L’identità dell’Atman e del Brahman è un principio metafisico fondamentale dell’Advaita Vedanta, che afferma l’assoluta identità ontologica tra la coscienza individuale (Atman) e la realtà suprema (Brahman), spesso espressa dalla mahavakya (grande detto) «aham brahmasmi» (ahaṃ brahmāsmi, अहं ब्रह्मास्मि), ossia «Io sono Brahman».
Etimologia
Questo principio filosofico è composto da tre elementi sanscriti:
Atman (ātman, आत्मन्) — dalla radice at («muoversi», «respirare»), che indica il vero «Io», il Sé trascendente, indipendente dai fenomeni fisici e psichici. Brahman (brahman, ब्रह्मн) — dalla radice bṛh («crescere», «espandersi»), che indica la realtà assoluta, immutabile e illimitata, fondamento di tutto ciò che esiste. Aikya (aikya, ऐक्य) — da eka* («uno»), che significa unità, identità, non-dualità.
Significato filosofico
L’identità dell’Atman e del Brahman rappresenta la pietra angolare della filosofia Advaita, distinguendola dalle altre scuole del Vedanta e dalla filosofia indiana nel suo complesso. Questa dottrina afferma che dietro l’apparente molteplicità del mondo fenomenico si trova un’unica realtà, il Brahman, e che la nostra vera natura (Atman) è essenzialmente indistinguibile da questa realtà.
Sviluppo storico del concetto
Le origini dell’idea di identità possono essere rintracciate nelle Upanishad, in particolare nella Brihadaranyaka, nella Chandogya e nella Mandukya. Tuttavia, la fondazione filosofica sistematica di questo concetto compare nelle opere di Gaudapada (VII-VIII secolo), nelle sue «Mandukya Karika», dove analizza la natura della realtà attraverso il prisma dei tre stati di coscienza (jagrat, svapna, sushupti) e del quarto stato trascendente (turiya).
Questa dottrina raggiunse il suo pieno sviluppo nelle opere di Adi Shankara (VIII secolo), il quale, nei suoi commentari ai Brahma Sutra, alle Upanishad e alla Bhagavad Gita, fondò il monismo metafisico secondo cui la molteplicità è una conseguenza dell’avidya (ignoranza).
Aspetti fondamentali dell’identità
1. L’aspetto della natura della realtà
Dal punto di vista della comprensione della vera natura dell’essere, l’identità significa che l’Atman e il Brahman non sono due realtà separate, bensì costituiscono un’unica realtà non duale (Advaita). L’apparente differenza tra loro è il risultato delle upadhi (fattori limitanti) e dell’adhyasa (sovrapposizione).
2. L’aspetto della conoscenza della verità
Per quanto riguarda il processo di comprensione della verità, la consapevolezza dell’identità avviene attraverso la conoscenza diretta, non mediante il ragionamento logico o l’esperienza sensoriale. Questa conoscenza non consiste nell’acquisizione di nuove informazioni, bensì nell’eliminazione dell’ignoranza fondamentale (avidya) che cela la vera natura della realtà.
3. L’aspetto della liberazione spirituale
Nel contesto della liberazione (Moksha nell’Advaita Vedanta), la realizzazione dell’identità significa l’uscita definitiva dal ciclo delle rinascite (samsara), il superamento di ogni forma di dualità e sofferenza. Questa realizzazione è descritta come uno stato di beatitudine assoluta (ananda), che è uno degli attributi del Brahman insieme all’essere (sat) e alla coscienza (chit).
Fondamento logico dell’identità
Gli advaitin fondano l’identità dell’Atman e del Brahman su diversi argomenti logici:
Argomento dell’unità: Se l’Atman e il Brahman fossero realtà diverse, ciò contraddirebbe il principio dell’unità assoluta proclamato nelle Upanishad.
Argomento dell’infinità: Il Brahman è infinito per definizione. Se l’Atman fosse distinto dal Brahman, ciò limiterebbe il Brahman, il che sarebbe incompatibile con la sua natura infinita.
Argomento dell’immutabilità: Sia l’Atman sia il Brahman sono descritti come immutabili, eterni e sussistenti di per sé. Due entità dotate di proprietà essenziali identiche devono logicamente essere la stessa entità.
Argomento dell’esperienza diretta: Nello stato di sonno profondo (sushupti) e nel samadhi, quando cessano tutte le modificazioni mentali, si sperimenta direttamente un’unica realtà indifferenziata, il che attesta l’identità dell’Atman e del Brahman.
Differenze nelle interpretazioni
Nella storia dell’Advaita sono esistite diverse sottoscuole che hanno interpretato in modi differenti la natura dell’identità:
Bhamati (fondata da Vachaspati Mishra): sottolinea che l’identità si realizza attraverso la negazione (neti-neti) di tutti gli upadhi che limitano l’Atman.
Vivarana (fondata da Prakashatman): pone l’accento sull’aspetto positivo dell’identità come esperienza immediata della coscienza pura.
Drishti-srishti-vada: considera l’identità dal punto di vista della contemplazione-creazione, in cui la consapevolezza dell’identità precede e condiziona la manifestazione del mondo.
Applicazione pratica
La realizzazione dell’identità tra Atman e Brahman è il fine ultimo di tutte le pratiche spirituali dell’Advaita. I metodi principali includono:
1. Shravana-manana-nididhyasana
Il classico triplice percorso descritto nella Brihadaranyaka Upanishad:
Shravana: ascolto degli insegnamenti sull’identità impartiti da un maestro qualificato (Guru. Correzioni).
Manana: profonda riflessione su ciò che si è ascoltato, al fine di eliminare i dubbi intellettuali.
Nididhyasana: contemplazione meditativa ininterrotta dell’identità fino alla sua completa realizzazione.
2. Atma-vichara
L’autoindagine, un metodo particolarmente enfatizzato nella tradizione advaitica più tarda (per esempio da Ramana Maharshi), consiste nel porsi continuamente la domanda «Chi sono io?», volta a individuare il soggetto immutabile di ogni esperienza, che in ultima analisi risulta essere identico al Brahman.
3. Meditazione sui mahavakya
Profonda contemplazione dei grandi detti (mahavakya) delle Upanishad che esprimono l’identità:
«Prajnanam brahma» (prajñānaṃ brahma) — «La coscienza è Brahman» (Aitareya Upanishad)
«Aham brahmasmi» (ahaṃ brahmāsmi) — «Io sono Brahman» (Brihadaranyaka Upanishad)
«Tat tvam asi» (tat tvam asi) — «Tu sei Quello» (Chandogya Upanishad)
«Ayam atma brahma» (ayam ātmā brahma) — «Questo Atman è Brahman» (Mandukya Upanishad)
Nei testi
Il concetto dell’identità tra Atman e Brahman permea l’intero triplice fondamento dell’Advaita:
Nelle Upanishad:
Chandogya Upanishad (6.8.7): «Tat tvam asi» — il celebre insegnamento del saggio Uddalaka a suo figlio Shvetaketu.
Brihadaranyaka Upanishad (1.4.10): «Aham brahmasmi» — affermazione diretta dell’identità.
Mandukya Upanishad: analisi della sillaba Om e dei quattro stati di coscienza, che conduce alla comprensione dell’identità.
2. Nei Brahma Sutra:
Brahma Sutra (1.1.2): «Janmady asya yatah» — definizione del Brahman come fonte dell’origine, dell’esistenza e della dissoluzione del mondo, il che implica la sua identità con il principio interiore della coscienza.
Brahma Sutra (1.1.4): «Tat tu samanvayat» — affermazione secondo cui l’identità tra Atman e Brahman deriva logicamente dall’interpretazione coerente di tutti i testi delle Upanishad.
3. Nella Bhagavad Gita:
Bhagavad Gita (13.2): distinzione tra il «campo» (kshetra) e il «conoscitore del campo» (kshetrajna), corrispondente alla distinzione tra il mondo fenomenico e l’Atman-Brahman.
Bhagavad Gita (13.12-17): descrizione della natura del Brahman come «luce delle luci, dimorante al di là delle tenebre» e come «conoscenza, oggetto della conoscenza e fine della conoscenza, dimorante nel cuore di ognuno».
Nei prakarana-grantha:
Viveka-chudamani di Shankara: dettagliata argomentazione filosofica dell’identità attraverso la distinzione tra il reale e l’irreale.
Drig-drishya-viveka (attribuito a Shankara o a Bharati Tirtha): distinzione metodica tra il veggente (Atman) e il visibile (non-Atman), che conduce alla comprensione dell’identità.
Upadesha-sahasri di Shankara: esposizione sistematica della dottrina dell’identità in prosa e in versi.
Vedi anche:
Atman (il vero Sé)
Brahman (la realtà assoluta)
Maya (l'illusione cosmica)
Avidya (l'ignoranza)
Adhyasa (la sovrapposizione)
Moksha (la liberazione)
Mahavakya (i grandi detti)
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