Principali linee di successione dopo Shankara
Definizione breve
Le linee di successione dopo Shankara rappresentano le tradizioni storicamente consolidate di trasmissione dell'insegnamento dell'Advaita, che traggono origine da Adi Shankara (788-820 d.C.) e dai suoi discepoli diretti, sviluppatesi sulla base del suo sistema filosofico con diversi approcci interpretativi e strutture istituzionali.
Etimologia
Il termine paramparā deriva dalla radice sanscrita para, che significa "altro", "successivo", con una ripetizione che indica una sequenza continua. Nel contesto dell'Advaita, śaṅkarācārya-paramparā indica la linea ininterrotta di maestri che trasmettono l'insegnamento risalente ad Adi Shankara. La parola ācārya deriva dalla radice car — "comportarsi, praticare" con il prefisso ā, e significa "maestro, colui che incarna e trasmette la conoscenza".
Significato filosofico
Formazione storica e struttura
Il sistema di successione creato da Adi Shankara aveva un carattere sia filosofico che istituzionale. Shankara istituì quattro maṭha (monasteri) in diverse parti dell'India, ognuno dei quali era collegato a uno dei Veda e a uno dei suoi principali discepoli:
- Śṛṅgeri Maṭha nell'India meridionale, associato allo Yajur-veda, dove fu nominato capo Sureśvara.
- Purī Maṭha nell'India orientale, associato al Rig-veda, guidato da Padmapāda.
- Dvārakā Maṭha nell'India occidentale, associato al Sama-veda, guidato da Hastāmalaka.
- Jyotirmaṭha nell'India settentrionale, associato all'Atharva-veda, guidato da Toṭaka.
Questa struttura geografica ha favorito la diffusione dell'Advaita in tutta l'India e la formazione di varie sottotradizioni. I capi di questi matha portano il titolo di śaṅkarācārya e sono considerati gli eredi spirituali di Shankara.
Principali linee filosofiche di successione
Dopo Shankara, si sono delineate due principali linee filosofiche di interpretazione dell'Advaita, note come:
- Bhāmatī — scuola fondata da Vācaspati Miśra (IX sec.), che prende il nome dal suo commentario "Bhamati" alla "Brahma-sutra-bhashya" di Shankara. Questa scuola pone l'accento sull'avidyā (ignoranza) come forza positiva dotata di una propria natura. Secondo la Bhāmatī, il jīva (individuo) è il supporto dell'ignoranza, mentre Īśvara ne è il controllore.
- Vivaraṇa — scuola fondata da Prakāśātman (X sec.), che prende il nome dal suo commentario "Vivarana" alla "Panchapadika" di Padmapada. Secondo questa linea, māyā e avidyā sono identiche, e l'ignoranza ha come suo supporto il Brahman stesso.
Queste scuole differivano nell'interpretazione del rapporto tra jiva, avidya e Brahman, nonché negli approcci metodologici all'interpretazione dei testi.
Dashanami Sampradaya
Shankara istituì anche il sistema daśanāmi saṃpradāya — la "tradizione dei dieci nomi", che organizza i monaci sannyasin dell'Advaita in dieci ordini, ciascuno con un suffisso specifico al nome:
- Sarasvatī — legato alla dea della conoscenza
- Bhāratī — legato alla dea della parola
- Purī — "città"
- Tīrtha — "luogo di pellegrinaggio"
- Āśrama — "eremo"
- Giri — "montagna"
- Parvata — "cima della montagna"
- Sāgara — "oceano"
- Vana — "foresta"
- Araṇya — "deserto, natura selvaggia"
Questi ordini sono stati distribuiti tra i quattro matha per mantenere la disciplina e la trasmissione ordinata degli insegnamenti.
Linee medievali e successive
Nel periodo medievale (XIII-XVII sec.) si verifica un'ulteriore ramificazione e approfondimento del pensiero advaitico. Figure particolarmente significative furono:
- Vidyāraṇya (XIV sec.) — autore della "Pañcadaśī" e della "Jīvanmuktiviveka", che sistematizzò gli aspetti pratici dell'Advaita.
- Madhusūdana Sarasvatī (XVI sec.) — creatore di una sintesi tra Advaita e Bhakti, autore dell' "Advaita-siddhi", dove difese l'Advaita dalle critiche dei rappresentanti della Dvaita-Vedanta.
- Appayya Dīkṣita (XVI sec.) — prolifico studioso e autore che unì elementi dell'Advaita e dello Shivaismo.
- Sadānanda (XV-XVI sec.) — autore della "Vedānta-sāra", uno dei manuali più popolari sull'Advaita.
Questi pensatori hanno arricchito l'Advaita con nuovi approcci e interpretazioni, rispondendo alle sfide di altre scuole filosofiche e movimenti religiosi.
Scuole di interpretazione della maya e della causalità
All'interno dell'Advaita si sono sviluppate anche due influenti posizioni riguardo alla creazione e alla percezione del mondo:
- Dṛṣṭi-sṛṣṭi-vāda — "dottrina della creazione attraverso la percezione", secondo la quale il mondo sorge nel momento in cui viene percepito. Questo approccio è più vicino all'idealismo soggettivo ed è spesso associato a Prakāśātman.
- Sṛṣṭi-dṛṣṭi-vāda — "dottrina della percezione dopo la creazione", per cui il mondo oggettivo esiste prima della sua percezione. Questo approccio è più caratteristico della linea Bhāmatī.
Linee di successione moderne
Nei secoli XIX-XX si è verificata una rinascita dell'Advaita attraverso l'attività di una serie di eminenti maestri e organizzazioni:
- Linea Ramakrishna – Vivekananda — ha formato la "Neo-Advaita", un'interpretazione pratica e universalistica accessibile al mondo occidentale.
- Linea di Ramana Maharshi — ha sviluppato il metodo dell'atma-vichara (indagine sul Sé) come via diretta per la realizzazione della non-dualità.
- Chinmaya Mission — fondata da Swami Chinmayananda, è specializzata nello studio sistematico dei testi dell'Advaita.
- Arsha Vidya — tradizione rappresentata da Swami Dayananda Saraswati (contemporaneo), focalizzata su una rigorosa tradizione testuale.
Queste linee moderne cercano di preservare l'essenza dell'Advaita, rendendola al contempo accessibile a un pubblico contemporaneo.
Applicazione pratica
Le linee di successione giocano un ruolo chiave nello studio pratico dell'Advaita:
- Trasmissione autentica della conoscenza — la connessione tradizionale tra Guru e shishya (discepolo) garantisce non solo la trasmissione dei testi, ma anche la loro corretta comprensione attraverso l'upadesha (istruzioni) del maestro.
- Accenti metodologici — diverse linee sviluppano differenti metodi di sadhana: alcune pongono l'accento sulla jnana-yoga, altre integrano elementi di bhakti o karma-yoga.
- Chiavi interpretative — l'appartenenza a una determinata linea fornisce al discepolo metodi di interpretazione e approcci per comprendere concetti complessi dell'Advaita, come il rapporto tra maya e Brahman.
- Base rituale e disciplinare — ogni linea mantiene determinate pratiche, tra cui la puja, la meditazione e l'ascesi, che creano condizioni favorevoli al progresso spirituale.
Nei testi
Le informazioni sulle linee di successione sono contenute nelle seguenti fonti:
- Śaṅkara-digvijaya — testi agiografici sulla vita di Shankara, che descrivono la fondazione dei matha e la nomina dei discepoli.
- Maṭhāmnāya — testi che descrivono la struttura e le regole dei matha istituiti da Shankara.
- Guruvaṃśa-kāvya — opere poetiche che glorificano le linee dei guru.
- Registri e iscrizioni templari — fonti epigrafiche contenenti informazioni sulla sequenza dei capi dei matha.
- Introduzioni ai commentari — molti commentatori menzionano i loro maestri e la linea di successione all'inizio delle loro opere.
Vedi anche
- Adi Shankara — fondatore della tradizione
- Maṭha — centri monastici dell'Advaita
- Bhāmatī — una delle principali sottoscuole
- Vivaraṇa — la seconda principale sottoscuola
- Guru-shishya-parampara — il rapporto maestro-discepolo
- Sannyasa — il monachesimo nell'Advaita
- Shastradhyayana — lo studio tradizionale dei testi
Categorie
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- Elementi istituzionali della tradizione
- Scuole e correnti


