Domanda: Esiste una ricetta per la felicità?
Swami Vishnudevananda Giri: Il Dharma vedico ci insegna a cercare la felicità dentro di noi. Non possiamo trovare la nostra felicità all’esterno, perché la fonte stessa della felicità è nascosta nella nostra coscienza.
Quando proviamo una felicità fugace, per esempio derivante dalla ricchezza, non la sentiamo forse dentro di noi? Dove percepiamo la gioia di possedere ricchezze? La sentiamo dentro di noi, da qualche parte nella zona dell’addome o al centro del petto, come una sensazione di vastità, potere, stabilità e nuove possibilità.
Come percepiamo la gioia derivante dall’attaccamento a una persona amata? È una sorta di beatitudine nel nostro corpo e di euforia nella coscienza. Ne consegue che la nostra felicità è una sensazione nella nostra mente e nel nostro corpo, mentre il benessere materiale esteriore è soltanto la causa che attiva queste sensazioni.
Ma confondiamo continuamente la felicità stessa con la causa esterna che la attiva. Perciò cerchiamo di trovare la felicità all’esterno e restiamo sempre insoddisfatti. È impossibile trovare la felicità all’esterno, ma gli esseri umani, di generazione in generazione, commettono lo stesso errore, cercando ostinatamente di trovarla fuori di sé e ignorando gli insegnamenti dei santi e delle scritture.
Quanto più cercano la felicità esteriore, tanto più si allontanano da se stessi, dalla propria essenza divina interiore.
Nell’induismo questa essenza è chiamata Atman, mentre lo stato mentale in cui cerchiamo la felicità all’esterno è chiamato ignoranza (avidya). L’insegnamento degli yogi permette di trovare la felicità dentro di sé, nello stato di meditazione, e di liberarsi dalla ricerca della felicità esteriore.
Pertanto, la ricetta della felicità è questa: cercate dentro di voi il vostro «io» divino, meditate, sviluppate la forza della coscienza, cercate l’Illuminazione e il samadhi, sforzatevi di scoprire il vostro essere divino interiore, seguite il sentiero degli antichi saggi: rishi, muni e siddha.
Consideriamo questi grandi santi degli esperti nel conseguimento della felicità.
Domanda: Come liberarsi dall’insoddisfazione?
Swami V.D.G.: L’insoddisfazione ha una causa, e questa causa è duplice: la prima è l’incomprensione della propria natura divina dell’«io», l’oblio di Dio dentro di sé (asmita); la seconda causa dell’insoddisfazione sono i forti desideri (raga), che tormentano la nostra mente nello stato di ignoranza (avidya).
Per liberarsi dall’insoddisfazione bisogna intraprendere il sentiero dell’Illuminazione, della Liberazione, bisogna diventare un sadhu, un praticante spirituale, colui che cerca la verità assoluta. Non vi sono alternative: o praticate oppure no.
È come una donna che o è incinta oppure non lo è. Se una donna è incinta, prima o poi nascerà un bambino. Se praticate, prima o poi vi trasformerete, rinascerete nello Spirito. E nel momento di questa nascita l’insoddisfazione vi abbandonerà, perché conoscerete Dio, conoscerete l’Assoluto dentro di voi. E Dio, l’Assoluto, è verità, bene e bellezza (satyam, shivam, sundaram), verità, saggezza e beatitudine: sat-chit-ananda.
Domanda: Qual è il senso della vita?
Swami V.D.G.: Il senso sta nel cercarlo. Non esiste un senso della vita comune a tutti. Il senso della vita non è una categoria statica, bensì dinamica. Noi lo cerchiamo, ma esso ci sfugge continuamente, addentrandosi sempre più profondamente nella divinità, nella santità, nella trascendenza.
Ci è dato soltanto di approfondire eternamente la nostra comprensione del senso della vita. Ed è proprio questo eterno approfondimento della comprensione del senso della vita che chiamiamo Dharma, il sentiero spirituale. Quando seguiamo il sentiero spirituale, sviluppiamo la nostra consapevolezza, cresciamo, ci eleviamo sempre più in alto e, alla fine, diventiamo un essere divino grande, globale, trascendente e immortale, onnisciente, onnipresente, onnipotente e onnipervadente.
Nelle sacre scritture un tale essere è chiamato Brahma o Dio Creatore. Diventare un tale essere è il senso della vita del ricercatore della nostra tradizione spirituale. Dobbiamo salire lungo la scala evolutiva, crescere da esseri umani di questo mondo fino a diventare saggi illuminati, santi. Dal livello di saggio dobbiamo elevarci ancora più in alto, fino a diventare siddha perfetti; dal livello di siddha dobbiamo crescere fino al livello di divinità (deva) e da divinità fino a quello di grande divinità (mahadeva), come Brahma, Vishnu o Shiva.
D: Perché Dio ha creato questo mondo?
Swami V.D.G.: Secondo la cosmogonia dell’induismo, la legge eterna dell’universo, ossia il Sanatana Dharma, all’inizio, dallo spazio vuoto e non manifesto dell’Assoluto, dal caos quantistico primordiale in cui non esistevano ancora né il tempo né lo spazio, nacque il Dio Primordiale, ossia Brahma il Creatore. Egli nacque come una bolla sull’acqua, a causa del karma universale delle anime che si trovavano in uno stato non manifesto. Questo karma era presente nel caos primordiale non manifesto sotto forma di cause sottili (semi).
Brahma praticò la meditazione ascetica per cento anni celesti, dimorando nello spazio vuoto sotto forma di pura coscienza onnipresente; in seguito, grazie alla forza dell’intento del Creatore, i semi di tutti i mondi e di tutti gli esseri dell’universo furono risvegliati. Quando questi semi si risvegliarono, sorse l’essenza universale degli elementi materiali, e poi nacquero le divinità, le stelle e i pianeti.
Così, l’universo fu creato da Brahma il Creatore affinché le anime non evolute potessero evolversi e svilupparsi spiritualmente, ciascuna in conformità con il proprio karma. Le anime avevano bisogno di uno spazio di gioco per poter continuare a crescere, e lo ottennero.
Brahma il Creatore può essere paragonato a un geniale web designer o programmatore che sviluppa un videogioco. Esistono diverse aziende che si occupano di questo tipo di sviluppo. Esse analizzano il pubblico di riferimento, le condizioni di mercato, i possibili vantaggi economici e i rischi. Poi riuniscono una squadra e creano il gioco in uno, due o tre anni. Quando il gioco è pronto, inizia la fase di collaudo e invitano degli amici a partecipare ai beta test, per eliminare tutti i «bug» e i «glitch». Quando i test si concludono con successo, il gioco viene immesso sul mercato, viene pubblicizzato e milioni di utenti sono invitati a giocarvi.
Questi utenti sono simili alle anime degli esseri umani che si incarnano, mentre lo sviluppatore principale e la sua squadra sono simili a Brahma il Creatore e al suo seguito divino: i Kumara, i Rishi, i Prajapati e i Manu.
Domanda: Quali sono i veri valori nel nostro mondo?
Swami V.D.G.: Bisogna distinguere i valori autentici, che non sono soggetti al tempo, dai valori illusori e transitori. I veri valori sono la saggezza divina (jnana), che consente di conoscere l’Assoluto, il discernimento (viveka), che permette di non confondere i valori autentici con quelli illusori, nonché la capacità di indagare l’Assoluto e il proprio Sé superiore (vichara). Da questi valori fondamentali scaturiscono la fede, l’immortalità dell’anima, l’amore, la compassione, la bellezza, la libertà e la capacità di governare l’energia degli elementi dell’universo.
Le persone nella società sono spesso disorientate dai falsi valori che vengono loro imposti e aspirano ad arricchirsi ignorando lo sviluppo spirituale. Ma alla fine vanno incontro alla delusione, e tutto perché hanno inseguito falsi valori e hanno gettato via quelli autentici.
È come quando una persona ha la fortuna di trovare un lingotto d’oro sulla riva di un fiume. Poi incontra tre suoi compaesani, che la convincono che quel lingotto è soltanto un grumo di fango e le promettono di mostrarle dove si trovano i veri tesori: platino e diamanti. La persona crede loro, getta il lingotto nel fiume e li segue, ma nel luogo in cui la conducono trova soltanto pietre e conchiglie comuni, mescolate a biglie di vetro.
Non abbiamo bisogno di inseguire le pietre e le biglie di vetro del mondo materiale; dobbiamo percorrere il cammino spirituale, realizzando la nostra alchimia interiore, compiendo la nostra pratica spirituale (sadhana), sviluppando la nostra coscienza e la nostra energia, per crescere da esseri umani a esseri divini.
Questi sono i veri valori. Ne parlano i testi sacri e i grandi santi saggi, come Dattatreya, il rishi Vasishtha e Shri Shankaracharya.
Domanda: Come distinguere il bene dal male?
Swami V.D.G.: Il male è sempre egoistico, inconscio e inconsapevole. Ha sempre origine al livello dell’ego e della mente. Il male ci offusca e ci restringe sempre, ci limita, ci fa sentire contratti e angusti. Il bene, invece, è sempre consapevole: ci collega all’Assoluto, alla Sorgente Suprema, ci espande, ci apre, ci purifica, ci rende più liberi e giocosi.
Domanda: Come si può ridurre il livello di aggressività nella società?
Swami V.D.G.: Non esiste una sola persona che sia in grado di controllare la società come il proprio apparecchio radio. Il livello di aggressività non può essere aumentato o ridotto mediante una qualche decisione legislativa.
Il fatto è che nessuna società civile può essere regolata mediante indicazioni dirette o direttive, perché è un sistema complesso. Tuttavia, è possibile creare un’atmosfera in cui l’aggressività sia ridotta a zero e diventi inaccettabile.
Non possiamo abbassare il livello di aggressività nella società, ma possiamo creare un’atmosfera fondata su altri principi, con una diversa visione del mondo, un’atmosfera in cui l’aggressività sia semplicemente impossibile.
Il problema della società contemporanea consiste nel fatto che al suo interno sono forti i fattori di divisione. Le persone sono divise secondo criteri etnici, nazionali, religiosi ed economici. Attualmente la società non costituisce un insieme unitario, un organismo coeso.
Oggi essa è costituita da una moltitudine di gruppi eterogenei, ciascuno dei quali persegue i propri interessi particolari. Proprio per questo il livello di aggressività nella società è piuttosto elevato. Mi riferisco innanzitutto all’aggressività psicoemotiva, verbale e mentale.
Un simile livello di aggressività nella società può essere ridotto soltanto educandone attivamente i membri e creando una nuova atmosfera. Ritengo che si debba cominciare dalla religione. Se i leader religiosi si riuniranno attorno a una tavola rotonda e concorderanno una nuova etica interconfessionale per gli uomini del III millennio, se dichiareranno chiaramente che non ci chiameremo reciprocamente sette, non penseremo male gli uni degli altri, ma impareremo invece a fidarci, ad amarci e a rispettarci reciprocamente, e se tutti i leader delle religioni mondiali firmeranno una simile risoluzione, anche i loro seguaci dovranno ascoltarli.
E quando le persone religiose daranno l’esempio di come sia possibile vivere sulla base dell’amore, della fiducia e del rispetto reciproco, e dimostreranno che la loro visione del mondo è più flessibile, ampia e progressista, allora anche gli altri cominceranno a seguirne l’esempio.
In seguito dovrà nascere una nuova cultura: tollerante e rispettosa, una cultura della visione pura, della parola pura e dei pensieri puri. Ed è molto importante promuovere una simile cultura. Uno scienziato giapponese ha condotto un esperimento nel quale ha dimostrato come la forza del pensiero influenzi la struttura delle molecole d’acqua. Occorre divulgare cose simili, mostrare come i nostri pensieri e le nostre parole impure colpiscano il sistema immunitario e la genetica dell’uomo, peggiorino il suo destino e gli arrechino danno.
Occorre creare una cultura caratterizzata da un clima psicoemotivo puro, occuparsi seriamente dell’ecologia del pensiero ed elaborare un programma strategico per l’ecologia del pensiero. Attualmente l’aura psicoemotiva e mentale della Terra è inquinata.
Le forme-pensiero di aggressività, ostilità, critica, impurità e maledizioni avvolgono molte città e molti Paesi. Tutto ciò crea un clima generale di insoddisfazione, che successivamente sfocia in rivoluzioni di velluto e in rivoluzioni non proprio di velluto, in proteste e cataclismi.
Questo è un segnale per l’umanità: l’ecologia del pensiero è stata compromessa. Se vogliamo ridurre il livello di aggressività nella società, dobbiamo occuparci seriamente dell’ecologia del pensiero. Non è possibile farlo per via legislativa: nessuna misura proibitiva potrà essere d’aiuto. Dobbiamo occuparci seriamente dell’educazione a una cultura del pensiero. Occorre creare una strategia a lungo termine per educare a una simile cultura.
E a dare inizio a questo processo devono essere le istituzioni spirituali e la gerarchia spirituale; in seguito vi prenderanno parte la società, le istituzioni culturali e i politici. E quando sarà stata creata una società con un elevato livello di ecologia del pensiero, quando l’ecologia del pensiero comincerà a essere insegnata fin dai primissimi anni di scuola, o addirittura dalla scuola dell’infanzia, allora all’età di 18-20 anni cresceranno cittadini pienamente consapevoli, educati all’ecologia del pensiero.
Allora, credo, la questione dell’aggressività nella società semplicemente non si porrà più. A questo proposito noi (il Centro culturale vedico «Divya Loka» — nota della redazione) stiamo cercando di fare qualcosa, ma i nostri sforzi non sono sufficienti.
Per esempio, abbiamo annunciato la creazione di un movimento per la visione pura; cerchiamo inoltre di organizzare tavole rotonde interconfessionali e di sollevare le questioni di una nuova etica per gli uomini del III millennio e di una nuova etica interconfessionale.
Ma è davvero troppo poco: occorre che l’intera società sostenga idee simili e che la questione dell’ecologia del pensiero diventi prioritaria. Ritengo che non sia poi così importante sollevare la questione dei buchi nell’ozono, del riscaldamento globale e dell’effetto serra; è molto più importante riflettere sull’ecologia del pensiero e sulla purezza dei pensieri.
Perché è proprio il pensiero a creare il mondo circostante. Il mondo è una manifestazione della coscienza. Se purificheremo i nostri pensieri, anche il clima cambierà e persino le leggi fisiche diventeranno più favorevoli. Per quanto ciò possa sembrare paradossale, corrisponde pienamente alla teoria dell’Advaita Vedanta e alla visione del mondo del Sanatana Dharma.
Fonte: http://www.advaitatoday.ru/interview


