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31.05.2026
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Vairagya

Vairagya (sanscr. vairāgya) — distacco, impassibilità interiore verso gli oggetti dei sensi, i desideri e i frutti delle azioni. Nel Sanatana Dharma, vairagya è una delle qualità principali del sadhaka, senza la quale viveka, la sadhana e l’aspirazione alla moksha non acquisiscono una forza salda.

La parola deriva da vi-rāga: il prefisso vi indica separazione, allontanamento, mentre rāga significa passione, colorazione, attaccamento. Perciò vairagya è uno stato in cui la coscienza non è più colorata dalla sete di possesso e non viene imprigionata dai fenomeni transitori del samsara. 

Rinuncia interiore

Vairagya non si riduce al rifiuto esteriore delle cose. Si può vivere nel mondo, adempiere il dharma, assumersi i doveri del grihastha, lavorare, educare i figli e tuttavia crescere nel vairagya. L’essenza non sta in quanti oggetti circondino una persona, ma nel fatto che la sua mente sia o meno attaccata a essi. Se la mente cerca nel mondo una soddisfazione definitiva, rimane legata. Se invece vede la natura transitoria dei fenomeni, sorge una libertà naturale.

Il vero vairagya nasce da viveka. Quando la saggezza discriminante mostra chiaramente la differenza tra eterno e non eterno, tra l’Atman e ciò che soltanto viene e va, allora il potere dei desideri si indebolisce. Così come una persona non cerca di trattenere un sogno dopo il risveglio, allo stesso modo un sadhu maturo smette di venerare i miraggi della mente. Da qui, il distacco non è violenza contro se stessi, ma segno di maturazione interiore.

Legame con la moksha

Nella tradizione dell’advaita vedanta, vairagya sta accanto a viveka come qualità necessaria del discepolo. Senza di essa, il cammino verso la moksha rimane soltanto un pensiero nobile. È proprio vairagya che aiuta a non disperdere la forza della coscienza in desideri, paure e speranze infiniti, ma a riportare l’attenzione al vero «Io». Perciò è necessaria sia al sannyasi sia al laico: nel primo si esprime sia esteriormente sia interiormente, nel secondo soprattutto interiormente.

Esiste un vairagya iniziale, che nasce dopo la sofferenza, la perdita o la delusione. Esso non è ancora saldo. Esiste un vairagya più maturo, quando la mente non si lascia più sedurre nemmeno dai piaceri sottili e non cerca sostegno al di fuori di Brahman. Tale non-attaccamento sostiene il tapas, approfondisce la contemplazione e rende il cuore adatto alla liberazione. Là dove c’è vairagya, la sadhana cessa di essere una lotta alla cieca e diventa un movimento diretto verso la Verità.

«Il distacco è la coscienza del dominio di colui che è libero dalla sete per gli oggetti visti e uditi»

— Yoga-sutra di Patanjali, I.15

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