Prakāśa (sanscr. प्रकाश, prakāśa) è una categoria metafisica fondamentale dello shivaismo del Kashmir, che designa la Luce originaria della coscienza, l’aspetto autoluminoso della Realtà suprema (Paramaśiva), che costituisce il fondamento di tutte le manifestazioni ed è inseparabile da vimarśa (autoriflessione).
Etimologia
Il termine prakāśa deriva dalla radice sanscrita √kāś (काश्), «splendere», «rifulgere», «manifestarsi», con il prefisso pra- (प्र), che ne intensifica il significato e gli conferisce la sfumatura di «in avanti», «intensamente». Il significato letterale è «splendore», «luminosità», «manifestazione», «rivelazione». Nel contesto filosofico, il termine indica la natura autoluminosa della coscienza originaria, che non necessita di una fonte esterna per manifestarsi.
Significato filosofico
Nel sistema metafisico dello shivaismo del Kashmir, prakāśa rappresenta uno dei due aspetti fondamentali della Realtà suprema (Paramaśiva), indissolubilmente legato a vimarśa. Se prakāśa è l’aspetto della Luce autoluminosa, vimarśa è l’aspetto dell’autoconsapevolezza di questa Luce. Questa dualità nella non-dualità è fondamentale per comprendere l’ontologia del Trika.
Secondo l’insegnamento del Pratyabhijñā, elaborato da Utpaladeva e Abhinavagupta, prakāśa rappresenta il principio maschile e statico, mentre vimarśa simboleggia l’aspetto femminile e dinamico. La loro unità indissolubile è descritta come [[Śiva-Śakti]], i due aspetti dell’unico Assoluto.
Nel contesto della cosmogonia dello shivaismo del Kashmir, Prakāśa è il principio originario dal quale, attraverso l’aspetto dinamico di vimarśa, si dispiega l’intero universo con i suoi 36 tattva (categorie della realtà). Nel Tantrāloka, Abhinavagupta descrive dettagliatamente come dalla Luce originaria della coscienza (Prakāśa), attraverso l’autoconsapevolezza (Vimarśa), si manifestino tutti i livelli dell’essere.
Un aspetto importante per comprendere Prakāśa è la sua natura onnipervadente. Anche nello stato di māyā (illusione cosmica), quando si manifesta un’apparente molteplicità, Prakāśa rimane il fondamento immutabile. Nella decima sūtra del Pratyabhijñā-hṛdayam, Kṣemarāja afferma che la consapevolezza di questa Luce onnipervadente è la chiave della liberazione spirituale.
Nella tradizione dello Spanda, sviluppata da Vasugupta e dal suo discepolo Kallaṭa, Prakāśa è posto in relazione con il principio della vibrazione (Spanda) quale suo substrato immutabile. La Spanda-kārikā sottolinea che la pulsazione (Spanda) avviene nello spazio della Luce originaria (prakāśa), senza modificarne la natura essenziale.
I filosofi della scuola Kula collegano Prakāśa al concetto di Saṃvit (coscienza suprema), considerandolo il fondamento della manifestazione delle energie di Śakti nella forma dello Śakti-cakra (cerchio delle energie). Nella tradizione Krama, prakāśa è inteso come il fondamento del dispiegamento sequenziale (krama) dei cicli cosmici, che garantisce la continuità dell’esperienza.
Sul piano pratico, uno dei metodi per comprendere la propria natura originaria è la pratica dello Haṃsa-dhyāna, la meditazione sul respiro spontaneo, nella quale l’inspirazione è associata a prakāśa (Śiva) e l’espirazione a vimarśa (Śakti). Attraverso questa pratica, lo yogin prende coscienza dell’unità indissolubile di questi principi nella propria esperienza.
Nei testi
Il concetto di prakāśa ricorre in molti testi fondamentali dello shivaismo del Kashmir:
Negli Śiva-sūtra (I.1) si proclama: «चैतन्यमात्मा» (caitanyamātmā), «La coscienza è l’Ātman», affermazione che i commentatori interpretano come un riferimento alla natura autoluminosa della coscienza (prakāśa).
La Spanda-kārikā (I.1) si apre con un omaggio a Śaṅkara, «la cui natura è prakāśa» e che costituisce il fondamento della vibrazione (spanda).
Nell’Īśvara-pratyabhijñā-kārikā, Utpaladeva dimostra sistematicamente la natura autoluminosa della coscienza in quanto prakāśa, inseparabile da vimarśa.
Il Tantrāloka di Abhinavagupta contiene ampie riflessioni su prakāśa, soprattutto nei primi tre capitoli, nei quali viene illustrato il suo ruolo nella cosmogonia e nell’epistemologia.
Il Pratyabhijñā-hṛdayam di Kṣemarāja offre una descrizione concisa ma profonda della natura di prakāśa e delle vie per prenderne coscienza.
Il Vijñāna-bhairava-tantra contiene numerose tecniche meditative volte all’esperienza diretta di prakāśa.
Il Paramārthasāra di Abhinavagupta descrive prakāśa come la realtà originaria che si manifesta attraverso i diversi livelli dell’essere, pur conservando la propria natura essenziale.
Vedi anche
Vimarśa
Paramaśiva
Saṃvit
Spanda
Śiva-Śakti
Svātantrya
Anuttara
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