Nel Sanatana Dharma le divinità sono intese come diverse manifestazioni di un’unica Realtà Divina. L’Assoluto unico si rivela all’uomo in una molteplicità di nomi, immagini e qualità, affinché l’anima possa entrare in una relazione viva con Lui attraverso l’adorazione, il mantra, la meditazione e la contemplazione interiore.
Perciò non si tratta di una “molteplicità di dèi” nel senso comune, ma di una molteplicità di forme sacre dell’Uno. Per il principiante è un modo per costruire una relazione personale con il Divino. Per il praticante maturo, è un modo per vedere la stessa Coscienza in tutte le forme del mondo.
Ishta-devata, la forma prescelta della Divinità
Ishta-devata (sanscr. iṣṭa-devatā) significa la forma della Divinità prescelta, interiormente vicina. Attraverso di essa il praticante approfondisce la devozione, raccoglie la mente e rafforza il legame spirituale. Ishta-devata makes the formless Absolute closer to the heart and more accessible to sadhana.
L'insegnamento del Guru sottolinea che, quando la mente non è ancora in grado di sostenere una contemplazione incrollabile, l'affidamento a una divinità, a un mantra, alla visualizzazione e al culto diventa parte integrante del percorso. In questo caso, la divinità non è semplicemente un simbolo di Dio, ma un solido sostegno spirituale attraverso il quale si rivelano la fede, la pura percezione e la forza interiore.
«Se vi è difficile la nirguna-bhakti, l’abbandono di sé in questo spirito, allora potete sintonizzarvi su Dattatreya, che racchiude in sé sia Shiva, sia Brahma, sia Vishnu». — Swami Vishnudevananda Giri

Trimurti, le tre grandi funzioni dell’Uno
The Trimurti (Sanskrit: trimūrti), the triune manifestation of Divine Reality as the creation, maintenance, and dissolution of the world, occupies a crucial place in the understanding of divine forms. These divine functions are traditionally personified in Hinduism as Brahma, Vishnu, and Shiva.
Brahma

Brahma wird mit dem Entstehen des Universums, dem Beginn des Schöpfungszyklus, dem Hervortreten von Form, Zeit und kosmischer Ordnung in Verbindung gebracht. Er ist der schöpferische Aspekt des Göttlichen, durch den das Unmanifeste manifest wird.
Vishnu

Vishnu esprime la forza che conserva e sostiene. A Lui si collegano la protezione del dharma, il mantenimento dell’equilibrio del mondo e la grazia che accompagna l’anima sul cammino dello sviluppo spirituale. Attraverso i suoi avatar, come Rama e Krishna, Vishnu manifesta la cura del Divino per il destino del mondo.
Shiva

Shiva rivela il lato trasformante e liberatore del Divino. Egli non distrugge la vita stessa, ma l’ignoranza, le false identificazioni e i limiti. Nelle tradizioni shivaite Shiva è venerato come la Realtà Suprema, come il Sé interiore di tutti gli esseri e come il Signore nel quale si compiono i cinque atti cosmici: creazione, mantenimento, dissoluzione, occultamento e conferimento della grazia.
«Egli crea. Egli preserva. Egli distrugge. Egli occulta. Egli fa tutto questo e poi dona la mukti — Egli, il Signore onnipervadente». — Tirumantiram
Queste tre forme non sono contrapposte l’una all’altra. Nella comprensione spirituale esse esprimono diversi aspetti dell’azione della medesima Coscienza Divina.
Shakti, la forza viva del Divino

Accanto alla venerazione delle divinità in forma maschile, la tradizione venera profondamente Shakti (sanscr. śakti), la Forza Divina senza la quale non sono possibili né la creazione, né il mantenimento del mondo, né la trasformazione spirituale. Se Shiva è inteso come pura Coscienza, Shakti rivela la Sua dinamica, la forza della manifestazione, la saggezza, la protezione, la bellezza e la compassione.
Le diverse dee, Sarasvati, Lakshmi, Parvati, Durga, Kali, Tripurasundari, Gayatri, non sono culti separati. Ognuna di queste forme rivela un aspetto particolare della Forza Divina. Sarasvati è legata alla conoscenza e alla parola, Lakshmi all’armonia e al benessere, Durga alla protezione e alla vittoria sulle forze inferiori, Kali alla distruzione dell’ego e del tempo, Tripurasundari alla bellezza suprema e al mistero dell’unità dell’universo.

Per chi pratica la venerazione di Shakti, questo non è solo un rivolgersi alla Madre Divina, ma anche il riconoscimento che l’intero cammino della sadhana si compie grazie alla grazia e alla forza interiore del risveglio.
Ganesha e altre divinità particolarmente venerate
Tra le forme divine ampiamente venerate, un posto speciale è occupato dal Signore Ganesha. A Lui ci si rivolge all’inizio delle opere spirituali, dei rituali, dello studio e delle importanti iniziative della vita. È venerato come colui che rimuove gli ostacoli, patrono del giusto inizio e del compimento favorevole dell’impresa.

La tradizione onora anche altre forme del Divino, legate a diversi aspetti della vita spirituale. Per esempio, Dhanvantari è associato alla guarigione e all’ayurveda, Hanuman alla forza della devozione e dell’abnegazione, Surya allo splendore della coscienza e alla chiarezza interiore. Questa molteplicità mostra la ricchezza delle manifestazioni dell’Uno nella vita umana.

Dattatreya nella nostra tradizione

Nella tradizione a cui è legato il nostro cammino, un posto speciale è occupato da Shri Avadhuta Dattatreya. Egli è venerato come una grande forma che unisce in sé le forze di Brahma, Vishnu e Shiva, e come Adiguru, il primo maestro, che manifesta l’unità della conoscenza, dello yoga, della rinuncia e della libertà divina.
Perciò Dattatreya è particolarmente importante per coloro che aspirano a unire devozione e visione non duale. In Lui si venera la forma universale in cui si rivela l'integrità del cammino divino. Attraverso di Lui il praticante impara a vedere che la differenza dei nomi e delle immagini non distrugge l’unità della Verità.
«Vishnu e Dattatreya sono una cosa sola, Brahman e Dattatreya sono una cosa sola. Brahman può manifestarsi come Shiva, Brahma, Vishnu, tutto questo è Dattatreya». — Swami Vishnudevananda Giri
Venerazione delle divinità e pratica spirituale
Il culto esteriore nella Sanatana Dharma — la puja, il mantra, l’offerta, la contemplazione dell’immagine, la recitazione degli inni e la visualizzazione della divinità — sono necessari per purificare la mente, approfondire la devozione e rivelare gradualmente la presenza interiore di Dio.

Quando una persona si rivolge al Divino con fede, la coscienza smette di essere chiusa nel proprio ego. Attraverso il culto, impara l’umiltà, l’amore, la gratitudine e il raccoglimento interiore. Così la divinità, da immagine esteriore, diventa gradualmente una realtà interiore dell’esperienza spirituale.
«L’amore per i piedi di Shiva distrugge il cattivo karma. L’amore per i piedi di Shiva riempie il cuore di gioia. L’amore per i piedi di Shiva è la coscienza stessa». — Natchintanai
Dalla molteplicità delle forme alla realizzazione dell’Uno
Il senso della venerazione delle divinità non consiste nel rimanere per sempre al livello della distinzione esteriore delle forme, ma nel giungere, attraverso queste forme, all’esperienza dell’Uno. All’inizio la mente ha bisogno di un’immagine, di un nome, di un simbolo e di un gesto sacro. Poi, man mano che la sadhana si approfondisce, arriva la comprensione: tutte le forme indicano un’unica Verità Divina.
Perciò, in una visione spirituale matura, la venerazione di Brahma, Vishnu, Shiva, Shakti, Ganesha o Dattatreya non contraddice l’insegnamento non duale. Al contrario, ne diventa l’espressione naturale. La moltitudine delle forme divine non allontana dall’Assoluto, ma aiuta l’uomo ad avvicinarsi a Lui nel modo che corrisponde alla sua natura, al suo karma e alla sua maturità interiore.
Così la Sanatana Dharma conduce l’anima dalla venerazione reverente della forma sacra alla realizzazione dell’infinita presenza Divina in ogni cosa.


