Śiva-tattva (sanscr. शिवतत्त्व, Śiva-tattva) — la prima e la più elevata delle 36 categorie ontologiche dei Tattva, che designa il principio assoluto della pura coscienza, libero da ogni distinzione tra soggetto e oggetto. È il livello in cui la coscienza dimora come unità non duale di luce (Prakāśa) e beatitudine.
Etimologia
Il termine "Śiva-tattva" (śiva-tattva) è composto da due elementi sanscriti: "Śiva" (śiva), dalla radice √śvi, che significa "fausto", "benevolo", "puro", e "tattva" (tattva), formato dal pronome "tat" (tat, "quello") con il suffisso "-tva" (-tva), che esprime una qualità astratta o la "talità". Pertanto, "tattva" significa "essenza autentica" o principio, mentre "Śiva-tattva" significa "essenza di Śiva", ossia il principio che rappresenta la coscienza pura e illimitata.
Significato filosofico
Nel sistema filosofico dello Śivaismo del Kashmir, Śiva-tattva occupa una posizione unica quale primo principio nello schema dei 36 Tattva. Secondo Kṣemarāja, nel "Pratyabhijñā-hṛdayam", l'aspetto creatore di Paramaśiva è chiamato Śiva-tattva e rappresenta l'impulso creativo iniziale (prathama spanda) dell'Assoluto.
Nello "Ṣaṭtriṃśat-tattva-sandoha" si afferma:
«La Forma suprema (dell'Assoluto, Anuttara mūrti), che crea con la propria Volontà l'intero universo — lo Spanda pulsante — è chiamata dai conoscitori il primo principio, Śiva-tattva»
(Rājanakānanda, Ṣaṭtriṃśat-tattva-sandoha, verso 1)
Natura e caratteristiche
Secondo Abhinavagupta, nel "Tantrāloka", Śiva-tattva è lo stato in cui, per azione di Śakti-tattva, l'aspetto oggettivo ("Idam/Questo") viene completamente eliminato, così che rimane soltanto la componente soggettiva dell'esperienza ("Aham/Io"). Kṣemarāja chiama questo stato Anāśrita-Śiva — Śiva che non si appoggia a nulla di esterno. Nel "Paramārthasāra", Abhinavagupta descrive Śiva-tattva come "lo stato dell'‘Io’ puro, in cui non vi è neppure un accenno all'altro", che risplende come Sé infinito e assoluta coscienza pura, priva persino della più sottile distinzione.
In questo principio, Prakāśa (la luce della coscienza) si manifesta nella sua forma pura come unità non duale di luce e beatitudine, libera da qualsiasi oggettivazione. Qui la coscienza fa esperienza di sé come puro "Io", privo di qualsiasi contenuto oggettivo. Non si tratta di uno stato statico di vuoto, bensì di una dinamica autoconsapevolezza, colma di potenzialità creativa e fonte di tutte le energie divine (Śakti), le quali, pur rimanendo inseparabili da Śiva, si manifestano successivamente come Śakti-tattva, Sadāśiva-tattva e altri livelli.
Relazioni con altri concetti
Nelle "Spanda-śāstra-kārikā" e nei commentari di Kṣemarāja si sottolinea che Śiva-tattva è il fondamento immobile dal quale pulsa lo Spanda. Esso è l'espressione dell'aspetto dinamico dell'Assoluto al livello primario della manifestazione creativa.
Nel contesto della Pratyabhijñā, Śiva-tattva viene riconosciuto come l'"Io" interiore di ogni essere: il riconoscimento dell'identità della coscienza individuale con questo livello universale costituisce la liberazione. La realizzazione di Śiva-tattva significa riconoscere la propria vera natura come Śiva illimitato.
Applicazione pratica
Sebbene Śiva-tattva stesso trascenda i metodi pratici, la consapevolezza della sua presenza è lo scopo di tutta la sādhana nello [[Śivaismo del Kashmir|Śivaismo del Kashmir]]. La comprensione pratica di Śiva-tattva è legata alla consapevolezza della pura coscienza dell'"Io", libera da tutte le proiezioni oggettive. Ciò si consegue distogliendo l'attenzione da tutti gli oggetti esterni e interni e dimorando nella pura autoconsapevolezza.
Particolare importanza riveste la pratica del nimīlana-samādhi (meditazione a occhi chiusi), nella quale la coscienza si volge alla propria natura, libera da ogni forma di oggettività. Nel "Vijñāna-bhairava-tantra" sono descritti metodi per raggiungere questo stato attraverso varie tecniche di arresto dell'attività mentale e di permanenza nella pura consapevolezza.
La realizzazione di Śiva-tattva è inoltre legata alla comprensione che la coscienza osservante non può mai diventare oggetto di osservazione. Ciò conduce all'esperienza diretta della propria natura come Testimone immutabile di tutti gli stati e di tutte le esperienze. Nella tradizione si sottolinea che persino il semplice richiamo a questo stato o la meditazione sulla natura della luce della coscienza possono condurre a lampi di riconoscimento immediato del proprio vero "Io" come Śiva.
Nei testi
Il concetto di Śiva-tattva viene esaminato dettagliatamente nei testi fondamentali dello [[Śivaismo del Kashmir|Śivaismo del Kashmir]]:
Nel «Tantrāloka», Abhinavagupta spiega: «A causa della supremazia nello Shiva-tattva, che trascende la Quiete, in esso non vi è possibilità di insegnamento, meditazione, venerazione e simili. Esso, essendo indipendente, è il tattva supremo, che non può essere conosciuto e che trascende la Maestria».
Nel «Paramārthasāra» di Abhinavagupta, lo Shiva-tattva è descritto come «lo stato dell’“Io” puro, nel quale non vi è neppure il minimo accenno all’altro», sottolineandone la natura di coscienza pura assoluta.
Il «Pratyabhijñā-hṛdayam» di Kṣemarāja descrive lo Shiva-tattva come l’aspetto creativo di Paramashiva, che «rappresenta l’impulso creativo iniziale di Shiva».
L’«Īśvara-pratyabhijñā-kārikā» afferma che lo Shiva-tattva è la realtà onnipotente che si manifesta come conoscenza e azione, le quali costituiscono l’essenza dell’essere vivente.
Nel «Tantrasāra», Abhinavagupta indica che lo Shiva-tattva è la coscienza autoluminosa, che non necessita di una causa esterna per manifestarsi.
Gli «Shiva Sūtra» di Vasugupta, pur non utilizzando direttamente il termine «Shiva-tattva», descrivono lo stato di cit-svarūpa, la natura propria della coscienza, che corrisponde al livello dello Shiva-tattva.
Vedi anche
Paramashiva – la realtà trascendente assoluta
Shakti – il secondo tattva, l’aspetto energetico di Shiva
Spanda – la vibrazione cosmica della coscienza
Prakasha – la luce della coscienza quale fondamento dello Shiva-tattva
36 Tattva – lo schema completo dei principi ontologici
Aham – la pura coscienza dell’«Io»
Idam – l’aspetto oggettivo dell’esperienza
Pratyabhijna – il riconoscimento della natura divina
Svatantrya – la libertà assoluta del Divino


