Īśvara-tattva — il quarto dei cinque tattva puri (śuddha-tattva) nel sistema dei 36 Tattva dello shivaismo kashmiro, che designa il livello della Coscienza Divina nel quale l’aspetto oggettivo della manifestazione assume una forma chiara ed è esperito nella formula «Questo sono Io», con il predominio dell’energia della conoscenza pura (Jñāna-śakti).
Etimologia
Il termine Īśvara (sanscr. ईश्वर, Īśvara) deriva dalla radice īś — «possedere», «dominare», «essere capace», «avere potere». Nell’uso classico del sanscrito, īśvara significa «sovrano», «signore», «padrone». In combinazione con tattva («quiddità», «principio ontologico», «realtà così com’è») si forma il termine composto īśvara-tattva — «principio della sovranità divina» oppure «principio del dominio della coscienza sulla manifestazione».
Nel contesto dello shivaismo kashmiro, questo termine non indica un Creatore esterno o trascendente, distinto dal mondo, ma designa un particolare aspetto dell’autocoscienza di Paramaśiva, nel quale Egli conosce chiaramente l’oggetto della propria manifestazione come non distinto da Sé.
Significato filosofico
Posizione nel sistema dei tattva puri
Īśvara-tattva occupa il quarto posto nella gerarchia della creazione pura (śuddhādhvan). Questi cinque tattva formano l’ambito della Coscienza Divina indifferenziata, ma già orientata verso la manifestazione:
Śiva-tattva
Śakti-tattva
Sadāśiva-tattva
Īśvara-tattva
Śuddha-vidyā
Se nello Śiva-tattva è presente soltanto la luce non duale della coscienza (Prakāśa), senza alcuna distinzione, e nello Śakti-tattva questa luce pulsa come energia creatrice, nel Sadāśiva-tattva sorge per la prima volta la relazione tra soggetto e oggetto nella formula «Io sono questo». Nell’Īśvara-tattva avviene uno spostamento qualitativo dell’accento: l’aspetto oggettivo diviene chiaramente distinguibile e l’esperienza assume la forma «Questo sono Io».
La formula dell’esperienza «Questo sono Io»
La formula classica dell’Īśvara-tattva è idaṃ aham («questo sono Io»). A differenza della formula di Sadāśiva, ahaṃ idaṃ («Io sono questo»), qui l’oggetto (idam) diviene il centro dell’attenzione divina, mentre il soggetto (aham) rimane implicito, ma non scompare.
Ciò significa che l’universo è già pienamente configurato come una chiara immagine mentale nella coscienza di Śiva. Non è manifestato esteriormente, ma esiste come conoscenza compiuta di «ciò che sarà». L’oggetto non si contrappone al soggetto, bensì è esperito come il suo stesso contenuto. La coscienza sa: «Ecco ciò che Io sono nella forma del mondo».
Predominio di jñāna-śakti
L’Īśvara-tattva è caratterizzato dal predominio di jñāna-śakti — la potenza della conoscenza.
Nel Sadāśiva-tattva predomina icchā-śakti (volontà)
Nell’Īśvara-tattva predomina jñāna-śakti (conoscenza)
Nella Śuddha-vidyā comincia a manifestarsi kriyā-śakti (azione)
L’Īśvara-tattva rappresenta la conoscenza pura, priva dell’impulso all’azione. Questa conoscenza non è discorsiva né concettuale. È una conoscenza immediata e totale della forma dell’universo come propria natura. Proprio per questo, nella tradizione Īśvara è descritto come «inattivo»: qui non vi è ancora alcun movimento verso l’atto della creazione, ma soltanto la perfetta chiarezza del progetto.
Unmeṣa e spanda
Nella terminologia della scuola Spanda, l’Īśvara-tattva corrisponde alla fase di unmeṣa — l’apertura, il dispiegamento dell’aspetto oggettivo della realtà. Se il Sadāśiva-tattva è correlato a nimeṣa — il predominio del soggetto e l’occultamento dell’oggettività — l’Īśvara-tattva ne costituisce l’equilibrio speculare, nel quale l’oggettività si manifesta chiaramente, ma non è separata.
Questo stadio esprime il ritmo interiore della pulsazione divina, nella quale l’universo sorge come una chiara visione nel Cuore stesso della Coscienza.
Īśvara e Pratyabhijñā
Nella filosofia della Pratyabhijñā, l’Īśvara-tattva riveste un’importanza fondamentale, poiché è proprio qui che diventa possibile una rigorosa giustificazione non duale della distinzione senza separazione. L’Īśvara-tattva dimostra che la distinzione tra soggetto e oggetto non contraddice la loro identità, ma è una forma dell’autorivelazione della coscienza.
Questa tesi costituisce un argomento fondamentale contro le interpretazioni dualistiche di Dio e del mondo e consente di affermare la realtà del cosmo fenomenico come forma dell’autocoscienza di Shiva.
Mantreshvara
Gli esseri corrispondenti al piano di Ishvara-tattva sono chiamati mantreshvara, «signori dei mantra». Sono liberi da tutti i mala, dimorano nella sfera della creazione pura e possiedono l’onniscienza al proprio livello. La loro esperienza del mondo corrisponde pienamente alla formula «Questo sono Io».
Significato pratico
Nella sadhana dello shivaismo del Kashmir, Ishvara-tattva riveste un’importanza particolare per i diversi livelli della pratica:
Nell’anava-upaya: Ishvara-tattva funge da punto di riferimento ontologico.
Nello shakta-upaya: il praticante impara a riconoscere tutti gli oggetti dell’esperienza come forme della conoscenza della coscienza, stabilizzandosi nell’esperienza «questo sono Io». Qui viene impiegata la facoltà discriminante della mente, senza però scivolare nel dualismo.
Nello shambhava-upaya: Ishvara-tattva viene compreso spontaneamente, come la naturale chiarezza della percezione, nella quale l’oggettività è presente senza sforzo e senza perdita della visione non duale.
Nell’anupaya: essa si dissolve completamente nel riconoscimento diretto della propria natura come Paramashiva.
Nei testi
L’insegnamento su Ishvara-tattva è esposto sistematicamente nelle seguenti opere:
«Ishvara-pratyabhijna-karika» di Utpaladeva e i commentari di Abhinavagupta.
«Pratyabhijna-hridaya» di Kshemaraja, dove Ishvara-tattva è descritto come il livello in cui predomina la conoscenza.
«Tantraloka» e «Tantra-sara» di Abhinavagupta, nell’ambito della cosmologia dei tattva.
«Spanda-karika» e «Spanda-nirnaya» nella tradizione dello spanda.
Vedi anche:
Shiva-tattva
Shakti-tattva
Sadashiva-tattva
Shuddha-vidya
Pratyabhijna
Spanda
Aham e Idam
Categorie:
Shivaismo del Kashmir
Trika
Pratyabhijna
Shuddha-tattva


