Dopo aver preso Rifugio, inizia un periodo speciale. È un tempo di lavoro silenzioso e scrupoloso. Questa fase è chiamata pratiche preliminari e dura circa un anno. Nel corso di quest’anno vengono poste tutte le fondamenta su cui poggerà il Cammino successivo: la corretta comprensione dell’Insegnamento, la fiducia nel lignaggio di trasmissione, la disciplina della mente e la purezza della vita quotidiana.
Perché proprio un anno? Perché la coscienza cambia lentamente. Si possono leggere una decina di libri in un mese e rimanere gli stessi. Oppure si può vivere con attenzione ogni testo, ogni mantra, ogni adorazione mattutina, e dopo un anno scoprire di guardare il mondo con occhi diversi.
Perché è necessaria la preparazione
Nelle lezioni del Guru ricorre spesso l’idea che il sadhu assuma una posizione attiva: egli aspira con determinazione e fermezza a eliminare l’ignoranza nell’arco di una sola vita, compiendo a tale scopo gli sforzi più energici. Proprio per questo nella nostra tradizione esistono le pratiche preliminari, nelle quali occorre riflettere molto: sull’impermanenza, sull’unicità della nascita umana, sulla legge del karma, sulle sofferenze del samsara.
Queste riflessioni sono il fondamento. Senza di esse, i successivi metodi di contemplazione rimarranno superficiali. La mente deve prima convincersi davvero che il cambiamento è necessario.
«È impossibile essere illuminati finché permangono le oscurazioni e il karma non virtuoso. Occorre fermarli e purificarli, ed è per questo che eseguiamo le pratiche preliminari di purificazione e ci pentiamo di tutte le azioni non virtuose che abbiamo commesso».
— Swami Vishnudevananda Giri, commento alle pratiche di purificazione
Apprendimento della filosofia
Nel corso del primo anno, il discepolo studia gradualmente i testi fondamentali della Tradizione. I tre testi principali sono la «Tripura Rahasya», lo «Yoga Vasishtha» e la «Viveka Chudamani» di Sri Adi Shankaracharya. Tra i libri del Guru sono consigliati «Lo splendore dei preziosi misteri» (volumi 1 e 2), «L’universo dello jnani», «La fonte della coscienza», «La mia vita in Dio», «Il vaso del Dharma» (volumi 1 e 2).
È importante comprendere che la lettura di questi testi differisce da quella ordinaria. Il Guru sottolinea che il processo dell’apprendimento spirituale è fondamentalmente diverso da quello accademico: qui sono importanti il contatto personale, la sintonizzazione con il lignaggio di trasmissione e l’onestà interiore.
Adorazione quotidiana
Fin dai primi giorni dopo aver preso Rifugio, il discepolo integra nella propria vita forme rituali quotidiane: la pratica del «Sutra» e del «Bhajan Mandala», l’adorazione presso l’altare domestico e l’esecuzione dell’arati. Ciò crea il ritmo della vita spirituale, la sensazione che ogni giorno possieda una dimensione sacra.
Una delle prime pratiche del Rifugio è l’offerta quotidiana ai Tre Gioielli. Il Guru insegna che, dopo aver preso Rifugio, bisogna compiere un’offerta portando sull’altare cibo preparato, bevande e frutta. Se non si ha nulla da offrire materialmente, è possibile farlo mentalmente o collocare almeno una coppa d’acqua. Durante l’offerta si deve immaginare l’albero del Rifugio e visualizzare i doni che si trasformano in nettare.
Mantra-sadhana
La recitazione quotidiana dei mantra, da uno a sette giri, diventa il fulcro della disciplina spirituale. I mantra principali in questa fase sono: OM NAMAH SHIVAYA (invocazione a Shiva) e OM DRAM DATTATREYAYA NAMAHA (invocazione a Dattatreya). La japa regolare purifica la coscienza e approfondisce il legame con l’Ishta-devata.
Sandhya-upasana e prasad
Il discepolo apprende la pratica della sandhya-upasana, la venerazione dei momenti di transizione della giornata: l’alba, il mezzogiorno e il tramonto. È un momento speciale e propizio per la pratica. Per questo, in tali momenti, i discepoli eseguono regolarmente la nitya-sadhana, recitando i mantra o praticando la Brahma-mantra upasana.
In questo periodo, inoltre, il discepolo impara a ricevere il cibo consacrato, il prasad. Considerare il cibo come una benedizione cambia non soltanto le abitudini alimentari, ma anche la percezione stessa del mondo materiale.
Nel corso di tutta questa fase, il discepolo presta attenzione all’osservanza dei principi di yama e niyama, alla purificazione dello stile di vita e alla preparazione alla grihastha-diksha. Qui l’etica funge da protezione della coscienza: custodisce quei sottili cambiamenti che hanno già iniziato a prodursi interiormente.
«Quando ci troviamo in uno stato di completa devozione all’Assoluto, di apertura, totale disponibilità e vigilanza, in quel momento tutti i nostri samskara e vasana vengono bloccati. È come quando un re entra nel palazzo e tutti si immobilizzano per salutarlo».
— Swami Vishnudevananda Giri
Compito finale
Al termine delle pratiche preliminari, il discepolo legge integralmente lo «Yoga Vasistha» e il «Tripura Rahasya», quindi scrive il trattato «Le qualità del discepolo nella tradizione», basandosi sui testi «Viveka Chudamani», «Il fenomeno del Guru Yoga» e «Lo splendore dei preziosi misteri» (volume 1). Questo compito mostra quanto profondamente il discepolo abbia assimilato lo spirito dell’Insegnamento e se sia pronto a proseguire.
Dopo la fase preliminare
Solo dopo aver completato quest’anno, il discepolo è pronto per i metodi fondamentali di contemplazione, le forme rituali profonde e la sadhana intensiva. Chi attraversa questa fase con pazienza e onestà pone solide fondamenta per tutto ciò che verrà trasmesso in seguito.
Ordine consigliato per lo studio delle sacre scritture
Ordine consigliato per la lettura dei libri per principianti
Ordine consigliato per lo studio dell’Insegnamento. Livello avanzato
Approvato il 9 agosto 2019 dal fondatore della Comunità Mondiale del Sanatana Dharma, Mahamandaleshwar Guru Swami Vishnudevananda Giri.


