Quando la fede si risveglia in una persona, può manifestarsi in modi diversi. Qualcuno ha attraversato la sofferenza, qualcuno ha vissuto un’esperienza spirituale: l’uscita del corpo sottile, la consapevolezza nel sogno, il risveglio della kundalini. Qualcuno ha vissuto un’esperienza di morte clinica. In altri, invece, la predisposizione era presente fin dalla giovinezza e la fede è semplicemente maturata. Qualunque sia il cammino attraverso il quale siamo giunti alla fede, essa è una benedizione.
Ma la fede in senso generale è una forza indefinita. Una persona sente che Dio esiste, che esiste qualcosa di superiore, tuttavia non riesce a spiegare chiaramente a se stessa in che cosa creda esattamente. Per concentrare questa forza interiore, nella nostra tradizione esiste il Simbolo della Fede.
Che cos’è il Simbolo della Fede
Il Guru spiega:
«La fede in generale è una cosa positiva, ma per concentrarla bisogna in qualche modo darle un centro, definirla. Quando le diamo un centro e la definiamo, questo si chiama Simbolo della Fede. È un insieme di aforismi che esprimono ciò in cui, propriamente, crediamo. Dobbiamo spiegare a noi stessi, sul piano della mente concettuale: ma in che cosa credo davvero? In Dio in generale, Egli è ovunque, e poi? Quando non abbiamo chiarezza su questo, neppure ciò è molto positivo».
— Swami Vishnudevananda Giri, conferenza «Le Forze Divine e il Cammino Strutturato verso la Liberazione»
Nel Sanatana Dharma un simile insieme di principi è chiamato shraddha-mandala (sanscr. śraddhā-maṇḍala): lo spazio della fede, la sua mappa strutturata.
Una fede viva, non un dogma
L’accettazione del Simbolo della Fede nella nostra tradizione differisce sostanzialmente dall’accettazione di un dogma. Il Guru sottolinea che lo accettiamo come progetto di lavoro spirituale.
«Non lo accettiamo per poi dimenticarlo e riporlo su uno scaffale, dicendo: sono diventato credente, va tutto benissimo. No, questo non servirà. Lo accettiamo come progetto del nostro lavoro spirituale, lo accettiamo per lavorare con il Simbolo della Fede».
— Swami Vishnudevananda Giri
La vera fede è un processo vivo. Ogni giorno il praticante procede verso Dio, mette alla prova la propria fede, la analizza, la rafforza e la approfondisce. In essa non vi è nulla che appartenga ai manuali libreschi e alle regole cristallizzate. È un’esperienza diretta: si può contemplare Dio, amare Dio, abbandonarsi a Dio.
Il Simbolo della Fede come Fondamento del Cammino
Nell’Insegnamento spirituale si distinguono tre fasi: il Fondamento (adhara), il Cammino e il Frutto. Il Fondamento è la visione, la base su cui poggia l’intera pratica. Il Cammino si divide in tre componenti: la visione (jnana), la meditazione (dhyana) e la condotta (kriya). Il Frutto è il risultato finale degli sforzi, la moksha.
Il Simbolo della Fede è precisamente questo Fondamento. Il Guru afferma che il fondamento è la visione dell’Advaita Vedanta. All’inizio essa è mentale, filosofica, ma in seguito diventa un’esperienza interiore. La visione significa comprendere le grandi verità — Prajnanam Brahma, Aham Brahmasmi, Tat Tvam Asi — e riflettere profondamente su di esse.
Senza un Fondamento chiaro, la pratica diventa caotica e il movimento verso la meta instabile. Prima di dedicarsi alla pratica della consapevolezza, bisogna stabilire su che cosa ci fondiamo, che cosa costituisce il nostro sostegno.
La visione come tesoro interiore
Una volta ricevuta la visione, non la si può abbandonare. Ma riceverla è soltanto l’inizio. Il Guru paragona ciò all’ammissione in un prestigioso istituto di istruzione: vi è stato dato un potenziale, ma bisogna studiare e sviluppare se stessi. Entrarvi non è ancora il conseguimento finale.
La contemplazione è il mezzo per sviluppare questo potenziale. La visione è come la fede, come un potenziale. Il potenziale deve essere sviluppato. E man mano che si sviluppa, cambia l’autoidentificazione del praticante. All’inizio: «Sono una persona comune, devota al Dharma» (ciò corrisponde al primo bhumi). Poi: «Sono un sadhu, mi identifico con i valori e gli ideali del Dharma». In seguito, ancora più in profondità.
Dal Simbolo della Fede al Rifugio
Quando il principio del Simbolo della Fede è stato compreso, il passo successivo è il Rifugio (sanscr. śaraṇam). Il Rifugio è Dio che è venuto a noi in una forma concreta. Perché Dio è inconoscibile e astratto per la coscienza ordinaria. Occorre qualcosa di più tangibile, attraverso cui sia possibile entrare in contatto con Lui.
Nella nostra tradizione, il Rifugio viene preso nei cinque gioielli — pancharatna: Dio Shiva come fonte di tutti gli esseri viventi, Shakti — la sua energia, il Guru — il Maestro spirituale, il Dharma — l’insegnamento, e il Sangha — la comunità dei santi e dei praticanti.
Così il Simbolo della Fede diventa un fondamento vivo: attraverso lo shraddha-mandala acquisiamo chiarezza, attraverso il Rifugio — un legame concreto con il divino. E questo legame cresce, si approfondisce e ci conduce lungo il Sentiero, dai primi passi fino alla completa Liberazione.


