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21.07.2026
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Cinque gatti

I cinque kośa (pañcakośa) sono cinque «involucri» o «rivestimenti» che avvolgono progressivamente la vera natura dell’uomo (Ātman), creando l’illusione di un’esistenza individuale limitata. Questo modello a cinque livelli spiega la struttura dell’essere umano, dal corpo fisico grossolano fino al sottilissimo corpo causale.

Etimologia

 Cinque (pañca): sanscr. pañcan — «cinque»

Il termine sanscrito «कोश» (kośa) significa letteralmente «involucro», «rivestimento», «fodero» o «recipiente». Etimologicamente deriva dalla radice «कुश्» (kuś), che significa «circondare» o «avvolgere». Nei testi, i kośa vengono paragonati figurativamente ai foderi nei quali è riposta una spada (l’Ātman), oppure agli strati di una cipolla che ne nascondono il centro. Pertanto, pañca-kośa significa letteralmente «cinque involucri».

Significato filosofico

Il concetto dei cinque kośa (pañca-kośa) è fondamentale per comprendere la struttura dell’essere umano secondo l’Advaita Vedānta. È descritto dettagliatamente nella Taittirīya Upaniṣad, dove viene presentato come un modello di cinque involucri concentrici che celano progressivamente l’Ātman (il vero Sé).

Secondo l’Advaita, l’uomo si identifica erroneamente con i diversi livelli del proprio essere manifestato, dal corpo fisico fino al sottile corpo causale. Ciò avviene a causa dell’avidyā (ignoranza) e del meccanismo dell’adhyāsa (sovrapposizione). Il sistema dei cinque kośa aiuta a comprendere questa struttura di identificazioni erronee.

L’idea filosofica principale consiste nel fatto che nessuno dei kośa è il vero Sé. L’Advaita utilizza il metodo neti-neti («non questo, non questo»), respingendo progressivamente ciascun involucro come «non-Ātman». Al di là di tutti e cinque gli involucri si trova l’Ātman immutabile ed eterno, che è identico al Brahman.

I cinque kośa, dal più grossolano al più sottile:

1. Annamaya-kośa (annamaya-kośa)

L’annamaya-kośa è l’involucro «costituito di cibo», ovvero il corpo fisico. È il più grossolano di tutti gli involucri e comprende ossa, muscoli, organi, tessuti e cellule. Si forma dagli elementi del cibo ed è soggetto alla nascita, alla crescita, alle malattie, all’invecchiamento e alla morte.

Nel Pañcadaśī (capitolo 1, śloka 28), Vidyāraṇya afferma:

«Ciò che nasce dall’essenza del cibo, cresce grazie al cibo e si disgrega in assenza di cibo è il corpo grossolano, noto come annamaya-kośa; esso non è il vero Sé (Ātman)».

2. Prāṇamaya-kośa (prāṇamaya-kośa)

Il prāṇamaya-kośa è l’involucro «costituito di prāṇa», ovvero il corpo energetico. Comprende il sistema del prāṇa (forza vitale) con le sue cinque funzioni principali: prāṇa, apāna, vyāna, udāna e samāna.

Nel «Pañcadaśī» (capitolo 2, śloka 30) si afferma:

«Il prāṇa, che entra attraverso le narici, insieme agli organi d’azione (karmendriya), forma il prāṇamaya-kośa. Questo involucro pervade l’annamaya-kośa e lo mette in azione, come l’aria riempie il mantice del fabbro».

3. Manomaya-kośa (manomaya-kośa)

Il manomaya-kośa è l’involucro «costituito di mente», ovvero il corpo mentale. Corrisponde alla funzione del manas (mente) e comprende la percezione attraverso gli organi di senso, i pensieri, le emozioni e i desideri.

Nel «Pañcadaśī» (capitolo 3, śloka 15), Vidyāraṇya osserva:

«La mente, insieme agli organi della conoscenza (jñānendriya), forma il terzo involucro, il manomaya-kośa. È proprio a causa di questo involucro che sorgono tutte le esperienze dualistiche, come "io sono felice", "io sono infelice"».

4. Vijñānamaya-kośa (vijñānamaya-kośa)

Il vijñānamaya-kośa è l’involucro «costituito di conoscenza discriminante», ovvero il corpo intellettuale. Corrisponde alla funzione della buddhi (intelletto) e comprende la capacità di discernimento, di autoanalisi e le funzioni cognitive superiori.

Nel «Pañcadaśī» (capitolo 3, śloka 18) si afferma:

«La buddhi, l’intelletto determinativo, insieme agli organi della conoscenza, forma il quarto involucro. Questa buddhi ha la funzione di distinguere: "Questa è una brocca, non un tessuto"».

5. Ānandamaya-kośa (ānandamaya-kośa)

Anandamaya-kosha è l'involucro «costituito di beatitudine», o corpo causale. È il più sottile di tutti gli involucri, si manifesta nello stato di sonno profondo e funge da deposito delle impronte karmiche.

Nel «Panchadashi» (capitolo 1, shloka 40), Vidyaranya descrive:

«Il corpo causale [anandamaya-kosha], che si manifesta nello stato di sonno profondo, è l'involucro di beatitudine dell'anima individuale. In questo stato, tutta la molteplicità si dissolve, ma i semi del divenire futuro si conservano».

Relazione dei kosha con gli stati di coscienza e i corpi

I kosha sono correlati ai tre principali stati di coscienza:

  • Annamaya-kosha e pranamaya-kosha sono maggiormente attivi nello stato di veglia (jāgrat)

  • Manomaya-kosha e vijnanamaya-kosha si manifestano sia nello stato di veglia sia nello stato di sogno (svapna)

  • Anandamaya-kosha predomina nello stato di sonno profondo (suṣupti)

Il quarto stato, turiya (turīya), trascende tutti i kosha e corrisponde al puro Atman.

Secondo i commentari di Adi Shankara, i cinque kosha sono raggruppati in tre corpi:

  • Sthula-sharira (corpo grossolano) — annamaya-kosha

  • Sukshma-sharira (corpo sottile) — pranamaya-kosha, manomaya-kosha e vijnanamaya-kosha

  • Karana-sharira (corpo causale) — anandamaya-kosha

Applicazione pratica

La comprensione del concetto dei kosha riveste grande importanza nella pratica spirituale dell'Advaita Vedanta:

  1. Auto-osservazione e autoindagine. Il praticante impara a distinguere i diversi livelli del proprio essere manifestato e a osservare i processi di identificazione. La pratica dell'atma-vichara (autoindagine) utilizza il metodo della negazione «io non sono il corpo, io non sono la mente...» per eliminare le false identificazioni.

  2. Lavoro con il prana. Pratiche di purificazione e armonizzazione del pranamaya-kosha attraverso esercizi respiratori (pranayama) e tecniche di controllo della forza vitale.

  3. Calmare la mente. Il lavoro con il manomaya-kosha comprende pratiche di concentrazione, ripetizione di mantra, controllo delle emozioni e trasformazione degli schemi psichici malsani.

  4. Sviluppo della saggezza discriminante. Il lavoro con il vijnanamaya-kosha è legato allo sviluppo di viveka (discernimento tra il reale e l'irreale) attraverso lo studio dei testi (shravana), la riflessione (manana) e la meditazione sul loro significato (nididhyasana).

  5. Trascendimento del corpo causale. Il superamento dell'anandamaya-kosha si consegue attraverso una profonda autoindagine e la consapevolezza che persino la beatitudine è soltanto un riflesso della vera natura.

Nel «Panchadashi» (capitolo 7, shloka 18), Vidyaranya sottolinea l'importanza pratica della comprensione dei kosha:

«Colui che ha conosciuto la differenza tra i cinque involucri e l'Atman non si identifica più con essi. Una tale persona si libera dalla sofferenza, pur continuando a vivere nel corpo».

Nei testi

L'esposizione classica del concetto dei kosha è contenuta nella Taittiriya Upanishad (capitoli 2 e 3), dove viene descritta la successione dei cinque involucri sotto forma di «uomo» (puruṣa).

Adi Shankara, nel suo commentario alla Taittiriya Upanishad, spiega perché nessuno degli involucri possa essere il vero Sé e ne indica la natura materiale.

Nel Viveka Chudamani (versi 154-164) sono descritti i cinque kosha e il metodo per negarli in quanto non-Atman:

«Nessuna di queste forme transitorie — dal corpo fisico all'involucro di beatitudine — è il vero Sé. Sono simili alla pula del riso, che deve essere rimossa per trovare il chicco» (verso 156).

Il Panchadashi di Vidyaranya contiene la trattazione più dettagliata del sistema dei kosha, in particolare nei capitoli:

  • «Tattva Viveka» (capitolo 1) — descrizione dei kosha nel contesto dei tre corpi

  • «Pancha-kosha Viveka» (capitolo 3) — descrizione dettagliata di ciascun kosha

  • «Chitra-dipa» (capitolo 6) — metafora dei kosha come strati di nuvole che nascondono il Sole dell'Atman

Nella Drig-Drishya-Viveka, i kosha vengono esaminati nel contesto della relazione tra l'osservatore e l'osservato, affermando che tutti i kosha, in quanto oggetti della percezione, non possono essere il vero soggetto: l'Atman.

Vedi anche:

  • Atman

  • Antahkarana

  • Avidya

  • I tre stati di coscienza

  • Neti neti

  • Shravana-manana-nididhyasana

  • I tre corpi (sharira-traya)

Categorie:

  • Struttura dell'essere umano

  • Antropologia e psicologia

  • Principi e concetti fondamentali

  • Sadhana e pratica dell'Advaita

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