«Non lodo né biasimo né me stesso né gli altri, né alcunché in nessun momento. La mia mente non esulta quando ottiene qualcosa che è considerato buono e non cade in depressione se riceve qualcosa che è considerato cattivo».
Uno dei criteri della vostra pratica è che siate sempre felici. Ciò indica che avete in qualche misura domato la vostra mente. Significa che state facendo tutto correttamente, che lavorate con la vostra mente e la gestite con abilità.
«Da qui derivano il mio stato di felicità e la mia salute».
Se la vostra mente è felice, anche i vostri prana sono in armonia. E se i vostri prana sono in armonia, anche il vostro corpo fisico è forte. Questa è la logica dei corpi sottili. Se la mente è infelice, viene dilaniata dai demoni interiori: uno dice «Dormiamo», un altro dice «Pensiamo alle donne» e un terzo propone qualcos’altro. Un’altra parte della mente dice: «Ma che dici!? Questa è la legge del karma. Hai dimenticato perché sei venuto qui? Devi raggiungere Dio. Che senso ha, dunque, tutto questo?» La mente viene fatta a pezzi, dentro di essa infuria una guerra tra angeli e demoni. E il corpo eterico non si sente molto bene: non sa da che parte stare, a chi dare energia. Darà energia a chi vincerà; per lui è indifferente, poiché il corpo eterico non possiede una mente. È semplicemente prana, e il prana va là dove va la mente. Anche il corpo fisico non si sente molto bene quando accade qualcosa del genere.
Ma se la mente è domata, tutto è meraviglioso, la coscienza è felice, tutti i demoni sono vincolati da giuramenti a servire il dharma e sono tenuti al guinzaglio corto, mentre gli angeli interiori dominano; allora il prana si accumula, la forza vitale aumenta, il corpo eterico si rafforza e il corpo fisico è sempre molto vigoroso, stabile e dotato di immunità. E allora la durata della vita aumenta: anche tutto questo è il risultato di una gestione sapiente della mente.
Lo stato di pacificazione e integrità
«Rinuncio persino al desiderio di vivere, perciò la mia mente non desidera nulla, ma dimora in uno stato di pacificazione e armonia».
Pacificazione e armonia significano che tutte le vostre entità interiori si sono «messe d’accordo», fondendosi in qualcosa di unico e integro. Gli angeli hanno domato i demoni, cioè le saggezze hanno domato i klesha. I demoni hanno giurato di servire il dharma e soltanto il dharma, e di non muovere un passo senza il comando degli angeli. Gli angeli stessi si sono stabiliti nello spazio vuoto della consapevolezza. Tutte le diverse parti del vostro «io» si sono fuse insieme, diventando qualcosa di unico e integro. Non siete più dilaniati dalle contraddizioni. Non avete più nette delimitazioni dualistiche: questo è inequivocabilmente cattivo, mentre quello è inequivocabilmente buono; questa è inequivocabilmente una brava persona, mentre quella è inequivocabilmente una cattiva persona; questo è inequivocabilmente il bene, mentre quello è inequivocabilmente il male; questo è inequivocabilmente giusto, mentre quello è inequivocabilmente sbagliato. Non dimorate più in una percezione così infantile del mondo. Tutto si è fuso in un unico conglomerato integro, e tutto questo è un unico grande bene. Ma questo bene non si basa sui giudizi concettuali della mente, bensì sull’essenza del bhava e della consapevolezza.

Tutto ciò che nella vostra anima era multiforme e frammentato è diventato armonioso e integro, ha acquisito una propria struttura e si è trasformato in un bellissimo «fiocco di neve»: in uno yantra, in un mandala, in qualcosa di meraviglioso. Tutte le parti di un simile yantra sono equidistanti dal centro, cioè dallo stato naturale. Tutti i concetti, i pensieri e le energie sono ora connessi a questo centro e non agiscono autonomamente. È come se una moltitudine di servitori stolti avesse trovato il proprio padrone e si fosse disposta intorno a lui formando una bella figura. Anche questi stessi servitori sono ora diventati signori benevoli e pacificati. Tutto ciò è segno di un abile addestramento della mente.
Voglio dire che molti, quando arrivano al monastero, lo immaginano come un luogo magico dove verranno indotti in trance o nel nirvikalpa samadhi, dove qualche arte magica proietterà il loro corpo sottile sul piano astrale e così via. Ma simili concezioni infantili della pratica spirituale non corrispondono alla realtà. Non è questo genere di luogo. È una scuola in cui, prima di tutto, vi insegnano a lavorare con la mente e a domarla. Tutte le sottili pratiche magiche e mistiche non sono minimamente paragonabili all’arte di domare la mente, perché tutto ciò arriva spontaneamente al momento opportuno, se la vostra mente è domata.
Ho visto molti sensitivi diversi, quasi folli, che avevano avuto molte esperienze e uscivano nel corpo sottile, ma la loro mente non era stata pacificata. Tutto ciò non è di alcuna utilità, perché persino gli spiriti affamati possiedono un corpo astrale e si muovono in esso, vedono il futuro, ma questo non li ha aiutati in alcun modo a liberarsi. Provano avidità, attaccamento, amor proprio e così via, nonostante esperienze che alcune persone considerano mistiche. Ma se cominciamo a pacificare la mente, questa è vera magia, questo è un autentico miracolo, perché la pacificazione della mente conduce alla liberazione dall’amor proprio e dall’ego. Sono proprio l’amor proprio e l’ego a costituire la radice della condizione vincolata (bandha) e di tutti i problemi.

La visione dell’unica essenza in ogni cosa
«Vedo un’unica essenza sottostante in ogni cosa: in un pezzo di legno, in una bella donna, in una montagna, in un filo d’erba, nel ghiaccio, nel fuoco e nello spazio. E non mi turbano i pensieri “che cosa devo fare adesso?” o “che cosa accadrà domani mattina?”. Non mi preoccupano le riflessioni sulla vecchiaia e sulla morte né l’aspirazione alla felicità, e non considero nulla “mio” o “non mio”.
Quando la mente è pacificata, la contemplazione e lo stato naturale sopraggiungono come spontaneamente, da sé. Perché, non appena la mente si pacifica, sorge la presenza contemplativa. Se cercate di praticare la contemplazione con una mente non pacificata, anche se siete persone di talento e comprendete qualcosa del triplice sankalpa, del bhava o dello spazio, questa mente non pacificata continuerà costantemente a trascinarvi fuori. Avete appena raggiunto l’assorbimento e iniziato a eseguire la complessa sadhana dell’unione con i chakra, quando all’improvviso si verifica una certa situazione, e allora la vostra mente balza immediatamente fuori e dice: «Ma com’è possibile?! E io?!». Dimenticate subito sia la contemplazione sia i sankalpa; tutte le pratiche complesse non funzionano, perché la mente non pacificata rovina tutto. Al contrario, se la mente è pacificata, vi trovate sempre in una simile presenza fluttuante e non ve ne allontanate molto.
Prapatti yoga e sradicamento dell’amor proprio
Il prapatti yoga è considerato uno degli yoga minori appartenenti al prajna yantra. Anava yoga, Vishvarupa yoga e Drashta yoga sono tutti yoga minori del prajna yantra, destinati a rafforzare la nostra pratica. Direi che il prapatti yoga è molto importante dal punto di vista del prajna yantra. Un altro suo nome è hridachara, vale a dire che è uno dei dieci achara, o principi dell’insegnamento del laya yoga. Vi sono advaitachara, sahajachara, samayachara, upayachara, sadachara, tapachara, siddha-svechchhachara, divyachara e darshanachara. Vi è inoltre bhrityachara, un altro nome del prapatti yoga: lo yoga dell’abbandono di sé, della compassione, dell’amore e della dedizione. Se comprenderete il bhrityachara, vi sarà molto facile praticare la sadhana, eseguire pratiche prolungate e osservare gli obblighi monastici. In realtà, non vi sarà alcuna fatica, perché l’amor proprio sarà stato sradicato. E quando l’amor proprio è sradicato, viene sradicata anche la radice della sofferenza.
Per fare un esempio tratto dalla vita moderna, se la coscienza è una complessa realtà virtuale e informativa, allora l’ego e l’amor proprio sono simili a un virus o persino a un programma errato. Questo programma errato rallenta fortemente il funzionamento dell’intero sistema. Inoltre, blocca completamente molte funzioni. Se questo programma non viene rimosso, non si potrà fare nulla con tale sistema. Il sistema continuerà a funzionare lentamente e non svolgerà affatto molte funzioni, cioè sarà molto limitato. Quando invece lo rimuoviamo, tutto appare completamente diverso.
A che cosa conduce l’amor proprio? Conduce alla sofferenza sia in questa vita sia nelle successive. Il primo passo per sradicare l’amor proprio consiste nel comprendere che siamo noi stessi gli artefici delle nostre sofferenze. Sono proprio l’egoismo e l’amor proprio a generare la sofferenza. Se non analizziamo attentamente la situazione, ci sembra che la sofferenza provenga dall’esterno. Ma questa è un’illusione, e ci appare così soltanto perché non abbiamo svolto un’analisi approfondita. In realtà, la sofferenza non proviene dall’esterno, ma dall’interno: dall’amor proprio e dall’egoismo. Tuttavia, quando siamo disattenti e non analizziamo le situazioni, sembra che la sofferenza provenga dall’esterno, e allora nasce in noi l’idea di un colpevole, di un qualche nemico esterno. Ne cerchiamo la causa: il maltempo, un’altra persona, determinate circostanze. Ma questa è un’illusione, perché la radice della sofferenza si cela nella visione egoistica, nell’amor proprio.
Viene riportato questo esempio: un uomo di nome Devadatta scolpisce una statua di legno e la lascia al buio, non lontano da casa; quando passa di lì la sera, essa gli sembra una persona viva, lui ne è molto spaventato e per questo soffre.

Allo stesso modo, i nostri pensieri egoistici creano cause che producono effetti sotto forma di sofferenza. Oppure è come quando mettete al mondo un bambino che poi cresce e comincia a picchiarvi o a causarvi altre sofferenze. O ancora, prendete una freccia e, per disattenzione, la scagliate in modo tale che vi ferisca una gamba. In altre parole, siete voi stessi a generare tutto questo.
Tutte le sofferenze che esistono in questo mondo sono generate da noi stessi a causa di una visione erronea fondata sull'egoismo. E compiamo il primo passo verso la liberazione da questa visione erronea quando lo comprendiamo.
I segreti dell'immortalità di Bhusunda
«So che tutto ciò che ci circonda, sempre e ovunque, è un'unica consapevolezza cosmica. Questi sono i segreti della mia felicità e della mia salute».
Vasishtha poneva a Bhusunda domande sulla sua immortalità. Era molto stupito: «Com'è possibile che siano trascorsi così tanti kalpa e tu non muoia neppure durante il pralaya? Hai vissuto nel kalpa precedente e ora vivi in questo. Persino il tempo non ha potere su di te». Bhusunda rispose che tutto dipendeva da una visione così priva di egoismo. Egli dice:
«Le speranze e le aspettative non mi toccano. Anche quando una cosa è vecchia e logora, la guardo con occhi nuovi, come se fosse nuova. Sono felice con chi è felice, mentre con chi soffre condivido il suo dolore e provo compassione, ma io stesso non ne vengo in alcun modo condizionato. Qualunque cosa faccia, non è contaminata dal desiderio o dal senso dell'ego. Perciò non perdo la testa né quando sono potente, né quando sono povero e chiedo l'elemosina. Non mi turbano né la ricchezza né la sventura; quando mi capitano, le considero equivalenti».
Questi sono i segreti. È il più grande upadesha di Bhusunda sul prapatti yoga, lo yoga dell'abbandono di sé.
Il meccanismo di creazione della visione karmica
Creiamo continuamente ostacoli a noi stessi nella pratica spirituale, se agiamo egoisticamente. I nostri pensieri incarnano le nostre intenzioni egoistiche, e tali intenzioni egoistiche creano tunnel di realtà nei quali ci spostiamo inconsapevolmente. Questa è una determinata visione. E poiché la nostra coscienza possiede la capacità di generare la realtà e di sostenerla, ciò avviene ininterrottamente.
La coscienza può essere paragonata a un oceano o a un lago, e i pensieri alle bolle che salgono in superficie. Lo specchio della nostra coscienza genera continuamente determinati pensieri. Ciò avviene a un livello molto sottile di visualizzazione. Per esempio, non appena pensate a qualcosa, affiora istantaneamente una sottile immagine. Forse la mente non l'ha neppure percepita, ma questa immagine ha già iniziato ad agire. E quando generiamo pensieri egoistici, creiamo una moltitudine di immagini simili che, sovrapponendosi, stabiliscono tra loro complesse connessioni associative. Con il tempo, esse si trasformano in un intero tunnel di realtà che forma una determinata visione karmica, e questa visione karmica comincia a esercitare la propria influenza su di noi.

È un paradosso: siamo stati noi stessi a crearla, e ora essa influisce su di noi. È proprio questo il «bambino che picchia il genitore». Abbiamo immaginato qualcosa, l'abbiamo creato, questi pensieri sono diventati forti e poi hanno cominciato essi stessi a influenzarci, modificando il nostro stato d'animo e la nostra visione. Tutto ciò è conseguenza di questo modo di pensare egoistico.
Quando in noi vi sono attaccamento ed egoismo, sul trono non si trovano né la verità né il dharma, bensì il nostro falso «io», il nostro ego. E quando sul trono siede il nostro ego, compiamo azioni errate e creiamo diversi tipi di impronte karmiche indesiderate, che in futuro daranno inevitabilmente i loro frutti, che lo vogliamo o no. È naturale quanto il fatto che in primavera sboccino rose sulle piantine di rose da voi piantate; sarebbe ingenuo aspettarsi che vi fioriscano dei lillà, poiché opera la legge di causa ed effetto.
Lo scopo della pratica è trasformare lo stato mentale rendendolo positivo e altruistico. Quando trasformiamo l'egoismo in compassione, passando a uno stato altruistico, l'intero funzionamento delle componenti negative della nostra mente si inverte e diventa positivo.
Il metodo settenario per pacificare la mente
Uno dei metodi per pacificare la mente è chiamato metodo settenario: è un metodo di analisi logica. Se siete buoni praticanti, vi sarà facile pacificare la mente attraverso la semplice autoliberazione; tuttavia, i buoni praticanti si possono contare sulle dita di una mano. Di norma, siamo praticanti principianti. Perciò sono importanti anche i metodi logici per pacificare la mente, che si possono applicare quando necessario.
Il metodo settenario consiste nelle seguenti formule e nei seguenti principi:
osserva (sakshi);
analizza, applica la saggezza discriminante (viveka);
generalizza (ekavidya), raccogli dati statistici, guarda da lontano tutto ciò che accade;
trai le conclusioni (pramana);
prendi una decisione (sankalpa);
agisci;
passa a un nuovo livello (parinama).
Se sorgono in voi stati mentali egoistici e sentite che la vostra contemplazione non è in grado di affrontarli, dovete applicare questo metodo.
Per esempio, in voi sorge la collera. Come minimo, dovete osservarla, cioè non identificarvi con essa, ma mettervi in disparte e limitarvi a osservarla. Tuttavia, la semplice osservazione della collera non sarà d'aiuto: essa continuerà. Anche se osservate la collera, questa può comunque riuscire a rovinarvi la vita e a creare impronte negative per le vite future. Dovete analizzarla e pensare: «Senza dubbio questa collera sorge perché in passato ho creato diverse impronte negative. Forse ho offeso qualcuno o mi sono comportato male nei confronti degli altri, e ora il mio karma si manifesta facendo sì che si crei una situazione del genere. Perché, allora, dovrei adirarmi?»

Dopo averla analizzata, dovete passare alla generalizzazione e pensare: «Che cosa accadrà se continuerò ad adirarmi? Come sarà la mia prossima vita? È evidente che, con un simile funzionamento della coscienza, finirò all'inferno. E se tutte le persone si comporteranno così, i rapporti tra loro saranno davvero infernali».
Analizzando e generalizzando, giungete alla conclusione che non ne avete affatto bisogno. Questo nuoce innanzitutto a voi. Che l'altra persona abbia ragione o torto, che la situazione sia buona o cattiva, non ha alcuna importanza, perché in ogni caso fate del male a voi stessi. Pensate: «Che differenza fa chi abbia detto cosa? Non rovinerò per questo né questa vita né quelle future. A causa della collera, molti hanno sofferto e hanno ottenuto rinascite sfavorevoli. Io non voglio per me un simile destino, un simile futuro».
Dopo aver guardato la collera dall'esterno e aver generalizzato, occorre quindi trarre le conclusioni: «Adirarsi è pericoloso. È sciocco, perché è un funzionamento infantile della coscienza».
Dopo aver tratto le conclusioni, bisogna prendere la decisione di interrompere il funzionamento collerico della coscienza. E opponete alla collera il vostro sankalpa (intenzione). Esprimete questo sankalpa e cercate di porre fine a tale funzionamento della coscienza. Praticate l'osservazione o pratipaksha-bhavana, qualcosa di opposto alla collera, per esempio la meditazione sull'amore; in ogni caso, non tollerate più la collera, ma cercate di estinguerla. Se prima non vi sembrava affatto che ci fosse un problema e pensavate di avere il diritto di adirarvi quando qualcuno vi faceva infuriare, perché vi sembrava una collera giusta, ora ne comprendete tutta l'inutilità; non la tollerate più e lavorate su voi stessi, invece di adirarvi con qualcosa di esterno. E se ci riuscite, passate a un nuovo livello. Il vostro stato cambia e la propensione alla collera semplicemente scompare.
Potete applicare questa analisi settenaria a qualsiasi emozione. Se sorgono altri stati (invidia, attaccamento e così via), potete lavorare anche con essi dal punto di vista dell'analisi settenaria.
Applicazione dell'analisi settenaria ai diversi stati mentali
Eseguendo questa analisi di tutti gli stati della mente, utilizzate uno strumento logico per domarla. Per esempio, può sorgere in voi uno stato in cui desiderate abbandonarvi alla pigrizia e dormire invece di meditare e praticare. Dovete osservare questi stati e poi analizzarli: «Se continuerò a comportarmi così, a cosa mi condurrà? Che cosa ne ricaverò?»
Giungerete alla conclusione che ciò è del tutto sfavorevole e che i progressi spirituali saranno messi in dubbio se questo diventerà una tendenza della coscienza. Se la distrazione, la pigrizia, il compromesso e l'ottusità diventeranno tendenze della coscienza, non ne trarrete alcun beneficio. Dobbiamo riflettere, trarre una visione d'insieme e pensare: «Come saranno allora le mie prossime vite? Le migliaia di persone che hanno vissuto così hanno forse ottenuto qualcosa? È evidente che non hanno ottenuto proprio nulla. Non sono riuscite a domare la propria mente e a liberarsi dalla sofferenza. Per loro sia la vita successiva sia la sofferenza erano una realtà».
Bisogna quindi concludere che una simile coscienza non reca alcun beneficio e poi prendere una decisione: «Praticherò la sadhana, controllerò e domerò la mia mente».
Dopo aver preso la decisione, procedete metodicamente per metterla in pratica. In che modo? Per esempio, prendete un foglio di carta e annotate il numero di cicli nello chandali yoga o il numero di kumbhaka nel pranayama. Non importa che cosa facciate: l'essenziale è che agiate con metodo e dominiate la mente grazie a una rigorosa disciplina nella sadhana. Ogni giorno eseguite una determinata sadhana, controllate e annotate tutto, cercando di vigilare sulla vostra mente. Come risultato, passate a un nuovo livello.

Formula universale per lavorare con la mente
Questa formula — osserva, analizza, generalizza, trai conclusioni, prendi una decisione, adoperati per attuarla e passa a un nuovo livello — può essere applicata a tutte le situazioni e a tutti gli aspetti della vita in cui avete bisogno della logica, quando sentite che la sola consapevolezza non è ancora sufficiente e dovete quindi comprendere logicamente uno stato mentale, un'emozione o una situazione.
Per esempio, se provate invidia per qualcuno, dovete osservare questa invidia. Non dovete pensare che voi e l'invidia siate la stessa cosa. Se provate invidia (o attaccamento verso qualcuno) e pensate che voi e l'invidia (o l'attaccamento) siate la stessa cosa, siete perduti. Attraverso l'osservazione dovete sempre separarvi dall'emozione e osservare ciò che accade all'emozione.
Dopo averla osservata, dovete scomporla, analizzarla, suddividerla in parti ed esaminarla attentamente. «È evidente che questa invidia è la conseguenza di alcune impronte sfavorevoli nella mia mente. È evidente che, se la lascio così com'è, creerà ulteriori impronte nel flusso della mia coscienza, che si manifesteranno nella vita successiva. Ho forse bisogno di simili impronte?»
La legge del karma, infatti, è simile all'eco tra le montagne: quando gridate un insulto, sentirete in risposta lo stesso insulto. Non accade che voi gridiate un insulto e vi venga risposto: «Om Namah Shivaya». Montagne simili esistono soltanto nelle Terre Pure, dove non c'è nulla di sbagliato o impuro. Ma se la mente non è domata, persino le terre pure possono sembrare noiose, incomprensibili, troppo miti. Un'anima peccatrice, anche se giungesse in una dimora paradisiaca, non si sentirebbe felice, perché lì non troverebbe nulla di eccitante. Non comprenderebbe le sottigliezze del funzionamento della coscienza dei suoi abitanti. È come quando una persona semplice entra in un ambiente raffinato di studiosi o musicisti e non riesce in alcun modo ad ambientarsi, perché alla sua coscienza grossolana tutto appare estraneo e troppo noioso. La stessa cosa prova una mente grossolana in una terra pura.

Dunque, se analizzate l'invidia e comprendete che non vi serve, procedete poi a generalizzare. Dopo aver generalizzato, potete considerare la situazione da una prospettiva più ampia, dal punto di vista di molte vite, e pensare: «Forse la mia rinascita è avvenuta a causa dell'invidia; forse è stata proprio essa a spingermi a incarnarmi in questo mondo. Come posso continuare a partecipare a questi giochi? Come posso continuare a tollerarlo?»
Dopodiché prendete una decisione: «Devo rinunciare a questo genere di attività della coscienza». Poi vi impegnate ad attuarla: osservate costantemente e con attenzione la mente e reprimete simili impulsi. Di conseguenza, passate a un nuovo livello, in cui tale qualità non si manifesta più e non vi disturba più. Così, a poco a poco, la mente si placa e diventa un ministro devoto al servizio dell’«Io» superiore.
Il risultato del placamento della mente
Quando la mente si placa, conseguite la vera felicità e una coscienza serena. Le circostanze esterne non sono più in grado di farvi soffrire, perché le diverse situazioni e le sofferenze sono soltanto interpretazioni della mente. In realtà, si tratta di un fattore dello stato interiore, ma a causa della nostra inconsapevolezza spesso possiamo identificarci con queste situazioni e soffrire per questo.
Se una persona non possiede una mente così retta e pacificata, prima o poi la sofferenza è garantita: non potrà sfuggirle. Anche se la situazione è favorevole, ma la sua mente non è pacificata, non appena si troverà in una situazione sfavorevole, la sofferenza arriverà inevitabilmente, perché la mente non pacificata diventa essa stessa fonte di sofferenza.
Il meccanismo delle proiezioni della mente non pacificata
Talvolta, a causa della mente non pacificata, una persona prova insoddisfazione. Non si tratta, peraltro, di un sentimento specifico, bensì di una sensazione generale e pervasiva. Se la persona non lavora sulla mente e crede a questa sensazione, essa comincia a impadronirsi di lei. La mente proietta e cerca qualcuno da incolpare della propria insoddisfazione, e inevitabilmente lo trova.

È così che funziona la mente: passa in rassegna le varie opzioni e sceglie quella più adatta su cui proiettare, perché ha bisogno di questa proiezione esterna. Il demone interiore vuole ottenere un qualche murti, un supporto reale. E se glielo permettete, ciò accadrà davvero: si materializzerà. Ma l’arte dell’analisi consiste nel non lasciare che tale proiezione avvenga, nel troncarla al livello interiore più profondo.


