Migliaia di anni fa i saggi descrissero sette stadi di trasformazione interiore che ogni ricercatore attraversa: questi stadi sono chiamati le sette terre della saggezza (sanscr. sapta-jñāna-bhūmikā) e sono esposti dettagliatamente nello «Yoga Vasistha».
Il Guru Swami Vishnudevananda Giri afferma che tutti noi, in quanto esseri viventi, ci troviamo su questa scala delle sette bhumi. I santi sono in cima, noi invece siamo da qualche parte sui primi gradini. Talvolta, per passare da una bhumi all’altra, è necessaria un’intera vita: proprio in questo consiste l’evoluzione spirituale. Il compito del sadhu è compiere un balzo: bruciare il karma, dissolvere la mente, risvegliare la consapevolezza e passare al livello successivo.
Prima bhumi: Shubheccha — il desiderio benefico
Nella prima terra della saggezza nasce nell’essere umano un sincero anelito alla verità. Egli comincia a cercare e a porsi domande che prima non gli venivano in mente. Si sente attratto dai testi spirituali, dalla comunione con i saggi e dal servizio.
Il Guru descrive in modo semplice i segni della prima bhumi: la persona serve i santi e i saggi, pratica il seva, frequenta i templi, partecipa alle funzioni religiose e si interessa alle questioni spirituali. Si trova nel flusso, e questo è già molto.
Seconda bhumi: Vicharana — l’autoindagine
La seconda terra è lo stadio della ricerca attiva. Lo yogi studia le scritture, pratica i metodi, indaga la mente e, attraverso l’atma-vichara, chiarisce la consapevolezza e i principi della coscienza. Qui ha già inizio un vero lavoro sulla mente, non più un semplice interesse per la vita spirituale.
Proprio nella seconda bhumi, secondo il Guru, può sopraggiungere l’illuminazione. Egli afferma: l’illuminazione giunge nella seconda terra della saggezza e, per chi non la raggiunge nella seconda, giungerà certamente nella terza.
Terza bhumi: Tanumanasa — l’assottigliamento della mente
La mente del praticante diventa sottile e trasparente. La terza bhumi consiste nel dimorare costantemente nella contemplazione sottile. L’attenzione diviene unidirezionale e stabile, e possono risvegliarsi determinate capacità.
Chi ha attraversato le prime tre terre della saggezza viene chiamato mumukshu, ossia «colui che aspira alla liberazione». Fino al quarto stadio il cammino ammette ancora delle oscillazioni e la visione karmica può cambiare sensibilmente da una bhumi all’altra.
«La visione karmica di una persona nella prima bhumi e quella di una persona nella terza bhumi sono molto diverse. Con ogni bhumi successiva diviene sempre più profonda l’esperienza delle qualità di Ishvara, più profonda l’esperienza del Brahman non duale, mentre diminuiscono sempre più l’ego, le identificazioni karmiche e le concezioni dualistiche».
— Swami Vishnudevananda Giri
Quarta bhumi: Sattvapatti — l’autorealizzazione
La quarta terra rappresenta una svolta decisiva nell’intero Cammino. Qui il praticante raggiunge il samadhi e acquisisce un’esperienza stabile di turiya, il quarto stato di coscienza, al di là della veglia, del sogno e del sonno profondo. Chi si è stabilito in questo stadio riceve il titolo di brahmavid, ossia «colui che ha conosciuto il Brahman».
Il Guru spiega che è proprio la quarta terra della saggezza a conferire davvero il vairagya (il distacco), poiché turiya brucia le vasana. Essa realizza la vasanakshaya (la distruzione delle tendenze latenti) e la manonasha (la dissoluzione della mente). Da questo momento in poi, il samsara, il karma e il mondo materiale non hanno più alcun potere sul praticante.
Quinta bhumi: Asamsakti — il non attaccamento
Nel quinto stadio la coscienza cessa di essere coinvolta nei processi esterni e interni. Nel quinto stadio vengono recisi i legami più sottili tra gli oggetti, gli indriya (gli organi della percezione) e la coscienza. Lo yogi ha conosciuto l’Assoluto sia nel vuoto della non manifestazione sia nella forma dell’energia, e ha appreso la liberazione. Ora comincia a manifestare in sé le qualità divine.
Chi si è stabilito nella quinta bhumi è chiamato brahmavidvara.
Sesta bhumi: Padarthabhavana — la scomparsa dell’oggettualità
Nel sesto stadio lo yogi sperimenta un oceano sconfinato di luce dietro tutti gli oggetti. Egli vede il Brahman unico più del mondo esterno e non perde mai la presenza di questo oceano di luce. La volontà divina comincia ad agire attraverso di lui: egli diventa, per usare l’espressione del Guru, «la mano del Signore».
Chi ha raggiunto questo stadio è chiamato brahmavidvaryan.
Settima bhumi: Turyaga — lo stato trascendente
La vetta del Cammino. Lo yogi si è completamente fuso con il disegno divino. Attraverso di lui si compiono azioni divine e si manifesta la kriya-shakti. Egli può manifestarsi come avatar, come creatore dell’Universo, come divinità che sostiene le leggi del cosmo. Qui non vi è più alcuna separazione tra «Dio» e «me»: esiste soltanto l’Uno.
Chi si è stabilito nella settima bhumi porta il titolo più elevato: brahmavidvarishtha.
«Quando, al compimento della negazione “né questo, né quello”, per coloro che dimorano nel samadhi risplende la perfetta pienezza, allora io sono il Brahman trascendente i tre stati, non duale, unico, supremo ed eterno».
— Adi Shankaracharya, «Viveka Chudamani»
La differenza tra illuminazione e liberazione
Il Guru sottolinea un'importante distinzione: l'illuminazione e la liberazione sono due cose diverse. L'illuminazione può sopraggiungere già al secondo o terzo bhumi, quando lo yogin sperimenta turiya e riconosce la propria vera natura. Ma la liberazione — moksha — giunge più tardi, attraverso il completo dissolvimento di tutti i samskara e dei vasana, attraverso il prana, l'energia cosmica di Bhuvaneshvari.
Su questo cammino vi sono anche delle insidie. Il Guru mette in guardia da tre di esse: l'essere catturati dalla beatitudine (quando lo yogin pensa che l'esperienza della beatitudine sia già la liberazione), l'essere catturati dalla chiarezza (il coinvolgimento nella visione astrale e nella multidimensionalità) e l'essere catturati dal vuoto. Ognuna di queste insidie può arrestare il progresso per molto tempo.
Il cammino e il frutto
Le sette terre della saggezza sono una mappa con cui verificare il proprio avanzamento. Essa mostra che il cammino spirituale ha tappe e frutti concreti. Dal primo desiderio benevolo fino alla completa unità con l'Assoluto, ogni passo ha i propri segni, le proprie prove e le proprie conquiste. E il cammino verso queste vette comincia dalle piccole cose: dall'accettazione consapevole del Rifugio.


