Commento al testo «Gli insegnamenti indicativi della vecchietta»
«Gli insegnamenti indicativi della vecchietta» sono un metodo in cui l’insegnamento viene spiegato con un linguaggio molto semplice, ricorrendo a immagini e persino alla mimica e ai gesti. E se si applica questo metodo, posso dire soltanto quanto segue.
Tutto questo è un sogno. E in esso nulla ha importanza, tranne la vostra comprensione di questo fatto e lo sviluppo della consapevolezza. Con la vostra coscienza potete modificare questo sogno a vostro piacimento, se, naturalmente, la vostra coscienza è forte. Se la vostra coscienza è debole, al contrario, sarà questo sogno a cambiare voi. La situazione è tale che o siete voi a governarlo, oppure è lui a governare voi. E se volete creare un sogno in cui siete immortali, in cui siete una divinità, in cui possedete la perfezione, cambiate i vostri pensieri. A parte questo, nulla ha importanza.
Tutto ciò che dirò in seguito sarà semplicemente uno sviluppo di questo tema, una spiegazione di come uscire da questo sogno per entrare in qualcosa di reale.
Le basi della vita spirituale
Osservate i principi etici (preservate soprattutto l’energia sessuale).
Custodite il sacro legame, il samaya. Evitate le cadute.
Siate sinceri con il maestro e con l’insegnamento.
Amate i fratelli e le sorelle nel dharma.
Collaborate con il maestro e con i monaci, se vi definite discepoli.
Migliorate il vostro destino accumulando meriti e prestando servizio.
Introducete nella vostra vita le forze universali dell’illuminazione.
Recidete il vostro egoismo; non pensate «che cosa mi darà il dharma», ma pensate «come posso essere utile al dharma e a tutti gli esseri viventi», e allora il dharma vi darà tutto.
Create un campo per la pratica, realizzate oggetti sacri, icone e statue, stampate testi: in altre parole, fate per il dharma tutto ciò verso cui vi sentite portati.
Non rinchiudetevi nei vostri problemi. Pensate sempre a come aiutare gli altri, a come portare più illuminazione in questo mondo, e allora recherete beneficio anche a voi stessi.
Le Quattro Consapevolezze e la pratica diligente

Riflettete costantemente sulle Quattro Consapevolezze:
- l’impermanenza;
- la legge del karma;
- la preziosa nascita umana;
- la sofferenza derivante dalle limitazioni.
Non siate negligenti nella pratica del dharma. Che siate laici o monaci, il destino di tutti gli esseri umani è uguale.
Eseguite diligentemente le pratiche fondamentali ogni giorno, senza pigrizia. Praticate la concentrazione e tutte le pratiche che avete ricevuto.
Seguite il percorso di formazione prestabilito. Siate diligenti come una giovane moglie che entra nella casa dei genitori dello sposo.
Non disperdetevi, non mescolate l’insegnamento con altri lignaggi e correnti.
Anche gli altri lignaggi e le altre correnti sono validi, ma se volete conseguire il successo, dovete diventare maestri in un ambito specifico. Se cercate di suonare contemporaneamente il violino, il sassofono, la batteria e il pianoforte, difficilmente riuscirete a suonare bene uno qualsiasi di questi strumenti. Lo stesso vale per l’insegnamento.
Preservazione del lignaggio di trasmissione e studio dei testi

Preservate il lignaggio di trasmissione così come vi viene trasmesso. Il lignaggio di trasmissione proviene dai santi e dai siddha, non dalle persone comuni.
Ricevete le conferme.
Liberatevi dalle informazioni che disperdono la coscienza. Assorbite soltanto informazioni spirituali, se volete crescere spiritualmente.
Se non lo volete, è una scelta vostra. Avete sempre il libero arbitrio che Dio vi ha donato. Nessuno può prendere decisioni al vostro posto sul cammino spirituale: possedete il vostro libero arbitrio personale.
Studiate i testi fondamentali, chiarendo l’Insegnamento, affinché siano sulle vostre labbra, nei vostri pensieri e nel vostro cuore.
Senza conoscere i testi fondamentali, rimarrete confusi riguardo all’insegnamento, commetterete errori e sprecherete molti anni (venti, trenta, cinquanta). Per l’Essere, cinquemila anni non sono nulla, ma per voi persino dieci anni sono molti.
Pratica intensiva e ritiri

Per il futuro, programmate un ritiro oppure la vita monastica, almeno per un mese, sei mesi, un anno o tre anni.
Senza una pratica intensiva è impossibile ottenere risultati, qualunque sia il proprio stato di vita.
Nella pratica fate sempre affidamento su un elevato e gioioso stato di devozione, su uno stato amorevole, felice e libero.
Rispettate il vostro cammino e l’insegnamento.
Non permettetevi di frequentare coloro che parlano male del Dharma o del vostro cammino spirituale. Dite che il vostro Dharma, il vostro cammino spirituale, è ciò che apprezzate e rispettate, e chiedete agli altri di rispettare anch’essi il vostro cammino spirituale, se desiderano frequentarvi.
Non divulgate i segreti dell’insegnamento e della pratica, se non siete autorizzati a farlo.
Svolgete autonomamente i ritiri e cercate di inserirvi nella disciplina monastica dei ritiri: allora ne trarrete un enorme beneficio.
Nell’addestramento occorre essere perseveranti: giorno e notte bisogna segare le catene del samsara.
Relazioni e distacco

In quanto discepoli dello stesso maestro, sostenetevi a vicenda, liberandovi dall’egoismo e considerando il principio dell’armonia nelle relazioni come una pratica personale.
Anche vivendo nel mondo, distaccatevi da tutto ciò che è mondano, non attaccatevi ad esso, recitate la vostra parte, ma nulla di più. Se non ci riuscirete, non potrete conseguire nulla.
Al di fuori della vita spirituale, abbandonate qualsiasi obiettivo e progetto, se desiderate il risveglio.
Se volete Dio e soltanto Dio, desideratelo veramente. Gli obiettivi e i progetti al di fuori della vita spirituale sono simili a sogni e miraggi.
Mantenete rapporti autentici con coloro che percorrono il cammino spirituale, soprattutto con chi è più avanzato di voi.
Trovate luoghi appartati fuori città e meditatevi, oppure praticate la contemplazione camminando.
Non guardate gli altri: il vostro destino è soltanto vostro.
Quando morirete, né gli amici, né i vostri familiari, né le persone amate potranno venire con voi; persino il maestro non potrà seguirvi. Allora vi resteranno soltanto la vostra esperienza meditativa, le vostre capacità di meditazione, i meriti che avrete sviluppato e la coscienza pura; perciò non dovreste guardare troppo agli altri. Pensate così: «Comunque sia, io vado avanti!» Sul cammino occorre essere impavidi e non avere paura di sfidare i propri limiti.
Visione pura e umiltà

Non giudicate e non criticate nessuno.
Guardate ogni cosa, specialmente ciò che è legato al Dharma, con gli occhi della «visione pura». Se giudicate e criticate qualcuno, pensate: «Forse l’elemento che critico è parte di me stesso? Forse devo semplicemente cambiare la mia coscienza?»
Nella pratica, abbandonate l’orgoglio e la presunzione quando sorgono; non consideratevi grandi praticanti.
Anche se vi considerate grandi praticanti, il vostro vero livello spirituale è visibile agli altri e non è difficile da riconoscere; perciò è meglio mostrare modestia.
Non imponete agli altri le vostre opinioni; siate sempre tolleranti verso le opinioni altrui, anche se sono radicalmente opposte alle vostre: occorre semplicemente essere flessibili.
Vicinanza al maestro e maggiore difficoltà della pratica

Cercate di stare quanto più possibile e quanto più vicino al maestro, al monastero e ai praticanti esperti.
Se non vi è possibile con il corpo, fatelo almeno con la coscienza: questa è la Guru Yoga. Se rimarrete lontani, non entrerete nel lignaggio di trasmissione e i segreti dell’insegnamento resteranno chiusi per voi, anche se praticherete per cinquant’anni.
Assumete i santi siddha e la loro vita come ideali da seguire.
Non cercate troppo di semplificare il Dharma e di adattarlo a voi stessi; al contrario, di fronte ai compiti che vi vengono assegnati, pensate a come renderli più difficili per sfidare le vostre capacità.
Vale a dire, ponetevi obiettivi e compiti più difficili, non più facili. Se cercherete vie facili, non otterrete ciò che desiderate.
Raccomandazioni pratiche
Almeno una volta alla settimana osservate il silenzio completo, il mauna.
Trascorrete in ritiro solitario almeno uno o tre giorni al mese, svolgendo ogni giorno tre o quattro sessioni di meditazione, la pratica della camminata e le tecniche.
Custodite il prana come un tesoro, accumulatelo purificando i canali.
Lavorate in un luogo che favorisca la pratica spirituale, dove la vostra coscienza non venga contaminata, dove le condizioni siano propizie e vi siano pochi contatti e poca agitazione.
Queste sono le «Istruzioni dirette della vecchietta».


