questo elemento è molto importante per noi.

All’aria, al contrario, è legata la tendenza al cambiamento, all’incostanza, il desiderio di cercare qualcosa. L’aria non equilibrata genera insoddisfazione. Cioè, ovunque una persona si trovi, desidera andare in un altro luogo. È semplicemente una proprietà dell’elemento aria. Inoltre, sotto la forte influenza dell’elemento aria, una persona è incline al nichilismo, alla distruzione delle regole, dei principi e delle norme di comportamento accettati. Nello stadio dell’avadhuta errante, del folle e così via, questo va bene. Ma nello stadio del novizio e del monaco non va bene. Nello stadio del novizio e del monaco sono favorevoli gli elementi acqua e terra. E se confondete quale elemento applicare, vi sorgeranno difficoltà.
Domanda: È possibile integrarsi con due elementi contemporaneamente? Per esempio, con l’elemento terra e acqua, quando immagini di essere seduto nell’acqua, ma la parte inferiore del corpo è a contatto con la riva. È possibile integrarsi contemporaneamente con questi due elementi importanti?
E davanti a te arde un falò, e sopra di te si stende il cielo... Si può anche con quattro, basta avere fantasia.
Penso che sia possibile. Sebbene venga descritto che, nella pratica profonda, si dà preferenza a un solo elemento.
Ma se semplicemente eseguite la pratica per stabilizzare o aprire i chakra inferiori, il bindu rosso, allora va bene.
È difficile accettare le cose così come sono. È difficile trovare pace in ciò che è. Una persona simile può essere ansiosa, inquieta, incapace di concentrarsi, incostante. La gioia in lei si trasforma in tristezza anche davanti a un piccolo dispiacere.
Di solito della serenità è responsabile lo svadhisthana-chakra, cioè l’elemento acqua. Della costanza e della solidità è responsabile il muladhara, cioè l’elemento terra. Del dinamismo è responsabile l’elemento fuoco, mentre dei cambiamenti, del movimento e dell’attività è responsabile l’elemento aria.
La determinazione viene sostituita dall’incertezza, la fede crolla facilmente. In lui non c’è peso interiore, perciò le influenze esterne lo trascinano ora da una parte, ora dall’altra.
Una persona del livello dell’elemento aria riceve molte esperienze. Si trova costantemente nella chiarezza. Cioè, non è più una persona comune, ma interiormente una personalità creativa molto complessa. Tuttavia, se gli altri elementi non sono equilibrati, non può manifestare la propria profondità e complessità né nel comportamento né nelle esperienze. In lui questo non si consolida, cioè così come arriva, così se ne va. Perciò è molto importante collegare le proprie esperienze e riequilibrarle con l’elemento acqua e l’elemento terra.
Esempio di un viandante illuso
Spesso questo è l’esempio di un cercatore spirituale che ha ricevuto un paio di esperienze che hanno cambiato la sua coscienza e, di conseguenza, ha perso l’azione nella consapevolezza. Ho visto persone simili che, con una bisaccia sulle spalle, vanno da un luogo all’altro, raccontano ogni sorta di sciocchezze, si considerano grandi nadjorpa o yogin avadhuta. Eppure, se li si mettesse in ritiro, scapperebbero dopo una settimana, incapaci di resistere. Naturalmente non sono più persone comuni. Non hanno attaccamento, sono immersi nei dati interiori. Tuttavia non direi che si siano realizzati come praticanti. Da qualche parte hanno fallito, non avendo la guida di un Maestro spirituale.

L’elemento aria li attira, perciò vagano continuamente, come uccelli migratori; tuttavia non hanno profondità di comprensione, né concentrazione e pazienza per applicare lo sforzo là dove è necessario. Seguono la via della minima resistenza e del volo. Se qualcosa non piace loro, sono subito pronti ad abbandonare tutto e a non avere più nulla a che fare con voi, pur di conservare questa presunta libertà. Ma è una pseudo-libertà, perché in loro rimane la discriminazione tra «mi piace» e «non mi piace», e manifestano una grande sensibilità su questo punto. Essi rappresentano il modello del viandante illuso.
Di norma, questi cercatori spirituali provano una forte repulsione per i monasteri, perché nel monastero percepiscono delle limitazioni all’elemento dell’aria. Ma proprio a loro la disciplina monastica sarebbe molto utile, per eliminare la loro accettazione e il loro rifiuto, sviluppare la qualità del legame con il muladhara-chakra (l’elemento della terra) e lo svadhisthana-chakra (l’elemento dell’acqua). Perché, possedendo la vera libertà, anche in prigione ti sentirai bene; anche se dovrai trasportare pietre, come Milarepa, la tua libertà non sarà scossa. Ma se la tua libertà teme l’autodisciplina elementare o le relazioni con gli altri, allora è soltanto superficiale.
Di norma, è molto difficile aiutare i cercatori spirituali con un eccesso dell’elemento dell’aria, perché sono fortemente legati ai propri dati interiori e alla propria chiarezza, e perciò percepiscono con difficoltà qualsiasi cosa nella pratica spirituale.
Esempio di squilibrio dell’elemento dell’aria
Circa sette anni fa venne da me nell’ashram una persona che praticava kundalini-yoga. Aveva lasciato la famiglia ed era stato per qualche tempo monaco in un’organizzazione religiosa. Era una personalità molto strana. Per esempio, quando gli veniva dato il compito di spazzare il cortile, cominciava a spazzare, poi abbandonava il servizio e guardava la paletta e la scopa. Dopo un po’ ricominciava a spazzare, e così accadeva più volte. Cioè non riusciva a svolgere nemmeno il servizio più comune. Gli chiedevo:
— Perché fate così?
Lui rispondeva:
— Appena voglio fare qualcosa, in me sorge la tendenza a fare il contrario. Dopotutto, tutto questo è illusione, dualità, perciò voglio fare l’opposto e lascio cadere la paletta. E appena la lascio cadere, mi viene di nuovo voglia di fare il contrario, cioè spazzare.
E così veniva sbalzato da un estremo all’altro. Avrei voluto chiedergli: «E quando mangiate il prasad, non vi viene voglia di fare gaja-karani? Anche questo, dopotutto, è illusione».
Questo è un esempio di auto-liberazione a livello dell’elemento dell’aria, quando l’auto-liberazione non è penetrata nell’elemento dell’acqua o nell’elemento della terra. Ma quando l’auto-liberazione è profonda, lo yogin può accettare qualsiasi opposto senza farne un problema, perché nessuna cosa lo vincola in alcun modo.

Carenza ed equilibrio dell’elemento dell’aria
Se l’aria è insufficiente, la persona è troppo inerte. Le è difficile cambiare qualcosa. Quando sorge una qualche ansia, essa non se ne va da nessuna parte. Anche una preoccupazione insignificante rimane saldamente dentro.
Le qualità positive dell’elemento dell’aria sono la leggerezza, cioè la capacità di percepire tutto con facilità e di cambiare il proprio stato. Una persona dell’elemento dell’aria non trattiene a lungo nella mente certi problemi: essi si auto-liberano rapidamente.
Se invece l’aria è equilibrata, inquietudini e preoccupazioni cedono il posto a qualcosa di completamente diverso. La persona acquisisce risolutezza. L’aria equilibrata permette di essere flessibili. Anche se le cose vanno male, siamo comunque capaci di valutare anche altri aspetti della vita.
Anche dopo aver ricevuto cattive notizie, siamo capaci di vedere il bel cielo azzurro. L’aria dà alla mente la capacità di muoversi in una nuova direzione, di vedere le cose da un altro punto di vista, e questo favorisce l’accumulo di conoscenza e comprensione. Quanto rapidamente riuscirete a trasformare la vostra rabbia, o depressione, o irritazione, o autocommiserazione in qualcosa di benefico dipende da quanto è sviluppato in voi l’elemento dell’aria.
L’elemento dell’aria significa la capacità di cambiare il proprio modo di pensare. Non è semplicemente la flessibilità dell’elemento dell’acqua, quando la situazione viene accettata così com’è, ma la capacità di cambiare completamente la propria visione del problema. Per esempio, vedi una situazione in un modo, ma, se necessario, puoi guardarla in modo del tutto diverso. Avevi certe speranze o certi piani, ma, se necessario, puoi liberartene.
Questo è un esempio di monaco ideale. Per esempio, è seduto in un ritiro al buio, ma all’improvviso gli dicono: «Bisogna uscire dal ritiro e svolgere un servizio». Per lui questo non costituisce alcun problema, si riadatta molto rapidamente. E se è immerso nel servizio, ma è arrivato il momento del ritiro annuale, non gli costa nulla cambiare rapidamente e entrare in un’altra visione. Allo stesso tempo non prova alcun serio turbamento. Non sente che qualcosa sia cambiato radicalmente. Semplicemente la sua mente è entrata in un altro flusso, ma lui, come yogin, come praticante, non prova alcuna inquietudine, non lo percepisce come un problema. Se a uno yogin del genere, per esempio, dicono: «Per tutta la vita starai seduto in un ritiro al buio», egli lo percepisce come se fosse una normale assemblea di bhakti. Sente che nella sua vita non è cambiato nulla di particolare. Cioè questo è uno stato di grandissima flessibilità, che viene dato dall’elemento dell’aria equilibrato.

L’aria come prana e il suo eccesso
L’elemento aria è anche il prana, che porta la mente. Ecco perché nel tantra, per controllare l’elemento aria e quindi mantenere l’esperienza necessaria, si raccomandano movimenti fisici e posture.
Quando sorgono disturbi dell’elemento aria, per la mente è difficile concentrarsi. È difficile restare seduti in meditazione. La persona è impaziente. In lei sorgono molte domande che desidera porre.
Quando c’è troppa aria, è difficile ottenere l’esperienza della vuota base universale.
Se una persona, per esempio, segue intensamente il cammino della devozione, sviluppa l’anahata-chakra, allora esso comincia a funzionare intensamente. Nel bhakta questo è chiamato “follia trascendentale”. Egli cerca costantemente la sua divinità, si precipita da un luogo all’altro, corre ovunque e pensa: “Dov’è Radha, dov’è Krishna?!” Si trova costantemente in tali proiezioni. La sua mente è sempre molto mobile, labile. Ma se egli è consapevole, si trova nello stato naturale, allora questo è semplicemente il comportamento dello stadio del folle, normale per un bhakta. Esempi di tale stato sono Ramakrishna, le gopi di Vrindavan, Sri Chaitanya. Se invece questo non è unito allo stato naturale, allora si rivela un aspetto negativo.
Sri Chaitanya era in generale uno yogin-bhakta unico. A volte cadeva in acqua, e i pescatori lo ripescavano con le reti, esanime, con le gambe innaturalmente ripiegate, come un pesce. Poi tornava in vita. A volte danzava in estasi per giorni e notti, a volte vagava per il bosco per intere settimane senza cibo né acqua, da un luogo all’altro, a volte predicava. Cioè era un santo assolutamente imprevedibile.
Questo è un esempio di un forte elemento vento.
Nel bhakti a volte c’è una tendenza ad attivare l’anahata-chakra. A questo proposito ho letto le osservazioni di un taoista. Ci sono alcune persone nelle quali il vento affluisce in eccesso nel centro del cuore. Mormorano versi altisonanti, immaginano di aver raggiunto molto. Ma questo è semplicemente uno squilibrio dell’elemento vento, che esercita un’influenza sulla mente. In generale, questa osservazione è corretta. Se non si considerano i grandi santi, è davvero così. E noi dobbiamo conoscere tutte queste sfumature.
L’aria nelle pratiche magiche
L’aria unisce tutto. Ha relazione con ogni tipo di connessione. In quanto prana, l’elemento aria riempie tutto e tutti. È una parte inalienabile dell’essere.
In alcuni tantra si parla dell’aria in relazione ai poteri magici. La magia utilizza sempre la trasformazione. Senza l’energia dell’elemento aria non avviene alcuna trasformazione.
Il corpo sottile è composto dall’elemento vento. Esso è molto importante nella pratica occulta e nella magia. È importante anche nella pratica del samadhi astrale.
Nel mondo sottile, nel bardo, ci sono regioni in cui si può entrare e regioni in cui non si può entrare. Queste regioni non sono separate da muri o barriere come nel mondo degli uomini. Piuttosto, queste barriere sono costituite dall’elemento vento di un’altra qualità. Vale a dire, accade così: ti muovi nel corpo astrale, e all’improvviso comincia un altro mondo nel quale non puoi entrare. E questo viene percepito come un vento di un’altra qualità.
L’elemento vento può essere attivato mediante rituali magici o visualizzazione. Per esempio, se visualizzate una sfera arcobaleno attorno a questa sala, allora al livello dell’elemento vento ciò accadrà realmente. Se visualizzate lingue di fiamma attorno alla sala, allora al livello del vento nel corpo astrale esse possono essere viste realmente, e gli spiriti non potranno penetrarvi attraverso. Cioè la vostra visualizzazione esercita un’influenza sull’elemento vento, si materializza nei mondi sottili. Su questo si basano tutte le pratiche magiche. Se uno yogin, con la forza della coscienza e dell’elemento vento, crea una qualsiasi visualizzazione o benedice un oggetto, questa è una pratica efficace.

Prana puro e impuro
Quando manca l’aria, il progresso nelle pratiche spirituali è spesso insufficiente, e la persona non è capace di trasformare ciò che sorge in pratica.
Esistono pratiche che sviluppano l’aria. In esse si lavora con i canali e i prana del corpo. Queste pratiche includono pratiche legate al corpo materiale: la pratica del trasferimento della coscienza, della respirazione, della contemplazione, durante la quale il canale centrale si apre mediante il respiro e la visualizzazione.
Di solito, nelle pratiche legate all’aria, si distingue tra prana puro e impuro, il che implica al tempo stesso una distinzione tra stato puro e impuro della mente. L’aria è un elemento che dà la possibilità di distinguere questi stati.
I concetti di puro e impuro sono anch’essi concetti del vento.
Quando vi confrontate con manifestazioni pure, questo attiva il vostro prana puro, o jnana-prana. Le manifestazioni impure attivano il klesha-prana, che scorre nel canale destro ed è legato alle impurità. Lo stato dell’unico sapore, invece, è lo stato in cui lo yogin può percepire sia oggetti puri sia impuri, ma in lui si attiva soltanto il prana puro: lo jnana-prana.
Per esempio, la contemplazione di immagini belle, l’ascolto dei bhajan: tutto questo attiva i prana puri. Perciò, quando per molti anni contemplate immagini pure e vi abituate a vivere nello stato del prana puro, avviene un processo di purificazione. Al contrario, se una persona viola i precetti, frequenta e vive in un’atmosfera impura, in lei comincia a dominare il klesha-prana, cioè un’energia grossolana che si muove nel canale destro. Il klesha-prana produce il deposito dei klesha nel corpo energetico e l’accumulo di nuovi samskara.
Lo yogin supremo è colui che ha sviluppato a tal punto la propria forza spirituale e la contemplazione da poter mantenere il prana puro anche trovandosi in circostanze impure. I suoi prana impuri non si attivano più, anche se contempla in un ambiente sfavorevole. Bisogna possedere una grande capacità di visione pura e di stato naturale per riuscire, persino dalle esperienze impure e irate, a plasmare nella propria visione divinità irate.

Sensibilità e vulnerabilità dell’elemento vento
Quando lo yogin passa al livello dell’elemento vento, può diventare molto sensibile. I pensieri delle altre persone diventano per lui aperti, accessibili. Può essere sensibile e attirare su di sé con grande facilità i karma di altre persone. Semplicemente seduto accanto a un’altra persona, può sentire il suo dolore. Oppure può percepire lo stato d’animo di chi al mattino ha preparato il prasad in cucina. Lo avverte come se entrasse in lui. A volte può sentire senza motivo un aumento dell’attività oppure, al contrario, torpore. Tutto questo è manifestazione di un elemento vento non armonico.
Se lo yogin non sa come unire la propria coscienza con gli elementi inferiori, con gli elementi terra e acqua, e in lui l’elemento vento è fortemente attivato, allora può sentire una grande leggerezza nel corpo, e le esperienze mistiche gli si manifestano facilmente. Tuttavia questa leggerezza non gli dà la possibilità di radicarsi. Non sente il radicamento nel corpo, la forza del bindu rosso. Vale a dire che la sua mente è mossa dal vento, ma non ha stabilità nella parte inferiore del corpo, perciò può essere aperto e vulnerabile alle energie esterne. E può accadere che, integrandosi con una certa energia o parlando intensamente con qualcuno, si senta svuotato. In questi contatti perde molta energia in modo maldestro. Se invece ha un buon legame con la parte inferiore, cioè è radicato, il suo bindu rosso è forte, allora in lui sono forti gli elementi terra e acqua; perciò non perde energia in tali contatti, l’elemento vento non lo destabilizza. E allora può mangiare qualsiasi cibo, anche se è stato preparato da qualcuno che si trovava in uno stato impuro. Può digerire tutto questo senza particolare difficoltà, non è così schizzinoso.

Una persona che vive al livello dell’elemento vento, senza unirlo agli elementi inferiori, ha una forte tendenza alla purezza. Qualsiasi cosa impura la destabilizza fortemente. Detesta sedersi con persone che hanno i canali sporchi. Non riesce a comunicare con coloro che non parlano di Dio, della Verità. Questo le provoca dolore, e il suo prana ne viene destabilizzato.
Se dorme o giace in un luogo in cui si manifesta una qualche energia, può percepire problemi con il vento in quel luogo. Anche piccole oscillazioni possono causargli qualche problema. È un’ipersensibilità che indica che l’elemento vento non è equilibrato con gli altri elementi. Se invece è equilibrato, lo yogin può sentire tutto, ma questo non avrà influenza su di lui. Può, come Luipa, mangiare interiora di pesce e allo stesso tempo non sentire di avere alcun problema con i prana e con la coscienza. È invulnerabile, è protetto in modo sicuro, perché l’elemento inferiore gli dà questa forza di protezione.
Idealmente, tutti gli elementi nello yogin dovrebbero essere forti e sviluppati.


