Lezioni di Saturno: superare i limiti nel cammino spirituale
16.10.2026
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Commento al testo «Saturno»
L’intera vita di un sadhu è aspirazione a Dio, aspirazione alla libertà. Su questo cammino vi sono dei limiti, e questi limiti sono connessi ai pianeti, agli influssi planetari, ai chakra nel nostro corpo e alle divinità. Tutto questo è chiamato karma. Il cammino del sadhu consiste nel superare diversi limiti.
Il paradosso consiste nel fatto che i limiti esistono finché non conosciamo la nostra natura, e che è possibile vincerli soltanto attraverso la conoscenza della propria natura divina. Jnana (la conoscenza della natura divina), l’abbandono di sé alla natura divina, l’eliminazione di ajnana: solo questo consente di liberarsi dai limiti. In caso contrario, i limiti esercitano un enorme potere su di noi e su qualsiasi essere. Studiare gli influssi planetari è un modo per comprendere la natura di questi limiti.
Continuiamo dunque a studiare l’influsso di Saturno, della divinità Saturno (Shani Dev). Shani Dev Maharaj è presente nella nostra vita, proprio come Surya, Shukra (Venere), Budha (Marte) e altre divinità. Esse influenzano invisibilmente la nostra vita, determinano i nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri destini e, che lo vogliamo o meno, siamo in costante interazione con queste divinità.
Lo sviluppo della nostra coscienza consiste nell’imparare a interagire in modo tale che ciò ci sia di beneficio e ci liberi, anziché ostacolarci e vincolarci. Le divinità sono avversari molto forti. All’inizio perdiamo contro di loro, perciò il karma esercita un enorme potere su di noi. Ma quando sviluppiamo la coscienza, anche noi diventiamo giocatori dotati di saggezza e possiamo interagire con queste energie in modo tale che smettano di nuocerci, ostacolarci e vincolarci, e talvolta inizino persino a benedirci e ad aiutarci.
Il principio del tempo e della pazienza
«L’effetto di Saturno determina il tempo per ogni cosa. Marte spinge l’uomo a seminare il seme, mentre Saturno influisce sui tempi e sulla natura del raccolto. Marte è orientato all’azione: è l’effetto di Marte a indurci a seminare; ma il modo in cui il seme germoglia, diventa una pianta e produce frutti è l’effetto di Saturno. Per preparare il riso da mangiare, dobbiamo raccogliere i chicchi di riso, pulirli, mescolare il riso con la giusta quantità d’acqua, metterlo in una cuociriso e posarla sul fornello. Tutto questo è opera di Marte. Poi dobbiamo aspettare: l’attesa è necessaria affinché il riso cuocia. Questa funzione dell’attesa è Saturno. Se non aspettiamo il tempo necessario, non avremo del buon riso».
Per diventare monaco bisogna studiare per dodici anni. Questo è Saturno. Per ottenere l’esperienza del samadhi, è necessario praticare a lungo ed esercitarsi nel dhyana; non arriverà subito: anche questo è Saturno. Saturno ci pone dei limiti, noi procediamo, superiamo questi limiti e così cresciamo. Dobbiamo comprendere il principio del tempo, il principio della pazienza, il principio dell’accettazione totale del tempo e dell’umiltà. Quando lo comprenderemo, Saturno eliminerà questi limiti.
Perché agisce così: quanto più siamo impazienti, quanto più nutriamo speranze e attaccamenti, tanto più si allontanano i frutti della nostra realizzazione. Al contrario, quanto più accettiamo e dimoriamo nell’accettazione totale, tanto più riceviamo tutto questo proprio ora.
«Se invece conosciamo il tempo, nella nostra vita ci riusciranno sempre le cose giuste. Quando conosciamo le cose così come sono, Saturno è un maestro positivo. Ma se non lo sappiamo, egli ci ferma».
Che cosa significa «conoscere le cose così come sono»? Tathata, Sugatagarbha, la vera talità, la natura di tutti i sugata risvegliati, la mente naturale, sahaja-prajnana. Lo stato primordiale del divino, che è alla base di tutto, è quello stato indifferenziato, quantico e trascendente dell’universo in cui il tempo non ha ancora iniziato il proprio corso, in cui l’universo non è ancora nato, in cui i tattva si trovano ancora in uno stato non manifesto: il nostro volto prima della nascita.
Per chi conosce questo punto, Saturno è un maestro benevolo: lo guida e lo aiuta. Per chi invece non lo conosce, diventa un rigido limitatore. Nel Bardo, il dio Yama appare a molti spaventoso e terribile, mentre ai santi appare benevolo. È sempre lo stesso dio Yama. Ma alcuni li accoglie con attributi irati e un aspetto furioso, e gli yamaduta (i servitori di Yama) li conducono da lui legati con un laccio. Altri li accoglie dall'ingresso principale, fa namaste, chiede: «Com'è andato il viaggio?» e mostra loro attenzione e rispetto. Altri ancora non lo vedono affatto, perché hanno riconosciuto pienamente la natura vuota di Yama e lo vedono come vacuità, luce, gioco delle energie della propria mente. Tutto ciò è determinato dalla visione karmica. Allo stesso modo, la nostra visione karmica determina tutte le energie presenti nell'universo.
La funzione sacra delle limitazioni
«Quando cuciniamo il riso, se lo cuociamo troppo non potremo mangiarlo, e nemmeno se lo cuociamo troppo poco. È così che Saturno stabilisce il tempo e ce lo fa conoscere. Pertanto, il processo del conoscere è un addestramento impartito da Saturno. Saturno mantiene una parte delle opere dell'uomo fuori dal suo controllo finché non viene compresa l'armonia suprema delle cose. Non ci permetterà di fare determinate cose finché non saremo adatti a farle».
Per esempio, una persona ha un sogno, un desiderio, e vuole ardentemente ottenere qualcosa, conseguire qualcosa: forse un oggetto, un'alta carica nella società o una siddhi, se è un sadhu che segue una via sbagliata. Saturno sembra mostrargli la possibilità, ma non gliela concede. Dice: «Finché non avrai sviluppato in te le qualità necessarie, non sperarci». Una persona può perseguire questo obiettivo per anni, per decenni, e Saturno osserverà se possiede o meno le qualità necessarie. Non deve sostenere esami: è la vita stessa l'esame che sosteniamo davanti a lui. Non appena compaiono le qualità necessarie, Saturno concede ciò che si desidera; finché tali qualità mancano, Saturno non lo concede.
«Ci sono persone che camminano sull'acqua, come Gesù o Shankaracharya, ma se provassimo noi, sapete che cosa accadrebbe. Supponiamo di viaggiare su una nave: non ci lasceremmo scivolare fuori bordo per camminare sul mare, perché penseremmo che sia stupido farlo, non è vero? La sensazione che camminare sull'acqua sia stupido è una limitazione proveniente da Saturno e, al tempo stesso, la protezione di Saturno. Egli ci protegge dal camminare sull'acqua suscitando in noi la sensazione che sia una cosa stupida. Se un bambino usa un coltello o un rasoio, glieli togliamo immediatamente, dicendo che è sciocco permettere a un bambino di maneggiare una lama. Anche la natura ci tiene lontani da certi tipi di attività e da certe cose finché non ci ritiene adatti a esse. Questa è una funzione altamente sacra di Saturno. Egli trattiene le cose e poi ce le concede una dopo l'altra, man mano che la natura ci ritiene adatti a riceverle».
«La persona comune considera tutto questo una limitazione, un influsso del destino crudele. Incolpiamo il destino per ciò che siamo oggi, ma in realtà non si tratta di un destino crudele. Al momento, per noi è bene essere così come siamo ora. Quando avremo padroneggiato il passo successivo, ci sarà concessa la cosa successiva. Non sappiamo perché certe cose non ci vengano concesse, perché i nostri desideri non si realizzino. Pensiamo che tali cose siano buone e perciò le chiediamo. Ma quando le otteniamo davvero, possono complicare la nostra vita; non sappiamo che cosa ci serva realmente. Non tutto ciò che desideriamo è necessariamente ciò di cui abbiamo bisogno».
È importante comprendere questa frase: «Non tutto ciò che desideriamo è necessariamente ciò di cui abbiamo bisogno». In questo senso, per i monaci è più semplice, perché si liberano dei desideri e cercano di non chiedere nulla se non Dio, il servizio e la realizzazione.
«Così la natura ci nega temporaneamente certe cose non perché sia crudele, ma perché è benevola e il suo atteggiamento è protettivo e materno. Allo stesso modo, tutto ciò che desideriamo, quando arriva, diventa per noi un problema. Perciò la natura lo trattiene finché non saremo pronti a riceverlo: anche questa è una funzione sacra di Saturno. Egli svolge tutto il lavoro spiacevole agendo in un'ottica di protezione».
Shani-deva viene raffigurato come un vecchio zoppo. Toglie il pane all’affamato e la spada al samurai. Se il darshan di Shani-deva non viene riconosciuto, esso è sofferenza, limitazione. Ma se dimoriamo nella natura della visione della realtà così com’è, allora riconosciamo questo darshan come un aiuto nel nostro cammino spirituale, come il recidere le speranze superflue, l’abbandono del falso e il risveglio del vero. I santi riconoscono sempre i darshan di Saturno come una benedizione. Perché dimorano nella natura di tutte le cose, nella Fonte Suprema. E Saturno non ha alcun potere su di loro.
Un rishi meditò per moltissimo tempo sulle rive del Gange, e anche suo figlio meditava lì accanto. Quando uscì dal samadhi, erano trascorsi moltissimi anni e vide che suo figlio si era ridotto a uno scheletro. Pensò che il tempo avesse agito in modo molto ingiusto e si preparò a compiere tapasya e a maledire il tempo, la divinità del tempo. Era rimasto in samadhi per diecimila o centomila anni e decise di impiegare tutto il suo tapas per maledire il tempo, punendolo per avergli portato via il figlio.
La divinità del tempo (Maha Kala) apparve davanti a lui con attributi terrifici, tenendo in mano un teschio, una coppa e una piccola ascia, rivestita di un’armatura e dotata di immenso potere, e disse: «È sciocco da parte tua: sei un santo, un saggio, e intendi consumare il tuo tapas per maledirmi? Nemmeno gli dèi possono uccidermi; che importanza può avere per me la tua maledizione? Tutto viene grazie al tempo; tuo figlio è entrato nel samadhi e ha vissuto molte volte l’esperienza della reincarnazione, e ora cammina già in un altro corpo. Perché vuoi maledirmi senza aver compreso la situazione? Io sono soltanto una funzione, svolgo la funzione di Brahma». Allora il santo si vergognò e disse: «Sì, tu sai tutto, mentre noi comprendiamo ben poco». Questa è una storia dello «Yoga Vasishtha» che mostra quanto poco comprendiamo del tempo. Comprendere il tempo è possibile soltanto quando comprendiamo la natura della coscienza.
Superare il dominio di Saturno attraverso l’accettazione totale
«Saturno governa il senso del tempo ed è chiamato anche Crono, la lumaca del tempo. Noi vogliamo che le cose siano fatte rapidamente, ma lui procede al passo di una lumaca. Saturno ci costringe ad assumere il ritmo giusto. L’essere umano vive i cicli del tempo nella propria mente e, quanto più si aspetta un maggiore ritorno dal mondo oggettivo, tanto più le sue concezioni di questi cicli diventano dense. C’è un punto fino al quale all’essere umano è consentito entrare nel mondo oggettivo, dopodiché subentra la soggettività».
Come superare il dominio di Saturno? Attraverso la pazienza e l’umiltà.
«Nella nostra vita giunge un momento dell’evoluzione in cui dobbiamo scegliere se inseguire ciò che è oggettivo o rimanere nel soggettivo. Una persona comune cerca di evitare le esperienze prive d’interesse, spiacevoli e infelici. Ciò mostra la debolezza presente nella sua natura psichica ai livelli mentali. L’unico modo per liberarsi di questa debolezza è affrontare direttamente le limitazioni e trascenderle».
Nella vita ci sono molte esperienze spiacevoli, ma se scegliamo di evitarle è come se non imparassimo le lezioni. L’insegnamento del Laya Yoga, l’insegnamento dell’Advaita e l’astrologia vedica, che esamina il principio di Saturno, affermano che non bisogna evitare nulla. Bisogna seguire il cammino ottimale, ma quando arriva un’esperienza spiacevole non bisogna provare avversione.
Shokamohobhaya (shoka è l’esperienza spiacevole che viviamo quando ci imbattiamo in qualcosa che non ci piace; moha è la speranza che la felicità sia possibile nel mondo materiale, nel mondo esterno, senza saggezza; bhaya è la paura, la paura del futuro, che i progetti non si realizzino). E quando qualcosa non ci piace, quando viviamo qualcosa nel modo sbagliato, cominciamo immediatamente a pensare, giudicare e farci prendere dal panico, e non ci viene in mente di accettarlo, di esercitarci nell’accettazione totale; cerchiamo vari modi per liberarcene. Vogliamo semplicemente, in modo egoistico, trasformare una brutta situazione in una buona.
Ma se vogliamo conoscere l’unico sapore dei santi e dei siddha, dobbiamo imparare a dimorare nell’accettazione totale, nell’apertura, per scoprire che il male e il bene sono due facce della stessa medaglia. Non dobbiamo aspirare troppo al bene. Perché, se aspiriamo intensamente al bene, finiremo per imbatterci nel male, poiché il bene viene insieme al male. Non arriva da solo, ma nello stesso pacchetto. E noi, nella nostra ingenuità, vogliamo: «Datemi il bene, datemi il bene». «Prendilo!». «Ahhh, perché anche il male?». «Perché vengono nello stesso pacchetto!». Questa dualità non ci viene in mente.
Un novizio di un monastero cristiano cominciò a lamentarsi del proprio destino. Allora un monaco più anziano gli chiese: «Dimmi, sei un peccatore oppure no?». Quello rispose: «Be’, siamo tutti peccatori». «No, tu personalmente sei un peccatore oppure no?». «Probabilmente sono un peccatore». «Allora perché per te, che sei un peccatore, dovrebbe andare tutto bene?». Questo gli disse.
Quando aspiriamo soltanto al bene, diventiamo immediatamente vulnerabili e subiamo anche una forte influenza del male, perché il bene e il male vanno insieme, cinquanta e cinquanta. Quando respingiamo il male, diventiamo altrettanto vulnerabili. L’insegnamento dei siddha, la pratyaksha advaita, il Laya Yoga, dice: «Rimani nell’accettazione totale». Come diceva Sri Ramana Maharshi, quando gli chiedevano: «C’è dolore nell’Atman?», Ramana Maharshi rispondeva: «L’Atman è tutto, qualsiasi esperienza; se è dolore, che sia dolore».
Quando qualcosa si presenta, rimaniamo nella contemplazione, nella consapevolezza, nell’accettazione totale. Invece di respingere qualcosa in preda al panico, al contrario cerchiamo di spalancarci, di aprirci e di unirci a esso. Avviene il miracolo dell’alchimia, della trasformazione: un’esperienza spiacevole smette improvvisamente di essere così spiacevole, viene vista come vuota e poi, dal vuoto, si trasforma in una divinità, in una visione pura, e diventa piacevole. Dobbiamo esercitarci costantemente in questa accettazione totale, finché il male e il bene non diventino uguali e non acquisiscano un unico sapore.
Notate quante cose diverse che non ci piacciono sperimentiamo nel corso della giornata, eppure le cose in sé non sono né cattive né buone. Come dicono i santi: «Non esiste nulla di buono, esiste ciò che ti piace. Non esiste nulla di cattivo, esiste ciò che non ti piace». Vediamo il mondo attraverso il prisma dei nostri giudizi, ma non vediamo il mondo così com’è. Come possiamo dunque vedere il mondo così com’è? Liberandoci dall’attaccamento al bene e dall’avversione per il male. Soltanto i santi vedono il mondo con un unico sapore.
Saturno come poliziotto cosmico
È questo che ci insegna Saturno. Dice: «Finché non avrai imparato questo e non avrai acquisito un unico sapore, non aspettarti di diventare santo: io non te lo permetterò, resterò qui e ti insegnerò per tutto il tempo necessario. Se non imparerai in questa vita, ce ne sarà una successiva, e poi un’altra ancora: io comunque non te lo permetterò». È un guru molto severo, Shani Deva. Vi insegnerà, che lo vogliate oppure no.
Per esempio, io non posso insegnarvi contro la vostra volontà. Se dite: «Non voglio studiare il Laya Yoga, non voglio sostenere l’esame», io risponderò: «Nessun problema, sei un’anima libera, fai ciò che vuoi, sei venuto da me di tua spontanea volontà». Ma a Shani Deva non potrete dire così. Lui dirà: «Che tu voglia studiare oppure no, non te lo chiedo: studierai e basta». Questa è la vita, questo è il karma. Poiché siamo nel samsara, nel samsara le lezioni della vita si svolgono in modo volontario e obbligatorio. Siamo arrivati qui volontariamente, ma dopo essere arrivati non ci viene chiesto se vogliamo studiare oppure no: ci insegneranno.
Un uomo stava sostenendo gli esami di ammissione a una scuola di aviazione, ma poi cambiò idea. Per non essere ammesso, non dover studiare e non diventare militare, non scrisse nulla e consegnò il foglio in bianco. Pensò: «Adesso mi daranno un voto insufficiente e mi espelleranno». All’improvviso gli dissero: «Sei stato iscritto, sei stato ammesso». Pensò: «Che significa? Posso vedere il mio compito d’esame? Non ho scritto nulla...». Lo guardò, e su quel foglio bianco c’era scritto: «Sei in buona salute, quindi: se non sei capace, ti insegneremo; se non vuoi, ti costringeremo».
Shani Deva agisce più o meno secondo questo principio. Dice: «Se non sei capace, ti insegnerò; ma se non vuoi, ti costringerò». Perciò Giove (Brihaspati) viene chiamato Guru, mentre Saturno viene chiamato poliziotto, poliziotto cosmico, colui che ci obbliga a rispettare le leggi dell’universo.
Accettare ciò che è spiacevole come via di crescita
Non esistono scorciatoie. Dobbiamo cercare di accettare ciò che è spiacevole, perché accettandolo cresciamo. Per questo Saturno getta l’uomo nell’esperienza di cui egli stesso ha bisogno.
Quando il discepolo comincia di propria volontà a ripercorrere il cammino del proprio karma, avvicinandosi a una serie di esperienze necessarie, l’influenza di Saturno sulla sua natura inferiore cessa, poiché il suo ruolo in questo è compiuto.
Ciò significa che, quando ci troviamo di fronte a situazioni spiacevoli, non dobbiamo fuggire da esse, ma restare saldi e affrontarle. Allora potremo neutralizzare il karma. Finché non raggiungeremo questo stato, Saturno continuerà a provocare la devastazione necessaria fino a quando non accetteremo; egli svolge il ruolo di una forza nociva, ma nel momento in cui saremo capaci di accettare, diventerà la nostra guida.
Per una persona comune, egli crea problemi soltanto in quegli aspetti della vita nei quali è più vulnerabile. Toccherà proprio quei punti che ci causano una reale inquietudine. Non toccherà gli altri punti, ma soltanto i vostri punti deboli. Dove siete forti, non vi toccherà; dove siete deboli, invece, vi toccherà e dirà: «Che ve ne pare?». Se vi piacerà, ve ne darà ancora, ancora e ancora, finché alla fine non dirà: «Va bene, avete superato la prova! Potete passare alla sala successiva».
Se una persona si preoccupa eccessivamente del denaro, sarà tormentata da insuccessi e ostacoli nelle questioni finanziarie.
I metodi d’insegnamento di Shani Deva
Shani Deva osserva attentamente le nostre passioni e i nostri attaccamenti, li individua e, nel momento più inaspettato, sferra il suo colpo. È come se dicesse: «Guarda, qui ti sei attaccato nel modo sbagliato, qui ti sei identificato, hai creato una mente sbagliata; ti insegnerò io». Ma i suoi metodi sono particolari: insegna attraverso la separazione e la limitazione. È come se dicesse: «Comprendi la mia lezione». Ci dà un indizio. Dice: «Tutto questo è un’illusione, ma tu soffri a causa dei tuoi attaccamenti; perciò ti toglierò ciò a cui sei attaccato».
Non appena lo comprendiamo, l’intero problema scompare. Moltissime persone soffrono senza comprenderlo, ma quando cambiano la propria mente, se riescono a cambiarla, le loro limitazioni e sofferenze scompaiono. A volte, per liberarsi da un problema, da una malattia o da una situazione, è sufficiente cambiare semplicemente atteggiamento, cambiare la propria mente.
Come si può agire in questo caso? Lo si può comprendere: se l’Insegnamento afferma che tutto avviene nella nostra coscienza, allora si può creare una coscienza diversa, una bhava diversa, una sankalpa diversa; in tal caso anche la situazione scomparirà. Le pratiche rituali, gli yajna e le teurgie si fondano tutte su questo. Cerchiamo di creare una mente diversa, uno stato d’animo diverso.
Analogamente, se siamo troppo attaccati a qualcuno, inevitabilmente seguirà la separazione da quella persona. Così Saturno perseguita l’uomo ora in un ambito d’attività, ora in un altro, finché egli non avrà superato tutti questi attaccamenti mentali.
Ciò significa che Saturno farà «evaporare» dall’uomo tutto il materiale appiccicoso. Ovunque rimaniamo invischiati, egli ci perseguiterà; non appena tutto il materiale appiccicoso sarà fuoriuscito, dirà: «Bene, potete proseguire». Ma lo fa a piccole dosi, non tutto in una volta: se lo facesse in una sola volta, non riusciremmo a sopportarlo. Perciò lo fa ogni 30 anni, quando si congiunge con la nostra Luna natale.
I modi in cui agisce Saturno
Come agisce Saturno? Agisce attraverso il tempo, può agire attraverso il mondo sottile, può agire attraverso altre persone. Per un certo periodo entrano nel nostro destino persone portatrici di Saturno, che incarnano questo principio e, per così dire, «lavano via il karma». In realtà, è Saturno ad aver chiamato queste persone per metterle in contatto con noi, affinché vedessimo i nostri punti dolenti e li purificassimo. Per i laici può trattarsi semplicemente di un vicino sul pianerottolo, del marito o della moglie oppure di un figlio; e quando questo periodo è attivo, Saturno può imporci delle limitazioni in questo modo.
Se invece si tratta di un sadhu, di un santo o di un saggio, Saturno si presenta in una forma più favorevole, dharmica; per esempio, si manifesta sotto forma di vinaya, cioè la vinaya è ciò che si assume spontaneamente, volontariamente e con gioia. Perché si ritiene di aver bisogno della tapasya e di determinati principi yogici, che si rispettano e si accettano di propria iniziativa. In questo caso Saturno non causa più tanta sofferenza, perché si rispettano queste regole, e Saturno si manifesta semplicemente sotto forma di regole, di etica, oppure si presenta sotto forma di ritiro, quando ci si impongono volontariamente una determinata tapasya e delle restrizioni per praticare meglio. Ciò significa che Saturno diventa più favorevole: non porta sofferenza, ma diventa fonte di saggezza.
Saturno come forma di Yama
Su scala minore, ciò avviene anche ogni sette anni e mezzo. Saturno è una delle forme con cui si manifesta Yama, il signore della regolazione, che governa... Saturno è una delle sue forme. Yama significa Plutone; Plutone è una dimensione più grande di Saturno, e perciò si dice che Saturno sia figlio di Plutone. Yama è il signore della morte, che ai peccatori appare ripugnante, ma ai giusti gradevole.
Quando appare il signore della morte, ci sembra così terribile perché abbiamo paura di morire; ma a coloro che sono davvero pieni di luce, egli si presenta come un buon amico, dall'aspetto luminoso, radioso e persino meraviglioso.
La moralità è delineata da Giove e imposta da Saturno. Egli ci costringerà a essere morali, altrimenti ci darà uno o due colpi affinché lo diventiamo. Giove stabilisce le regole del gioco, mentre Saturno punisce se non le rispettiamo.
Pertanto, avvertiamo la presenza del poliziotto molto più intensamente di quella del legislatore. Il legislatore dice che dobbiamo guidare sul lato destro della strada quando siamo al volante: in Europa questa è la legge. Se non ci fosse la polizia, potremmo non obbedire; ma se sappiamo che la polizia è efficiente, allora resteremo sicuramente sulla destra, mentre altrimenti saremmo inclini a guidare sulla sinistra. È così che opera Saturno, come un poliziotto. Egli si trova sul lato restrittivo delle cose, per mantenerci sul lato giusto della vita.
Caratteristiche dell'azione di Saturno
L'azione di Saturno è molto lenta, molto profonda e duratura. Egli ci impartisce valide lezioni che ricordiamo per tutta la vita. La sua presa è lenta ma sicura. Ci avvolge lentamente. Saturno governa le cose, i valori permanenti e i progetti di natura molto stabile. È un pianeta che si muove lentamente e percorre lo zodiaco una volta ogni trent'anni. Durante la sua prima rivoluzione tocca tutti i punti sensibili del nostro oroscopo e induce l'essere umano ad acquisire un'esperienza sufficiente.
Nel corpo fisico Saturno governa la pelle, i denti, le ossa, le unghie e i capelli. Per il discepolo sul sentiero spirituale svolge un ruolo molto significativo e compie per noi un lavoro importante. Insieme a Mercurio governa il centro della gola; ai livelli più elevati del discepolato, il centro della gola è il punto di partenza di molte iniziazioni superiori. Il controllo dei pensieri, delle parole e delle azioni, l'appagamento, la perseveranza, l'esperienza e gli sforzi incessanti rendono l'essere umano idoneo al sentiero del discepolato e costruiscono il suo antahkarana. Ciò conduce all'allineamento dell'uomo esteriore con quello interiore, con il lato sottile della sua esistenza. Questo è chiamato comprensione occulta, che conduce alla realizzazione della verità.
Karma
Unico sapore
Pazienza
Yama
Umiltà
limitazioni
Accettazione universale
Tempo
Yoga Vasistha
Saturno
Autore Гуру
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