common.namaste

21.07.2026
0 мин. чтения
0
Condividi
Adhyāsa

Adhyāsa (adhyāsa) è un concetto chiave dell'Advaita Vedānta, che indica l'erronea sovrapposizione delle proprietà di un oggetto a un altro, in particolare la sovrapposizione dell'irreale al reale. È il meccanismo fondamentale che genera l'illusione del mondo duale e cela la vera natura della realtà.

Etimologia

Il termine sanscrito «adhyāsa» (adhyāsa) deriva dalla radice «ās» (sedere, dimorare), con i prefissi «adhi» (sopra, al di sopra) e «ā» (verso, in direzione di), e significa letteralmente «porre sopra» o «sovrapporre una cosa a un'altra». Nel contesto filosofico, indica l'attribuzione di determinate caratteristiche a un oggetto al quale non appartengono.

Significato filosofico

L'adhyāsa è uno dei concetti fondamentali della filosofia advaita, sviluppato in dettaglio da Shankara nel suo commento ai Brahma Sūtra. Nell'introduzione a questo commento, nota come «Adhyāsa Bhāṣya», Shankara definisce l'adhyāsa come «l'apparire di qualcosa in ciò che non è quel qualcosa» (atasmin tad-buddhi).

Un esempio classico di adhyāsa è l'erronea percezione di una corda come un serpente nella penombra. A causa di una percezione incompleta e di impressioni precedenti, una persona proietta sulla corda l'immagine di un serpente. Non appena appare la luce (simbolo della conoscenza), l'illusione scompare e la corda viene percepita per ciò che è. Questo esempio illustra il principio fondamentale: quando la verità viene riconosciuta, la falsa rappresentazione viene eliminata.

Nel contesto della metafisica advaita, l'adhyāsa rappresenta il processo mediante il quale l'unica realtà non duale del Brahman viene percepita come il molteplice mondo dei nomi e delle forme (nāma-rūpa). Sovrapponiamo alla coscienza pura e illimitata del Brahman diverse limitazioni, creando così l'illusione della molteplicità.

Secondo l'advaita, la forma più fondamentale di adhyāsa è l'identificazione del vero «Sé» (Ātman) con il corpo, la mente e i sensi. Questa erronea identificazione genera l'idea «io sono il corpo» o «io sono la mente», che è la radice di ogni sofferenza e illusione.

L'adhyāsa è strettamente legata ai concetti di avidyā (ignoranza) e māyā (illusione). Di fatto, l'adhyāsa è il principale meccanismo d'azione dell'avidyā. A causa dell'ignoranza originaria della nostra vera natura si verifica la sovrapposizione, che a sua volta crea l'illusione del mondo duale. Māyā agisce attraverso l'adhyāsa, generando un'apparente molteplicità laddove esiste soltanto il Brahman non duale.

Nell'advaita si distinguono diversi tipi di adhyāsa:

  1. Adhyāsa reciproca (anyonyā-adhyāsa) — la reciproca sovrapposizione del soggetto e dell'oggetto

  2. Adhyāsa del nome e della forma (nāma-rūpa-adhyāsa) — la sovrapposizione di denominazioni e forme al Brahman privo di forma

  3. Adhyāsa del falso «io» (ahaṃkāra-adhyāsa) — la sovrapposizione dell'idea di un «io» individuale al vero Ātman

Shankara afferma che l'adhyāsa è «naturale» (nisarga) per la mente umana. Persino gli animali e i bambini piccoli agiscono sulla sua base. Non si tratta di un errore intellettuale, bensì di una modalità innata di percepire il mondo, dovuta alle predisposizioni invisibili (vāsanā) accumulate nel corso di innumerevoli vite passate.

Tuttavia, a differenza di altre scuole filosofiche, l'advaita ritiene che l'adhyāsa, nonostante la sua «naturalità», non sia assolutamente reale. Essa appartiene al livello della realtà convenzionale o relativa (vyāvahārika-satya). Dal punto di vista della realtà suprema (pāramārthika-satya), l'adhyāsa e tutto ciò che essa genera non possiedono un'esistenza assoluta.

Applicazione pratica

Comprendere il meccanismo dell'adhyāsa è di enorme importanza per la pratica spirituale. Esso costituisce il fondamento teorico della sādhana nell'advaita. In sostanza, l'intera pratica spirituale è volta a eliminare l'adhyāsa mediante il discernimento tra il reale e l'irreale (viveka).

In termini pratici, il lavoro sull'adhyāsa si svolge attraverso diverse fasi:

  1. Comprensione intellettuale — la consapevolezza che ci identifichiamo erroneamente con ciò che non siamo. Ciò avviene nella fase di śravaṇa (ascolto dell'insegnamento).

  2. Discernimento analitico — la progressiva separazione del vero «Sé» da tutto ciò che esso non è, attraverso l'analisi e la riflessione. Ciò corrisponde alla fase di manana (riflessione su quanto ascoltato).

  3. Consapevolezza diretta — la pratica costante del discernimento, che conduce all’esperienza diretta della vera natura al di là di tutte le sovrapposizioni. Questa è la fase della nididhyāsana (meditazione profonda).

Il metodo dell’ātma-vicāra (autoindagine), reso popolare da Ramana Maharshi, mira direttamente a eliminare l’adhyāsa attraverso la ricerca della fonte del pensiero «io». Ponendosi la domanda «Chi sono io?», il praticante segue tutte le identificazioni erronee fino alla loro radice e scopre la propria vera natura al di là di tutte le sovrapposizioni.

Secondo l’Advaita, la completa eliminazione dell’adhyāsa conduce alla mokṣa (liberazione). Quando tutte le false sovrapposizioni si dissolvono alla luce della vera conoscenza, rimane soltanto la pura coscienza del Brahman, che è la nostra autentica natura.

Nei testi

Sebbene il termine stesso «adhyāsa» ricorra raramente nelle prime Upaniṣad, il concetto di sovrapposizione erronea è presente  in esse. Ad esempio, nella Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad e nella Chāndogya Upaniṣad si parla dell’ignoranza della propria vera natura come radice della sofferenza.

Il concetto di adhyāsa ha ricevuto la trattazione più dettagliata nelle opere di Śaṅkara. Nel suo «Adhyāsa-bhāṣya» (introduzione al commento ai Brahma Sūtra) viene fornita la definizione classica e la spiegazione di questo concetto. 

Śaṅkara scrive:

«L’unione del reale e dell’irreale, simile all’unione della corda e del serpente, è adhyāsa. I saggi considerano adhyāsa l’apparire di qualcosa in ciò che non è quel qualcosa».

Nei suoi commenti alle Māṇḍūkya Kārikā di Gauḍapāda, Śaṅkara sviluppa inoltre la comprensione dell’adhyāsa nel contesto dei diversi stati di coscienza (veglia, sogno e sonno profondo).

In seguito, maestri advaitici come Vidyāraṇya nel «Pañcadaśī» e Madhusūdana Sarasvatī nell’«Advaita-siddhi» elaborarono ulteriormente il concetto di adhyāsa, precisandone i tipi e i meccanismi.

Vedi anche:

  • Māyā (māyā) — illusione universale

  • Avidyā (avidyā) — ignoranza

  • Viveka (viveka) — discernimento tra il reale e l’irreale

  • Nāma-rūpa (nāma-rūpa) — nomi e forme

  • Ātman (ātman) — il vero «Sé»

  • Brahman (brahman) — realtà assoluta

  • Mokṣa (mokṣa) — liberazione

Categorie:

  • Principi metafisici fondamentali

  • Epistemologia e conoscenza

  • Pratica e metodi della sādhana

Maya
Advaita Vedanta
Adhyasa
divider
i
Questo materiale è disponibile in abbonamento
Откройте для себя сотни часов эксклюзивных материалов, которые поддержат вас на пути духовного роста. Ваша подписка — это мгновенный доступ.
Ваша поддержка помогает распространять духовные знания на благо всех существ.
Articoli
Vidya AI
Cerca
Lezioni