Kula (kula) nella dottrina del Trika indica l’integrità della molteplicità manifestata, la «famiglia» dei principi (tattva) e delle energie, colti come un unico insieme vivente. Il polo trascendente di questa totalità è chiamato akula (ākula) ed è identico a Paramaśiva. La corrente tradizionale della pratica basata su questi principi è chiamata kaula (Kaula).
In breve: kula è la realtà integrale manifestata; akula è la sua fonte ultratrascendente (Paramaśiva); kaula è il percorso e la scuola corrispondenti.
Terminologia ed etimologia
Etimologia. La parola «kula» risale all’idea di «raccogliere/contenere» (radice √kul) e nei dizionari classici significa «famiglia, clan, gruppo, insieme; assemblea». Non è un semplice elenco di parti, bensì ciò che le tiene unite, come un ecosistema mantiene una molteplicità di specie in un unico equilibrio vivente.
Distinzioni:
Kula è il concetto filosofico di «totalità/insieme/famiglia».
Akula è ciò che è «al di fuori della famiglia», il polo trascendente, Paramaśiva.
Kaula è la scuola e la via del kaula-mārga.
Prospettiva dottrinale (Trika)
La coppia «kula/akula». Nell’interpretazione di Abhinavagupta, kula è associato alla dinamica della Śakti (manifestazione), mentre akula è associato a Śiva quale fondamento trascendente. La loro inseparabilità è descritta attraverso le coppie prakāśa (prakāśa) e vimarśa (vimarśa), anuttara (anuttara) e svātantrya-śakti (svātantrya-śakti).
La totalità come criterio. Kula è concepito come l’integrazione vivente di tutti i livelli della realtà (i 36 tattva) nella luce della coscienza. È più simile a un’«orchestra» che alla somma degli strumenti: ciò che conta è l’armonia, non la semplice presenza delle parti.
Non dualità. L’unità di kula e akula non cancella le differenze tra i livelli, ma le rivela come modi di un’unica realtà cosciente, Paramaśiva.
Dimensione pratica (kaula)
Il cakra come «cerchio» della pratica. Nel kaula, il termine «cakra» (cakra) indica innanzitutto il cerchio rituale/l’assemblea delle energie divine e degli adepti, non, per definizione, i «centri energetici del corpo». Il tema corporeo dei «cakra» appartiene ad altri contesti ed è trattato separatamente.
Kaulya-yajña. Le pratiche centrali (descritte da Abhinavagupta nel «Tantrāloka» (Tantrāloka), cap. 29) comprendono la venerazione del principio in coppia Kuleśvara/Kuleśvarī (Kuleśvara/Kuleśvarī), delle dee del cerchio, il lavoro con il maṇḍala e il rituale come mezzo per riconoscere la natura non duale della coscienza.
Logica contemplativa. Il rapporto tra il partecipante, la divinità e il cerchio è concepito come un riflesso reciproco (pratibimba): ciascuno è uno specchio della totalità di kula.
Testi e fonti
Abhinavagupta, «Tantrāloka» (Tantrāloka). Esegesi sistematica del kaula, in particolare il capitolo 29 (kaulya-yajña). Le tesi correlate sono sviluppate nel «Parātriśikā-vivaraṇa» (Parātriśikā-vivaraṇa), in cui viene formulata la correlazione tra kula e akula.
«Kulārṇava-tantra» (Kulārṇava-tantra). Una delle śāstra autorevoli della tradizione kaula, che ne definisce il corpus rituale e dottrinale.
Tradizione esegetica. I commenti di Jayaratha al «Tantrāloka»; i testi di Kṣemarāja nel contesto del Trika, che precisano la terminologia e i collegamenti con la filosofia generale.
Contesto storico-dottrinale
Posizione all’interno dello śivaismo del Kashmir. Il kaula è uno dei pilastri del tantra śivaita del Kashmir, integrato da Abhinavagupta nel sistema generale del Trika.
Il pantheon kaula. Nelle descrizioni tradizionali viene indicata la coppia Kuleśvara/Kuleśvarī, circondata dalle otto Madri e dai corrispondenti cerchi di divinità. Ciò definisce la simbolica «grammatica della famiglia» di kula quale totalità manifestata.
Vedi anche:
Śivaismo del Kashmir
Trika
Śakti
Pratyabhijñā
Spanda
Paramaśiva
Prakāśa
Kuṇḍalinī
Ākula (articolo separato)
Categorie:
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