Nel tantrismo induista e buddhista il principio del guru è un concetto fondamentale. Nel tantra, la guru-yoga, il principio del guru significa adorazione, percezione della guru-tattva nel proprio guru-radice, venerazione dei santi della linea di trasmissione nella visione pura, quando il guru è considerato una manifestazione della divinità con la quale ci uniamo, che veneriamo o visualizziamo.
Nell’anuttara-tantra l’approccio è leggermente diverso. Non separiamo noi stessi dal guru: il principio del guru è la coscienza pura con la quale ci uniamo nella non-dualità. È importante comprendere queste differenze nella guru-yoga tra il tantra ordinario e l’anuttara-tantra, poiché applichiamo i metodi sia del tantra ordinario sia dell’anuttara-tantra.
C’è un detto: se hai un guru-radice, non hai bisogno di nessun altro buddha. Ciò significa che, se hai una forte fede, ricevi tutte le benedizioni, le stesse che proverrebbero da tutti i risvegliati. Qui è importante considerare il guru non come un essere umano, sebbene egli sia un essere umano, ma nella visione pura. Non bisogna limitare nella propria mente il concetto di guru.
Vapu e vani — due aspetti della percezione del guru
Possiamo pensare che esistano due concetti: “vapu” e “vani”. Vapu è il principio della dimensione relativa. Per esempio, di quale nazionalità è il guru, dove è nato, dove vive, che abiti indossa, che cosa mangia, qual è il suo status sociale, qual è la sua forma e così via. Vani è innanzitutto l’insegnamento. Vapu è il modo materiale di vedere la forma del guru, mentre vani è il principio dell’insegnamento. E il principio dell’insegnamento presuppone la comprensione dell’insegnamento, la comprensione dell’unica samaya della contemplazione, della guru-tattva e della non-dualità.
La guru-yoga presuppone che passiamo dal principio di vapu al principio di vani, dell’insegnamento. Il guru è rappresentato nell’insegnamento in modo molto più vivido che nella sua forma fisica relativa; ciò è naturale.
Le tre nascite del discepolo
Esistono moltissime istruzioni su come riconoscere la guru-tattva, su quali debbano essere i rapporti guru-discepolo; questa è una parte molto importante della cultura del tantrismo, dell’induismo, del buddhismo, sia nella tradizione vedica sia in quella tantrica, specialmente nella tradizione dei siddha. Si ritiene che tutte le benedizioni arrivino attraverso la guru-yoga del discepolo, se egli possiede fede, devozione e dedizione di sé.
In definitiva, il discepolo, unendo la propria mente alla guru-tattva, deve scoprire il satguru dentro se stesso. Deve risvegliare la propria guru-tattva. Quando risveglia la propria guru-tattva, risveglia il satguru dentro di sé, egli nasce per la terza volta. Questa è la sua nascita definitiva.
La prima volta nasce dal grembo materno, dai genitori; la seconda volta nasce in senso spirituale durante la diksha, l’iniziazione, ricevendo il guru-mantra e il nome. E la terza volta, quando consegue un certo livello di Illuminazione, fa nascere dentro di sé la guru-tattva. In parole semplici, diventa un nuovo Dattatreya.

Dattatreya come personificazione della guru-tattva
Poiché Dattatreya personifica la guru-tattva, poiché egli è il guru di tutti i guru, è Ishvara, l’antico maestro di tutti i maestri, per noi Dattatreya è la personificazione della guru-tattva. Dattatreya personifica la guru-tattva in due aspetti, vyashti e samashti. Uno di essi è il principio della guru-tattva universale, che permea ogni cosa. Il secondo è la guru-tattva personalizzata, che si manifesta attraverso un corpo concreto, una personalità concreta, azioni concrete. Alla fine dobbiamo manifestare, avendo realizzato la guru-tattva universale, e risvegliare dentro di noi la guru-tattva personalizzata attraverso la guru-yoga.
Mantra con trasmissione e senza trasmissione
È necessaria un’iniziazione per praticare la japa? Il più prezioso di tutti i mantra shivaiti, il mantra Namah Shivaya, può essere cantato e pronunciato liberamente da tutti e da ciascuno. La mantra diksha dà il permesso e conferisce la forza per la japa-yoga. Senza questa iniziazione, la ripetizione del mantra produce un effetto minore.
Il mantra Om Namah Shivaya può essere pronunciato da chiunque, ma è meglio riceverlo dalla bocca del guru-radice. Così si ritiene.
Il mantra Panchakshara è la parola di Dio, il nome e l’essenza più profonda di Shiva. Ma semplicemente cantare Namah Shivaya e cantare Namah Shivaya essendo stati dotati della forza per farlo è come emettere un assegno senza avere denaro sul conto bancario, ed emettere un assegno avendo denaro a sufficienza.
L’insegnamento dell’anuttara-tantra è sempre legato al guru-yoga, al principio della trasmissione, all’albero del rifugio, all’introduzione diretta. Questa è una peculiarità dell’anuttara-tantra, diversa dall’insegnamento del tantra o dall’insegnamento del sutra, oppure dagli insegnamenti vedici. Si ritiene che essa sia la quintessenza di tutte le tradizioni spirituali. La peculiarità è sempre legata al principio della trasmissione.
Il principio della trasmissione significa che, quando meditiamo e pratichiamo la contemplazione, stabiliamo un legame. Un legame attraverso il guru, il param-guru, l’ishta-devata con la Suprema Sorgente. Questo legame è la fonte della grazia e delle benedizioni, dell’anugraha. Attraverso di esso discende la shaktipata, l’ispirazione spirituale. È proprio attraverso questo legame che fecondiamo la nostra pratica meditativa e contemplativa.
Ad esempio, come funziona il mantra Om Namah Shivaya, il mahamantra, quando lo recitate senza trasmissione. Recitate e ascoltate Om Namah Shivaya, cercate di evocare qualche associazione: forse è Shiva, forse è qualcosa di immenso, forse è qualcosa di meraviglioso. Ma per ora siete nel dubbio. La vostra mente rimane in uno stato disperso, poiché non c’è legame, e non ricevete la discesa della grazia attraverso il mantra.
Quando ricevete il mantra come diksha, non importa quale — guru-mantra, mantra seme, Brahma mantra, Om Namah Shivaya — nella vostra mente si stabilisce già un legame. Quando recitate Om Namah Shivaya, emerge in voi il processo di questo legame, emerge la diksha, stabilite un legame attraverso il guru con tutto l’Albero del Rifugio. In modo naturale il mantra inizia in voi il legame con tutto l’Albero del Rifugio. Ogni mantra pronunciato suscita una risposta dal mondo sottile.
Perché attraverso il mondo sottile avete un legame con tutti i santi del rifugio, che nella vostra direzione inviano già la loro saggezza. I santi irradiano sempre saggezza. L’Albero del Rifugio, gli dei, Ishvara, ma bisogna entrare nel flusso della loro grazia, entrare nel canale del loro fuoco sacro, bisogna attivare questa saggezza. Il mantra ricevuto come trasmissione, iniziazione, attiva la discesa di questa grazia.
Mantra-chaitanya e mantra-shakti
Quando lo recitate, sentite come se vi foste collegati a una linea di trasmissione elettrica. Il principio del mantra consiste proprio nel fatto che si rivela il mantra-chaitanya, la coscienza divina, e poi agisce il mantra-shakti. Prima riveliamo la coscienza pura, come essenza del mantra, come suo seme, e poi discende l’energia. Per fare questo non servono sforzi particolari, oltre alla sintonizzazione e alla recitazione del mantra nella Linea di Trasmissione.
Dio Shiva, Dattatreya, l’Assoluto possiedono una santità interna innata, un’ananda interna innata. E questa ananda, lo splendore della loro grazia, prakasha, non richiede da noi sforzi particolari. Essa emana naturalmente. Ma dobbiamo stabilire un legame. Il mantra ricevuto nella trasmissione stabilisce il legame e, quando lo recitiamo, ci immergiamo, approfondiamo questo legame e cominciamo a sentire questa grazia.

L’incontro di Shiva e Shakti nella pratica
Questa grazia, discendendo, feconda la nostra pratica contemplativa, e allora si manifestano i segni della realizzazione. Devono incontrarsi la nostra pratica meditativa contemplativa e la grazia che discende come risultato del guru-yoga, dell’upasana, della recitazione del mantra. Quando esse convergono, Shiva e Shakti si incontrano. Come risultato del loro incontro, si risveglia e nasce il nostro bambino interiore della consapevolezza. Oppure nasce il nostro corpo illusorio divino.
Tre spazi e tre corpi divini
Ognuno di noi deve generare tre corpi di questo tipo sotto forma di semi. E a questi tre corpi corrispondono tre spazi. Chidakasha nello spazio tra le sopracciglia, Hridakasha al centro del petto e Daharakasha nella parte bassa dell’addome. Questo è il nostro Shiva interiore, il nostro Vishnu interiore e il nostro Brahma interiore. Shiva interiore, Vishnu interiore e Brahma interiore sono i nostri spazi puri di coscienza, inattivi.
Quando riceviamo la benedizione, la discesa della grazia, si attivano anche tre divinità femminili. La Sarasvati interiore, la Lakshmi interiore e la Parvati interiore, Durga. Sono chiamate anche Brahmi, Raudri e Vaishnavi. Jnana-shakti, iccha-shakti e kriya-shakti. Come risultato della loro unione, si risveglia il nostro corpo spirituale.
Affinché il corpo spirituale si risvegli completamente, sono necessari consapevolezza ed energia. È necessario lo Shiva interiore ed è necessaria la Shakti interiore. Allora il corpo immortale della saggezza nasce in quest’area. Il corpo immortale, divino, illusorio nasce in quest’area. Il corpo immortale, capace di manifestare la perfezione, nasce nell’area del daharakasha. Queste sono le tre dimensioni risvegliate e i tre corpi risvegliati.
Segni del risveglio dei corpi divini
Come nascono? Ci sono tantra in cui sono descritti dettagliatamente i segni e i processi, ma voi praticate, e gradualmente questi segni si manifesteranno. Se se ne parla molto, ciò provoca soltanto inutile inquietudine e curiosità della mente. Bisogna semplicemente praticare, e sentirete come essi nascono.
Per esempio, meditate, recitate un mantra, vi trasformate, il prana entra nella sushumna-nadi, vedete i cinque segni del giorno, i cinque segni della notte. Ogni segno significa che i venti corrispondenti sono entrati nella sushumna. Poi si manifesta l’undicesimo segno: nella zona della fronte vedete una forma divina splendente nell’aspetto dell’ishta-devata. Questo è l’abbozzo del vostro corpo illusorio, dal quale un giorno dovrà essere creato completamente il vostro corpo divino o illusorio di vacuità, composto di luce.

Così si manifestano i segni. Poi, praticando in modo particolare il mantra-yoga, il japa, le shakti-kriya, lavorate con questo abbozzo finché esso non acquisisce piena forza. Oppure meditate, e al centro del petto si apre per voi uno spazio infinito di pura vacuità e luce. Sta nascendo il jnana-deha, il jnana-kaya, il corpo immortale della saggezza. Oppure praticate, e nella parte bassa dell’addome nasce una potente energia. Un tale corpo può nascere dapprima come coscienza o come energia.
Tutti questi sono segni del fatto che i tre kaya, i tre corpi risvegliati, stanno nascendo dentro di voi. Jnana-kaya, maya-kaya e siddha-kaya. Uno dei modi in cui nascono tali corpi risvegliati è il mantra-japa, il mantra-yoga. Gli insegnamenti dei siddha sono tali che il rosario non deve raffreddarsi del calore del vostro corpo quando praticate un’intensa mantra-sadhana. Il vostro rosario deve essere sempre con voi, e il mantra deve essere recitato nel tempo libero dalla meditazione o dalla camminata contemplativa.
Le porte dello yoga attraverso Namah Shivaya
Namah Shivaya è la porta dello yoga. La consacrazione o iniziazione, la diksha da parte di un guru ortodosso, viene data dopo la preparazione, l’apprendimento e il raggiungimento di un determinato livello di purezza e devozione. Il guru conferisce l’autorità di ripetere Namah Shivaya. Dopo l’iniziazione, il devoto è tenuto a ripetere il mantra regolarmente, così come gli è stato insegnato. Con ciò si rafforza il legame costante dello shishya, il discepolo, con il guru e la sua linea spirituale, la sampradaya.
Ripetete, assumete gli impegni più semplici riguardo al mantra. I più semplici. Non bisogna prendere impegni complicati. Se ne prendete di complicati, per esempio recitare sedici giri, o recitare dieci giri, o anche un solo giro, arriverà un momento in cui non li adempirete. Poiché gli impegni vanno adempiuti, questo non sarà molto buono. Se prendete il più semplice, lo adempirete sempre.

Il più semplice consiste nel recitare il mantra otto volte. Per mantenere il legame. Di più — si può quanto si vuole, ma di meno — non si può. Si può, ma il legame si indebolirà, il mantra non benedirà più. Ma affinché il mantra benedica, recitatelo sempre otto volte ogni giorno.
Otto volte il guru-mantra, se avete ricevuto la diksha, il karma-sannyasa; otto volte il mantra del paramguru Brahmananda; otto volte il mantra seme di Dattatreya; otto volte il mantra Om Namah Shivaya, il mantra di sei sillabe; otto volte il Brahma-mantra; otto volte il mantra Om. Un giorno lo Shakti-mantra, se il vostro destino sarà praticare lo Shakti-mantra. Ma per ora parliamo di sei mantra. Otto volte: questo è il vostro minimo. Si può di più, per esempio un giro di ciascun mantra, dieci giri di ciascun mantra. Questo dipende già dalle vostre possibilità. Ma non meno di otto volte, affinché il legame sia sempre mantenuto.
Si avvia il processo di sviluppo interiore. Dalle labbra del mio satguru Natha ho ricevuto il mantra Namah Shivaya, ed esso è sempre stato il cuore della mia vita, la forza e la realizzazione del destino. Il segreto del mantra Namah Shivaya sta nell’ascoltarlo dalle labbra giuste al momento giusto. Allora, e solo allora, sarà per voi il mantra più potente. La Shiva Samhita conferma che solo la conoscenza ricevuta dal guru, dalle sue labbra, è potente e benefica. Altrimenti diventa sterile, debole e molto dolorosa. Om Namah Shivaya.


